CDD FootWorld #9 – Il Večiti derbi è l’anima di Belgrado

Il Fudbal dei Balcani: istruzioni per l’uso

Rimanere impassibili di fronte alle miriadi sfumature e di contraddizioni che accompagnano la storia calcistica dei Balcani è difficile, alle volte quasi impossibile. Il tifo e la passione con cui a turno croati, serbi, montenegrini, sloveni, herzegovini, albanesi e macedoni vivono le partite, si tramandano di padre in figlio, di generazione in generazione, quasi fosse un dovere morale. Lì, nelle terre che molto spesso sono state teatro di conflitti e di lotte fratricide, si ha la netta percezione che il calcio sia qualcosa di più di un semplice passatempo.

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I tifosi della Stella Rossa in tutta la loro passione

È, per meglio dire, uno stato d’animo che non smette mai di ardere, la cui sublimazione si manifesta nei vari derby sparsi qua e là nei Balcani. Tocchi di pennello voluti dagli dei del calcio. CDD Footworld, tra essi ha scelto il più importante  sicuramente il più caldo e sentito: il derby di Belgrado. 

Due settimane fa, mentre in Italia si festeggiava la festa della Liberazione, si è svolta l’ultima delle stracittadine che hanno caratterizzato la storia di Stella Rossa e Partizan. Il Večiti derbi come lo chiamano da quelle parti, la partita eterna per noi comuni mortali. Si preannunciavano novanta interminabili minuti dentro e fuori dal campo. Non potevamo assolutamente mancare e, viste le attese, il gioco è valso la candela.

L’eterna ricerca della supremazia cittadina

Quando secoli fa i filosofi cinesi rivolsero con attenzione il proprio sguardo al cielo, si domandarono per la prima volta quale fosse l’origine dell’universo. Il loro pensiero individuò il fondamento nella dualità di due emblemi distinti e opposti nella polarità: lo Yin e lo Yang. Il primo, espressione del principio negativo e rappresentato dal colore nero, il secondo, immagine del principio positivo e raffigurato dal colore bianco. Uniti graficamente, la loro armonia è delineata sino ad oggi dall’uguaglianza delle superfici bianca e nera.

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Il derby di Belgrado è tutto ciò: due squadre che dal 1947, sono la spiegazione di cosa è il calcio nella città serba. Armonicamente contrapposte, queste due realtà calcistiche vivono l’una in funzione dell’altro, in modo complementare ed assolutamente inscindibile. E poco importa se la tranquillità apparente con la quale scorrono i due fiumi, la Sava e il Danubio, sopra le quali si staglia il castello di Kelemegdan, trae in inganno chi visita Belgrado per puro piacere. La passione per il calcio a Belgrado dissipa le apparenze, rendendosi manifesta per tutti i 365 giorni dell’anno.

Questo perché il calcio è diventato il rifugio più accogliente dalla storia più recente del paese. Una di quelle storie che non hanno lieto fine, ma che portano dietro di sé decenni di guerre e devastazioni, delle quali la capitale balcanica è stata vittima incolpevole. I segni evidenti delle ferite dovute alla dissoluzione della Jugoslavia ad inizio anni ’90, sono ancora tangibili nelle periferie più povere di Belgrado. Ma se il governo ha cercato di cancellarne in tutti i modi il ricordo, avviando un lungo e difficile processo di pacificazione, le scorie di questo passato turbolento continuano ad sopravvivere ed influenzare fortemente la rivalità tra le due squadre locali: i biancorossi della Crvena Zvezda (Stella Rossa) e i bianconeri del Fudbalski Klub Partizan.

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In foto: i tifosi del Partizan Belgrado

Entrambe le società portano in alto i loro vessilli, nati ai tempi del socialismo di Tito, per perseguire l’eterna ricerca della supremazia cittadina. Ma, fedeli alle proprie tradizioni, non tollerano che vengano confusi i ruoli dello sceneggiato calcistico, recitato almeno due volte all’anno di fronte ai loro rispettivi tifosi. Per tali ragioni, i supporters delle opposte fazioni non aspettano altro che le settimane precedenti al Večiti derbi: il fine è scatenare spesso e volentieri l’inferno per le vie della capitale. Da un lato i gruppi di supporters Deljie (gli eroi) della Stella Rossa, da sempre dichiaratamente nazionalisti, dall’altro i Grobari (i becchini) del Partizan che, etichettati come gli ultras della squadra dell’esercito, non perdono occasione per ricordare di aver difeso i confini di casa dall’invasione nazista.

Che sia il Marakàna (casa della Stella Rossa) o lo Stadion FK Partizan (casa del Partizan), non fa alcuna differenza: quando c’è il derby, le due torcide non si fanno scrupoli a far valere le proprie ragioni. La stracittadina va vinta, dentro e fuori dal campo, per consegnarne gli onori dinanzi l’altare della gloria eterna.

148° capitolo del Večiti derbi:  l’inferno del Marakàna 

50 feriti, 40 arresti e 45′ minuti di ritardo. Il bollettino del prepartita di Stella Rossa e Partizan, ha segnato fin da subito una tripla doppia da far impallidire anche Michael Jordan in persona. I tafferugli sono cominciati già prima della partita nei pressi dello stadio della Stella, giusto per scaldare un po’ le mani e gonfiare il petto di adrenalina. D’altronde, quando oltre il predominio campanilistico si giocano anche i punti decisivi ai fini della vittoria del campionato (Partizan primo e Stella Rossa seconda), l’ago della bilancia, da queste parti, tende a propendere facilmente verso le “cattive maniere”. 
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Questo è quanto accaduto fuori dal campo. In campo, almeno sugli spalti, il match si è svolto sulla medesima falsariga: sassaiole e scontri ripetuti con in mezzo gli agenti di polizia impegnati nel provare a contenere la furia (20 i poliziotti contusi a fine gara), accompagnati da fitti lanci di petardi e fumogeni. Le due torcide hanno costretto l’arbitro a sospendere la partita per sette minuti. Questo è l’inferno del Marakàna: un copione già visto e interpretato da coloro che partecipano al derby come attori protagonisti.

Per quanto attiene al “calcio giocato”, la sfida invece ha deluso leggermente le aspettative. La pioggia di gol sperata non c’è stata e, alla fine dei novanta minuti più recupero, il risultato finale è stato un pareggio a reti bianche. Lo 0 a 0 ha fatto felice gli ospiti del Partizan, che hanno così mantenuto invariato il loro vantaggio di 5 punti in classifica sui rivali della Stella Rossa. A dir la verità però, la partita ha evidenziato una netta superiorità della capolista, che ha dominato l’incontro nella fase iniziale e nel finale, rischiando, più volte, di passare in vantaggio. 20150425_184102-608x400Nella sfida nella sfida tra le due stelline più talentuose in campo, Zivkovic (esterno destro di fascia classe ’96 del Partizan) ha messo in mostra nelle giocate, più voglia e sfrontatezza di Stojanovic (centrocampista offensivo classe ’93 della Stella) che, molto probabilmente, ha sentito maggiormente il peso e la pressione dell’appuntamento. All’infuori di ciò, considerando l’intera stagione, i due giocatori sono già sui taccuini dei top club europei, ed è facile immaginare che entrambi saranno i gioielli più pregiati del calciomercato estivo europeo.

Terminato il match, il dopo gara non ha riservato particolari colpi di scena, con le due tifoserie che hanno invaso senza sussulti le strade circostanti l’area dello stadio. Certo, alla felicità degli ultras del Partizan, convinti di aver messo finalmente le mani sul ventiseiesimo scudetto della loro storia, ha fatto da contraltare la delusione dei supporters della Stella Rossa, amareggiati per l’occasione mancata di avvicinare gli odiati cugini. Ma i derby sono così: una volta conclusi, lasciano sentimenti contrastanti nel cuore delle rispettive tifoserie. E la 148° stracittadina di Belgrado non ha fatto eccezione.

Un derby eterno che questa volta ha premiato il Partizan. Ma c’è da esser certi che la Stella Rossa eDeljie si stiano già preparando al meglio per riscriverne un nuovo paragrafo di questa lunga storia…

…ovviamente, a forti tinte biancorosse. 

Foto: www.thebegbieinside.com , www.lookoutnews.it