CDD FootWorld #1 – Primi passi sulle orme dei giganti

MLS montaggio

Primo viaggio, prima tappa. Preso il biglietto? #CDDFootWorld vi porta negli Stati Uniti: inizia la Major League Soccer (MLS).

“L’America non si appassionerà mai al calcio”: una frase che nei decenni è rimbalzata continuamente, ogniqualvolta si cercava di accostare questi due mondi, che sembravano destinati a non intrecciarsi mai, se non per realtà minori, quasi trascurabili. L’impresa contro i maestri inglesi al Mondiale del 1950, la scintillante (nei nomi) e fallimentare (nei bilanci) esperienza della NASL, il Mondiale ospitato in casa, la rinascita sostenibile e modesta della Major League Soccer: stretto tra la morsa delle grandi Major (Baseball, Basket, Hockey, Football), il soccer non ha mai trovato molto respiro.

simpsons6Quando, nel 2007, Homer Simpson, nel film che è stato un po’ il canto del cigno della serie animata degli omini gialli a quattro dita, si univa al coro, ripetendo la frase con cui abbiamo aperto questo articolo, non poteva immaginare che la vera svolta si stava già concretizzando proprio in quei giorni: il passaggio di David Beckham dal Real Madrid ai Los Angeles Galaxy. L’arrivo dello spice boy e di sua moglie Victoria attirò le luci della ribalta su un campionato con progetti e regolamentazioni molto razionali, ma che senza un movimento di qualità alle spalle si trovava con le ali tarpate.
Al Mondiale brasiliano abbiamo potuto realmente apprezzare come le prospettive verso il soccer in America fossero stravolte: il passaggio del turno in un girone di ferro con Germania, Portogallo e Ghana e la comunque grande prova contro il Belgio hanno raccolto l’appassionato sostegno di milioni di americani, tanto che anche il presidente baskettaro Obama si è dovuto unire al coro dei tifosi.

I nuovi arrivati

Siamo ora pronti all’inizio della nuova stagione MLS 2015, con tanti addii e tanti benvenuti da fare. Un duro colpo alle speranze dei New York RedBulls è stato dato dal definitivo ritiro dal calcio giocato dell’immenso Thierry Henry, che l’anno scorso era stato uno dei migliori giocatori della Lega. Altro addio illustre, questa volta a ovest, è stato quello di Landon Donovan, per distacco il più grande calciatore della storia americana, che ha salutato da campione i Los Angeles Galaxy. La Lega ha inoltre preso la decisione di escludere il Chivas USA, filiale americana dell’omonimo sodalizio messicano di Guadalajara. La franchigia, con base a LA, aveva una misera media spettatori di 7.000 persone, oltre a un record di risultati mediocri nelle 10 stagioni passate nella Western Conference.

Per una squadra che sparisce, due ne entrano: Orlando entra per la prima volta con un team nella Major League, l’Orlando City FC, mentre New York avrà addirittura un derby: ai RedBulls si aggiunge il New York City FC, franchise di proprietà dello sceicco Mansour, già plenipotenziario del Melbourne City in Australia e, ovviamente, del Manchester City in Inghilterra. I Citizens americani giocheranno nel Bronx, al mitico Yankee Stadium, già casa della Major League di baseball nella Big Apple.

Presentazione Kaka

Orlando, da anni una delle migliori squadre della USL Pro, terzo livello del soccer americano, ha puntato su una rosa di giovani talenti, come Molino, MVP della scorsa USL, e Okugo, centrocampista ex Philadelfia molto promettente strappato alla concorrenza del Friburgo. Molto interessante anche l’esterno sinistro ex Stoke City Brek Shea, nel giro della nazionale di Klinsmann. A guidare una rosa dell’età media di 24,7 anni, c’è il 32enne Kakà, pronto a rimpiazzare l’eleganza e il carisma di Thierry Henry nella Western Conference.

Frank Lampard

A New York, sponda City, un po’ di malcontento e confusione, legati all’arrivo posticipato di Lampard, che Pellegrini ha preteso di trattenere in Inghilterra fino a giugno, a discapito dei precedenti accordi. La squadra potrà comunque contare sul ‘Guaje” Villa, che però nel suo periodo in Australia al Melbourne ha messo insieme solo 4 presenze. Acquisto di sicura sostanza è quello di Mikkel Diskerud, già nazionale americano, centrocampista arrivato dal Rosenborg che in MLS farà sicuramente bene.

 Largo ai giovani

Spesso si vede il campionato americano come un approdo sicuro per campioni attempati e non più in grado di reggere i ritmi europei, ma la realtà è molto diversa. Le regole ferree sul salay cap consentono di poter ingaggiare solo due superstar al di sopra del tetto salariale, eventualmente comprando il terzo slot da un’altra squadra. Il resto della rosa ha stipendi più che contenuti, con una larga fetta dei posti riservati a giocatori giovani. Ogni anno, nel pieno stile di una lega sportiva americana, si tiene il SuperDraft, dove i team si spartiscono i giovani giocatori che entrano a far parte della Lega.

Superdraft Philly

La prima scelta tocca alle nuvoe franchigie, seguite dalle altre ordinate per l’inverso delle prestazioni nel campionato precedente, in un’ottica che vorrebbe consentire un ricambio costante al vertice. In realtà il meccanismo del draft sta perdendo di importanza a discapito dello sviluppo delle Youth Academy, autogestite dai club e i cui giocatori possono essere iscritti nella rosa della Prima Squadra senza passare dal meccanismo del draft. Mentre molti dei nuovi titolari della MLS arrivano con lo status di HomeGrown player, chi viene selezionato nel draft molto spesso ha un ruolo di secondo piano.

In un campionato dove l’età media è di 25,7 anni (contro i 26,6 della Serie A), la presenza di giocatori dal ’91 in giù è importantissima per molte squadre. I più giovani sono i ragazzi dei Vancouver Whitecaps, con un’età media di 24,2 anni. In attacco i migliori talenti: Erick Torres, talentuso messicano del ’93, reduce da un grande anno nel defunto Chivas e ora passato a Houston, Cyle Larin, ’95 nazionale canadese, prima scelta del draft 2015 aggiudicata ad Orlando, Fagundez, ventenne uruguagio con più di 100 presenze nel New England Revolution e soprattutto Gyasi Zardes, classe ’91 dei Galaxy, già in odore di nazionale, che l’anno scorso col veterano irlandese Robbie Keane ha formato una coppia d’attacco micidiale.

I vecchi amici, gli idoli di casa e i talenti d’importazione

Non di sole star vive la MLS. I nomi più eclatanti del mercato sono stati quelli di Villa, Lampard e Kakà, ai quali si è recentemente aggiunto quello di Steven Gerrard, quando il capitano del Liverpool ha annunciato che a giugno si accaserà ai Galaxy. Oltre a queste superstar di fama mondiale, troviamo in ogni squadra qualche vecchia conoscenza, qualche giocatore che ci strappa un nostalgico sorriso, qualche personaggio che “guarda un po’ che fine ha fatto!”. Qualche nome? Abbiamo già citato Robbie Keane, che gli interisti ricorderanno giovanissimo come uno dei tanti acquisti strampalati della storia nerazzura, ricca di nomi esotici e presunti fenomeni. Un altro di questi risponde al nome di Oba Oba Martins (Seattle Sounders), velocista nigeriano famoso per le sue esultanze acrobatiche. L’anno scorso questi due sono stati tra i migliori marcatori della stagione, veri mattatori nella Western Conference, vinta nella Regular Season da Seattle, ma soffiata in finale dei play-off dai Galaxy. Ma come non citare Emeghara (San José), Pogatetz (Colombus), Németh (Kansas City), Cocis (Chicago), il guatelmalteco Marco Pappa (Seattle), il mitico portiere algerino Rais M’Bolhi (Philadelphia) o lo stesso Giovinco (Toronto)?

Immagini MLS

In ogni caso la storia insegna che le squadre vincitrici del titolo spesso e volentieri possiedono un’ossatura di giocatori locali, soprattutto nel pacchetto arretrato. Che la qualità complessiva del movimento stia crescendo, quindi lo rileva anche la grande percentuale di giocatori della Nazionale provenienti dal campionato. Una Nazionale, è bene ricordarlo, arrivata tra le prime 16 al mondo. Troviamo il veterano DaMarcus Beasley, che a 33 anni scorrazza sulla fascia sinistra di Houston, il leader difensivo Beckerman, bandiera di Salt Lake City, Zusi e Feilhaber (Kansas City), l’infinito Jermaine Jones (New England) ex Schalke 04, Wondolowski (San José) goleador sempre prolifico in campionato, Michael Bradley (Toronto), preso dalla Roma per ben 7 milioni e mezzo, oltre ai ritorni in patria di Altidore (Toronto), Edu (Philadelphia) e Kljiestan (NY RedBulls). Ritiratosi Donovan, la vera stella del soccer americano rimane Clint Dempsey, attaccante di Seattle, 112 presenze e 44 in Nazionale, una grande carriera in Inghilterra tra Fulham e Tottenham e una personalità da vero leader.

Immagini MLS

A conferma del fatto che questo non è (più) un campionato-discarica, c’è da notare come, soprattutto negli ultimi anni, il campionato americano sia diventato terra di import/export di talenti. Per l’Europa sono partiti in estate Montero e Rosell alla volta dello Sporting Lisbona, Gonzalez per Palermo e DeAndre Yedlin, terzino classe ’95 formidabile, preso dal Tottenham. In Bundesliga da sempre hanno un occhio particolare per questo campionato, offrendo ogni anno provini ai talenti migliori (ben 8 giocatori americani militano attualmente in Bundes). A questo flusso di talento in uscita corrisponde sempre più un flusso in entrata: oltre ad aggiudicarsi molti giovani talenti dei paesi centro/sudamericani, si cominciano anche a spendere soldi per portare dentro giocatori dall’Europa. Già nominato Torres, attaccante di Houston pagato ben 7 milioni di dollari al Chivas Guadalajara, ma sono arrivati a suon di dollari a Chicago Accam e Igboannike, due dei maggiori talenti del campionato svedese, parte di un mercato -quello scandinavo- sempre aperto all’esportazione, anche trans-continentale.

La MLS

Cosa dirà il campo

Squadre presenti nella MLS

A est troviamo forse un campionato più equilibrato, con tante franchigie potenzialmente attrezzate per vincere ma non predominanti sulle altre. A Toronto hanno dimostrato di fare sul serio, costruendo un asse centrale di livello europeo con Perquis (franco-polacco ex Betis) in difesa, la coppia Cheyrou-Bradley a centrocampo e il tandem Giovinco-Altidore in attacco. I campioni di Conference uscenti dei NY RedBull puntano sul miglior marcatore assoluto della scorsa stagione: Bradley Wright-Phillips, di cui vi abbiamo parlato sulla nostra pagina Facebook. I primi classificati della Regular Season 2014 del D.C United hanno una rosa senza grandi nomi, molto americana, ma solida e concreta, culminante nel bomber argentino Espindola, saranno sicuramente della partita nei play-off, ma difficilmente potranno competere per il titolo. Per Orlando e NYC sarà un anno interlocutorio, in cui il raggiungimento dei play off potrà già dirsi un buon risultato, Philadelphia e Columbus sembrano condannate all’anonimato, Chicago può sorprendere perché rispetto alla scorsa, fallimentare, stagione ha cambiato molto, mentre Montréal, nonostante la storica semifinale di Champions raggiunta, non sembra in grado di competere sul lungo periodo. I nostri favoriti sono i New England Revolution, squadra strutturata in ogni suo reparto, che davanti ha una coppia potenzialmente letale nella qualità di Nguyen (oriundo vietnamita da 16 gol l’anno scorso) e nei muscoli e nella velocità di Agudelo, ex Stoke e Utrecht.

A ovest il divario tra le prime e tutte le altre è forse più netto, con Galaxy e Seattle Sounders una spanna sopra, sulla carta. I LA galacticos hanno la concreta possibilità di bissare il successo dello scorso anno e portare a casa il sesto titolo nazionale. Dietro alle due principali favorite, vediamo bene Dallas, col mancino di Michel in mezzo al campo, il talento di Fabian Castillo sulla fascia e l’esperienza del panamense Blas Peréz in attacco, la stessa Houston ha buone possibilità di fare bene, così come lo Sporting Kansas City. Non va mai sottovalutata la solidità di Salt Lake City, che unità alle doti del trio avanzato Morales-Findley-Saborio, forma una potenziale mina vagante. Vancouver, Colorado e San José sembrano possedere qualcosa di meno in organico, ma il campionato americano è quanto di più incerto possibile.

Da questa edizione la Major League Soccer sarà trasmessa in Europa da Eurosport, continueremo a seguirla, in pieno spirito #CDDFootWorld.

Alla prossima tappa del viaggio, amici!

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