Cosa è successo al FC Basilea?

Cosa è successo al FC Basilea?

La formazione rossoblù ha vissuto un periodo d’oro tra il 2009 e il 2017, vincendo otto campionati di fila e portando a casa anche tre coppe nazionali. Oltre a ciò, il Basilea ha ben figurato anche in varie edizioni delle competizioni europee, raggiungendo due volte gli ottavi di finale di Champions League e in un’occasione anche la semifinale di Europa League. Dopo la deludente passata stagione, conclusa senza alcun trofeo e alle spalle dello Young Boys in campionato, ci si aspettava un pronto ritorno al vertice in quella attuale. L’annata, tuttavia, è iniziata nel peggiore dei modi. Sotto le guide tecniche prima di Raphael Wicky, promosso dalla formazione giovanile, e poi di Alexander Frei, ex bandiera del club, in seguito promosso ad interim, il club svizzero ha raccolto solamente delusioni: eliminazione dal secondo turno preliminare di Champions League (vs PAOK) e falsa partenza in campionato. Con l’arrivo del nuovo tecnico Marcel Koller, ex selezionatore della nazionale austriaca, la situazione non è migliorata: ulteriore eliminazione dal Playoff d’Europa League (vs Apollon Limassol) e quinto posto in campionato, frutto di un cammino altalenante e macchiato dalla pesante sconfitta sul campo dello Young Boys (7-1).

La politica d’investimento del Basilea si è mantenuta grossomodo costante nel corso del tempo. Il club elvetico da sempre porta avanti una strategia finalizzata all’acquisto di giovani talenti, per poi determinarne la valorizzazione e la successiva cessione a un prezzo considerevolmente superiore a quello precedente. Ciò ha permesso di scatenare un circolo virtuoso che da un lato consentiva di incassare cifre considerevoli a ogni sessione di mercato, dall’altro permetteva di poter diversificare i propri fondi, di modo tale da aver ulteriore margine per un sicuro rafforzamento della rosa. Nel lasso di tempo in questione, il Basilea ha incassato quasi 140 milioni di euro dalle cessioni dei propri migliori giocatori, tra i quali Shaqiri, Salah, Sommer, Elneny, Granit Xhaka, Embolo e molti altri. La cifra re-investita sul mercato? Circa la metà, con un considerevole positivo in bilancio.
La grande funzionalità del sistema di scouting non rappresenta però l’unica causa del pluriennale dominio del club elvetico. Il Basilea ha fondato il proprio successo anche sul proprio settore giovanile, che nel corso delle varie stagioni ha prodotto non solo calciatori di grande talento, come gli stessi Shaqiri, Sommer, Embolo e Xhaka, ma anche molti elementi in grado di poter reggere il professionismo ad alto livello, alcuni dei quali risultano ancora in rosa, come Fabian Frei, Taulant Xhaka e Valentin Stocker (tornato alla base dopo molti anni).

La forza degli elementi a disposizione si è sempre resa preponderante rispetto alle reali capacità dei vari tecnici che si sono seduti sulla panchina del club rossoblù nel corso degli anni, tant’è che l’unico ad aver fatto concretamente dei passi in avanti nella propria carriera si è rivelato il portoghese Paulo Sousa: tale precisazione serve per poter presentare quelle che sono state le principali cause del declino degli ultimi due anni.

In primo luogo, un arresto di quella particolare lungimiranza che ha caratterizzato il calciomercato basilese dell’ultimo decennio. Nonostante le remunerative cessioni di Akanji (BVB), Elyounoussi (Southampton) e Vaclik (Siviglia), molti degli investimenti fatti non hanno reso quanto sperato. Ricky van Wolfswinkel, centravanti arrivato dal Vitesse, non ha pienamente convinto e spesso si è ritrovato a combattere con fastidiosi problemi fisici. Migliore si è rivelato il rendimento del giovane attaccante svizzero Ajeti, classe 1997, sebbene non sia stato sufficiente per poter trascinare l’intera squadra. Dimitri Oberlin, attaccante di 21 anni, è stato fatto partire a cuor leggero dal RB Salisburgo, non certo per caso: inconsistente finora il suo apporto da professionista, salvo una discreta parentesi con la maglia dell’Altach. Allo stesso modo, nemmeno l’investimento per Silvan Widmer si può definire particolarmente oculato: i quasi cinque milioni spesi per riportarlo in patria dall’Udinese potrebbero essere definiti quasi eccessivi, soprattutto per un club abituato a dilazionare le proprie spese.

A tutto ciò bisogna aggiungere, in secondo luogo, il forte cambio generazionale che ha caratterizzato la rosa basilese. Anche a causa di una serie generalizzata d’infortuni, nel corso delle ultime due stagioni sono stati promossi in prima squadra molti prodotti del vivaio dalla giovanissima carta d’identità, che devono essere comprensibilmente aspettati. Oltre al nostro connazionale Raoul Petretta, terzino sinistro nel giro della nazionale under 21, occorre registrare anche il frequente impiego di Eray Cömert, centrale difensivo classe 1998, Afimico Pululu, trequartista classe 1999, Noah Okafor, esterno mancino classe 2000, oltreché di Blas Riveros, mancino paraguayano classe 1998, acquistato per pochi spiccioli dall’Olimpia. Per quanto ci si attendesse un rendimento sicuramente maggiore nel breve periodo, non bisogna dimenticare come non sia semplice rimanere al vertice con molti ragazzi alla prima esperienza da professionista.

Tali fisiologiche complicanze sono state rese ancor più pesanti, infine, dal generale exploit dello Young Boys. Il club di Berna ha saputo approfittare del periodo di transizione della storica rivale per occupare prepotentemente il vertice del movimento calcistico elvetico. Oltre alla storica qualificazione alla fase a gironi di Champions League, la formazione giallonera comanda la classifica della Super League con dodici punti di vantaggio, grazie a nove vittorie in altrettante partite disputate. Una totale supremazia.

La sensazione è che, per tutte queste ragioni, sia proprio la formazione giallonera a essere destinata a un’egemonia che potrebbe durare per moltissimo tempo. La conquista della fase finale della prestigiosa competizione europea ha riversato sul club della capitale una vagonata d’oro che la competitività elvetica non può sopportare. A questo punto, il Basilea dovrà essere molto bravo a supportare la crescita dei propri ragazzi, per riacquistare velocemente ambizione e tornare a competere per gli abituali obbiettivi.

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