I problemi tattici del Milan di Inzaghi

Stasera avevo in mente di guardare Masterchef, lo dico sinceramente. Mi sono seduto sul divano e, in attesa cominciasse, ho messo su Empoli – Milan. E qui si è accesa l’ennesima lampadina, e addio Cracco. Il Milan gioca un primo tempo ai limiti dell’imbarazzante, contro un Empoli semplicemente meraviglioso. La squadra di Sarri pressa alto, gioca palla a terra con movimenti continui dei suoi effettivi che mandano sistematicamente al bar la difesa rossonera, che già di suo non è esattamente solida.

Laurini e Mario Rui puntano costantemente l’uomo con incisività, Valdifiori viene a prendersi il pallone dalla difesa e lo gestisce con lucidità e qualità, Vecino e Croce avviano e finalizzano l’azione, Verdi è immarcabile, entra come una freccia in area, favorito dal grande movimento di Pucciarelli che porta sempre fuori un marcatore dal centro della difesa avversaria. Peccato che i toscani non abbiano qualità eccelse, soprattutto nei 16 metri, altrimenti non staremmo parlando di una squadra praticamente condannata alla retrocessione.

Il Milan è per contro un’accozzaglia di problemi tattici. L’impressione che la squadra di Inzaghi dà è quella di essere forzata all’interno di uno schema che esiste solo nella testa del suo allenatore. Come se cercassimo di incastrare a forza due pezzi di puzzle incompatibili tra loro. Il 4-3-3 che ha in testa Inzaghi è un modo molto zemaniano: tante verticalizzazioni, esterni altissimi che tagliano verso il centro, spinta dei terzini e mezzali in appoggio.

Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo Muntari. In fase di uscita della palla, quella che si chiama “impostazione dell’azione”, il centrocampo del Milan non cerca nemmeno il fraseggio tra De Jong e i due interni, probabilmente per scelta dettata dal suo allenatore. Allenatore che vorrebbe il lancio in verticale, senza però avere gli uomini in grado di farlo, né nei difensori, né nei centrocampisti. Inoltre, a peggiorare ulteriormente le cose, c’è la tendenza dei tre davanti ad appiattirsi sulla difesa avversaria, rendendo di fatto impossibile servirli sulla profondità, un po’ anche il problema che avevamo evidenziato nel Napoli di Benitez. Nelle partite precedenti tutto questo era stato “mascherato” dal movimento di Menez, che, agendo da falso nueve, veniva incontro e si faceva servire sui piedi. Torres invece tende ad allargarsi, andando spesso a pestare i piedi del francese e isolando totalmente Honda, che sulla destra non vede un pallone e nemmeno un metro di spazio per andarselo a prendere. Se a questo aggiungiamo l’aggressività degli avversari e la pochezza tecnica nel giropalla arretrato del Milan, otteniamo l’atrofizzazione della manovra rossonera che abbiamo nostro malgrado rilevato nel primo tempo.

L’infortunio di Van Ginkel ha tutto sommato salvato il Milan: Inzaghi cambia modulo e riesce a sistemare la situazione proponendo un 4-2-3-1 con Bonaventura, Menez e Honda che vengono a prendersi il pallone più bassi e cominciano l’azione con più qualità. Abate e De Sciglio hanno più spazio per proporsi e la manovra guadagna in ampiezza. Arriva il pareggio, ma non il terzo gol. Il sistema di gioco impostato in corsa da Inzaghi non funziona granché, il centrocampo tocca pochissimi palloni, anche se guadagna in equilibrio con Poli al posto di Muntari, che usciva in pressing totalmente a caso.

Tuttavia le azioni pericolose scaturiscono quasi sempre in maniera casuale, propiziate dalla poca lucidità di un Empoli che non poteva reggere i ritmi del primo tempo. Davanti c’è davvero poco movimento, il poco che c’è è prevedibile e scollegato, non c’è coordinazione. Il centrocampo ha limiti enormi, ma soprattutto è lasciato in balia degli avversari da un reparto offensivo completamente passivo in fase di non possesso. Il pressing è sempre individuale, poco ragionato e velleitario. I calci piazzati poi sono un totale disastro, sia in attacco che in difesa, viene da pensare cosa abbiano preso a fare Gianni Vio, ex specialista di Montella, visti i risultati. Comunque queste sono difficoltà tutto sommato episodiche, che in un’ottica più ampia devono essere subordinate agli enormi problemi di gestione del possesso che ha la squadra di Inzaghi.

Dovessi fornire la ricetta per correggere tutto questo sarei piuttosto in difficoltà. Credo che la strada da percorrere sia quella intrapresa questa sera contro l’Empoli. Un modulo che abbia un centrocampo di sola protezione, con la difesa che si alza in pressione solo a situazioni alterne, sfruttando magari i giochi offensivi più vulnerabili degli avversari. Due esterni che partono da dietro e che ricevono la palla sui piedi, un trequartista in sostegno che permetta di trovare combinazioni rapide palla a terra, con la punta centrale a fare da testa di ponte nel cuore della difesa avversaria, pronta però ad uscire dall’area per favorire gli inserimenti. Pressione sul centrocampo avversario, non sulla difesa, con organizzazione e razionalità, ma anche con accortezza, perché se si lascia la difesa da sola, i singoli non hanno assolutamente le qualità per tenere in piedi la baracca.