CDD FootWorld #2 – L’altro Superclasico

L’altro Superclasico

Superclasico CileEterno incompiuto, bomba sempre innescata ma mai esplosa, il movimento calcistico cileno, aggrappato sulla cordigliera andina e sferzato dalle onde dell’Oceano che Magellano chiamò Pacifico non senza un guizzo di sarcasmo involontario, è sempre rimasto in un affascinante limbo tra l’ignoto e le luci della ribalta, come oscillando sulla sua linea di galleggiamento.

Un calcio rabbioso come le schiume del mare e ruvido come la Sierra Velluda, capace tuttavia di raggiungere picchi di bellezza austera ed armoniosa, come un tramonto sul deserto di Atacama. Le due facce del Cile sono quelle del suo calcio: da una parte la schematica e razionalistica archittetura di un calcio fluido e semplice, dall’altra le fiammate di spirito indomito e ribelle, come quello che eruttò in Carlos Humberto Cazsely – o rey do metro quadro – quando si dovette decidere tra la dittatura del generale Pinochet e le libere elezioni, arrivate a cavallo di un arcobaleno nello spot “Chile, la alegría ya viene” di Saavedra e Garcia.

Due anime che, manco a dirlo, si personificano in due squadre. Universidad de Chile – Colo Colo, l’altro Superclasico, lontano anni luce dalle risonanze mondiali che accompagnano quello di Buenos Aires, una sfida che, almeno secondo Bam Bam Zamorano, uno che lo spirito del Cacique ce l’aveva nelle vene, è il derby più importante del mondo. Il Cile è tutto in queste due squadre.

Carlos Humberto Caszely

Carlos Humberto Caszely nel 1988 apparve in uno spot a favore del no alla dittatura, a fianco di sua madre, che raccontò di come il regime di Pinochet l’avesse torturata. L’immagine di un grande bomber come lui fu sicuramente importante per la vittoria del fronte democratico.

Colo Colo era il nome di un grande guerriero Mapuche, che affrontò gli invasori spagnoli nel sedicesimo secolo, respingendoli. Ritroviamo il suo ritratto anche nel logo del club. Scelte di questo tipo ci mostrano chiaramente quale sia la personalità e la filosofia del Colo Colo squadra di calcio. Lottare senza paura della morte, lottare fino a quando non arrivi la vitale e gloriosa vittoria, questo ci si apetta dal club, dai giocatori e dai condottieri in panchina. Le vittorie, tra l’altro sono arrivate. Se uno dei soprannomi del sodalizio bianconero è l’eterno campeon un motivo c’è. Anzi, ce ne sono almeno 30, come i titoli nazionali di cui si è fregiato dal 1925, anno di fondazione. Oltre a questi, ce n’è un altro, forse ancora più prestigioso, uno, come l’unica Copa Libertadores portata in Cile proprio dal Colo Colo, nel 1991.

L’altra anima del paese è quella racchiusa nell’altra compagine protagonista di questo articolo, nel suo nome, nella sua filosofia, in una singola lettera. La U, basta questo per indicare una delle squadre più affascinanti dell’intero panorama mondiale. Sotto l’ortodossa guida di Jorge Sampaoli, DT argentino di religione bielsista, la U ha conquistato tre titoli nazionali tra 2011 e 2012, eguagliando anche il record dei rivali del Cacique, poiché in quell’anno d’oro arrivò anche l’unica Copa Sudamericana conquistata nella lunga leggenda calcistica cilena. Nel 2012, tolto il Barcellona di Guardiola, nel mondo, nessuno ha fatto meglio.

Due squadre che da sole hanno conquistato 47 titoli nazionali, contro i 48 vinti da tutte le altre, due squadre che da sole hanno, direttamente o tramite il vivaio, mandato 17 giocatori sui 23 convocati ai Mondiali in Brasile, dove tutti hanno ancora una volta potuto ammirare il livello raggiunto da questo movimento. Realmente ci sono solo loro in Cile.

Jorge Sampoli portato in trionfo dai suoi giocatori dopo la vittoria della Copa Sudamericana 2011

L’Apertura 2014 si è concluso con la vittoria proprio della Azul Azul, che ha strappato il titolo ai rivali eterni e ai concittadini Wanderers in una combattuta volata a tre. Il Clausura è invece meglio dimenticarlo, da quelle parti. 11 miseri punti conquistati dalla U in altrettante gare di campionato, male soprattutto la difesa, la seconda peggiore della competizione, e un’armonia di gioco totalmente andata a farsi benedire. Il Cacique è invece in piena lotta per il titolo, senza grandi pretese tattiche, affidandosi, come sempre tra l’altro, alla garra e all’estro dei suoi giocatori.

La partita

La U arriva con l’assenza pesante di Osvaldo Gonzalez in difesa. Spicca subito la grande qualità degli avanti del Colo Colo: a guidare l’attacco il bandito d’area Esteban Paredes, 190 gol in carriera coi club, al suo fianco il mitico Humberto Suazo, a sinistra Jean Beausejour, tornato in patria a gennaio dopo aver perso il posto al Wigan. In mezzo al campo giostra tutto el Pajarito Jaime Valdes, ex Atalanta e Parma, con la consueta eleganza e creatività. Inutile dire che i bianconeri sono strafavoriti, mentre le speranze della U sono aggrappate soprattutto all’estro di Maxi Rodriguez, trequartista brasiliano in prestito dal Gremio, e alla vena realizzativa di Gustavo Canales, bomber giramondo che ha segnato un po’ ovunque.

Si gioca in uno Estadio Nacional disertato dai forse sfiduciati tifosi dell’Azul Azul, tuttavia il match è vibrante. Le squadre sono romanticamente lunghe, infischiandosene di equilibri e idee di gioco. La U gioca in casa ed è carica: per tutto il primo tempo ha in mano il pallino della parteta, che in realtà però è in una fase di transizione continua, tipica del calcio sudamericano. Gli scontri duri sono, ovviamente, molto numerosi, tuttavia la soglia di tolleranza dell’arbitro Gamboa è molto alta: in Italia una partita del genere sarebbe finita in 9 per entrambe le squadre.

Il vantaggio è tremendamente sudamericano: fiammata di Paredes in mezzo al campo, che semina tre avversari, ma che non pensa nemmeno lontanamente a passare la palla ai suoi compagni che pure beneficiavano di grande libertà. Manco a dirlo se le allunga troppo e la consegna alla difesa avversaria. La U gestisce con precisa geometria il riciclo del pallone, Lorenzetti fa ripartire veloce l’azione verticalizzando sul vivace attaccante Cubilla libero sulla destra, il quale rientra in mezzo al campo e colpisce col sinistro dai 30 metri. Tiro non eccezionale, ma il 37enne Justo Villar si accascia malamente al suolo subendo il gol. L’eleganza stilistica del suo tuffo maschera solo a un osservatore poco attento la gravità della sua papera nel posizionamento.

GoalAnche nel secondo tempo la U tiene le redini del match, anche se fatica a penetrare l’area di rigore. Manca un rigore clamoroso per i padroni di casa: al 51′ il capitano del Colo Colo Fierro travolge il terzino Corujo appena all’interno del vertice destro dell’area del Cacique. Gamboa non ravvisa nulla, ma il fallo è evidentissimo anche a velocità normale. Tre minuti dopo il Colo Colo impatta: Valdes parte palla al piede in mezzo al campo, attira su di sè l’attenzione di tutto l’asse centrale avversario, Paredes si trova libero di ricevere al limite dell’area lo scavetto col destro del Pajarito, entra in area e freddamente batte Herrera in uscita disperata.

Da qui in poi è solo Colo Colo, che preme con veemenza sugli avversari con la prepotenza delle grandi squadre. La difesa di casa tuttavia sembra resistere, con Herrera costretto a un solo intervento decisivo e molte situazioni invece ben sbrogliate dal reparto arretrato. La partita sembra avviarsi a un pareggio che non accontenta nessuno, quando Gamboa decide di infilarsi la maglia bianconera ed inventare un rigore che non sta né in cielo né in terra. Corujo salta scoordinato con un ancora più scoordinato Delgado (giovane ’93 che aveva rilevato Suazo). L’arbitro fischia forse per un fallo di mano del difensore, che in realtà colpisce la palla con la schiena. Dal dischetto è ancora Paredes a impallinare i rivali.

Colo Colo che con la vittoria ottenuta e approfittando del pari del Cobresal, balza in testa alla classifica, ricordando a tutti, ancora una volta, che per il titolo non si può prescindere dal considerare l’Eterno Campéon.

Questo è il secondo articolo della serie CDDFootWorld se vi è piaciuto non esitate a leggere i successivi sulla nostra pagina!!

La redazione vi ringrazia!