Calcio italiano, facciamo il punto.

Come a tutti gli amanti del calcio, la pausa per le Nazionali ci dà un fastidio enorme. Anche perché al Fantacalcio sono primo, quindi devo ancora perdere la voglia di fare la formazione, anzi, sono gradatamente infoiato al pensiero della prossima giornata.

Purtroppo la filosofia spicciola alla film con Ben Affleck ci insegna che dobbiamo trovare anche nelle peggiori difficoltà le oppurtunità di una futura redenzione. Sicuramente non ci riteniamo degni di scrivere un capolavoro del calibro di “The Company Men”, tuttavia sfruttiamo l’assenza di distrazioni futili quali i nostri cari campionati europei per fare il punto sul nostro movimento italiano.

tavecchio_6401Esatto. Cominciamo proprio dal Bonaparte de’ noantri. La nostra teoria è che l’arroganza va bene, se è sostenuta nei fatti da effettive qualità. Ecco appunto, qualità. Per ora l’unico cambiamento realmente prodotto da Tavecchio è stato quello di avere un presidente dichiarato ineleggibile dall’UEFA. La proposta di Tavecchio è quella di imporre un limite minimo di italiani in campo. Tralasciando tutti i problemi che la definizione “italiani” implica (gli oriundi?), parliamoci un secondo chiaro: siamo impazziti? L’autarchia di questi tempi è un suicidio puro. Ridurre il numero di stranieri in campo impoverirebbe terribilmente il nostro campionato, facendoci crollare in qualsiasi classifica europea, perdere soldi da sponsor e televisioni.

Tra l’altro, i maggiori campionati europei che impongono vincoli sugli stranieri in campo attualmente sono quello russo, quello svedese, quello belga e quello danese. Vogliamo davvero mettere la Serie A sullo stesso piano di queste leghe mediocri?

Passiamo ora al tecnico romagnolo. Da opionionista quest’anno ha già litigato con un po’ di persone, primo fra tutti Allegri, poi ha dichiarato che l’unico che lo fa divertire in Serie A è Zeman. Sinceramente siamo un pochino stufi di tutta questa idolatria per il boemo, la cui idea di calcio è perdente per costituzione, e spettacolare solo ad un’osservazione superficiale. Tant’è: Sacchi ha vinto qualcosina, la sua opionione è autorevole in automatico, la nostra no, anche se questo non significa che a prescindere abbisa ragione lui. Con Allegri, Sacchi si è vantato della sua umiltà (lol): noi pensiamo che, per quanto bene abbia fatto al Milan, la sua idea di calcio abbia distrutto il movimento italiano. Mettere sempre il collettivo sopra il singolo ha prodotto singoli mediocri, allenatori pappagalli, zero idee nuove. La digestione delle idee sacchiane da parte della massa ne ha profondamente semplificato e degradato i principi. La proposta del calcio del romagnolo era sostanzialmente una ripresa del “calcio totale”, ma è stata compresa dal sempliciotto medio come “giochiamo a due tocchi”. I settori giovanili sono diventati in grigie fabbriche di manovali senza alcuna qualità.

Ai Mondiali del 2006 abbiamo mandato una grande generazione, che infatti ha fruttato una vittoria stupenda, ma da qui in poi i giocatori di calibro internazionale si sono contati sulle dita di una mano. Dopo questa generazione di mezzo, però, abbiamo finalmente capito cosa bisognava fare. Abbiamo prodotto di nuovo giocatori totali, tecnici e creativi, in grado di pensare in qualità. La generazione che sta piano piano conquistando un posto nel nostro campionato lascia ben sperare, soprattutto dopo questo mesetto e mezzo di partite. Leali, Bardi, Rugani, Romagnoli, Zappacosta, Biraghi, Murru, Crisetig, Sturaro, Belotti, Zaza, Gabbiadini…potremmo sicuramente espandere l’elenco.

Arriviamo alla Nazionale. L’Italia marchiata Conte è promettente. Il gioco e la qualità latitano, ma in effetti non sono importanti allo stato attuale delle cose. Abbiamo visto finora una squadra vera, con voglia di incidere sul campo, che in ogni momento cercava di migliorare la prestazione, piuttosto che di tirare a campare. Mentalmente siamo stati moderatamente famelici, un enorme passo avanti, rispetto all’accidia che solitamente l’Italia mostrava nei suoi impegni, soprattutto nelle amichevoli. La partita con l’Olanda è stata una decisa rottura rispetto alla tradizione di pareggini soporiferi che le partite senza punti in palio solitamente ci davano. Già da questa settimana avremo informazioni in più sul nostro futuro, poiché affronteremo Azerbaijan e Malta, squadre di livello nemmeno paragonabile alla nostra, contro cui potremmo avere problemi nel trovare motivazioni.

In ottica futura, il 3-5-2 potrebbe essere comunque un problema: gli argomenti che dimostrano l’inadeguatezza in campo internazionale di questo sistema di gioco sono innumerevoli. Tuttavia ci sono segnali un po’ da tutte le parti che mantenere la difesa a 3 non sia esattamente il suo obbiettivo. In realtà se vogliamo puntualizzare l’Italia soffre di una certa penuria di centrali adatti a sostenere una difesa a 4, che, se non si gestiscono in maniera accorta le transizioni negative, potrebbero essere un punto debole. Basta pensare che attualmente dei convocati solo Rugani, classe ’95, gioca in una difesa a 4. Il problema potrebbe essere ovviato con un De Rossi che giochi da “volante”, costruendo poi un 4-3-3 che saprebbe del vetusto “Metodo”, con cui l’Uruguay ha portato a casa due Mondiali.