CDD FootWorld #3: “Este es el clàsico de Colombia”

Terza settimana di CDD FootWorld e il Sudamerica non riusciamo proprio ad abbandonarlo. Un po’ come la saudade colpisce i brasiliani nel momento in cui ricordano la lontananza della loro paese natio, la passione e il senso del sublime che accompagna il calcio in questa landa di terra che Dio ha voluto dipingere nel momento più alto del suo furore creazionistico, è entrata nella nostro corpo come una seconda pelle. Per riuscire a mantenere viva questa miscela di emozioni ci siamo spinti a nord del Cile e di Santiago, in Colombia, in un viaggio che taglia perpendicolarmente il paese che porta il cognome del Cristoforo navigatore. Da Calì a Medellìn: 312 chilometri di distanza. Infinitamente pochi per due città che vivono il pallone come se fosse una febbre perenne della quale l’unico sintomo visibile è la felicità. Felicità di essere per 90 minuti più recupero al centro del mondo, di essere parte fondamentale e decisiva, tanto e quanto i giocatori, della partita più importante dell’anno: el clàsico de Colombia.

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312 chilometri dicevamo. Scanditi in una lenta processione lenta nella settimana che precede el partido. Sia che sia il Deportivo Calì ad ospitare l’Atletico Nacional de Medellìn, sia che avvengo l’esatto contrario. Una sorta di fede religiosa al limite del paganesimo. E non importa che l’altra faccia di Calì sia raffigurata da un altro club importante come l’America, e che quella di Medellìn si mostri nel ritratto dell’Independiente. Il derby è anche affar loro, ma con un sentimento minore che non da mai la netta percezione di un partido de fútbol da ganàr a tutti i costiE questo con buona pace delle rispettive tifoserie.

Ma a Calì come a Medellìn, il fùtbol rappresenta soprattutto l’unica via di fuga possibile dai problemi del passato e del presente fatto di criminalità e di lotte tra downloadi Cartelli per il predominio della via della polvere bianca. Qui nessuno dimentica l’epopea dei fratelli Orejeula (in quel di Calì) e del Re della Cocaina Pablo Escobar (in quel di Medellìn). Fiumi di denaro riciclato dei cartelli innaffiarono le casse dei club delle due città da fine anni ’70 a fine anni ’80. Furono gli anni della vera e propria esplosione del cosiddetto “narcofútbol”, nei quali le autorità colombiane corrotte tollerarono che la droga si impadronisse e gonfiasse a dismisura il pallone colombiano. I fratelli Rodriguez Orejeula, per esempio, fecero dell’America de Calì uno dei club colombiano più ricchi e vincenti di quel decennio. Con buona pace del Deportivo Calì, che dovette accontentarsi per ben sei volte in campionato della seconda piazza. Andò meglio all’Atletico Nacional de Medellìn. Pablo Escobar finanziò le squadre di Medellin, compreso appunto il Nacional che vinse due titoli nazionali e una Copa Libertadores ed arrivò nel 1989 a 1 minuto dal costringere il grande Milan di Sacchi ai rigori nella finale di Coppa Intercontinentale.

Eppure il Deportivo, che in questa situazione rimase il più delle volte come la ragazza sconfitta nella finalissima per decr64006_459340937768_5575209_n1-e1370810918722etare la reginetta del ballo, di giocatori importanti in quel periodo ne ebbe. Eccome se ne ebbe. Uno su tutti? Il centrocampista Carlos Valderrama, el Pibe dalla riccioluta e folta chioma bionda, con un look tutt’altro che poco appariscente ed una tecnica sopraffina tale da valergli per due anni (1987 e 1993) il premio come miglior calciatore sudamericano. Altri? L’attaccante e anima del club Berardo Redìn (Verdiblanco dall’81 al ’90), che segnò anche due gol con la seleccìon colombiana ai Mondiali di Italia 90 e il portiere Faryd Mondragon, libanese di origine e una carriera da girovago del pallone. Allenatore, il maestro Oscar Washington Tabarez. E L’Atletico Nacional? Tranquilli, non l’abbiamo scordato. Come è impossibile scordare chi la maglia verde e bianca (i colori sociali dell’Atletico) la indossò fino a che la morte non sopraggiunse beffarda a chiedergli anticipatamente il conto. Stiamo parlando dell’indimenticato difensore Andrès Escobar, per tutti colombiani conosciuto anche come “el caballero del Fùtbol” per la sua proverbiale correttezza in campo (http://calciodadietro.altervista.org/andres-escobar-quando-autogol-puo-arrivare-valere-vita/). Bandiera dei Los Verdolagas (il nomignolo con il quale è conosciuto il Nacional) images (2)e punto di riferimento della Colombia che umiliò l’Argentina al Monumentàl di Buenos Aires per 5 a 1. Ma non solo lui, anche René “el loco” Higuita (il portiere dello Scorpione su pallonetto dell’inglese Jamie Redknapp dell’amicizia mai del tutto chiarita con Escobar…Pablo), Faustino Asprilla (leggenda del primo Parma guidato da Nevio Scala), e più recentemente il difensore dell’Inter Ivàn Ramiro Còrdoba e il terzino del Napoli Camilo Zuniga. Insomma una società che ha mantenuto sempre una forte identità colombiana a tal punto che nel passato, dopo la vittoria nell’89 della Copa Libertadores con ben 11 giocatori colombiani in campo, si guadagnò il soprannome di “Puros Criollos“.

Stop! Fine amarcord. Domenica scorsa tutte queste digressioni storiche sui due club hanno perso interesse. Alle ore 17.00 locali (23.00 in Italia), ha llegado la hora del clásico de Colombia, all’Estadio Deportivo Calì, il nuovo stadio da 55,000 posti che dal 2008 ospita le partite dei padroni di casa del Depor.

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El Frente Radical, il cuore del tifo Verdiblanco

Il Deportivo si è presentato alla sfida con un punto di distacco dalla capolista (un po’ a sorpresa) Envingado. Dopo un febbraio da incubo, con tre sconfitte e un solo pareggio, i Los Verdiblancos hanno iniziato a macinare gioco e risultati. Quattro vittorie consecutive nel mese di Marzo, fondamentali per recuperare il terreno perso ed issarsi in terza posizione a pari punti con il Santa Fè. L’Atletico Nacional invece ha mantenuto un percorso più regolare sin dalle prime battute dell’Apertura della Liga Aguila (strutturata in torneo di Apertura e di Finalizacìon da Febbraio a Dicembre). 5 vittorie e due pareggi, prima dell’appuntamento più importante del mini campionato di apertura.

I padroni di casa si sono presentati in campo con un 4-3-1-2 molto quadrato, con il navigato paraguayano Mendieta a supportare la coppia d’attacco di sbarbati composta da i giovanissimi canterani Borre (classe ’95 ed in odore convocazione con la Colombia per la Copa America) e Preciado. Oltre loro vi sono ben altri 5 giocatori della formazione titolare nati dopo il 1990, e la squadra risente in alcune partite dell’assenza dell’esperienza giusta per tenere a freno l’esuberanza tattica e tecnica dei due di centrocampo Cabezas e Candelo e del difensore  Mera. Gli ospiti invece hanno osato con un 4-2-1-3 molto spregiudicato, con il tridente d’attacco composto dalle due ali Valencia e Berrio, e dalla punta paraguayano Velazquez. Il top scorer della squadra (5 gol per lui in stagione, il centrocampista offensivo Jonathan Copete, si è accomodato in panchina per scelta tecnica. L’allenatore Osorio gli ha preferito il compagno di reparto Dìaz, per aver più copertura in mezzo al campo.

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Santòs Borre esulta dopo l’1 a 0 segnato al Nacìonal

La mossa è sembrata funzionare per i primi 20′ minuti, con l’Atletico più ordinato sul terreno di gioco ed in controllo della partita. Non che il predominio territoriale si sia tramutato in azioni da gol pericolose, ma gli ospiti hanno dato la sensazione di essere entrati in campo più convinti. Superato lo sbandamento iniziale, il Depor è salito in cattedra grazie all’attaccante Borre. Prima un suo gol in fuorigioco fischiato giustamente dall’arbitro ha fatto illudere i tifosi di casa, poi un palo colpito al 28′ sempre dal giovane colombiano li ha fatti disperare, ed infine al 36′ minuto su cross di Candelo ha fatto esplodere un destro imprendibile per il portiere ospite Armani.  1 a 0 per i Verdiblancos. La reazione degli avversari è stata sterile, e i padroni di casa sono andati tranquillamente negli spogliatoio con il vantaggio minimo. Altra storia ad inizio secondo tempo, con l’Atletico più deciso a recuperare gol e incontro. Come nella prima fase del primo tempo, il Depor ha lasciato colpevolmente il pallino del giocFinal de Futbol Colombianoo agli ospiti. Senza soffrire si, ma senza neanche assestare il definitivo colpo del KO. E così su un corner battuto dal trequartista medellìno Mejìa, è nata l’inzuccata vincente del terzino destro Najera. 71′ minuto e 1 a 1. Il Depor, subito il gancio inaspettato in pieno volto, ha avuto il merito di non crollare al tappeto. La squadra di Castro si è lanciata all’attacco in cerca del vantaggio, trovato al 80′ con un gol di Preciado grazie anche alla complicità enorme del portiere del Nacional Armani. L’uscita totalmente errata dell’estremo difensore ospita, ha dato la svolta al match. L’Atletico, incapace di reagire ha subito anche il terzo gol nell’ultimo dei tre minuti di recupero, ancora una volta dall’attaccante di casa Preciado. Tiro preciso dal limite della mezzaluna centrale dell’area di rigore, imprendibile per un Armani questa volta incolpevole.

Game, Set, Match….e Fiesta Azucarera (uno dei tanti soprannomi del Deportivo Calì) nel duelo de Verdes.