CDD FootWorld #2 – Là Grandeur a portata di piedi

CAKZ68NWYAAgfh0La Ligue 1 è spesso associata dal tifoso distratto al solo PSG, e nemmeno per colpa sua. Sui media viene data enorme risonanza ad ogni parola di Ibrahimovic, si discute di quale sarà il prossimo acquisto fantamilionario, ma difficilmente viene considerato il resto del campionato. Ci aveva provato il russo Rybolovlev, col suo Monaco, a rubare la scena ai qatarioti paperoni della Ville Lumiére, salvo disimpegnarsi dopo una singola stagione, chiusa al secondo posto da neopromossi. All’ombra dei due colossi milionari, due squadre stavano ricomponendo i pezzi dopo annate deludenti.

Estate 2014. L’OM prende il sublime insegnante Marcelo Bielsa, perché sistemi quello che singolarmente era un buon gruppo, fatto di potenziali fenomeni e campioni mai esplosi. A Lione invece, in mancanza di soldi, si è costruita negli anni una Academie che sta cominciando a produrre talenti incredibili. Ben 8 giocatori degli 11 titolari ieri sera provengono dal settore giovanile Lyonnais, un caso più unico che raro di questi tempi. Primi della lista Fekir e Lacazette, una delle migliori coppie d’attacco attualmente in Europa. La sfida di domenica sera al Velodrome è destinata a essere cruciale, uno scontro aperto tra due squadre destinate a trasformarsi in supermercati di lusso per le big europee. Il Marsiglia arriva con più pressione, poiché non vincere significa abbandonare una buona fetta delle speranze di titolo, mentre il Lione vuole allungare sul PSG, schiantatosi a Bordeaux. (A proposito: quanti post ha fatto la Gazzetta sulle dichiarazioni di Ibra riguardo l’arbitraggio? E quanti su questa spettacolare partita?).

Ritorno alle origini

Bielsa abbandona ogni velleità europeista per questa partita, riproponendo il suo spettacolare 3-3-3-1, con Romao scalato difensore destro a fianco di Fanni e Morel, una specie di assicurazione nel caso si volesse tornare a un più classico 4-2-3-1, col togolese che avenzerebbe in mediana a fianco del fenomenale Imbula. Mendy e Dja Djédjé sono i due fluidificanti, Gignac l’ariete, supportato dal trio delle meraviglie Ayew-Payet-Thauvin. Risponde Fournier con un 4-3-1-2 guidato dalla strabiliante coppia di giovani canterani Lacazette-Fekir, difesa a quattro con Jallet e Bedimo terzini e Rose-Umtiti coppia centrale. Gonalons in mediana, Ferri-Tolisso interni, a supporto delle punte viene scelto Rachid Ghezzal, vista la pesante assenza del cervello calcistico superiore di Gourcouff, ancora infortunato.

La strategia iniziale di Bielsa è da subito chiara, portare palla velocemente avanti sfruttando le catene laterali, scaraventare 4-5-6 giocatori in area e crossare a ripetizione. In fase di non possesso, pressing asfissiante sul primo portatore. Gonalons in particolare è letteralmente bersagliato per tutta la partita da avversari, che come proiettili si scagliano su di lui a ogni piè sospinto. Non per niente la sua accuratezza di passaggio precipita dall’89% tenuto in tutta la stagione ad un anemico (per un metronomo come lui) 79%, dimostrando grande lentezza di gambe e pensiero. (Siamo sicuri sarebbe l’uomo giusto per il centrocampo di Benitez? 15 milioni?).

Colpire i punti deboli

Il Lione cerca di mantenere un approccio ordinato, con linee molto strette, complicando l’impostazione degli avversari con una guerra posizionale ben giostrata. La strategia è quella di colpire il modulo di Bielsa nel suo punto debole: la zona centrale. Mendy e Dja Djédjé si allargano moltissimo in fase di costruzione, andando a creare la superiorità sugli esterni con le ali, lasciando tuttavia isolato Imbula. Le punte del Lione si appiattiscono sul Morel e Romao, il trequartista prende Imbula e il centrocampo scivola molto rapidamente sugli esterni per controbilanciare la superiorità del Marsiglia. Libero di gestire il pallone è solo Fanni, che quando prova a costruire nella propria metà campo deve sempre forzare il passaggio, ma per vie centrali l’unico modo di sfondare è l’1vs1, che non sempre riesce. 8′ minuto: Imbula perde un pallone sanguinoso innescando il contropiede del Lione, Lacazette è lanciato a rete a grande velocità ma il suo appoggio di destro è molle e viene respinto da Mandanda uscito alla disperata. La palla carambola sul petto dell’attaccante dell’OL che però non è abbastanza sveglio da indirizzarla in porta.

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I giocatori del Marsiglia (in maglia bianca) sono tutti schiacciati in una sola linea. Da notare la superiorità numerica di Ayew e Gignac contro Jallet.In questa azione il lancio di Fanni pesca Mendy nell’angolo in basso a sinistra, lasciato libero da uno spaesato Ferri.

Bielsa corre ai ripari: Fanni e Mandanda cercano sempre il lancio lungo, quasi sempre sulla sinistra dove Mendy si mangia sistematicamente un Ferri affannoso e dove Ayew è insuperabile fisicamente: saranno ben 7 i duelli aerei vinti dal capitano ghanese. Evitata la prima pressione, le seconde palle sono tutte del Marsiglia, che travolge il centrocampo avversario con la corsa soprattutto di Payet e Mendy, che risulteranno i maggiori rifinitori della partita. Gli avanti dell’OM tuttavia dimostrano poca lucidità quando si tratta di buttarla dentro, nel primo tempo ci sono almeno 4 situazioni in cui i cross arrivati in area non vengono trasformati in reti a causa della scarsa freddezza tecnica dei giocatori in maglia bianca. Questo è dovuto in parte alla grande prova individuale (non di reparto) dei difensori dell’OL, che dimostrano una grande condizione reggendo l’aspro confronto fisico con gli avversari. Altri meriti vanno ascritti al felino portiere franco-portoghese Anthony Lopes, che dimostra una reattività non comune, mettendo in angolo una girata aerea di Gignac che già di suo aveva del miracoloso.

Il Lione tuttavia fatica enormemente a ripartire, se non per fiammate di Fekir, che dei tre davanti è sicuramente il più in palla. Il classe ’93 franco-algerino dimostra una tecnica sopraffina, oltre che doti atletiche fuori dal comune. Il suo sinistro pennella sempre traiettorie pericolose, come quando al 22esimo impegna Mandanda da calcio di punizione, trovando soprendentemente la porta quando chiunque avrebbe tentato un cross. Lacazette per contro non è assolutamente in serata, tocca pochissimi palloni stretto sempre tra Fanni e l’aggressività di Morel e Romao, che intercettano un gran numero di servizi per la punta francese. Avrebbe un’altra grande occasione, all’inizio della ripresa, quando Fekir da calcio piazzato lo pesca a un metro dalla porta, ma anche qui si dimostra poco convinto, producendo solo un timido passaggetto che Mandanda blocca in sicurezza.

E battaglia sia

In finale di primo tempo Fournier perde la pazienza con un inesistente Ghezzal, sovrastato dallo straripante Imbula. Il trequartista viene sostituito dal giovane camerunense Njie, che prende il posto di Fekir, mentre il 18 si sistema dietro le punte. Nel secondo tempo il Lione cerca di gestire meglio il possesso, sperando forse in un calo fisico del Marsiglia. Tuttavia dopo una decina di minuti, il ritorno dell’OM è prepotente. Imbula prende il controllo della partita, con una serie di corse con e senza palla che entusiasmano il Velodrome e annullano il centrocampo dell’OL. Ferri è travolto, ma Jallet alle sue spalle fa gli straordinari arginando l’invasione dell’OM. Dall’altra parte invece cresce Tolisso, che contiene bene Thauvin e Dja Djédjé, anche qui aiutato dall’immensa prestazione di Bédimo, incontenibile sia nei recuperi difensivi che nelle ripartenze. Bielsa ravvisa l’inferiorità della catena di destra, pertanto sostituisce entrambi i suoi interpreti: Ocampos per Thauvin e Aloé per Dja Djédjé, con il giovane difensore che prende il posto di Romao, spostato al centro, mentre Imbula si accasa sulla destra. Questo cambio in particolare, squilibra un po’ lo scacchiere di Bielsa, con il togolese che non ha lo stesso dinamismo di Imbula, tra l’altro limitato nella sua azione sulla fascia.

La partita diventa sfilacciata e fisica, un continuo lancio lungo che si risolve in grandi lotte sulle seconde palle. La fase difensiva dell’OM è entusiasmante: le ali inseguono i terzini fino all’area opposta, gli interni si stringono e Gignac in più occasioni si fa 50 metri di corsa per recuperare sulle sortite palla al piede di un inesauribile Umtiti.

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Thauvin e Bédimo se le danno con onestà, come hanno fatto entrambe le squadre per tutta la partita.

Al 70esimo Payet riparte a testa bassa, si fa 60 metri di campo e allarga per Imbula sulla destra, che crossa col suo piede debole impattando sulla difesa. Il gigante francese (che mi ricorda tantissimo Yaya Touré) torreggia sulla palla vagante servendo ancora Payet, il quale inventa un clamoroso destro al volo che solo per pochi centrimetri non diventa il gol dell’anno. Un minuto più tardi Umtiti calcola male il rimbalzo del pallone, che gli passa sopra la testa. Ad approfittare di questo imbarazzante errore c’è Gignac, che parte palla al piede dimostrando ancora grande esplosività, resiste alla veemente carica di Bédimo e incrocia un destro di pitagorica perfezione, che però impatta un doloroso palo a Lopes battuto. Il Marsiglia è in totale controllo del match, il Lione non produce praticamente più nulla, Gonalons si divora troppi palloni, Malbranque per Ferri cambia molto poco, così come Yattara per Lacazette. Le punte non tengono un pallone e anche un ispirato Fekir viene fagocitato dalla prepotenza fisica dell’OM.

Al minuto 83′ l’episodio che fa discutere: calcio d’angolo di Payet, svetta Fanni dal limite dell’area piccola, la palla è diretta all’angolino, ma Lopes con un tuffo poetico abbranca la sfera alla base del palo. La respinta è raccolta dalla scivolata di Ocampos, che si trascina in porta palla, portiere e compagnia cantante. Lopes raccoglie con un colpo di reni la sfera, ma le immagini parlano chiaro: dentro è dentro. L’arbitro (per la verità piuttosto insicuro per tutto il match) non assegna il gol. Pochi minuti dopo un frustrato Morel travolge Gonalons, colpendolo col ginocchio della gamba di richiamo, l’intervento è duro, al limite del rosso. Il direttore di gara opta per l’espulsione, ma forse anche la semplice ammonizione poteva bastare, visto l’andamento fisico del match, anche se non ci sentiamo di condannarlo. Si scatena un mischione e dagli spalti si intensifica il lancio di oggetti che ha accompagnato praticamente ogni fase dell’incontro. Dopo un minuto e mezzo di spintoni e urla, Bastien ammonisce democristianamente Imbula e Rose.
Nel finale spazio a una mezza occasione per Tolisso che finisce in crescendo, ma Mandanda è ancora una volta prontissimo a neutralizzare il tiro dal limite del giovane classe ’94.

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Dentro è dentro.

Questione di prospettive

Il Marsiglia rimane a -4 dal primo posto, non distante, ma neppure vicino, soprattutto visto il livello delle avversarie. La nota più importante che emerge da questa partita, comunque, è l’incredibile abbondanza di talenti a disposizione delle due squadre e della Nazionale francese. Fekir, Lacazette e Imbula sono 3 potenziali fuoriclasse mondiali, ma dietro di loro Bédimo (che però è del Camerun), Tolisso, Mendy, Umtiti, Thauvin, Ocampos e i due portieri hanno qualità incredibili nonostante la giovane età. Non si può poi non ricordare che in scadenza a giugno andranno due giocatori enormi come Gignac e Ayew, che farebbero comodo praticamente a qualsiasi squadra del panorama mondiale. Marsiglia – Lione è la sintesi di un movimento, quello francese, che se guidato nel verso giusto ha abbastanza qualità per dominare il panorama internazionale. Se i club sono limitati da una dimensione provinciale del torneo che è difficile da rimuovere (con questi arbitraggi poi…) la Nazionale ha a disposizione una generazione nata negli anni ’90 che già adesso sarebbe pronta per un grande torneo internazionale, non fosse che davanti ci sono mostri sacri come Benzema, Matuidi e Lloris, per fare qualche nome a caso. Con l’Europeo in casa nel 2016, le speranze sono notevoli. Semplice fortuna? Informatevi su come vengono cresciuti i giovani calciatori francesi e poi ne riparliamo…

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