CDD a confronto – Il Diavolo veste Miha

Parliamo un po’ di Milan, perché il mercato scoppiettante dell’ultima settimana stuzzica i nostri ragionamenti e ci offre l’opportunità di esprimere alcune riflessioni. Questa volta, però, vogliamo dare sfogo alle idee che ci frullano in testa secondo un’impostazione di articolo per noi del tutto nuova: un dibattito, o confronto che dir si voglia, tra alcuni degli admin di Calcio da Dietro. Quindi, fuoco alle polveri!

Giacomo:

Partiamo dal presupposto che Miha ha sicuramente un peso importante nelle scelte di mercato, perché è molto coinvolto e convinto del progetto (per una volta), perché lui è figlio di una terra (i Balcani) che forgia uomini tutti di un pezzo, che non stanno zitti e non lasciano fare gli altri, perché la sua immagine ricalca un po’ quella de manager sempre sul pezzo, anche e soprattutto sul mercato.

La scorsa annata alla Sampdoria è stata probabilmente la migliore della sua carriera, soprattutto nella prima parte di stagione, ergo logico aspettarsi che non modifichi troppo l’approccio anche in questa nuova esperienza, in cui è chiamato a rimettere insieme i cocci di un Diavolo scornato. Sarà un 4-3-qualcosa (probabilmente 1-2), in cui le linee arretrate giocano senza grandi pretese; squadra compatta, stretta, non eccessivamente aggressiva nella metà avversaria, pronta a ripartire con pochi passaggi, verticali e di prima. Un approccio che aiuterà molto a mascherare i limiti strutturali di un pacchetto arretrato che da solo non sta in piedi e che avrà bisogno di una rigida impalcatura tattica per funzionare. Affidarsi alle letture dei singoli, come ha fatto Inzaghi, sarebbe un suicidio che Miha è troppo acuto per compiere.

Pressing-Sampdoria

(La Sampdoria di Mihajlovic e il pressing offensivo, la pressione è sì portata al limite dell’area avversaria, ma con prudenza, senza alzare i laterali e con una difesa più posizionale che dinamica.)

A proposito di giocate verticali, De Jong lì in mediana non è esattamente l’uomo da lancio di 60 metri, tuttavia sarà, assieme ai centrali di difesa (checché se ne dica, Mexés ha un piede discreto), il principale riciclatore di palloni. D’altronde questo lavoro lo ha fatto Palombo l’anno scorso, un giocatore dal piede non proprio raffinato. Partiamo da un pallone recuperato sulla trequarti, De Jong verticalizza, riceve…? Probabilmente Bacca, più adatto del novello partner Luiz Adriano nel lavoro di sponda. Come nella Samp, per produrre occasioni sarà determinante la capacità di combinare tra loro degli avanti, che con dinamismo e qualità dovranno creare le situazioni pericolose negli ultimi 20 metri. In questo senso Luiz Adriano, molto abile nei movimenti senza palla, potrà essere decisivo. Il brasiliano tuttavia è principalmente un finalizzatore come Bacca, e qui sta il vero inghippo. Seppur con sfumature diverse, entrambi occupano sostanzialmente la stessa nicchia calcistica, ed essendo entrambi alla soglia dei 30 anni, sarà dura modificare radicalmente il loro modo di giocare.

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I numeri di Bacca nella stagione appena passata. Foto: Goal.com/OptaPaolo

E’ alle loro spalle che Miha potrà avere maggior spazio di manovra. Un tridente Bonaventura – Bacca – Honda sarebbe stato davvero interessante per intelligenza tattica e dinamismo; tuttavia ha prevalso la mania di Berlusconi per le due punte, che ha portato all’acquisto del brasiliano dello Shakhtar. Ora, sia l’ex Atalanta che il giapponese dovranno cercarsi altra collocazione. Honda non ha forse il passo per supportare un attacco così verticale ed accentratore, che richiederebbe magari un corridore capace di percussioni e inserimenti, più che un ragioniere come il nipponico. In quest’ottica Bonaventura sembra più adatto, anche se l’eventuale spostamento in zona centrale potrebbe fargli perdere efficacia nell’azione. Ancora, un ritorno alle origini di Bertolacci sulla trequarti sarebbe un’altra ipotesi che potrebbe incastrarsi in questo profilo, arretrando a mezzala lo stesso Bonaventura. Mènez con tutta probabilità avrà la sua chance (in caso non dovesse arrivare un’offerta congrua nei prossimi due mesi), ma il modo di giocare del francese molto, ma molto accentratore e l’indisciplina tattica che lo contraddistingue, non mi fanno propendere per un suo impiego duraturo sulla trequarti; più facile che diventi un’alternativa ai due davanti.

Al fianco di De Jong verosimilmente troveremo due mezzali di sostegno più che di creazione, utili a fluidificare il gioco spostando rapidamente il pallone da difesa ad attacco e fornendo l’appoggio necessario alla manovra. José Mauri in questo ha una maglia pronta, Bonaventura può rientrarci, Bertolacci sbilancia un po’ ma, partendo da dietro fornirebbe tempi di inserimento indispensabili per variare le soluzioni a disposizione. Una wild card la assegnerei a Poli che, senza eccellere per visione o tecnica, ha nella sua corsa e nella grinta attributi che piacciono sicuramente a Mihajlovic e che possono equilibrare la mediana in fase di copertura. Nonostante i vari acquisti (già fatti o futuri), potrebbe anche entrare in pianta stabile nella linea di centrocampo.

In tutto questo mi sono completamente dimenticato di Montolivo, giocatore che se starà bene (il vero punto interrogativo) sarà probabilmente titolare. Il difficile però trovargli una collocazione nel Milan che sto immaginando, per la poca consistenza delle sue prestazioni difensive e per la sua propensione a rallentare i ritmi piuttosto che accelerarli. Questo sarà sicuramente un test di personalità per Mihajlovic che, qualora vi siano pressioni per metterlo in campo, dovrà essere bravo a tener la schiena dritta o, eventualmente, a inventarsi un modo per far funzionare il giocattolo anche con il centrocampista ex viola.

Milan's Riccardo Montolivo (L) Geremy Menez (C) and Stephan El Shaarawy (R) during the Serie A soccer match between AC Milan - Atalanta BC at the Giuseppe Meazza stadium in Milan, Italy, 18 January 2015.  ANSA/DANIELE MASCOLO

I 3 principali nodi che Mihajlovic dovrà sciogliere dalla matassa tattica chiamata Milan. Foto: Ansa.it

Altro oggetto misterioso mi sembra El Shaarawy, che ha sì finito in crescendo la stagione, ma si è visto comprare davanti due acquistoni (in termini economici e di peso internazionale) e dovrà gioco forza trasmutarsi in un modulo dove non ha collocazione naturale. La casella meno lontana dalle sue caratteristiche potrebbe essere quella di seconda punta. Partire da una posizione allargata per portare palla da metà campo fino all’area avversaria, dove determinare con un dribbling, una conclusione o un assist, non è un’ipotesi del tutto campata in aria. Se saprà adattarsi a questo ruolo e se il mister avrà fiducia in lui, potrebbe essere la carta in più per variare le soluzioni di una coppia d’attacco altrimenti di difficile lettura, senza eccezionali doti tecniche e di inventiva, proiettata quasi solo verso l’area di rigore avversaria. Bacca-Luiz Adriano: il più grande nodo che Miha dovrà sciogliere.

Alessandro:

La parola Milan, specialmente in questi ultimi cinque anni,  non può essere che accostata alla parole confusione ed approssimazione. Sotto ogni profilo: gestionale, tecnico ed economico/finanziario. Sinisa Mihajlovic non è stato scelto in virtù delle idee di calcio che propone, anche perché, in tal caso, non sarebbe stato contattato dal Milan, essendo totalmente in disaccordo con i desideri tattici del suo presidente. Il serbo, invece, è stato scelto in virtù della sua popolarità. Una stagione appena superiore alle aspettative ha reso l’ex vice di Mancini una sicurezza, una figura da avere assolutamente in panchina, una garanzia di successo, quando in realtà i risultati in carriera parlano da soli: esonero a Bologna, buona stagione a Catania, disastro a Firenze e con la Nazionale serba, stagione tutto sommato positiva con la Sampdoria, grazie anche e soprattutto al tracollo delle milanesi.

La Sampdoria vista in questa stagione non ha espresso alcunché di innovativo, ha semplicemente fatto ciò che una società con ambizione di metà classifica deve fare: chiudersi in difesa, recuperare palla e verticalizzare il più velocemente possibile. Le prime dichiarazioni di Sinisa sulla panchina rossonera poi fanno veramente sorridere: “Dobbiamo tornare ad aggredire gli avversari”. Pure dichiarazioni propagandistiche per ottenere l’appoggio di dirigenza e tifosi. Aspetterò solo che il gioco proposto si dimostri per quello che è, per far crollare il castello di carta: una rivisitazione di quanto offerto in quest’annata con Inzaghi in panchina.

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Foto: Goal.com

Proseguendo, sono state formulate molte ipotesi riguardo la formazione base del Milan che verrà. Certezze ce ne sono ben poche ad oggi. Diego Lopez è sicuramente uno dei pochi acquisti azzeccati sotto ogni punto di vista da parte della dirigenza rossonera, ed è giusto ripartire da lui in porta. La difesa, come accaduto di consueto in questi ultimi anni di calciomercato estivo, è il reparto meno considerato, come se i Milan vincenti del passato non avessero un’ossatura difensiva d’acciaio. Pertanto sarà la solita minestrina riscaldata, con “CrossInCurva” Abate sulla destra, fresco di rinnovo contrattuale, Mexes/Alex/Paletta in mezzo, e sulla sinistra la mediocrità di Antonelli o di De Sciglio, uno dei tanti esempi di giovani calciatori esaltati dalla stampa, che però ha dimostrato in questi anni di essere tanto fumo e poco arrosto. A proposito, non basta essere giovani e italiani per avere un posto da titolare inamovibile in una squadra (a maggior ragione se si chiama Milan).

In mezzo al campo poi, la Gazzetta dello Sport datata 03/07/2015 propone De Jong davanti alla difesa, con Montolivo e Bertolacci in posizione di mezzala. Francamente, mi sembra un’ipotesi poco plausibile. Senz’altro la posizione di centromediano sarà occupata dall’olandese, assolutamente fondamentale per gli equilibri dell’intera squadra. Tuttavia, dubito (spero) che a Montolivo sia riservata una posizione più defilata. Non può assolutamente giocare da mezzala per la sua incapacità di proporsi negli spazi, né tanto meno può prendere il posto di De Jong per la sua inconsistenza difensiva. Sinceramente, non troverei collocazione ideale per Montolivo in nessun tipo di sistema di gioco (e in nessuna squadra di medio/alto livello). Meglio virare su Poli, sì più grezzo tecnicamente ma che garantisce sicuramente un gran numero di palloni recuperati e una discreta dinamicità. Tanto lo scopo sarà sempre uno e uno solo: recuperare palla e buttarla in avanti pregando nell’invenzione del singolo. Tralasciando il prezzo d’acquisto, Bertolacci invece offrirà senz’altro delle buone prestazioni in posizione di intermedio. Ancora, fa sorridere il progetto di Mihajlovic di re-interpretare El Shaarawy come mezzala. La sua consistenza muscolare di marzapane metterà subito le cose in chiaro: o seconda punta, o cessione in una società che creda veramente nelle sue potenzialità di terminale offensivo. 

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El Sharaawy a centrocampo appare più una provocazione di metà estate. Mènez trequartista? Tanti dubbi…

Il ruolo di trequartista sarà affidato a uno tra Mènez, il giocatore discontinuo per eccellenza di questa stagione (tra l’altro metà dei gol segnati su rigore) e Jack Bonaventura, una delle poche note liete quando è stato impiegato. Facile, a mio avviso, che per impatto mediatico si cominci con il francese, per poi ripiegare rapidamente sull’italiano alle prime (probabili) prestazioni mediocri dell’ex attaccante del PSG. Da non escludere poi uno scambio di posizione tra Bonaventura e Bertolacci, che forse metterebbe più a loro agio i due.

Davanti, l’ideale sarebbe una punta forte fisicamente accompagnata da un attaccante rapido e brevilineo (Bacca-El Shaarawy, Luiz Adriano-El Shaarawy). Si partirà invece con i due nuovi acquisti subito buttati nella mischia, il che comporterà comprensibili problemi di adattamento tra i due. Lecito aspettarsi, quindi, che dopo poche partite avvenga il ridimensionamento di uno dei due in panchina, non senza malumori. Ma non importa, a Casa Milan contano sempre le apparenze e i nomi altisonanti: i risultati, per ora, lasciamoli agli altri.

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Foto: Tuttacronaca.wordpress.com

Ah già che ci sono, non posso dimenticarmi di loro, si proprio loro: Zaccardo, Zapata, Rodrigo Ely (trattenuto con determinazione da Galliani, farà qualche presenza in Coppa Italia se tutto va bene), Albertazzi, Nocerino, Verdi (riscattato alle buste dal Torino e ora sul mercato), Honda, Suso (il suo arrivo a Gennaio 2015 sembrava assolutamente vitale per le sorti della stagioni rossonera), Niang (fresco di rinnovo contrattuale), Matri. Per loro non c’è una collocazione precisa, sono tutti cedibili come no, forse utili o forse no. Perché approssimazione fa rima con Milanello.

Emanuele:

Che il Milan sia stato sempre allergico all’acquisto dei difensori, è ormai cosa ben nota ad operatori di mercato e non. Se in passato c’era un vivaio che offriva elementi validi e giustificava ciò, ora toccherebbe tornare ad investire in maniera intelligente sul settore giovanile (tempi troppo lunghi per chi vuole tornare a vincere subito) o sopperire a tale mancanza comprando al giusto prezzo ciò che offre il mercato. Purtroppo nessuna delle due opzioni è stata vagliata, dal momento che l’animo ancora ribelle del patron Silvio Berlusconi, dall’alto dei suoi 79 anni di età, impone al Dott./Geometra Galliani di rivolgere il suo sguardo sempre al reparto offensivo. Un buon numero di punte, mezzepunte, doppie punte e chi più ne ha più ne metta, in questi anni ha saggiato la consistenza del centro sportivo di Milanello, deludendo poi puntualmente le aspettative. L’ennesima dimostrazione (se mai non fosse abbastanza) che Berlusconi sta al calciomercato come io sto allo sci alpino: non ci azzecchiamo assolutamente nulla.

Gli acquisti di Bacca e Luiz Adriano si muovono proprio verso la direzione appena accennata. Il primo pagato 30 milioni (non poco, nonostante l’ultima stagione di fuoco e fiamme col Siviglia), il secondo 8 milioni, per un totale di 38 milioni di euro. Una bella cifra dato che entrambi i giocatori appaiono, a mio avviso, delle scelte di ripiego, dettate più che altro dall’impossibilità di competere per veri e propri top player. D’altronde, dopo due stagioni disastrose ed un appeal internazionale che è un lontano ricordo, a Casa Milan si è costretti a strapagare anche giocatori di medio livello.

A centrocampo il solo acquisto di Bertolacci, anch’esso pagato troppo secondo me (20 milioni, misteri del mercato sic!) non può bastare. Il romano, infatti, è un giocatore che da il meglio di sé se impiegato come mezzala e lasciato libero di inserirsi negli spazi. L’idea di piazzare Montolivo in regia, è un’ipotesi che Mihajlovic non scarterà a prescindere, dato che l’ex centrocampista viola è l’unico giocatore in rosa che ha ricoperto quel ruolo in passato e che può assicurare un minimo di geometria in fase di possesso. D’altro canto però, lo stesso Montolivo non è un top player (quanto mi piace questa parola magica), perché ha manifestato nel corso degli anni dei palesi limiti di personalità e di intelligenza tecnico/tattica. Indi per cui, affidargli le chiavi del centrocampo sin dall’inizio del campionato potrebbe essere un azzardo eccessivo.

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Foto: PianetaMilan.it

Più probabile, a mio parere, che il tecnico serbo proceda con un inserimento graduale, senza evidenti scossoni tattici, preferendo costruire una mediana muscolare e di rottura. In questo senso, fatico a comprendere come non sia stato preso in considerazione un giocatore come Allan, che nel campionato scorso ha ampiamente dimostrato di svolgere tale compito in maniera efficace. Con una quindicina di milioni, il brasiliano avrebbe potuto essere il mediano frangiflutti idoneo per alternarsi con l’olandese De Jong e reggere il peso di due mezzali di spinta come lo sono Bonaventura, José Mauri (se sosterrà le visite mediche), Honda, Bertolacci e forse El Sharaawy (???). L’olandese infatti, lo discuto essenzialmente per la sua integrità fisica. Troppi gli infortuni che lo hanno limitato in questi anni, per poter costruire il centrocampo esclusivamente su di lui. E non mi si dica che c’è Poli come suo sostituto naturale: tanta grinta ma poi? Non dispiacerà a Mihajlovic certo, ma preferirei non immaginarmelo titolare per molte partite in stagione. A completare il reparto poi, nel 4 3 (1 2) ipotetico (anche se il tecnico serbo ha giocato anche a con il 4 3 3 alla Samp), sarà probabilmente Mènez (se non riuscirà a non litigare con Mihajlovic), anche se l’ipotesi Honda potrebbe non essere così avventata. Il giapponese nasce in quel ruolo, per poi essere adattato sul lato offensivo di destra. Quindi, perché non provare?

Capitolo difesa: paradossalmente il reparto che ha più bisogno di un restyling pesante, non è stato ancora minimamente toccato. Diego Lopez è la certezza su cui ripartire. La separazione da Bonera, dopo anni di mediocre servizio, e da Ramì, sembrava essere il giusto viatico verso la redenzione, invece nulla. Ad esempio, l’investimento sicuro (?!?) su Alex, che si è dimostrato invece un fallimento (5 milioni lordi per un giocatore di cristallo), avrebbe dovuto e dovrebbe far accendere una volta di più la sirena di allarme in Casa Milan. Al contrario sono stati confermati tutti gli elementi, nonostante la scorsa stagione abbiano messo in luce evidenti limiti fisici e soprattutto tecnici. La coppia di centrali, con tutta probabilità, sarà formata da Paletta e Mexés (un ex giocatore ormai dai tempi della Roma), con Zapata/Zaccardo/Ely a fare da riserve di “lusso” (doppio sic!). Sulle fasce, male Abate che ha incredibilmente strappato un nuovo rinnovo (complimenti all’agente), meglio Antonelli che non mi è affatto dispiaciuto nella seconda parte di stagione del Milan tragicomico di Inzaghi. Aspettando ovviamente l’esplosione definitiva di De Sciglio (a proposito,che fine ha fatto il nuovo Maldini? triplo sic!). Miha avrà molto da lavorare a livello tattico, per raggiungere i sincronismi difensivi mostrati dalla Samp la scorsa stagione.

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Samp – Inter: Salta all’occhio la linea difensiva il più possibile alta, i difensori accorciano sugli attaccanti che cercano spazi tra le linee, mantenendo sempre la superiorità numerica nei reparti. Foto: Allfootball.com

Per riuscire in ciò il tecnico serbo ha chiesto a chiare lettere un rinforzo: che sia Romagnoli, valutato 25  milioni dalla Roma, o qualcun altro, basta che elevi il tasso tecnico del reparto difensivo. Il prezzo del giovane italiano è francamente eccessivo (dopo una sola stagione buona alla Samp), ma il serbo ha potuto apprezzare le sue doti a Genova, e lo ritiene pronto per il grande salto. L’investimento, quindi, in un mercato in cui le cifre vengono sparate come al Monopoli, ci potrebbe anche stare.

The last but non the least, colui che dovrà dare un’anima ed un gioco a questo Milan disastrato: Sinisa Mihajlovic. L’allenatore di Vukovar non farà sicuramente del Milan una squadra spettacolare e capace di imporre il proprio gioco con il fraseggio. Primo, perché gli elementi in rosa non glielo consentono, essendo più adatti ad un gioco di rimessa. Secondo,  perché pur volendo, Sinisa ha dimostrato di badare più al sodo che all’estetica, nelle esperienze sulle panchine di Catania, Firenze (infelice), Serbia e Samp. Ciò che sicuramente non mancherà al Milan sarà soprattutto la voglia di lottare e di sudare, che di questi tempi non è poco. D’altronde fare peggio del suo predecessore mi sembra alquanto difficile, visto che Mihajlovic ha un background di esperienza maggiore di Inzaghi, e ciò lo aiuterà ad affrontare i momenti difficili (che ci saranno) nel corso della stagione.

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Foto: Eurosport

Prima di concludere, una curiosità mi sorge spontanea: come risolverà Miha l’equivoco El Sharaawy. Che collocazione dargli? Mezzala o seconda punta nel 4 3 1 2 (meglio la seconda ipotesi), esterno offensivo nel tridente (in caso di 4 3 3)? Niang sarà utilizzato, o ritornerà ad essere una semplice comparsa? Interrogativi che solo il tempo dissiperà. Quindi, parola al campo…e a Sinisa.

Twitter: @Calciodadietro