Addio ad Azeglio Vicini

“Se avevate almeno 15 anni nel 1990,non potete esservi dimenticati dell’atmosfera che si respirava.Si dormiva poco,l’Italia era un paese benestante,ci godevamo il nostro mondiale,avevamo la squadra favorita ed ogni giorno era un emozione diversa.C’era un energia che circolava dappertutto,anche il cappuccino aveva un altro sapore”.

Non ero nato. Ho chiesto a mio padre. Un silenzio assenso che vale più di mille parole. Maledetto San Tommaso che è in me o la curiosità. Che Buffa possa perdonarmi.

Quella nazionale non era la più forte della nostra storia, ma la più amata sicuramente sì. Dicono che riscopriamo l’unità solo con lo sport e, forse, è vero. Quell’Italia lo seppe fare in maniera magistrale.

Il suo ct, Vicini, se n’è andato in silenzio. Paradosso rispetto alle vicende poco edificanti che stanno caratterizzando la governance dell’odierna Federazione.

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