Commento al modello aziendale dell’Udinese Calcio

Se l’Udinese stenta sul campo, rischiando la retrocessione a due partite dal termine del campionato, la società friulana è testimone di come investire intelligentemente in infrastrutture abbia un ritorno economico positivo sul bilancio nel medio lungo periodo. Un po’ di dati:

✓2013-16. Circa tre anni per completare il rinnovamento dello stadio Friuli;
✓30 milioni la spesa complessiva, per un diritto di superficie (non la proprietà) pari a 99 della struttura, simil Allianz Stadium;
✓L’ammortamento dello stadio, cioè la ripartizione del costo d’investimento nella ristrutturazione da iscrivere a bilancio, è stato deciso su base settennale. Cioè, invece di ripartire la spesa in quota para su 99 anni, la società dei Pozzo ha deciso di sacrificare il possibile utile del breve medio periodo;
✓Prospetto prudenziale di ricavi da stadio crescente dalla stagione 2016/17 a quella 2021/22 (si parte dai 3 mln fino a giungere ai 6 dell’ultimo anno preso in considerazione;
✓Ricavi effettivi da stadio per la stagione attuale – fonte Rigotto, project manager del club – a quota 8 mln di euro, ben superiori alle prospettive, con obiettivo di raggiungere i 10 nei prossimi anni, salvezza permettendo;
✓Media spettatori ’17/18 di 17 mila circa, con un load factor (% riempimento stadio) del 73%, fermo considerando la stagione abulica;
✓Per questa estate partita il progetto Dacia Arena 2.0, che vedrà il club impegnato con un investimento di 20 mln di euro in opere che completeranno definitivamente lo stadio (es. chiusura dei raccordi tra tribuna e curve, nuove aree ricreative all’interno della tribuna, miglioramento delle aree antistanti lo stadio).
✓A regolamento FPF, in campo europeo, gli investimenti per infrastrutture vanno sottratti dalle possibili perdite a bilancio. Ergo, la perdita di 27 mln del 2017 va considerata come fisiologica e frutto di una politica di sviluppo societario, che porterà benefici non nell’immediato.

Di contro, per uno stadio che cresce, il player trading, vero asse portante del club, diminuisce. Nessuna cessione eccellente in queste ultime stagioni, ma non tutti i mali vengono per nuocere. Nessuna azienda può sopravvivere della compravendita dei calciatori, che è quanto di più aleatorio possa esistere nel calcio, in quanto basata sulle prestazioni futuribili del calciatore. Bene la diversificazione dei ricavi, riequilibrando ciò che è gestione caratteristica (stadio, diritti TV, sponsor) da ciò che è gestione extra caratteristica (plusvalenze da player trading).

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