Alla scoperta delle Isole Comore

Le Isole Comore hanno perso solamente due volte in casa negli ultimi sette anni e sono imbattute davanti al proprio pubblico dal Marzo 2016.

Il movimento calcistico delle Isole Comore è giovanissimo. Dopo essere state per lungo tempo sotto il controllo francese e aver ottenuto ufficialmente l’indipendenza nel 1978, il 12 Settembre 2005 le Isole Comore sono finalmente diventate il 206esimo membro della FIFA. Lo status è stato fortemente cercato dall’allora presidente federale Salim Tourki, che all’epoca affermò come l’ammissione alla FIFA avrebbe portato grandi miglioramenti a un movimento calcistico che, secondo il suo parere, non faceva progressi soprattutto per la grave mancanza di strutture adeguate.

Prima di poter partecipare alle competizione ufficiali, infatti, occorreva mettere in regola il Paese da un punto di vista infrastrutturale. Iniziarono dunque vari progetti sotto il controllo del Goal Bureau, ente d’investimento strutturale controllato direttamente dalla FIFA. La priorità iniziale è stata quella di costruire il quartier generale della federazione comoriana, strettamente annessa a un centro tecnico federale, per un costo totale di circa 400mila dollari. In seguito, è stata apportata un’estensione del centro tecnico federale, di modo tale che includesse anche sale per riunioni e seminari, nonché sistemazioni per le varie selezioni nazionali. Questa seconda fase del progetto, basata sull’idea di creare una “Casa del Calcio”, ha consentito alle Isole Comore di soddisfare i requisiti internazionali, il tutto per un costo aggiunto di ulteriori 500mila dollari. Infine, è stato portato avanti un terzo progetto strutturale che ha portato miglioramenti generali e sviluppo di strutture calcistiche nelle tre isole dell’arcipelago comoriano. Questo includeva la costruzione di otto campi da calcio (due ad Anjouan, uno a Moheli e cinque sull’isola principale di Grande Comoros). Inoltre, tale progetto prevedeva anche la ristrutturazione del centro tecnico federale di Moheli e dell’impianto di Mitsamouili, sede delle partite internazionali. In particolar modo, il Said Mohamed Cheikh Stadium, unico nello stato insulare a poter ospitare partite internazionali, è stato implementato del cosiddetto “artificial turf pitch”, terreno sintetico particolarmente diffuso, soprattutto in passato, nei campionati anglosassoni, oggetto di numerose critiche a causa della predisposizione a causare infortuni articolari negli atleti. Tuttavia, anche per un inevitabile compromesso tra costi di gestione e fenomeni climatici dell’isola, l’utilizzo di tale tecnologia si è rivelata necessaria in tal contesto.

La Federazione comoriana ha dovuto adeguarsi sia in termini organizzativi che di sviluppo del movimento femminile. Per quanto riguarda il campionato locale, le Isole Comore hanno tre leghe con sistema di retrocessione/promozione autonomo, ognuna delle quali rappresentante una delle tre isole costituenti lo stato federale. Troviamo dunque un torneo di quattordici squadre nell’isola di Grande Comoros, uno di dodici squadre ad Anjouan e infine uno di otto squadre a Mohéli. Le vincenti delle tre leghe accederanno al termine della stagione a un triangolare per decretare la squadra campione dello stato, che potrà partecipare alla successiva edizione di CAF Champions League. Per quanto riguarda invece il movimento femminile, nelle Isole Comore esistono competizioni nazionali, regionali e scolastiche, oltre a una nazionale maggiore, seppur non particolarmente attiva.

Per quale motivo la selezione delle Isole Comore è così difficile da affrontare nel proprio territorio?

In primo luogo, a causa delle particolari condizioni ambientali. Le Comoros sono inserite in un microclima tropicale marittimo, con precipitazioni abbondanti e con una stagione dei monsoni che perdura da novembre ad aprile. Ciò comporta un elevatissimo tasso d’umidità, che può raggiungere anche valori dell’80% nei primi mesi dell’anno e che mai scende al di sotto del 65%. Le temperature medie si mantengono costantemente superiori ai trenta gradi centigradi, con frequenza relativamente alta di cicloni. È chiaro che per le varie selezioni non dev’essere sicuramente semplice affrontare per la prima volta una situazione ambientale di questo tipo, a maggior ragione se coadiuvata da un terreno sintetico ormai in disuso nei principali tornei mondiali.

In secondo luogo, occorre considerare la crescita del livello calcistico locale. Dall’esordio ufficiale a livello internazionale, avvenuto nel 2010, il movimento comoriano ha attratto a sé numerosi professionisti che, essendo originari del terriorio, hanno potuto accettare la convocazione nella selezione insulare, nonostante un passato in varie selezioni giovanili francesi. L’elemento di maggior tasso tecnico e carismatico è rappresentato da Ben El Fardou, attaccante di assoluto livello internazionale, protagonista dell’ultima cavalcata europea della Stella Rossa Belgrado. Il dinamico attaccante comoriano aveva attirato l’attenzione dei club europei quando, tra il 2013 e il 2017, era riuscito a segnare oltre quaranta rete in Super League greca con le maglie di PS Veria e Panionios. Dopo una deludente parentesi tra le file dell’Olympiakos, Ben ha deciso di trasferirsi a Belgrado per rilanciare la propria carriera. Il suo contributo si è rivelato soprattutto decisivo nel corso degli ultimi preliminari europei quando, grazie a sei reti in otto partite, ha letteralmente trascinato il proprio club allo storico approdo alla fase a gironi di Champions League. In nazionale, dove adempie al difficile compito di unico riferimento offensivo, il suo rendimento rimane costante: in particolar modo, Ben si è recentemente configurato come assoluto protagonista nei due pareggi ottenuti contro Camerun e Marocco, valido per il girone di qualificazione alla prossima Coppa d’Africa, realizzando la bellezza di tre reti.
La squadra non può prescindere anche del contributo della propria linea mediana centrale, occupata stabilmente da tre elementi perfettamente inseriti nel contesto calcistico europeo. L’elemento di maggior esperienza internazionale è Fouad Bachirou, mediano di 28 anni che, dopo esser stato cresciuto nel vivaio del PSG, ha attivamente partecipato al “miracolo Ostersunds” del professor Graham Potter, portandolo dalla divisioni inferiori svedesi fino ai sedicesimi di Europa League. Il suo prezioso contributo in fase di rottura e contenimento gli è valso, in seguito, la chiamata del Malmo FF, principale club dell’Allsvenskan, con cui peraltro compete anche a livello europeo. Rafidine Abdullah è invece un centrocampista più giovane (24 anni) e in rampa di lancio. Cresciuto nell’Olympique Marsiglia, ha avuto il merito di entrare inizialmente nelle rotazioni dell’allora tecnico Baup, riuscendo a entrare stabilmente in campo sia nella Ligue 1 che nell’Europa League della stagione 2012/13. Abdullah si è poi trasferito a Lorient, dove ha raccolto circa cinquanta presenze nel massimo campionato francese, e poi a Cadice, in seconda divisione spagnola, con cui ha affinato anche il proprio contributo realizzativo. Attualmente gioca stabilmente nel Waasland-Beveren, club di prima divisione belga. Infine, da segnalare anche il contributo di Youssouf M’Changama, centrocampista meno talentuoso dei primi due ma impegnato da tempo in varie divisioni inferiori europee. Da quattro anni gioca in Francia: attualmente è in forza al Grenoble, in Ligue 2, a livello del quale occupa stabilmente la porzione centrale del campo.
Ulteriori elementi degni di nota prendono il nome di Chaker Alhadhur e Nasser Chamed. Il primo è un terzino sinistro con oltre ottanta presenze equamente divise tra le prime due divisioni francesi: nato nel 1991, ha vestito per cinque stagioni la maglia del Nantes, per poi trasferirsi prima a Châteauroux, dove ha raccolto le principali soddisfazioni in carriera, e poi a Caen. Nel club normanno, impegnato in Ligue 1, deve ancora scendere in campo in stagione. Il secondo, invece, è un esterno destro che, dopo aver raccolto poche soddisfazioni nel movimento calcistico francese, ha deciso di dare una sterzata alla propria carriera, accettando il trasferimento nel Gaz Metan, club di massima divisione romena. In nazionale viene considerato perlopiù un’alternativa offensiva a Ben El Fardou. In questo contesto, occorre segnalare anche il contributo di Ali Ahamada, estremo difensore di 27 anni. Ahamada ha difeso per sei anni consecutivi la porta del Tolosa, club con il quale si esaltò nella stagione 2011/12, realizzando dieci clean sheets nelle prime diciannove giornate, prima di essere scalzato dal grande talento di Lafont. A quel punto si è trasferito in Turchia, nel Kayserispor, per poi essere lasciato senza contratto nel Gennaio del 2018. A oggi risulta ufficialmente svincolato e alla ricerca di un nuovo contratto, nonostante un passato di assoluto rispetto.
Per il resto, la rosa è per gran parte costituita da profili impegnati nelle divisioni inferiori europee, soprattutto di lingua francese. Nessuno degli attuali calciatori nel giro della nazionale maggiore gioca nel campionato comoriano. Nemmeno Amir Abdou, attuale selezionatore della nazionale maggiore, ha un passato professionale nell’arcipelago: nato a Marsiglia da genitori di origini comoriane, ha assunto la carica nel 2014, dopo un modesto passato da capo-allenatore di un club dilettantistico francese. Ciò è facilmente comprensibile: il movimento calcistico locale è ancora agli antipodi del processo di crescita e, per questo, non sorprende il fatto che pressoché la totalità degli elementi della nazionale sia costituita da ragazzi nati in Francia da emigrati d’origine comoriana.

Come anticipato, la selezione comoriana riesce con continuità a ottenere buoni risultati davanti al proprio pubblico, ma manca di concretezza lontano da casa: recentemente, per esempio, è andata vicinissimo al pareggio a reti bianche sul campo del Marocco, subendo la definitiva rete dello svantaggio a tempo pressoché scaduto. Lo scarso rendimento in trasferta è il principale motivo per cui Les Coelacantes mancano ancora di una partecipazione in una competizione internazionale, sebbene i progressi negli ultimi anni siano stati esponenziali: partiti dall’ultimo posto nel Ranking FIFA del 2006, hanno raggiunto il 127esimo posto nell’Ottobre del 2017, che ancor oggi rimane come miglior piazzamento in assoluto. Attualmente, le Isole Comore si sono stabilizzate al 149esimo posto, con la prospettiva di poter presto superare il precedente record.

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