CDD FOCUS: RNK Split

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Il calcio, nella ex-Jugoslavia, è troppo spesso una cosa sola con la politica. La storia dello Split non fa eccezione, tutt’altro: la squadra viene fondata nel 1906 da un gruppo di studenti anarchici croati, che si erano innamorati del calcio nei licei di Praga. Il primo presidente ha appena 18 anni. Per fondare una squadra apertamente di estrema sinistra nell’allora asburgica Jugo serve fegato, anche perché per anni vengono evitati da tutti come la peste e nessuno accetta di giocare con loro. Niente di strano, se si pensa che all’epoca il nome della squadra era Anarh. Quando giocano, poi, finisce volentieri in rissa, come in un derby con l’Hajduk del ’19, quando un gol annullato scatena una piccola battaglia, che si trasforma in un comizio politico a centrocampo, il quale, manco a dirlo, riaccende gli animi, facendo precipitare tutto in botte da orbi.

Se questo era l’inizio della storia, la continuazione è addirittura peggio: dal 1919 fino al 2008 c’è un’impressionante sequenza di esclusioni d’ufficio dai campionati, sconfitte a tavolino, cambi di nome per sfuggire alla repressione e retrocessioni, ma soprattuto guerre. Sì, perché giocatori, dirigenti e tifosi dello Split non si fanno granché pregare. Nel 1933, dopo essere stati esclusi dal campionato nazionale, i giocatori mollano e si arruolano nelle milizie anti-franchiste in Spagna. La cosa si ripete allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando il club viene sciolto perché tutti i tesserati decidono di aggregarsi alla milizia di Tito, senza tuttavia sostenerlo sul piano politico ed ideologico.

I crveni davoli, storico gruppo ultras dello Split. Sullo striscione si notano il nome “Anarh” e i simboli anarchici.

Dopo la guerra il club si impantana nelle serie inferiori e quando si costituisce la Croazia indipendente viene, neanche a dirlo, escluso dalla massima serie che pur gli spettava, a favore dell’Istra. Nella stagione 2007/2008 si trova addirittura in quarta serie, ma questa stagione è la scintilla della rinascita. Di promozione in promozione lo Split ritorna in Prva HNL nel 2010, raggiungendo subito un impressionante terzo posto, che gli vale il primo accesso in Europa League della storia. La loro seconda qualificazione è quella che li porterà tra poche ore ad affrontare il Torino.

Nel momento in cui si legge la storia di questa squadra, subito, quasi magicamente, combaciano un sacco di strane impressioni che si hanno guardando le sue partite.
I croati danno l’impressione di essere una squadra scostante, fallosa, che gioca come sapendo di avere centinaia di occhi accusatori puntati contro, e pertanto alterna accelerazioni rabbiose e sfrontate a pause di frustrazione. Il paragone che mi sovviene è quello con un ragazzino che fa il bulletto per nascondere la sua solitudine e la sua fragilità.

Credo che soprattutto Mate Bilic, 33 anni e più di 200 presenze con lo Sporting Gijon in Spagna, catalizzi questa sensazione con le sue prestazioni. Data la sua carriera importante e data la sua posizione di unica punta nel 4-2-3-1, finora sempre disegnato dall’allenatore Ivan Matic, è proprio lui ad avere il compito di trainare i suoi compagni all’assalto degli avversari. Guardandolo giocare però, personifica esattamente le conseguenze psicologiche della storia dello Split. Lo si può vedere ringhiare come una scheggia impazzita sui difensori, proteggere palla, sgomitare e mordere le caviglie, oppure stare fermo, rinunciatario, maecchinoso e impreciso in area di rigore. Passa dal recuperare palla e calciare con potenza da fuori, al ciabattare malamente da posizione favorevole un pallone servitogli su un piatto d’argento.

Come lui, anche il resto della squadra alterna momenti in cui riesce a essere corta e a dimostrare solidità a momenti in cui tra i quattro di difesa e i quattro d’attacco ci sono 60 metri e i due mediani affannosamente cercano di rattoppare il possibile. In fase offensiva la storia non cambia: a tratti i vivaci trequartisti (Roce o Glazina sulla sinistra, Erceg o Rog in mezzo, Belle a destra) confezionano azioni di qualità grazie anche alle puntuali sovrapposizioni dei terzini, poi passano cinque minuti e i terzini sono inchiodati senza motivo sulla trequarti difensiva, i trequartisti vorrebbero scartare anche l’arbitro e Bilic osserva il tutto come un pensionato milanese osserverebbe un cantiere.

Dei trequarti il migliore è senza dubbio Henri Belle, camerunense classe ’89, dotato di esplosività e buon dribbling, anche se caotico nella sua azione e impreciso quando si tratta di rifinire o finalizzare, come spesso capita agli esterni africani. Da tenere d’occhio anche il classe ’95 Marko Rog, sicuro talento che si è già dimostrato decisivo contro il Chornomorets nel Terzo turno preliminare.

Nel pacchetto arretrato, meglio i centrali dei terzini, che spesso e volentieri perdono clamorosamente le marcature. Spicca il discreto talento di Nino Galovic, che a dispetto dei suoi 22 anni indossa la fascia di capitano e si fa carico dell’eredità di Ivica Krizanac, che forse qualcuno ricorderà vincitore della Coppa Uefa con lo Zenit nel 2008. Non stiamo parlando di un fenomeno, ma può avere un futuro anche fuori dal campionato nazionale.

Se posso per un secondo svestire i panni del cronista e indossare quelli dell’innamorato del calcio, all’inizio non ero entusiasta di questa sfida del Torino, come lo sono stato per esempio di vedere lo Stjarnan, ma documentandomi su questo club l’interesse è schizzato a mille e ora non mi perderò per nessun motivo la partita, che mette al confronto due squadre costrette sempre a vivere in secondo piano e a mandar giù tanti bocconi a dispetto dei loro cugini più grandi e famosi.

Per più dettagliate notizie storiche sullo Split, consiglio questo bellissimo articolo.

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