Focus sul calcio mediorientale

Arabia Saudita, Qatar e UAE. Nel giro dei prossimi dieci giorni inizieranno le nuove stagioni dei tre principali campionati della fascia mediorientale, dopo un calciomercato che ha regalato grandi sorprese (e che potrà ancora farlo per qualche giorno).

Tutti e tre i tornei si prospettano particolarmente accesi, considerando anche la possibilità di qualificare ben tre formazioni alla AFC Champions League 2020. Facciamo un breve riepilogo di quelli che si prospettano come i migliori club nei rispettivi tornei, partendo però da alcune premesse.
I calciatori brasiliani rappresentano la maggior quota straniera nei tre rispettivi campionati. Sono ben 57 i verdeoro dislocati nei tre Paesi arabi, con una netta preferenza per Arabia Saudita (35) e UAE (16), confermandosi dunque come primi cittadini del mondo calcistico. In secondo luogo, le nazionalità maghrebine ed egiziana risultano essere ben rappresentate: soprattutto calciatori marocchini ed egiziani risultato essere prevalenti, in quanto ben conciliano esigenze tecniche a facilità di ambientamento. Infine, per quanto riguarda i tecnici, troviamo grossomodo condizioni fra le più stereotipate nel mondo calcistico mediorientale: numerosi tecnici sudamericani (con prevalenza argentina, soprattutto in Arabia Saudita) e della ex-Jugoslavia (soprattutto serbi e croati), con una curiosa rappresentanza romena in UAE (Reghecampf all’Al-Whada) e Arabia Saudita (ben tre allenatori provenienti da Bucarest). Non ci sarà, perlomeno fino inizialmente, alcuna rappresentanza italiana, né in campo né in panchina. Senza dubbio, fra i numerosi brasiliani impegnati troveremo alcuni elementi con passaporto italiano: fra questi, degno di nota l’ex attaccante del Palermo Igor Coronado, volato in UAE per giocare con il Sharjah. L’unica rappresentanza del nostro Paese sarà formalmente in dirigenza, dal momento che Walter Sabatini, attualmente legato alla Sampdoria, si occuperà anche del programma di sviluppo giovanile dei sauditi dell’Al Ittihad, come confermato anche dalla recente visita effettuata dallo stesso Sabatini a Gedda.

Passiamo ora in rassegna i tre movimenti nel dettaglio, cercando di soffermarci sulle più interessanti curiosità.
L’Arabia Saudita inizia un percorso che vuole portare il campionato locale fra i dieci tornei più importanti al Mondo. Dal punto di vista logistico, Turki Al Alsheikh, capo della General Sport Authority, ente governativo responsabile del coordinamento sportivo nel Paese, ha portato diverse novità nella stagione corrente.
In primo luogo, l’aumento del numero di stranieri tesserabile per ciascuna formazione impegnata in Saudi Professional League, portato a otto elementi per squadra, senza alcuna limitazione continentale riguardo la provenienza. Una cifra considerevole rispetto a quanto accade in Qatar (tre elementi stranieri più uno straniero-asiatico) e UAE (quattro elementi stranieri). In secondo luogo, l’abolizione della Saudi Crown Prince Cup con la più snella Kings Cup, comprendente partite a eliminazione diretta tra le 32 squadre di prima e seconda divisione, con in palio titolo e un posto ai gironi di AFC Champions League. In terzo luogo, una strategia televisivo-commerciale in controtendenza rispetto alle attuali politiche consumistiche, invalidando un importante accordo commerciale con l’emittente privata MBC per rendere il calcio “disponibile a tutti i sauditi”: infatti, tutte le partite del campionato locale saranno trasmesse gratuitamente dall’emittente sportiva nazionale, la KSA Sports Channel. Infine, alcune importanti cambiamenti vanno a incidere sugli stipendi dei calciatori autoctoni. In primis, tutti i calciatori sauditi professionisti militanti nel campionato locale subiranno una tassazione del 50% sul proprio stipendio, da pagare direttamente al proprio club. Quest’ultimo, sarà obbligato a investire la totalità dei ricavi da tale imposta in programmi di sviluppo (giovanile, infrastrutturale). In secundis, l’introduzione di un tetto salariale nella Saudi Professional League:
Categoria salariale A (6 giocatori / club) – Lo stipendio settimanale non deve superare $ 9,3k e pagamento alla firma <$ 320k
Categoria salariale B (10 giocatori / club) <$ 6.2k settimanale e pagamento alla firma <$ 266k
Categoria salariale C (nessun limite) <$ 4.6k settimanale e pagamento alla firma <$ 200k

Da un punto di vista tecnico, occorre partire dalle due favorite per la vittoria finale del titolo. L’Al Hilal, detentrice del titolo e al comando della classifica mondiale di followers su Twitter dopo Real Madrid, Barcellona e le quattro principali formazioni inglesi (foto della tifoseria), gode ancora dei favori del pronostico. La principale formazione di Riyad parte innanzitutto dal blocco della nazionale locale: basti pensare che nel gruppo dei 23 convocati da Juan Antonio Pizzi nell’ultimo mondiale, ben dieci giocatori erano di proprietà dell’Al Hilal, senza contare l’assenza del trequartista Al Abed, escluso per infortunio ma protagonista nel percorso di qualificazione. Fra questi, troviamo gran parte della linea difensiva titolare (i due terzini Al Burayk e l’interessantissimo Al Shahrani, oltre al capitano Osama Hawsawi), due terzi del centrocampo preferito (il playmaker Otayf e la mezzala Al Faraj), e uno dei principali elementi sotto il profilo tecnico, l’esterno Al Dawsari, reduce da un semestre al Villareal e autore della rete decisiva nel match mondiale contro l’Egitto. Oltre a ciò, si aggiunge un parco stranieri dall’elevata ambizione. Rispetto alla scorsa stagione, sono stati confermati cinque degli elementi stranieri già presenti in rosa (fra cui il portiere omanita Al Habsi e due elementi fondamentali negli equilibri offensivi della squadra come il trequartista brasiliano Carlos Eduardo, autore di un gol ogni 131 minuti in Saudi Professional League, e il centravanti siriano Kharbin, che per età e proprietà tecniche meriterebbe un’occasione in Europa). Tuttavia, il mercato ha portato due innesti di assoluta qualità: il centrale difensivo spagnolo Botia, acquistato dall’Olympiakos a parametro zero dopo anni di Champions ed Europa League, e il fulmineo esterno offensivo peruviano Carrillo, reduce da un positivo mondiale nonostante l’eliminazione ai gironi, arrivato in prestito dal Benfica dopo una stagione trascorsa in Premier League con la maglia del Watford. Rimane ancora un posto tesserabile per uno straniero: sembra che il club sia alla ricerca di un profilo di grande livello, considerando la lunga trattiva imbastita con il Leicester per il nigeriano Ahmed Musa, poi tramontata. Sembra in queste ore molto vicino il centravanti francese Bafetimbi Gomis, massiccio attaccante del Galatasaray: sarebbe un colpo incredibile. Infine, in panchina non si è badato a spede: dopo l’ultima, deludente stagione in campo internazionale, si è deciso di assumere un tecnico della grandissima esperienza come il portoghese Jorge Jesus, storico tecnico ex Porto, Benfica e Sporting Lisbona.

La principale rivale dell’Al Hilal si chiama Al Ahli Gedda. La formazione allenata dall’argentino Pablo Guede, ex tecnico di San Lorenzo e Colo Colo, racchiude grossomodo la restante fetta di calciatori locali impegnati nell’ultimo torneo mondiale: ben sette elementi, fra cui i portieri Al Owais e Al Mosailem, il centrale difensivo Othman, il poliedrico incontrista Al Jassam e il centravanti Asiri. Tuttavia, la principale forza arriva dalla quota straniera, pressoché stravolta nell’ultima sessione di mercato. Infatti, rispetto alla scorsa stagione, è stato confermato solamente il potente centravanti siriano Omar Al Soma, un’autentica macchina da gol a quelle latitudini. Sono arrivati i due nazionali egiziani Abdallah Said (trequartista) e il terzino Abdel-Shafi (titolare nell’ultimo mondiale sulla corsia di sinistra), due elementi spagnoli dalla grandissima qualità ed esperienza come il centrale Alexis (ex Alaves) e il trequartista Jurado (arrivato dall’Espanyol ma con alle spalle un’importante carriera tra Schalke04, Spartak Mosca e Atletico Madrid), entrambi a parametro zero, e soprattutto il centravanti capoverdiano Djaniny, acquistato per oltre 10 milioni di euro dai messicani del Santos Laguna e autore di un gol a partita di media nell’ultima Liga MX Clausura. Ci si aspetta due ulteriori botti prima della fine del mercato, essendo ancora due i posti disponibili per elementi stranieri.

Possibili outsider? Al Nassr e Al Itthiad. La prima formazione, con sede a Riyad, può vantare in primo luogo su alcuni elementi di spicco nella selezione locale: il centrale difensivo Omar Hawsawi, il funambolico trequartista Al Shehri, calciatori più piccolo in assoluto nell’ultimo Mondiale, e il centravanti Al Sahlawi, immarcabile nel contesto arabo e asiatico in generale, capocannoniere delle ultime qualificazioni mondiali nel contesto AFC. Per quanto riguarda il blocco straniero, la società si è data un gran da fare. Oltre alle conferme del centrale brasiliano Bruno Uvini (esatto, l’ex centrale di Napoli e Siena), del mediano della nazionale tunisina Sassi e del centrocampist marocchino Fouzair, la società si è impegnata nell’acquisto di tre pezzi da novanta: il centrale difensivo del Sao Paulo Petros, acquistato per cinque milioni di euro, il centrale difensivo della nazionale peruviana Christian Ramos, arrivato dai messicani del Tiburones Rojos e soprattutto l’ala sinistra della nazionale marocchina Nordin Amrabat, acquistato per ben 8,5 milioni di euro dal Watford. Un profilo sicuramente di grandissima qualità nel contesto saudita. Per quanto riguarda l’Al Itthiad, degni di noti fra i calciatori locali sono l’estremo difensore Al Qarni, nel giro della nazionale maggiore, il terzino sinistro Al Harbi, in costante ballottaggio con Al Burayk per un posto da titolare nell’ultimo Mondiale e soprattutto uno dei profili di maggior interesse nell’intero panorama calcistico saudita: il velocissimo attaccante Fahad Al Muwallad, primo calciatore saudita a giocare in Liga spagnola, con la maglia del Levante nella scorsa stagione. 23 anni, sarà sicuramente un valore aggiunto di enorme portata per la formazione giallo-nera. L’Al Nassr ritrova in panchina l’uruguagio José Carreno, già avuto tra il 2012 e il 2014, con una grande esperienza in quei territori: in curriculum può vantare anche avventure in Qatar (Al-Arabi e nazionale maggiore) oltre all’Al-Shabab nello stesso territorio saudita, proprio nella scorsa stagione. Per quanto riguarda la parte straniera della rosa, anche l’Al Itthiad si è dato un gran da fare nell’ultima sessione di mercato. L’acquisto di maggior portata è l’ex centravanti dell’Atalanta Aleksandar Pesic, arrivato dalla Stella Rossa per 4 milioni di euro. Di grande portata anche l’arrivo a parametro zero dal Feyenoord dell’esperto incontrista marocchino Karim El Ahmadi, colonna portante della selezione locale nell’avventura in Russia. Oltre all’acquisto del centrale australiano Jurman, arrivato dai coreani del Suwon, ben tre giocatori sono stati prelevati dal campionato brasiliano: il 23enne trequartista Valdivia, prelevato in prestito oneroso per una cifra di 3 milioni di euro dall’Internacional, il terzino mancino Thiago Carleto, acquistato per poco più di due milioni di euro dall’Atletico Paranaense e il mediano Jonas, arrivato a parametro zero dal Flamengo. Questi elementi si aggiungono ai già presenti Villanueva, trequartista cileno di 32 anni e Akaichi, centravanti tunisino di 29 anni, già presenti in rosa. Il tecnico dell’Al Itthiad non ha bisogno di presentazioni: è l’intramontabile Ramon Diaz, reduce da una tanto fruttuosa quanto controversa esperienza sulla panchina dell’Al Hilal, con cui ha raggiunto la finale dell’AFC Champions League 2017 e ha vinto un titolo locale, ma dal quale è stato allontanato prematuramente per gli scarsi risultati internazionali nella scorsa edizione. Un tecnico di grande successo e grande esperienza.

Giocatori degni di nota nelle altre formazioni: l’Al Ettifaq può schierare il portiere della nazionale algerina Rais M’Bolhi, oltre al pellicarota attaccante tunisino Fakhreddine Ben Youssef, autore del 2500esimo gol nella storia della Coppa del Mondo nel match recentemente disputatosi contro Panama. Nell’Al Fayha troviamo l’ex mediano del Siena Tziolis, ormai da qualche anno impegnato nella Saudi Professional League. Nell’Al Faisaly troviamo il mediano trinidadiano Hyland, ex Genk, mentre nell’Al Raed ritroviamo con grande piacere il centravanti guineano Bangoura, ex Le Mans e Dynamo Kiev. Vecchie conoscenze anche nell’Al Taawon: una coppia d’attacco formata da calciatori noti nel contesto europeo come il brasiliano Jhonnattann (ex Birkirkara e Valletta FC) e Leandre Tawamba (centravanti camerunense, titolare nel Partizan Belgrado della scorsa stagione). Chiudiamo citando l’Al Wehda, formazione della città santa della Mecca, in cui troviamo il centravanti brasiliano Fernandao, appena arrivato dal Fenerbahce, e l’interessante trequartista turco Emre Colak, appena arrivato dal Deportivo la Coruna.

Oltrepassiamo il confine e voliamo in Qatar, dove la Qatar Stars League si preannuncia di grande interesse. Il format viene confermato: dodici squadre, di cui le ultime due retrocedono in seconda divisione mentre le prime tre si qualificano alla successiva AFC Champions League. Come già accennato, il regolamento qatariota concede il tesseramento di soli quattro stranieri per club, di cui almeno uno deve essere nato in uno stato iscritto all’AFC. C’è da precisare, tuttavia, come molti calciatori stranieri abbiano goduto di un facile passaporto locale, il che li rende a tutti gli effetti qatarioti, oltre che eleggibili per la nazionale locale.
La principale favorita per il titolo porta il nome di Al Duhail Sports Club. Il club di Doha, schiacciasassi nell’attuale AFC Champions League 2018, competizione che riparte con i quarti di finale a fine Agosto, trova in panchina un nuovo allenatore, l’ex CT della nazionale tunisina Nabil Maaloul, reduce da un’avventura sicuramente positiva con le Aquile di Cartagine. La formazione si appoggia su di una coppia d’attacco letale a quelle latitudini, ovvero quella formata dal centravanti marocchino El Arabi, che nel corso della propria carriera ha realizzato valanghe di gol tra Ligue 1, Saudi Professional League, Liga spagnola e, per l’appunto, Qatar Stars League, e dal talentino locale Ali Almoez, classe 1996, promessa del calcio locale e protagonista prima nell’ultima AFC Under 23 Cup e poi recentemente con la nazionale senior del proprio Paese. A centrocampo, si attende il ritorno dal grave infortunio del tunisino Msakni, autentico faro della squadra, assente nell’ultimo Mondiale proprio a causa della rottura del legamento crociato. Completano il quadro degli stranieri il centrale brasiliano Lucas Mendes, ex Marsiglia, e il trequartista sudcoreano Nam, bandiera ormai del club qatariota, essendo in rosa sin dalla stagione 2011/2012.

La prima rivale dell’Al Duhail è l’Al Sadd, altra formazione di Doha che ha deciso di costruire quello che probabilmente è il centrocampo più forte dell’intero panorama mediorientale. Stiamo parlando di un duo che per anni ha costruito le fortune della nazionale spagnola: Xavi e Gabi. Se l’ex catalano è reduce da una prima, proficua stagione in Qatar, l’ex colchonero è il grande acquisto dell’ultima sessione di mercato, pronto a calarsi in un’avventura che potrebbe regalare subito grandi soddisfazioni: come l’Al Duhail, infatti, anche l’Al Sadd sarà impegnato nei prossimi quarti di finale di AFC Champions League. A completare il quadro degli stranieri ci pensano il centravanti algerino Bounedjah e il centrocampista coreano Jung Woo-young. Tra i calciatori locali, assolutamente degno di nota il profilo del talentino Akram Afif, mancino classe 1996 di proprietà del Villareal, stella della nuova nazionale qatariota e, chissà, presto impegnato in un campionato europeo. L’Al Sadd è allenato ormai da tre anni dall’esperto tecnico portoghese Jesualdo Ferreira, tecnico di successo nelle sue esperienze con Benfica, Porto, Sporting Lisbona e Braga, oltre a esperienze proficue con Malaga e Panathinaikos.

Terza in comodo potrebbe rivelarsi l’interessante Al Gharafa, ulteriore club di Doha (come la maggior parte delle formazioni impegnate in prima divisione), che può vantare soprattutto pezzi da novanta per quanto riguarda la controparte estera della propria rosa. Prima fra tutti, anche a livello commerciale, l’intramontabile Wesley Sneijder, ormai 34enne, ma di assoluto livello nel contesto mediorientale. A farli compagnia, per il momento, è l’iraniano Mehdi Taremi, che ben ha figurato sulla corsia di destra della propria nazionale nell’ultimo Mondiale, sfiorando anche la clamorosa rete della qualificazione nell’ultimo match contro il Portogallo. Per lui si parlano di interessamenti dall’Europa: staremo a vedere. Sicuramente, un potenziale crack è Vladimir Weiss, veloce esterno slovacco, ammirato anche nel nostro campionato con la maglia del Pescara: la sua velocità sarà difficilmente contenibile da quelle parti. Chiude il cerchio il mediano portoghese Diogo Amado, arrivato nella scorsa stagione dall’Estoril. La squadra sarà guidata dal tecnico francese Christian Gourcuff, padre del grande Yohann, che ricordiamo soprattutto sulla panchina di diverse formazioni francesi, come l’Evian TG.

Appunti sparsi dalle altre contenenti: occhio all’Al-Ahli, che oltre agli iraniani Ebrahimi, medianone visto con la maglia della nazionale locale nell’ultimo Mondiale, e Reza Khanzadeh, difensore centrale arrivato dal Padideh, e al centrocampista marocchino Moutouali, troviamo quel cagnaccio di Nigel de Jong, 34 anni, recentemente volato in Qatar dopo l’infelice esperienza con la maglia del Mainz. Nell’Al-Shahania troviamo l’ex difensore castilliano Alvaro Mejia, noto soprattutto per i suoi trascorsi al Real Murcia prima di intraprendere un lungo peregrinare tra Francia, Turchia e Grecia. Negli altri club, perlopiù una massa di brasiliani di medio livello e qualche calciatore africano, come nell’Umm Salal, in cui troviamo il centravanti ivoriano Sagbo, classe 1988 che, dopo esperienze chiaroscuro in Europa con Evian, Hull City e Wolves, ha deciso nel 2015 di accettare l’offerta qatariota, dove ha rilanciato la propria carriera, timbrando il cartellino con buona regolarità.

Chiudiamo il cerchio con l’UAE Pro League, campionato emiratino, che vede in questa stagione il ritorno del format a 14 squadre, di cui le ultime due retrocedono in seconda divisione e, come preannunciato, le prime tre volano nella successiva AFC Champions League. Per quanto riguarda la politica sugli stranieri, il numero rimane uguale a quello qatariota (massimo quattro stranieri per club), senza tuttavia l’obbligatorietà di almeno un elemento straniero appartenente all’AFC. Il livello medio del campionato emiratino sembra leggermente superiore a quello qatariota per quanto riguarda la parte straniera delle varie rose, mentre perde qualcosa in termini qualitativi nel gruppo dei locali.
La formazione detentrice del titolo, l’Al Ain, parte naturalmente favorita anche per questa stagione, nonostante resti ancora da decifrare il destino del giocatore più rappresentativo non solo della squadra, ma dell’intero movimento locale: Omar Abdulrahman, riccioluto numero 10, nonché calciatore mediorientale più pagato in assoluto, desideroso di intraprendere un’esperienza europea e già in contatto con diversi club della Liga spagnola. Nonostante ciò, la squadra può vantare sull’esperienza e la prolificità del bomber svedese Marcus Berg, capocannoniere nell’ultima Pro League con 25 gol in 21 presenze totali, numeri che gli hanno permesso di disputare da protagonista l’ultimo Mondiale con la Svezia. A fargli compagnia troviamo il mediano giapponese Shiotani, ex Sanfrecce Hiroshima, l’ala sinistra brasiliana Caio, acquistato due anni fa dal Kashima Antlers e il trequartista egiziano El Shahat, acquistato nell’attuale sessione di mercato dopo un notevole impatto nella scorsa stagione, trascorsa solamente in prestito nello stesso club emiratino. La squadra è allenata dal croato Zoran Mamic, ex bandiera della Dinamo Zagabria, nonché fratello di Zdravko Mamic, con cui ha avuto un controverso recente passato giudiziario proprio nell’ambito della gestione della Dinamo.

L’Al Ain dovrà guardarsi soprattutto le spalle dall’Al-Jazira, club che abbiamo conosciuto nella scorsa stagione soprattutto per aver raggiunto la semifinale del Mondiale per Club, persa in maniera piuttosto controversa contro il Real Madrid. L’Al Jazira, club di Abu Dhabi, può vantare innanzitutto sul centravanti locale Ali Mabkhout, classe 1990, profilo di grande valore nel contesto nazionale con numeri assolutamente da capogiro: 83 gol in 87 partite di UAE Pro League. Alle sue spalle, tre elementi di grande qualità: i brasiliano Romarinho, ex El-Jaish e Corinthians, e soprattutto Leonardo, 31enne protagonista di grandi trascorsi con AEK Atene e Jeonbuk Motors, con cui ha vinto l’AFC Champions League nel 2016, oltre alla velocissima ala destra ghanese Asante, recentemente acquistato per un milioni di euro dai danesi del Nordsjaelland. A completare il quadro degli stranieri ci pensa il mediano camerunense Siani, ex Oostende, arrivato a parametro zero dal Royal Antwerp. In rosa figurerebbe un elemento di cristallina qualità come il marocchino Boussoufa, 33 anni, ex Anzhi e Lokomotiv Mosca, ma sembra in partenza: non figura in rosa e potrebbe aver manifestato il desiderio di cambiare aria. La formazione è allenata dall’ex tecnico dell’Ajax Marcel Keizer, che ad Amsterdam non ha lasciato un grande ricordo e che prova a rilanciare la propria carriera in tutt’altro contesto.

L’Al Nasr di Dubai prende prepotentemente l’attenzione grazie a uno dei migliori acquisti nell’intero panorama mediorientale per la sessione di mercato corrente: stiamo parlando del centrocampista Yohan Cabaye, quasi 50 presenze nella nazionale maggiore francese, arrivato a parametro zero dal Crystal Palace. Un grande colpo, visto che parliamo di un elemento di 32 anni che, ancor oggi, farebbe gol a molte formazioni europee di medio livello. Cabaye farà compagnia al centravanti brasiliano Iuty, classe 1995, reduce da una brillante esperienza con la maglia dello Zorya Luhansk, al secondo attaccante brasiliano Samuel, acquistato dal club emiratino dell’Hatta, e al centrale difensivo libanese Oumari, cresciuto in Germania e reduce da esperienze europee con FSV Frankfurt e Sivasspor. L’Al Nasr di Dubai continua a essere allenato dal serbo Jovanovic, ex tecnico dell’APOEL, in carica dal 2013 al 2016 e a partire dall’inizio del 2018: il motivo di quel periodo di assenza? L’arrivo sulla panchina del club di Cesare Prandelli, in un’esperienza che si rivelò alla fine fallimentare.

Di grande interesse anche lo Sharjah che, oltre al centrocampista della nazionale uzbeka Shukurov, al mediano capoverdiano Ryan Mendes(ex Lille) e all’esperto centravanti brasiliano Wellinton, che in carriera ha segnato moltissimo in Russia (Spartak Mosca) e Turchia (Kayserispor), può vantare anche il contributo del recente acquisto Igor Coronado, arrivato dal Palermo per 6 milioni di euro: l’italo-brasiliano torna in contesti che più gli appartengono, ricordando come, prima delle avventure con Trapani e Palermo, il veloce attaccante classe 1992 aveva segnato moltissimi gol nel campionato maltese con la maglia del Floriana. Occhio anche allo Shabab Al-Ahli Dubai, che in rosa può vantare un reparto offensivo di portata internazionale, formato dal trequartista argentino Mauro Diaz, conosciuto soprattutto per i suoi trascorsi al FC Dallas, dal centravanti ecuadoregno Jaime Ayovì, acquistato dal Beijing Renhe dopo una stagione di grande successo (21 reti in 35 presenze), dall’attaccante moldavo-carioca Luvannor, che ricorderete soprattutto allo Sheriff Tiraspol e, chiaramente, dall’intramontabile Moussa Sow, centravanti senegalese ex Lille e Fenerbahce, nell’ultimo semestre in prestito ai turchi del Bursaspor.
Infine, menzione speciale per Florentin Matei, centrocampista romeno nonché meteora per un fugace trascorso con la maglia del Cesena, attualmente all’Al Itthiad Kalba, per l’esterno francese Omar Kossoko, acquistato dall’Al-Fujairah nel 2017 dopo una stagione di grande livello con i bulgari del Botev Plovdiv e per il mediano urugagui Nicolas Milesi, recentemente tagliato dai sauditi dell’Al Hilal dopo due stagioni poco convincenti: a lui la possibilità di rifarsi con la maglia dell’Al Dhafra.

Chiudiamo con una chicca: il nuovo CT dell’Iraq è il grande Sven Goran Eriksson, che ha recentemente trovato un accordo con la federazione iraqena. Lo ritroveremo subito nella prossima AFC Asian Cup, in programma nel prossimo Gennaio.

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