Usa – Inghilterra Brasile ’50: quando il soccer sconfisse il football

USA TEAMFrank Borghi, Harry Keough, Joe Maca, Charlie Colombo, Ed McIlvenny, Walter Bahr, Ed Souza, John Souza, Joe Gaetjens, Gino Pariani, Frank Wallace.

Voi direte: e questi, chi minchia sono?

E ne avreste ben donde. Fortunatamente ci siamo noi di Calcio da Dietro, a rispondere alla vostra domanda. In realtà stiamo rispondendo a una domanda posta da noi stessi, ma tant’è: la storia di questi ragazzi è spettacolare, quindi silenzio e leggere.

I Mondiali del 1950 si giocano in Brasile, vi partecipano solo 13 squadre. Ricordiamo tutti questa edizione, quella che ha benedetto (o maledetto, dipende dai punti di vista) il mondo con l’immensa partita tra Brasile e Uruguay, il Maracanazo. La staordinaria personalità di Obdulio Varela, i numeri di Zizinho, il gol di Pepe “el fùtbol” Schiaffino, le corse imprendibili di Ghiggia, “el mono” Gambetta: tutti conosciamo questa storia.

C’è da dire che in realtà questa partita, così fatidica e devastante per gli effetti che ha avuto, ha oscurato nella memoria quella che fu forse la vera notizia alla vigilia dei Mondiali di Brasile 1950. Per la prima volta nella loro storia, gli Inglesi accettano l’invito e inviano la loro selezione, a differenza degli scozzesi, che pur qualificatisi, decidono di rimanere a casa. Stanley Matthews, Alf Ramsey, Jimmy Mullen, Stan Mortensen: nomi che si trovavano ai vertici del calcio mondiale dell’epoca. Anche gli Stati Uniti partecipano, grazie a una qualificazione risicata ottenuta l’anno prima nei campionati panamericani contro Cuba e Messico. Manco a farlo apposta, Inghilterra e USA finiscono nello stesso girone, con Spagna e Cile. Matthews e compagni sono dati per favoriti nella vittoria del Mondiale, la scommessa su di loro paga 3 a 1, sui padroni di casa brasiliani 4 a 1, sui poveri americani 500 a 1. Giusto per dare un’idea di quale fosse la differenza di caratura delle due nazionali.

La nazionale americana era stata formata unendo alcuni giocatori della costa Est con un folto gruppo di calciatori (quasi tutti di origini italiane), militanti nelle squadre di St.Louis, Missouri. In particolare, il quartiere chiamato “The Hill”, all’epoca era la culla del calcio americano: ben cinque giocatori nella rosa nazionale militavano nel Simpkins-Ford, squadra plurititolata a livello locale e nazionale, con base proprio lì. Nel tentativo di rendere la squadra più competitiva, dietro pressione del capitano storico Walter Bahr (mediano di buon talento di Philadelfia, insegnante di liceo), furono aggregati alla squadra anche tre giocatori non americani: Maca, difensore belga, McIlvenny, mediano scozzese, e Gaetjens, centravanti haitiano con passaporto tedesco. Le regole dell’epoca infatti prevedevano che bastasse dichiarare di voler prendere la cittadinanza, per poter scendere in campo. I tre non si fanno pregare, ma in realtà solo Joe Maca diede seguito alla dichiarazione d’intenti.

Stanley Matthews e Stan Mortensen, le vere stelle della nazionale inglese.

La prima giornata del girone si chiude con l’Inghilterra che vince 2 a 0 in scioltezza sul Cile senza mai premere sull’acceleratore. Gli USA affrontano la Spagna del grande bomber basco Zarra. In qualche modo, quest’armata di ragazzoni assidui frequentatori di pub e bar sta magnificamente in campo. Poco male, visto che prima di partire per il Brasile avevano potuto disputare un solo allenamento insieme. Il gruppo degli irruenti e imprevedibili italo-americani di St.Louis si amalgama coi più disciplinati giocatori dell’East Coast e ne viene fuori una squadra solida e pericolosa in contropiede. Dopo un quarto d’ora sono addirittura in vantaggio: Pariani raccoglie un cross dalla sinistra, calcia al volo e mette l’uno a zero. Gli spagnoli dominano largamente, ma gli Stati Uniti resistono per un’ora. Poi Charlie Colombo, che giocava da volante, esita su una palla che stava terminando in fallo laterale, si fa beffare da un spagnolo che crossa e regala l’assist vincente a Igoa per il pareggio. A quel punto i poveri americani vengono travolti da altre due realizzazioni, ma possono comunque uscire dal campo a testa alta.

Alla sfida con i cugini americani gli Inglesi arrivano senza nemmeno pensare di poter perdere. Stanno lì a dibattere su quanti gol metterranno nella porta difesa da Borghi, alloggiano in un hotel di lusso, dove tra l’altro si cambieranno anche, perché negli angusti spogliatoi dello stadio di Belo Horizonte sarebbe stato troppo plebeo entrare. Matthews e altri giocatori rimangono tranquilli a Rio de Janeiro a riposare in vista di gare più difficili.

Frank Borghi

Gli USA vanno in campo col classico WM: Maca e Keough sono i due terzini, Colombo il centrale, Bahr e McIlvenny in mediana, i due interni sono Pariani e John Souza, le ali Ed Souza e Frank “Pee Wee” Wallace, Gaetjens il centravanti. Borghi difenderà i pali e disputerà la partita della vita. Il calcio d’inizio è per gli Stati Uniti, ma gli Inglesi pressano alto e recuperano subito palla: dopo novanta secondi arriva già la prima conclusione verso la porta che sfiora la traversa. I giocatori a quel punto se la ridono pensando a quanti gol potranno segnare. Dopo 12 minuti il conto dei tiri in porta è già arrivato a sei: due pali, due fuori di niente e due parate di Borghi. Il portiere italo-americano si segnala da subito per le grandi qualità in uscita alta, possiede grande scelta di tempo nello stacco e sicurezza nella presa.

Al minuto 37′ McIlvenny pesca Bahr ai trentacinque metri da rimessa laterale, il mediano porta palla avanti e calcia verso il palo alla sinistra del portiere dei Wolves, Bert Williams, che si tuffa preparandosi ad una parata agevole. Sbuca dal nulla però Joe Gaetjens, atleta straordinario, che si tuffa di testa, impatta di sghimbescio la sfera, cambiandone la traiettoria di quel tanto che basta per mandare fuori causa Williams e Ramsey che stava rinvenendo su di lui. La palla rotola lemme lemme in rete, gli USA sono in vantaggio 1 a 0. Il pubblico di Belo Horizonte esplode in visibilio, non sembra vero che gli Inglesi, maggiore minaccia per il Brasile nella conquista al titolo, siano in svantaggio contro gli sconosciuti americani.

Per tutto il secondo tempo gli Inglesi cercano la quadra cambiano continuamente formazione, ma per qualche motivo al di fuori del loro controllo, la palla non vuole entrare. Borghi, che ha imparato prima a parare le piccole palle da softball e poi il pesante pallone da “soccer”, prende praticamente tutto. È il minuto 82, quando Mortensen si invola solo verso la porta: niente da fare, questa volta lo pigliano. E invece Charlie Colombo, detto “Gloves” perché gioca sempre coi guanti, abbranca da dietro, all’altezza del ginocchio, il bomber inglese e lo placca. Fuori area, per fortuna. Cartellini gialli e rossi, all’epoca, non esistono, e l’arbitro, che è un italiano, forse per solidarietà col suo quasi connazionale, lo grazia.

Walte Bahr

Dal calcio di punizione scaturisce quella che forse è la più grande occasione per gli Inglesi: il pallone viene messo in mezzo, incorna Jimmy Mullen, un colpo di testa destinato all’angolino basso, ma Borghi quel giorno ha le braccia lunghe tre metri e le mani grandi come racchette, e ci arriva. La fiducia e la concentrazione degli americani è alle stelle: John Souza si porta a spasso sei giocatori avversari a centrocampo tra lo stupore e la frustrazione degli Inglesi. Giocate come queste gli garantiranno un posto nei migliori undici del Mondiale, selezionati dal giornale brasiliano “Mundo Esportivo”. Pariani lancia in contropiede il compagno del Simpkins Frank Wallace, che si chiamerebbe Valicenti, in realtà, ma ha inglesizzato il suo cognome. L’ala si allunga troppo la palla però, esponendosi a uno dei magistrali recuperi di Sir Alf Ramsey, commissario tecnico vincente nel 1966. Borghi salva un altro paio di occasioni, ma ormai non è nemmeno più una notizia.

Al fischio finale gli increduli americani vengono portati in trionfo dal pubblico che ha invaso incontenibile il gibboso terreno di gioco. La leggenda racconta che all’indomani, in Inghilterra, leggendo il telegramma che riportava il risultato della partita, i redattori dei giornali credettero ad un errore di stampa, annunciando il risultato di 10 a 1 per la loro squadra. Tuttavia questo sembra più che altro essere un mito, visto che i titoli dei giornali inglesi che siamo stati in grado di reperire sono ampiamente funerari.

soc_a_carryts_576Il sogno del passaggio del turno degli americani si infrangerà tuttavia contro il Cile di Jorge Robledo, prolifico bomber del campionato inglese. Sotto 2 a 0, i gol di Wallace e Souza riportano il match in parità per gli Stati Uniti. I 40 gradi di Recife e la stanchezza però tagliano le gambe agli USA. Robledo firma il 3 a 2. Poco dopo prende il giro il malcapitato “Gloves” Colombo, dribblandolo ripetutamente, tanto che il difensore decide di abbandonare il campo sotto il peso dell’umiliazione. Storie di calcio d’altri tempi. Senza il suo leader difensivo, la squadra crolla e perde 5 a 2. La tramortita Inghiltterra perde 1 a 0 anche con la Spagna, che si qualifica per il gironcino finale.

McIlvenny verrà notato dagli osservatori di Matt Busby, storico tecnico del grande Manchester United, che lo tessererà dopo il Mondiale. Solo 2 presenze per lui con i Red Devils, poi il trasferimento in Irlanda al Waterford. Anche Gaetjens tenterà con discreta fortuna la carriera professionistica, giocando per diversi club francesi tra cui il Racing di Parigi. Tornò poi nel suo paese natale, Haiti, dove appena quattordicenne aveva vinto tanti anni prima il titolo nazionale. La sua esistenza cessò quando fu arrestato dal regime dittatoriale di François “Papa Doc” Duvalier, per vendetta contro alcuni suoi parenti. Venne incarcerato e di lui fu persa ogni traccia. Una fine amara, per un giocatore che aveva deciso una delle partite più incredibili nella storia dei Mondiali di calcio.

 

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