Croy Jürgen – Il portiere al di la del muro

Generazione Muro di Berlino

Quando i miei genitori avevano la mia età, per loro era del tutto impensabile che si potesse semplicemente oltrepassare il confine al di là del Muro, e che si potesse perfino immaginare di andare a trovare amici e conoscenti in ogni angolo d’Europa”. 

Michael è un ragazzo tedesco di 23 anni, figlio di Hans e di Christine Becker. Lui è nato nella parte est di Berlino, precisamente nel quartiere sudorientale di Öberschoneweide, ma il regime sovietico non lo ha mai conosciuto né vissuto veramente. Quando è nato infatti, il Muro che divideva a metà Berlino era già crollato da due anni. Per Michael oggi, i resti di quel Muro sono più che altro un pezzo di storia della sua nazione, da osservare quando gira le strade della città. A volte distrattamente, a volte no. Nel suo profondo sa di non esserne stato partecipe, ma è altrettanto consapevole che, a differenza sua, per generazioni di tedeschi ha significato molto, molto di più, per certi versi anche la vita. I suoi genitori ad esempio, loro si che il Muro l’hanno vissuto, e non dalla parte “più fortunata”, cioè quella dei tedeschi dell’Ovest. Loro sono stati la Generazione Muro di Berlino. Dai racconti dei suoi, infatti, Michael ha appreso molto sul passato della porzione di Germania ad est del Muro. Quel lungo blocco di cemento armato eretto nel 1961, Hans e Christine glielo hanno descritto come il simbolo di un’inutile guerra di ideologie: da una parte loro, i “comunisti” della DDR (Repubblica democratica tedesca), dall’altra “i figli del capitalismo” della RFD (Repubblica federale tedesca). Ventinove lunghissimi anni durante i quali i soldati avevano l’ordine di sparare a tutti quelli che cercavano di attraversare la zona di confine, con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine anti-uomo e filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione. Ma anche altro: la Stasi (la polizia di stato) a controllare le vite di “quelli di qua”, in una sorta di Grande Fratello collettivo.

Mario-Dondero-Due-giorni-prima-della-_Caduta-del-muro-di-Berlino_-1989

Unico svago concesso lo sport, in particolare il calcio, ma sempre sotto lo stretto controllo del regime. Specialmente per il padre di Michael, che tifava e tifa ancora per l’Union Berlin, il club che ai tempi della DDR si opponeva alla Dinamo Berliner, la squadra della Stasi. In quegli anni, l’Union fu il punto di riferimento per chi come lui mostrava una certa insofferenza nei confronti del regime e dei suoi metodi oppressivi.

Era una delle poche possibilità per esprimere il proprio dissenso, senza essere arrestati dalla polizia di stato. Anche per tale ragione Michael ha ereditato la stessa fede calcistica, quasi fosse una forma di rispetto e di ammirazione nei confronti del suo vecchio. Entrambi vanno all’An der Alten Försterei, la casa dell’Union, per assistere ai match casalinghi della squadra. Per stemperare la tensione del prepartita, Michael costringe spesso Hans a raccontargli di quando da ragazzo andava allo stadio. Anche se quelle storie le sa ormai a memoria, non importa: ascoltarle lo tranquillizza quel tanto che basta. Questa domenica in programma c’è la partita contro il Fortuna Düsseldorf, una sfida di metà classifica utile solo per aumentare i rimpianti di una stagione cominciata bene e proseguita invece in maniera altalenante. Inoltre, già dopo 20 minuti, l’Union è sotto di due gol, complice una papera dell’estremo difensore Hass. Non è la prima che compie in stagione il numero uno di casa: il padre di Michael non lo ha mai considerato all’altezza del ruolo, vuoi perché troppo insicuro, vuoi perché sono sensazioni a pelle che difficilmente si possono spiegare a parole.

A dir la verità poi, è dai tempi della DDR Oberliga che Hans non riesce ad ammirare un portiere degno di essere chiamato tale. Anche dopo la riunificazione dei campionati, nessuno tra i pali lo ha fatto emozionare. Così, a distanza di anni, non gli resta che ricordare nostalgicamente le parate di un certo Jürgen Croy, a detta di tutti quelli che ebbero la fortuna di vederlo giocare, il portiere numero uno al di là del Muro.

“Figliolo, nessun portiere sarà mai come Jürgen Croy”

Il duplice fischio a chiusura del primo tempo, arriva giusto in tempo per sottrarre il portiere Haas da altri improperi del padre di Michael. “L’Union con Croy in porta al posto tuo, lotterebbe per la promozione in Bundesliga” – gli grida contro Hans con tutta la voce in corpo. Michael, una volta calmatolo, non perde occasione per chiedergli di più sul conto di quel calciatore a lui sconosciuto: chi sarà mai questo benedetto Croy, del quale il padre si è accalorato così tanto?

La risposta è già bella che pronta nel cuore di Hans: un intreccio di storia, sentimenti ed emozioni che ancora una volta ha a che fare con il Muro e la Generazione di quelli cresciuti ad est di esso. L’altra Germania. Composta da chi come Jürgen Croy nasce a Zwickau, in Sassonia, la città del pianista romantico Schumann. Era l’Ottobre del 1946, solo venti mesi prima, a Jalta, s’era deciso che quella regione rientrasse nell’area di occupazione sovietica. Giusto tre anni dopo, Croy diventava ufficialmente un cittadino della Repubblica democratica tedesca, la DDR. Inconsapevolmente, un po’ come il suo primo approccio al pallone, nello Sachsenring Zwickau, la squadra della sua città e della vita. Il ruolo? Quello si che fu scelto: il portiere, perché con il pallone tra le mani Jürgen ci sapeva proprio fare. Dotato di reattività riflessi felini, gli avversari impararono ben presto a conoscere la sua eccezionale padronanza della propria area di rigore che, insieme ad una gestione intelligente del primo possesso palla, ne faceva un portiere fuori dal comune.11028072,7613306,highRes,croy3

Le poche notizie di sport e di calcio che la Stasi lasciava volutamente trapelare, riguardavano sempre un confronto esasperato con gli altri, quelli oltre il Muro. – continua Hans, quasi fosse un fiume in piena – La maggior parte le prendevo come storielle da propaganda, ma ce ne fu una che mi colpì particolarmente: tutti, ma proprio tutti erano concordi nel dire che Croy fosse un portiere talmente forte da essere paragonato ai Zoff e Maier, dei mostri sacri di quell’epoca”. Michael non ha il coraggio di interromperlo, neanche per dirgli che il secondo tempo è iniziato. Alla fine gli va bene cosi, il racconto fino a quel momento si è rivelato essere il momento più interessante di una domenica alquanto avara di soddisfazioni.

Due Jürgen per riscrivere la storia

“Pà, abbiamo segnato, Kobylanski l’ha messa dentro di testa! Forse finalmente i ragazzi hanno deciso di volerla giocare la partita”. Il Fortuna è ancora in vantaggio, ma l’Union ha ancora 30′ minuti abbondanti per riportare in equilibrio l’incontro. Ad Hans quel lungagnone polacco gli ricorda in alcune movenze un altro Jürgen: Jürgen Sparwasser, attaccante e nazionale della DDR. Si, proprio lui, “Spahli”, l’amico fraterno di Croy e futuro eroe della notte di Amburgo.

Ai tempi del regime, moltissimi ragazzi si chiamavano Jürgen. Hans a memoria ne conosceva addirittura nella sua comitiva di amici. Il padre di Michael, con il passare degli anni, aveva compreso il motivo di ciò, che era poi uno, essenzialmente legato ad una data storica per il movimento calcistico della DDR: il 22 giugno 1974. 

Michael, come ben sai,  io ho vissuto nella Germania che non ha vinto nulla. Quasi nulla. Eccetto in un occasione, durante i Mondiali del ’74.  Noi contro la Germania. Gli occidentali. Noi contro il pezzo di noi che stava dall’altra parte. Noi diversi e uguali. Germania est contro Germania ovest.”. Effettivamente le due Germania non si erano mai incontrate prima di quel giorno, almeno a livello di nazionali maggiori. Due anni prima c’era stata sì una sfida olimpica ai Giochi di Monaco, ma i tedeschi dell’ovest avevano mandato in campo una selezione giovanile. Quella volta c’era qualcosa di più in palio, c’era una partita vera, la terza del girone mondiale, che avrebbe definito la classifica per la fase successiva.

11401269_508514035966907_1272466594434840098_n

“Pà, ma tu c’eri quel giorno?” – la domanda scontata di Michael, quasi innocente. No, Hans il 22 giugno 1974 non c’era. Il governo aveva fatto un’eccezione solo per pochi “fortunati”, e aveva concesso giusto qualche migliaio di visti turistici che scadevano la sera stessa, anche perché c’era qualche preoccupazione: la Baader-Meinhof, un’organizzazione terroristica della Germania Ovest, aveva minacciato di imbottire di tritolo lo stadio e di farlo saltare in aria durante la partita. La TV quella sera poteva  bastare. Le strade erano deserte e tutti erano a casa a chiedersi con quanti gol di scarto avrebbe vinto la Germania Ovest. Invece no, il match fu teso, giocato sul filo dei nervi.

“Ricordo con malcelata rassegnazione il palo di Gerd Muller, e la parata incredibile del solito Croy su Breitner, e poi al 77′ minuto il bagliore di un miracolo, firmato dall’altro Jürgen, il compagno Sparwasser. Da una rimessa rapida di Croy, quando la palla arrivò nell’area dei tedeschi, sì insomma di quei tedeschi lì, Jürgen la prese quasi con la faccia, se la portò avanti col petto, col busto, con la pancia, coi pantaloncini, era come se la spingesse avanti con tutto se stesso e con la forza di tutta la Germania dell’Est. Noi, i poveracci. Loro, le star. Poi la colpì forte di collo destro e la mise in porta. Uno a zero. Io e tuo nonno ci abbracciammo più forte che mai, mentre al di là dello schermo Beckenbauer mormorava: Waterloo, Waterloo.”.stichtag_januardreizehn108_v-TeaserAufmacher

Una lacrima si affaccia sul volto di Hans. Michael, può solo immaginare che sensazioni abbia potuto provare quella sera il padre. Istintivamente lo abbraccia, come fecero i compagni di squadra verso i due Jürgen, una volta finito il match di Amburgo. Loro, Sparwasser e Croy, fantastici protagonisti di quella vittoria, che riscrisse indelebilmente la storia delle due Germanie.

“Alla gloria Croy ha sempre preferito la fedeltà”

Il ruolo di eroe nazionale Croy non lo ha mai interpretato bene. Terminata la festa in patria, il numero uno della DDR ritornò quasi con sollievo alla quotidiana normalità della sua vita. Hans, da ragazzo poi diventato uomo, era rimasto affascinato da questo aspetto del carattere di Croy. “Sai Michael, – rivolgendosi ancora una volta al figlio – Croy non lasciò mai il suo Sachsenring, rifiutando più e più volte le offerte della Dinamo Dresda, del Magdeburgo, del Carl Zeiss Jena, sebbene sapesse che così non avrebbe mai giocato le Coppe europee.” 

Il senso di ciò forse risiede nel fatto che, ancora oggi, bastano le sue parate a dipingere il grande portiere che è stato nell’immaginario collettivo calcistico, o forse perché in fondo non gli è mai interessato un granché della gloria. A tal punto da preferirle la fedeltà, come ha rivelato lo stesso Croy, in una recente intervista. Eppure la gloria lo sfiorò ancora dopo il miracolo di Amburgo. Qualche anno dopo, e precisamente nella Coppa Coppe del 1975/76. Vi partecipò grazie alla Coppa nazionale vinta in finale la stagione precedente contro la Dinamo Dresda. Ai rigori. Croy ne parò due e andò addirittura a segnare il suo, il quinto, quello decisivo. In Coppa Coppe poi, agli ottavi di finale, il Sachsenring  pescò la Fiorentina: ancora un epilogo ai rigori. Sbagliò Antognoni, poi ancora una volta Croy a battere con successo quello decisivo. Quella squadra si spinse fino in semifinale. Dopo, per il Sachsenring e Croy le luci dei riflettori si spensero definitivamente.

teichler07

Mai più una rivincita con quelli dell’ovest, mai più tornati a un mondiale. In realtà si, ai Mondiali del ’94 anche i tedeschi dell’est c’erano: la Germania nel frattempo era diventata una sola. A settembre del 1990, la DDR aveva giocato la sua ultima partita contro il Belgio. Il muro era caduto dieci mesi prima, cancellando per sempre più di quarant’anni di divisioni. Pà, la partita è finita, abbiamo perso. – sussurra Michael al padre – Chissà però se con Croy in porta lotteremmo per la promozione, o persino per qualcosa di più importante…”. 

“Chi lo sa! – risponde Hans sospirando – Quel che è certo è che se fosse nato dall’altra parte, sarebbe stato ricordato come uno dei più grandi portieri di tutti i tempi. Tutti avrebbero conosciuto la storia di Jürgen Croy, il portiere numero uno al di là del Muro”.

Twitter: @Calciodadietro