FootWorld #11: FC Astana, solo un altro passo

La palma di più grande sorpresa della stagione di Champions League 2015/2016 finora è vinta a mani basse dall’Astana FC, la prima squadra kazaka a uscire indenne dall’intrico dei preliminari e a qualificarsi per la fase a gironi, nella quale affronterà Benfica, Atlético Madrid e Galatasaray con le premesse per portare a casa pure qualche punto.

E infatti son bastate due partite…

Ben lungi da noi considerare questo come un exploit, un caso isolato ed estemporaneo, una misera nota di folklore irrilevante di fronte al mercato centimilionario del City o all’ultimo selfie di Balotelli. Non abbiamo scelto di ripescare la nostra rubrica CDD FootWorld per caso. Chi l’ha seguita alcuni mesi fa sa come dietro a questa denominazione si nasconda non solo la celebrazione del gioco in tutte le parti del globo, ma anche una riflessione più profonda, che vede il movimento calcistico di un paese come espressione della sua identità e delle sue aspirazioni, e questo è esattamente il caso del Kazakhstan.

Un uomo solo al comando

Stretto tra la morsa di due giganti come Cina e soprattutto Russia, lo stato centroasiatico ha affrontato un percorso molto lungo per svincolarsi dall’est e legarsi all’ovest, a quell’Europa cui, grazie ad una piccola frazione del paese giacente oltre il fiume Ural, può fregiarsi di appartenere.

A capo di questo paese sta dal 1989 Nursultan Nazarbayev, sagace statista che, dopo aver scalato le graduatorie della filiale nazionale del Partito fino ad esserne nominato Primo Segretario, si è fatto eleggere Presidente della Nazione nel 1991, nelle prime elezioni dopo l’Indipendenza, ottenuta tardivamente da un’Unione Sovietica già morta.

Nursultan Nazarbayev
Nursultan Nazarbayev is watching you.

Tanto si può dire sul suo regime, sulle numerose violazioni dei diritti umani, sulle limitazioni pesanti alla libertà d’espressione, sulla sostanziale inesistenza di opposizione, sulle persecuzioni religiose e la repressione, anche cruenta, delle proteste. Quello che però rimane una costante è la rielezione al potere di Nazarbayev, il quale pochi mesi fa ha ottenuto un altro mandato da Presidente della Repubblica con un tennistico 97,7% dei voti. Il “Leader della Nazione”, speciale status appositamente creato con un emendamento alla Costituzione datato 2007, a 75 anni detiene ancora il controllo totale di uno Stato ambizioso, che grazie alle grandi risorse naturali ha mantenuto tassi di crescita senza paragoni nell’area.

Uno sguardo ad Occidente

Storicamente alleato dei Russi ed in forti rapporti economici con la Cina, il Kazakhstan ha da tempo intrapreso la lunga strada che porta dalle steppe dell’Asia centrale all’allettante modello economico delle Nazioni occidentali.

Tutto comincia nel 1997, quando Nazarbayev sposta la Capitale del suo stato dalla popolosa e sviluppata Almaty ad una cittadina del nord, più piccola e sostanzialmente in mezzo al nulla: Akmola (già Tselinograd in tempi sovietici). Akmola diventa Astana, che in lingua kazaka significa semplicemente Capitale, un nome commercializzabile, orecchiabile e vendibile, quasi un brand da internazionalizzare. Come motivazione ufficiale si adduce che Almaty si trova in zona sismica, ma la realtà è che Nazarbayev vuole portare i kazaki nel nord del paese, per tenere sotto controllo la maggioranza etnica russa presente in quella regione. È la prima mossa di una grande partita a scacchi, che ha come obbiettivo quello di svincolarsi dalla pesante influenza russa. La situazione dell’Ucraina orientale di oggi ci dà il peso della sagacia di Nazarbayev.

Il calcio si cala perfettamente nel contesto di occidentalizzazione intrapreso, anche se non sembra essere il primo pensiero del presidentissimo, probabilmente per la mancanza di campioni kazaki di livello, come è stato invece Vinokourov per il ciclismo. Tuttavia già nel 2002 il Kazakhstan si ritira dall’AFC per entrare a far parte dell’UEFA. Una mossa che, a prima vista, sembra un suicidio sportivo, e in effetti lo è anche: se in Asia avevano lottato tutto sommato competitivamente per la Qualificazione ai mondiali francesi e nippocoreani, in Europa hanno raccolto davvero poco, arrivando sempre nelle ultime posizioni dei gironi di qualificazione ai grandi tornei.

La peggiore sconfitta nella storia del Kazakhstan. Attenzione: contiene Hakan Şükür.

La presenza nell’UEFA è però, ancora una volta, un mezzo per un fine, l’ennesima cordicella da tirare nel gioco di fili della politica estera di Nursultan Nazarbayev. Quando il Kazakhstan vorrà pretendere il peso internazionale che gli spetta ad Occidente, avrà già un piede oltre la porta, che la possa tenere aperta qualora qualcuno voglia chiudergliela in faccia.

Con la Russia sanzionata e le preoccupazioni sull’approvvigionamento di gas, il ruolo del Kazakhstan è diventato determinante per l’Unione Europea, che attualmente è il suo primo partner commerciale. Se pensate che Russia e Cina sono lì a due passi, la notizia è abbastanza significativa. Per trovare il suo posto nel panorama mondiale, il Kazakhstan ha deciso di guardare ad Ovest: in una serie durata anni di incontri e trattative, Nazarbayev e Barroso hanno messo a punto un importante accordo di cooperazione tra il paese centroasiatico e l’UE.

Nazarbayev, in ultima analisi IL Kazakhstan, consolida la sua posizione nazionale ed internazionale con milionarie operazioni di propaganda: ha fondato un’Università d’eccellenza intitolata a sé stesso, ha fatto costruire la tenda più grande del mondo (sei piani di centro commericale con spiaggia tropicale incorporata), avrà il prestigioso onere di ospitare EXPO 2017, a tema, piuttosto appropriato peraltro, “Energia del Futuro”, ha investito sul successo negli sport.

Tenda dei Re di Astana
La maestosa (ed esteticamente discutibile) Tenda dei Re di Astana.

Astana Presidential Sports Club

In un paese con un potere così fortemente accentrato e con così grandi disponibilità economiche statali, è inevitabile la creazione di un apparato culturale di Stato, con il duplice scopo di consolidare il proprio potere interno e presentare un fronte compatto e spendibile ad investitori esteri, di fatto dimostrando a tutti di essere uno stato moderno ed organizzato, di non essere un paese di buzzurri che si portano una gallina in valigia come Sacha Baron-Cohen nel suo demenzialissimo “Borat“.

La naturale evoluzione di quest’idea passa dallo sport. L’ottenimento di risultati sportivi di prestigio internazionale di fatto legittima istantaneamente il regime che riesce a conseguirli. Nazarbayev lo sa e non fa altro che ripercorrere le orme di tanti altri che l’hanno preceduto. Nel 2012 viene fondato l’Astana Presidential Sports Club, che è, se vogliamo, il passo decisivo del Kazakhstan verso l’Europa. Sotto l’egida del fondo sovrano del paese, Samruk-Kazyna, si raccolgono diverse realtà, le più interessanti delle quali sono la squadra di boxe campione delle World Series 2012-2013, i campioni olimpionici di sollevamento pesi e di pattinaggio di figura, il famossisimo team Astana di ciclismo, e, inevitabilmente, anche l’Astana Football Club.

Vincenzo Nibali Astana Pro Cycling Team
Vincenzo Nibali (Astana Pro Cycling Team), vincitore del Tour de France 2014.

Calcio di Stato

Nel calcio moderno non è pratica inusuale l’impianto di un template spersonalizzato e commerciabile sopra una struttura preesistente. Lo fa la RedBull, lo fanno gli sceicchi Mansour con i loro “Vattelapesca City FC”, lo fa anche il Kazakhstan con l’Astana FC, che fino al 2011 manteneva una certa apparenza d’identità locale dietro al nome Lokomotiva, che nel mondo (ex) sovietico rimanda alla squadra “delle ferrovie”. Non certo le ferrovie di Astana (o di Akmola), comunque, visto che il club era originariamente di base nella vecchia capitale Almaty, salvo migrare vista la promessa di un nuovo scintillante stadio e la prospettiva di acquisire lo status di “Squadra di Stato”.

Astana Arena
L’Astana Arena, gioiello da 185 milioni di dollari, è stato inaugurato con un’amichevole tra il Kazakhstan U-21 + Shevchenko e Kaladze e l’allora Lokomotiv Astana + Hakan Şükür e Hasan Şas. Arbitro Pierluigi Collina, calcio di inizio, ovviamente, di Nursultan Nazarbayev.

Che le cose fossero cambiate, nel calcio kazako, ci volle poco tempo per capirlo: già nella prima stagione la nuova compagine capitolina riuscì ad ingaggiare giocatori di alto profilo sia dalla massima serie russa che da quella ucraina, mentre “l’originale” sodalizio locale, l’Astana Futwbol Klwbi, retrocedeva e annaspava tra i problemi economici. Per non rischiare d’esser confusa con la nuova, gloriosa, Squadra di Stato, dovette pure cambiare la sua denominazione, aggiungendo nel suo nome “1964”, ovvero la sua data di fondazione. Quasi una beffa, visto che quei cinquant’anni di storia erano già stati dimenticati.

Squadra di Stato non è un termine buttato là, bensì è l’esatta rappresentazione di ciò che è l’Astana: 11 ambasciatori dello Stato kazako, con un brand riconoscibile e sempre più forte, diretta dipendente della volontà del suo leader assoluto. Nel 2011 viene inserito nella squadra riserve anche Aysultan Nazarbayev, nipote per parte di madre del presidente megagalattico. Personaggio piuttosto curioso, questo Aysultan: suo padre Rakhat Aliyev, esiliato per cospirazione, dichiara che lo stesso Putin fece pressioni ad Abramovich, dopo un torneo giocato con l’under 17 kazaka, affinché venisse tesserato al Chelsea, dove tuttavia sembra non arrivò mai, mentre esiste prova di un suo periodo di sei mesi trascorso tra le fila del Portsmouth. Difficile capire come siano andate realmente le cose, quello che si sa per certo però è che il nipotino sembra essere uno dei favoriti del nonno, tanto che pare abbia sganciato 3 milioni di dollari per far cantare Kanye West al suo matrimonio.

Aysultan Nazarbayev
Forse un po’ troppo “pacioccone” per giocare nel Chelsea.

Al di là dell’equivoco Aysultan, le premesse sono rosee per l’Astana fin dalla sua “installazione”, ma il club non riesce ad imporre un dominio totale sul calcio nazionale. Colleziona due secondi posti (2009 e 2013), due Coppe Nazionali (2010 e 2012) e finisce sempre nella top 5 del campionato, ma manca un titolo e manca l’exploit europeo. Sarà lo Shakter Karagandy a dare per primo lustro al paese, raggiungendo una storica fase a Gironi di Europa League nella stagione 2013/2014, dopo aver sfiorato quella di Champions vincendo 2-0 l’andata del play-off col Celtic, che tuttavia in Scozia rimontò lo svantaggio. Colpa del divieto di sacrificare una pecora per buonasorte prima del match, sembrerebbe.

Impresa quest’anno sfiorata in Europa League dal Kairat Almaty, che dopo aver strapazzato nientepopodimeno che la Stella Rossa, ha superato anche Alashkert ed Aberdeen nei preliminari, salvo arrendersi, ma solo grazie alle reti in trasferta, di fronte al Bordeaux negli spareggi. Che le squadre kazake si stiano consolidando in ambito europeo è una realtà, ed in quest’ottica l’Astana rappresenta solo un altro passo verso Occidente dello Stato che rappresenta.

A giustiziare l’Aberdeen ci ha pensato Bauyrzan Islamkhan, classe 1993, per distacco il miglior talento kazako disponibile sulla piazza.

Level up

La svolta, per i gialloazzurri, arriva nel 2013 con l’ingresso nello Sport Club presidenziale. In panchina viene chiamato Stanimir Stoilov, tecnico bulgaro dalle capacità difficilmente discutibili. Nel 2005/06, alla sua seconda stagione in panchina, guida il Levski Sofia ai Quarti di Coppa UEFA, mentre l’anno successivo compie un’impresa ancora maggiore, battendo il Chievo di Bepi Pillon nei Preliminari di Champions League e piantando la prima bandierina bulgara della storia nella fase a gironi della competizione. Positive anche le esperienze con Litex e Botev Plovdiv, in chiaroscuro invece la sua campagna alla guida della Nazionale, che verrà eliminata dalla bruttissima Italia del secondo Lippi sulla strada per Sudafrica 2010 e che avrà un tracollo verticale nelle prime partite delle qualificazioni a Euro 2012.

Al di là dell’inglese rivedibile e del traduttore fratello di Giacomo “Ciccio” Valenti, la parola chiave qui è “organizzazione”.

Si tratta di un allenatore dalla personalità forte e dalle idee chiare, fautore di un calcio veloce e organizzato, con il possesso palla e il dominio territoriale posti in cima alla lista degli obbiettivi da raggiungere in partita. Arriva in Kazakhstan e cerca subito di mettere in piedi un progetto tecnico con solide basi, piuttosto che di spandere milioni a destra e a manca: questo è ciò che fa la differenza.

La Champions al Bentegodi, Luciano, i Guns’n’Roses, amarcord vari del primo liceo, ma soprattutto tanto possesso, tante coperture preventive e una visione del calcio molto moderna per il periodo pre-Guardiola.

L’Astana FC costruita negli ultimi due anni da Stoilov è quanto di meno ti aspetti da un team così ricco in un campionato così dimenticato. Apri la pagina di Transfermarkt aspettandoti brasiliani falliti, qualche russo ultratrentenne e uno a caso tra Rais M’bolhi, Artem Milevskiy e Jean II Makoun. Invece ti trovi davanti una squadra giovane e con un nutrito blocco kazako, senza il nome di grido buttato nella mischia per marketing. Non per niente già l’anno scorso cavalcò nei preliminari di Europa League sopra Pyunik, Hapoel Tel Aviv e AIK Solna, salvo poi essere annientato dal Villareal. Astana means business, per dirla all’inglese.

Fino alla scorsa stagione, il terminale offensivo scelto da Stoilov è stato Tanat Nassarbaev, nessuno parentela -stavolta- col Presidentissimo kazako, giocatore basso, rapido e tecnico, che insieme al centrafricano Foxi e all’altro kazako Dzolchiev, formava un tridente tutto estro e velocità. Tuttavia, per la sua seconda campagna europea, l’Astana necessitava di un’alternativa più pesante per reggere l’urto col calcio dei grandi. Da qui l’acquisto dell’imponente Junior Kabananga, congolese arrivato dal fallimentare Cercle Bruges della scorsa Pro League, la cosa più simile a Lukaku che si potesse ragionevolmente accasare al di là dell’Ural.

L’unica volta in cui fa più di un tocco fa una gran cosa (a 1:45).

Con l’acquisto di Kabananga il gioco dell’Astana si fa più chiuso e diretto, ma non per questo rinunciatario. La squadra kazaka nelle due partite finora disputate ha mantenuto un dignitosissimo 45% di media nel possesso palla, più della Roma (44,3%), più dello Zenit (39,3%), decisamente più di tante altre outsider come Bate, Malmoe, Maccabi e Dinamo Zagabria. Centrocampo e attacco pressano alto con buona continuità: tra i migliori nelle statistiche difensive ci sono infatti il vivace centrocampista offensivo Zhukov, l’ala Foxi e il mediano colombiano Roger Cañas, uno la cui persistenza in Kazakhstan dà quasi scandalo.

Base quasi techno, qualche botta dai 30 metri, tanti palloni ripuliti, tantissimo cervello calcistico.

Cañas nel 2010 gioca in Lettonia, al Tranzit, ma su di lui sono svegli gli occhi vigili dell’Udinese, che è pronta a portarlo in Italia. Poi però l’Italia naufraga in Sudafrica e la Federazione decide, in un impeto di nazionalismo spicciolo, di consentire ai club l’acquisto di un solo extracomunitario a stagione. L’affare sfuma e il giocatore finisce prima in Russia, poi allo Shakter Karagandy, dove prenderà parte all’ottima campagna europea 2013/14, prima di approdare alla Squadra di Stato. Non si pensi che la Premier League kazaka sia la sua dimensione, si tratta di un classe ’90 maturo per un campionato più probante, dotato di visione di gioco, attitudine difensiva, tecnica e di una buona fisicità.  Altro che può stare in questo club è l’ex Hellas Verona Nemanja Maksimovic, centrocampista fresco Campione del Mondo con la Serbia U20, che ha esordito in Under 21 da capitano a settembre. Possiede una propensione più offensiva del suo compagno di squadra, ma anche lui vanta grandi doti fisiche e forza nei contrasti, si tratta di un giocatore piuttosto simile al suo connazionale e quasi-coetaneo Milinkovic-Savic, a lungo conteso tra Lazio e Fiorentina quest’estate.

La difesa è la nota dolente della squadra. Dei due terzini il più propenso ad offendere è il mancino Shomko, dotato di discrete qualità, ma che difensivamente lascia buchi non indifferenti. A destra agisce Branko Ilic, che vanta più di 50 presenze con la nazionale slovena, ma che si trova in fase calante di carriera. La coppia centrale è un bel rebus: il lento bosniaco Anicic fa coppia col lacunoso russo Postinikov per un tandem che raramente ha funzionato in campo europeo quest’anno. Troppo lenti nella lettura dei tagli offensivi, decisamente troppo distratti in marcatura, soprattutto quando gli avversari crossano dal fondo, non sono certo aiutati dal portiere, l’esperto serbo Nenad Eric. Nonostante un fisico che fa ben sperare, l’estremo difensore dell’Astana palesa limiti tecnici inauditi per una squadra ai gironi di Champions e, probabilmente, anche per una squadra del campionato kazako.

Parliamone.

Solo un altro passo

Quello di questa stagione difficilmente sarà un passaggio proficuo per l’Astana. Nonostante il girone tutt’altro che impossibile, immaginare un arrivo anche solo al terzo posto per questa squadra rimane difficile, non tanto per l’impianto di gioco messo su da Stoilov, quanto per la pochezza individuale del pacchetto difensivo, che garantisce almeno un paio di reti ad ogni avversario. Inoltre la squadra sta pagando l’impegno europeo più del dovuto, dato che si trova staccata di ben 7 punti dal Kairat capolista nel pieno del gruppo Scudetto, seppur con una partita da recuperare. Il primo posto, e quindi la qualificazione in Champions, sembrano un remoto miraggio. Non è questo l’importante, come non sono così importanti le lacune che questa rosa presenta, che non a caso stanno nel pacchetto arretrato.

Ciò che conta è che l’Astana sarà, in questa stagione, uno spot vivente per il Kazakhstan e per il regime di Nazarbayev, che negli anni a venire ci farà vedere, volenti o nolenti, un paese diverso da quello che finora abbiamo beatamente ignorato, se non deriso. Non a caso, dicevo, troviamo una squadra competitiva davanti e lacunosa dietro, poiché se devi farti pubblicità attraverso il calcio, preferisci che la coperta sia più corta in difesa che in attacco, perché più gol vogliono dire più spettacolo, perché Stoilov è il tipo di allenatore che vuole vincere le partite facendone uno in più degli altri, piuttosto che prendendone uno in meno, perché se guardiamo in quest’ottica le cose, è difficile considerare l’Astana come una casualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

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