Europei U21 in Italia nel 2019: bene, ma non benissimo

Un magro premio di consolazione. L’assegnazione degli Europei U21 all’Italia, avvenuta pochi giorni fa nella persona di Aleksander Ceferin (ndr. Presidente della confederazione calcistica continentale), certifica esattamente questo. Dopo le delusioni concenti delle due candidature fallimentari per Euro 2012 e 2016, rispettivamente andate a Polonia/Ucraina e Francia, la finali di Champions maschile e femminile a Milano e Reggio e le 4 partite di Euro 2020 da disputare a Roma (l’Europeo che celebrerà il sessantesimo anniversario della competizione), l’Italia del calcio procede sulla via dell’organizzazione dei piccoli eventi. Risparmiamo il termine “marginali”, per non essere eccessivamente critici e ripetitivi nei confronti della FIGC, ma non esulti Tavecchio per questa “vittoria di Pirro”.

Certo, di buono c’è l’opportunità di dimostrare al Board Uefa la capacità della nostra federazione di poter gestire un Europeo che, seppur fratello minore dell’omonimo di categoria superiore, rimane comunque la massima espressione del calcio continentale a livello giovanile. Nel dettaglio, lo svolgimento degli Europei U21 avverrà nel 2019 e la candidatura italiana, che ha coinvolto anche la federazione sammarinese, ha previsto la scelta di 5 impianti, di seguito elencati:

  • Bologna – Stadio Renato Dall’Ara;
  • Cesena – Stadio Dino Manuzzi (Orogel Stadium);
  • Udine – Stadio Friuli (Dacia Arena);
  • Reggio Emilia – Stadio Città del Tricolore (Mapei Stadium);
  • San Marino – Stadio Olimpico Serravalle (San Marino Stadium);

Concretamente, andiamo ad analizzare le location designate per gli Europei U21, prevedendo i possibili interventi migliorativi futuri, già previsti o quantomeno necessari, per implementare e migliorare la fruibilità complessiva dell’evento.

Bologna – Stadio Renato Dall’Ara

Anno di costruzione: 1927

Anno di ristrutturazione: 2015

Capienza ufficiale: 36462 posti

Image: Prospettiva fronte Curva Giacomo Bulgarelli

Come indicato nella scheda tecnica, la casa del Bologna FC 1909 è un impianto costruito in epoca fascista, precisamente nel 1927, per volere dell’allora vicesegretario del PNF e podestà di Bologna Leonardo Arpinati. L’elemento caratterizzante dello stadio è sicuramente la Torre di Maratona, situata nella porzione intermedia della tribuna orientale fronte tribuna coperta. La Torre, progettata da Giulio Ulisse Arata, fu completata due anni dopo l’inaugurazione, è alta 42 metri e 42 metri ed è stata oggetto del restyling avvenuto nel 2015, quando vennero riseggiolati i Distinti adiacenti, rinnovati gli spogliatoi e riammodernate le aree hospitality e della sala stampa. Obiettivo, rendere l’impianto più accogliente e funzionale, in previsione della vera e propria ristrutturazione, che al momento è ferma ai rendering dell’ingegnere Majowiecki e dell’architetto Zavanella (lo stesso dello JStadium), ai pareri favorevoli del Ministero dei Beni Culturali di Roma e della Soprintendenza di Bologna arrivati, rispettivamente, lo scorso Maggio e Ottobre. Il Presidente Saputo e l’AD Fenucci spingono per partire con i lavori entro l’inizio della stagione 2017/18, ma lo scenario non è ancora chiaro, specialmente riguardo il lasso temporale di concessione del diritto di superficie dell’impianto al Bologna. A fronte di un investimento di quasi 60 milioni di euro.  vorrebbe una concessione di 99 anni simil Udinese e Juventus. Lo stadio comunque, nell’idea della proprietà canadese, dovrebbe subire anche un consistente downsizing, riducendo la sua capienza attuale a circa 25 mila posti. Intanto la società rossoblù non è rimasta ferma e, come da comunicato apparso sul proprio sito il 13 Dicembre, ha lavorato per completare l’acquisizione del centro sportivo di Casteldebole, con l’obiettivo di creare un vero e proprio centro sportivo per prima squadra e giovanili.

Cesena – Stadio Dino Manuzzi  (Orogel Stadium)

Anno di costruzione: 1957

Anno di ristrutturazione: 1988 – 2011

Capienza ufficiale: 23860 posti

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Image: angolazione Tribuna centrale – Curva Mare

Il Dino Manuzzi, alias Orogel Stadium dal 2014 (a seguito del contratto di sponsorizzazione con l’azienda di surgelati locali) è un impianto di 23860 posti situato nel quartiere Fiorenzula di Cesena. Fu costruito nel 1957, con il nome di “La Fiorita”, denominazione che mantenne fino al 1982, anno in cui l’impianto venne intitolato al presidente Dino Manuzzi (dal 1964 al 1980), morto proprio quell’anno, e rimasto nei cuori dei tifosi cesenati per aver portato sotto il suo mandato la squadra romagnola in Europa. La struttura, prima della ristrutturazione avvenuta nel 1988, presentava la pista d’atletica, una sola tribuna coperta ed i restanti settori in tubi innocenti. Con la riqualificazione, l’impianto è stato rinnovato per 3/4, mantenendo intatta solo la tribuna centrale che, nonostante tutto, ha subito interventi di restyling nel 2011, con l’ampliamento della tribuna stampa, degli interni ed una nuova seggiolatura. Per la sua conformazione “inglese” e la sua capienza che lo rende lo stadio più grande della Romagna, il Manuzzi ha ricevuto da più parti apprezzamenti, venendo anche inserito nel lotto delle strutture facenti parte della candidatura italiana – poi persa – ad Euro 2012. Da più anni si prospetta l’idea di collegare la tribuna centrale con i restanti settori dello stadio, ma tra idee di project financing molto nebulose e cambi societari travagliati, il Cesena ha portato avanti la politica degli interventi graduali. Nel 2011, grazie ad una collaborazione con la Limonta, il Manuzzi è stato dotato del manto erboso sintetico. Per volere dell’allora presidente Campedelli, i lavori di restyling hanno compreso anche una nuova tribuna distinti inferiore, senza barriere e distante solo 5 metri dal campo, e di due “Real Box”, strutture in plexiglas interamente coperte e chiuse a bordo campo. Con Gsport, invece, è stata realizzata una struttura di Business ospitality per gli sponsor, nell’area antistadio.

Udine – Stadio Friuli (Dacia Arena)

Anno di costruzione: 1976

Anno di ristrutturazione: 1988 – 2011

Capienza ufficiale: 25144 posti

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Image: Udinese – Juventus

Cronologicamente è il terzo stadio di proprietà di un club, dopo il Mapei Stadium (ex Giglio) di Reggio Emilia e lo JStadium di Torino. Inaugurato nel 1976, in occasione di Udinese-Seregno, il Friuli si caratterizzò sin da subito per la chiara ispirazione ad impianti sportivi più importanti, come ad esempio lo Stadio Olimpico di Monaco di Baviera (ora Allianz Arena) o il Gateway Arch di St. Louis in Missouri. Gli elementi distintivi della casa dell’Udinese furono sicuramente l’arco della tribuna centrale, lungo circa 200 metri e alto 31,20 metri, le curve incavate nel terreno, ed il COSMO, un maxischermo gigantesco (alto più di 8 metri) che aveva il compito di intrattenere il pubblico prima e dopo il match. Mentre, però, il COSMO smise di funzionare nel 1991 e le curve sono state demolite,  l’arco è sopravvissuto alla recente ristrutturazione – iniziata nel 2013 e conclusa nel 2016 – che ha rivoluzionato 3/4 dell’impianto. Le curve e la tribuna televisiva sono state avvicinate al campo, oltre che coperte, gli interni della tribuna centrale sono stati ammodernati ed il campo è stato dotato di riscaldamento, rendendo il Friuli uno degli stadi più moderni e funzionali d’Europa. Anche la capienza è stata ridotta, passando dai 41652 posti ai 25144 posti. A dir la verità la dicitura Friuli è ormai obsoleta, poiché la società del patron Pozzo ha stipulato, parallelamente alla riqualificazione, un contratto di sponsorizzazione con Dacia, l’azienda automotive del Gruppo Renault, che si aggira sugli 1,2 milioni di euro annui. D’altro canto, l’opera nata dalla collaborazione tra il sindaco Honsell e l’Udinese, non può dirsi conclusa. Infatti, in previsione lavori quali il completamento della facciata della tribuna ovest, con chiusura dei lati della stessa, ed il completamento dei livelli + e – 1 dei nuovi settori.

Reggio Emilia – Stadio Città del Tricolore (Mapei Stadium)

Anno di costruzione: 1994

Anno di ristrutturazione: 2013

Capienza ufficiale: 21584 posti

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Image: Il Mapei Stadium in occasione della finale femminile di Champions League 2016

Nella memoria dei tifosi, specialmente quelli reggiani, lo stadio “Città del Tricolore” rimarrà sempre il “Giglio”. A Reggio, nel 1994, si consumò per la prima volta la costruzione di un impianto privato, di proprietà della Reggiana Calcio. L’idea fu dell’allora AD della squadra emiliana Franco dal Cin, che supportato economicamente dal Consorzio 2000, dalla consociata Unieco, da più di 1000 tifosi granata e dall’azienda casearia locale Giglio, realizzò la struttura. Costo, 11 milioni di euro. La cessione del naming rights di un impianto sportivo, rappresentò una vera e propria innovazione per quegli anni. Lo stadio fu dotato di soluzioni avanguardistiche: tornelli (poi rimossi), telecamere a circuito chiuso, palchi vip, panchine riscaldate e un apparato per la moviola. Il destino del Giglio, però, non rispettò le attese, seguendo il percorso infelice della Reggiana. Dopo l’inaugurazione trionfale nel 1995 contro la Juventus, lo stadio conobbe i palcoscenici della B e della C, fino al fallimento della società emiliana nel 2005. Un anno dopo venne dichiarata fallita anche la Mirabello 2000, società controllata dalla Reggiana e proprietaria dell’impianto. Il Giglio venne affidato al curatore fallimentare, con aste che andarono deserte fino al 2013, fin quando il Sassuolo di Squinzi riuscì ad acquistare lo stadio per 3,75 milioni di euro, superando l’offerta della controparte reggiana. Lo stadio così è diventato a tutti gli effetti la nuova casa dei neroverdi, con la Reggiana a dover pagare l’affitto per poter usufruire dell’impianto. L’assegnazione non è mai stata del tutto esente da polemiche, soprattutto da parte dei tifosi reggiani, ma da quel momento il Sassuolo ha proceduto – step by step – nella riqualificazione della struttura. Nel 2014 sono iniziati i lavori di rifacimento del terreno di gioco, con un nuovo sistema di drenaggio, un impianto di riscaldamento del manto erboso misto sintetico. Sono state ristrutturate le varie parti dello stadio e delle tribune, così come gli spogliatoi e le zone dedicate all’ospitality. Inoltre un nuovo maxischermo è stato installato tra la Curva Nord e i Distinti. Con l’assegnazione della finale della Champions League femminile della stagione 2015-16, la Mapei ha provveduto ad apportare ulteriori miglioramenti all’impianto: sono stati installati i seggiolini in entrambe le curve (fino ad allora sprovviste). In previsione futura, il prossimo passo sarà la copertura totale delle due curve, anche se la proprietà sassolese non si è ancora sbilanciata in merito.

San Marino – Stadio Serravalle (San Marino Stadium)

Anno di costruzione: 1969

Anno di ristrutturazione: 2014

Capienza ufficiale: 5250 posti

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Image: fonte Wikipedia

Lo stadio del piccolo stato sammarinese è sede delle partite dell’omonima nazionale di calcio e del San Marino Calcio, che milita nella Serie D italiana. La sua costruzione risale al lontano 1969, poi denominato olimpico nel 1985, in occasione dei Giochi dei piccoli stadi d’Europa, patrocinati dal CIO. Anche per questo motivo, l’impianto è dotato di una pista d’atletica, utilizzata dalle selezioni sportive locali. Nel 2009 lo Stadio Serravalle fu tra i primi al mondo a dotarsi di un manto erboso misto naturale/sintetico. Cinque anni più tardi, nel 2014, lo Stadio Serravalle ha cambiato denominazione in San Marino Stadium. Contestualmente sono state apportate delle migliorie all’impianto: al piano terra la mix zone e gli spogliatoi sono stati rammodernati, mentre al primo piano una moderna Area ospitality con ristoranti e bar. Sono state create un’Area Vip, la nuova Sala Conferenze e la Technical Room. Al secondo piano è presente una palestra, uno spogliatoio aggiuntivo, sala massaggi, ambulatorio medico, meeting room, ufficio video sorveglianza e studio TV. Nei lavori sono stati predisposti un nuovo parcheggio che sarà utilizzato dalle televisioni che produrranno gli eventi sportivi, un nuovo impianto di illuminazione del terreno di gioco e un nuovo passaggio che permetterà a giornalisti, fotografi e operatori di spostarsi dalla tribuna stampa alle aree adibite ai media all’interno della nuova struttura.

Valutazioni Conclusive

Nel complesso siamo felici che gli Europei U21 siano stati assegnati all’Italia. Infatti, partiamo sempre dal presupposto che l’assegnazione di questi eventi inneschi sempre delle opportunità da cogliere, specialmente se ciò porterà degli effettivi miglioramenti allo stato degli impianti sportivi coinvolti. Certo, si tratta sempre di eventi di caratura inferiore agli Europei e ai Mondiali per le nazionali maggiori, ma con un’espressione molto colorita “meglio questo che niente”. Se gli aspetti positivi si limitano a queste poche righe, gli spunti che fanno storcere il naso non mancano. Essenzialmente la scelta non proprio azzeccata degli stadi, per diverse ragioni riconducibili essenzialmente a:

Capienza:

Se il gusto per le forme di uno stadio è un fattore opinabile, i dati sulla capienza delle manifestazioni passate sono parametri oggettivi che non mentono mai e che devono essere la base per la scelta degli impianti più idonei. Ecco alcuni numeri a proposito:

  • Repubblica Ceca 2015 – 10.866 spettatori di media, 18.867 per la finale Svezia – Portogallo 0-0 (4-3 d.c.r.);
  • Israele 2013 – 12.029 di media, 29.300 per la finale Spagna – Italia 4-2;
  • Danimarca 2011 – 6.372 di media, 16.110 per la finale Spagna – Svizzera 2-0;
  • Svezia 2009 – 10.873 di media, 18.763 per la finale Germania – Inghilterra 4-0;
  • Olanda 2007 – 13.458 di media, 24.099 per il derby col Belgio;

Informazioni antecedenti all’edizione olandese non sono reperibili, ma le cifre snocciolate sottolineano che gli Europei U21 non sono una manifestazione adatta a stadi di medio-grandi dimensioni. Vien subito da pensare che il Dall’Ara di Bologna sia a conti fatti sovradimensionato rispetto ai dati riportati. Il rischio è di avere un load factor (tasso di riempimento di un impianto) inferiore al limite massimo. In poche parole, stadio semivuoto. A nostro avviso, dei cinque stadi prescelti, lo stadio del Bologna avrebbe potuto essere tranquillamente sostituito dal Braglia di Modena. Più piccolo (21 mila posti circa), meno bisognoso di interventi strutturali, sebbene abbia una copertura ancora da completare. Certo, politiche di prezzo aggressive potrebbero compensare l’eventuale gap, specialmente per le partite dei gironi, ma ragioniamo nel campo delle ipotesi che nulla hanno a che vedere con una ragionamento logico di fondo.

Logistica

Friuli/Emilia Romagna/San Marino. La geografia della contiguità regionale non è materia forte per la Federazione Italiana Giuoco Calcio. Raccogliere gli impianti, in base alla vicinanza territoriale, anche in considerazione del fatto che le squadre partecipanti saranno 12, per 3 gironi da 4 squadre, sarebbe stato più logico. Se infatti la Dacia Arena rappresentava una scelta obbligata, vista la modernità dell’impianto e la capienza idonea per questo tipo di manifestazione, individuare in Emilia Romagna le restanti strutture (ad eccezione di San Marino) appare eccessivo. Passi per San Marino, da inserire in quanto candidata assieme all’Italia per gli Europei U21 da assegnare, passi il Manuzzi vicino alla costiera romagnola e quindi maggiormente attrattivo per il pubblico straniero, durante il periodo estivo. Però, non considerare il Veneto, regione attigua al Friuli, con stadi interessanti come il Menti di Vicenza o l’Appiani di Padova (appena ristrutturato con 10000 posti a sedere), fa sorgere seri dubbi sulla conoscenza delle strutture sportive italiane da parte dei vertici federali. Quale comune di medio-piccole dimensioni avrebbe rinunciato ad un evento in grado di richiamare un cospicuo numero di tifosi stranieri? Scombussolando le carte nel mazzo, San Benedetto del Tronto (località balneare nelle Marche), con il Riviera delle Palme avrebbe potuto rappresentare una valida alternativa. Peccato che la giunta comunale abbia spento sul nascere la propria candidatura, autoescludendosi per via dell’opposizione agli sponsor di scommesse, partner della FIGC. Non è stato considerato nel ragionamento il Nereo Rocco di Trieste, perché fuori dai parametri di capienza anticipati nel paragrafo precedente. La non felice situazione societaria in cui versa la Triestina, ha poi fatto si che lo stadio sia stato abbandonato all’incuria.

Ammodernamento:

Quante risorse destinerà la federazione per supportare gli interventi migliorativi, necessari per rendere più funzionali e confortevoli gli stadi prescelti, è il nodo centrale su cui discutere. Noi scommettiamo pochi. Gli impianti candidati sono stati prescelti dalla federazione per via della loro condizione strutturale decente. Questo però non vuol significare che si possa pensare che i suddetti stadi vadano bene così. Ad esempio, il Manuzzi che è uno stadio televisivamente gradevole, avrebbe bisogno di una riseggiolatura completa. Altro discorso, le tempistiche di riqualificazione. Se le riqualificazioni ci saranno, saranno quasi tutte a carico dei club. Ma in che tempi? Infatti, se come augurato dall’architetto Zavanella, i lavori di riqualificazione del Dall’Ara inizieranno nel 2017, si è sicuri che in 1 anno e tot. mesi lo stadio sarà pronto per la manifestazione? Noi scommettiamo nuovamente in una probabile corsa contro il tempo.

Tirando le somme, ciò che preoccupa verte sulla programmazione organizzativa dell’evento, che rispetti un cronoprogramma prestabilito e che eviti poi le solite corse contro il tempo. Come già espresso lungamente, la gestione dell’Europeo U21 sarà all’insegna del low profile economico. Soldi in cassa ce ne sono pochi per finanziare spese a fondo perduto e un contenimento dei costi appare più che ragionevole. Di contro, non si deve fare il ragionamento all’opposto, riducendo all’osso il sostegno ai club che effettueranno le migliorie richieste. Si ricordi che da questo evento e da quello di un anno più in là (Europei 2020) dipende la credibilità di event management della nostra federazione calcistica. Per questo, sarebbe più consono che Tavecchio non parli di risultato storico, ma che ragioni più pragmaticamente, senza voli pindarici. Per dirla alla Trapattoni senza che il “gatto non sia nel sacco”: