CDD Footworld #1 – L’Inferno può attendere

Continuiamo il nostro viaggio in giro per il mondo per questa prima puntata di CDD FootWorld. Oggi vi raccontiamo un testa a testa che risale all’antichità, quando in Anatolia da una parte spingevano i popoli europei, dall’altra si rifacevano avanti quelli mediorientali. Uno scontro che si consuma da milioni di anni, qualche decina di migliaia di metri sotto terra, dove i moti convettivi del mantello superiore fanno cozzare tra loro le mastodontiche placche continentali. In mezzo alla battaglia, squarciata da un piccolo tratto di mare, sta Istanbul. No, non Instagram, quello è un’altra cosa, noi intendiamo la capitale della Turchia, Ist-an-bul. Detta anche Bisanzio, detta anche Constatinopoli. Ah, per quanto riguarda il duello di cui dovevamo parlarvi, stiamo 19 a 19.

19 a 19. Un punteggio che, in un blog calcistico è piuttosto insolito leggere. Non si tratta, ovviamente, del risultato di una perversa partita tra due compagini con difesa livello dilettanti e tridente Ronaldo-Messi-Diego Costa. Si tratta più che altro di una guerra fratricida tra due club dal fascino innegabile. 19 campionati turchi, nella storia, sono andati al Galatasaray, 19 al Fenerbahce. E ora, manco a dirlo, si giocano testa a testa la seconda stella, il numero 20.

Con guizzo di machiavellico scherno nel caos dell’esistenza, il Destino ha prodotto un intreccio di un umorismo macabro che potremmo ritrovare forse nel Calvino più sardonico. Fattostà che in questo intreccio ci siamo pure noi, che abbiamo felicemente deciso di cominciare il nostro tour nei mille meandri del globo pallonaro precisamente nel weekend in cui il derby di Istanbul si è giocato.

ramboAlt. Parentesi storica. Un derby ad Istanbul è sempre una questione di ordine pubblico, nel senso che mantenerlo è un gran bel casino, perché le tifoserie sono piuttosto incontenibili quando è ora di cominciare a menarsi. Tanto che, purtroppo, un paio di anni fa c’è pure scappato il morto. Se dobbiamo parlare di guerriglia abbiamo anche i due araldi, fieri dorifori del vessillo del proprio schieramento. Il primo non è proprio uno sconosciuto: si chiama Graeme Souness, è scozzese e di mestiere fa(ceva) l’allenatore. Ve ne abbiamo parlato sulla nostra pagina Facebook: nel ’95/96 allena il Gala, perde il titolo a favore del Fenerbahce e incassa gli insulti del presidente rivale. Nel più classico stile “chi la fa l’aspetti”, il Gala si prende la Coppa di Turchia in casa dei rivali e quel pazzo di Souness si pianta in mezzo al campo con una bandiera giallorossa.

Quello che non vi avevamo raccontato era il seguito della storia. L’anno dopo tale signor Okan, detto Rambo dagli amici e non certo per lo sguardo tagliente(?) o il fisico scolpito alla Silvester Stallone, pensa bene di pareggiare i conti. Si intrufola di nascosto nella tana degli odiati rivali, dormendo all’addiaccio nascosto tra i cartelloni pubblicitari. Il giorno della partita esce allo scoperto brandendo un vessillo del Fener in una mano e un precauzionale coltellaccio nell’altra. Corre a centrocampo e replica, a colori invertiti, il gesto fatto da Souness. Immediatamente trasformandosi in eroe per il popolo gialloblu, il popolo del Kadıköy.

11038895_884190671639445_1708595656044935399_oOra parliamo della partita. Il Galatasaray conduce la classifica a +3 dal Besiktas e a +4 proprio dal Fenerbahce, che quindi si gioca una bella fetta di campionato. Dopo l’esonero di Prandelli e la sostituzione con l’ex vice di Terim in Nazionale Hamzaoglu, il Gala non ha sbagliato un colpo: 9 vittorie 2 pareggi per issarsi davanti a tutti. Il Fener ha tenuto la testa della classifica per alcune giornate, poi ha sbagliato un paio di partite di troppo, perdendo in casa col modesto Akhisarspor e andando nella latina Iconium a pareggiare 1 a 1 col Konyaspor, favorendo l’inserimento dei rivali del Besiktas e dei nemici del Galatasaray.

La squadra di Hamzaoglu gioca un 4-2-3-1 molto verticale, con pressing alto e l’asse Chedjou-Inan-Sneijder che trasporta rapidamente la palla in avanti. Quando questa arriva all’olandese, sta poi alla sua visione il come l’azione viene finalizzata: o tira (e sono 9 i gol per lui), o allarga sul sempre puntuale Olcan Adin (che quest’anno di cross vincenti dalla sinistra ne ha già messi 6) o prova il filtrante. Molto usato è anche il gioco corto dietro su Inan, che da fine organizzatore di gioco qual è, pesca spesso e volentieri i compagni più avanzati. Bulut e Yilmaz sono i due finalizzatori (20 gol in due). Punto debole? Il Gala subisce troppo per essere una squadra prima in classifica, piglia 13,4 tiri a partita verso la porta. Il problema è la sostanziale incapacità del centrocampo di fare filtro, soprattutto dopo l’infortunio di Felipe Melo, la vocazione decisamente offensiva dei terzini e la cronica pigrizia delle squadre turche nel rientrare in difesa una volta perso il pallone.

In questo spiraglio può e deve inserirsi un Fenerbahce che fa del cambio gioco la sua arma migliore: in mezzo Topal svolge compiti d’ordine, mentre il capitano ex-Inter Emre Belozoglu illumina il gioco con un mancino che negli anni è solo migliorato. Davanti Diego non sta vivendo la migliore stagione di sempre, anche se la tecnica sopraffina non l’ha persa, sugli esterni agiscono i muscoli di Sow e l’intelletto di Kuyt, dietro a un Emenike non incontenibile in zona gol (solo 4 in 20 partite), ma fondamentale per il lavoro di sponda. Arbitra Cüneyt Çakir, che fischierà solo ed esclusivamente a favore del Galatasaray.

La partita la domina, dal primo all’ultimo minuto, il Fenerbahce, col Galatasaray che prova (per altro non con gran successo) a difendersi e ripartire. In realtà è un continuo contropiede, entrambe le squadre dimostrano di non sapere come gestire le transizioni e appaiono da subito lunghissime, causando un rincorrersi di occasioni da una parte e (soprattutto) dall’altra.

La partita

Highlights a questo link: http://footyroom.com/fenerbahce-1-0-galatasaray-2015-03/

4′ – Contropiede del Galatasay, cross di Telles dalla sinistra, interviene in uscita Demirel così così, palla a Inan che fa girare un buon destro, respinto in corner dal ritorno in bello stile del portiere della nazionale turca.
10′ – Sale il Fener con Diego che pesca la corsa puntuale di Erkin sulla sinistra, palla di ritorno al brasiliano che corre in area, rinviene Altintop che lo stende, l’arbitro fa, misteriosamente, di no col dito.
11′ – Occasione per Yilmaz che prova il pallonetto su Demirel in uscita, palla alta di poco.
22′-36′ – Occasioni a raffica per il Fener: Kuyt da fuori, blocca Muslera, Korkmaz di testa da corner fuori di nulla, Diego sterza clamorosamente su Sneijder dopo esserselo portato a spasso per mezzo centrocampo, inventa un destro dai 30 metri che Muslera smanaccia come può.
43′ – Manca un rosso solare a Balta che stende in scivolata Emenike da ultimo uomo, Çakir estrae solo il giallo e dalla parte europea del Bosforo tutti ringraziano.
Secondo tempo. Pronti via e Adin travolge in malo modo Gohkan Gonul sul lato corto dell’area, rigore, anche qui, mancante nonostante l’espressione perplessa del guardalinee che era lì davanti.
54′ – Lancio dalle retrovie per Sow che uccella clamorosamente Chedjou e si coordina per un sinistro al volo che ha del miracoloso, ancora pronto Muslera nel distendersi e respingere.
55′ – Angolo di Diego sulla testa di Emenike che incrocia sibilando a forse un centimetro dal palo.
63′ – Adin continua la sua rovinosa prestazione, trattenendo manco a dirlo da ultimo uomo Emenike lanciato a rete dopo il lancio lungo di Erkin, solo ammonito.
Dal calcio di punizione risultante Emre disegna col mancino una parabola che con nonchalanche va ironicamente a schiantarsi sulla traversa, la respinta finisce sulla gamba protesa di Kuyt che manda alle stelle anticipando anche i suoi compagni.
80′ – Si fa vivo il Galatasaray, ancora una volta da lontano, ci prova Altintop ma Demirel blocca in due tempi.
81′ – Generoso Moussa Sow che rientra fino al limite dell’area per sradicare una palla dai piedi di uno spaesato Adin. 50 metri di lancio per la sponda area di Webò, entrato al posto di Diego. Servizio aereo che raggiunge Topal. Il mediano pesca Kuyt dall’altra parte più solo della proverbiale particella di sodio, l’olandese rientra sul destro che poi scarica sul primo palo dove Muslera si schianta quando il pallone è già passato: è 1 a 0 ed è il delirio.
83′ – Il Gala tira fuori l’ultimo ruggito: Oztekin, che ha rilevato un insufficiente Telles, si incunea su un pallone sporco, brucia Gonul, supera un impacciato Bruno Alves e un disperato rinvenimento di Korkmaz, completamente fuori equilibrio inventa un sinistro potente che trova però il volo a occhi chiusi di Demirel, che la alza di quel tanto che basta per conservare un risultato storico.

Una partita che, nonostante il risultato striminzito, ha visto il Fenerbahce imporre un’imperiosa superiorità al Galatasaray, che solo per un mezzo miracolo, in comunione fra Çakir e Muslera, non attraversa il Bosforo con un tennistico carico di reti sul groppone. Classifica che ora recita Galatasaray 51, Besiktas 51 e Fenerbahce 50, coi bianconeri che mantengono il passo espugnando il campo del Sivasspor con un gol del mediano canadese Atiba Hutchinson. Campionato che offre pochissime certezze, tranne forse quella che l’Inferno, come è soprannominato lo stadio del Gala, dovrà ancora attendere per festeggiare il ventesimo titolo.

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