Il Fair Play Finanziario secondo Mourinho

Il talento da provocatore

“Quando la Uefa ha deciso di introdurre il fair-play finanziario aveva l’intenzione di dare a tutte le squadre le stesse possibilità, ma nella realtà le grandi che hanno più tifosi e più introiti restano quelle che spendono di più. Penso che sia innegabile che squadre come Real Madrid, Barcellona, Bayern, Manchester United abbiano un vantaggio.” (José Mourinho a Yahoo)

Dichiarazioni da riportare sulla nostra pagina Facebook in post breve, magari critico e pungente come siamo soliti fare. Poi però l’idea di non liquidare in quattro righe le frasi del tecnico di Setùbal ha avuto la meglio, ed è stata la conseguenza più naturale ritrovarci a scrivere un editoriale più approfondito. Sappiamo che José Mourinho non è un personaggio banale, le sue parole sono sempre pesate e mirate ad ottenere un intento ben preciso: il suo. In questo senso la volontà dello Special One di esprimere il proprio parare provocatorio sul tema Fair Play Finanziario non ci ha affatto sorpreso. Anche perché ci ha abituato a parlare a ruota libera  del più e del meno. E stavolta è stata l’occasione per accendere i riflettori su questo argomento, di cui molto spesso si parla senza un background di conoscenze sufficienti

Il Fair Play Finanziario in pillole

Il FPF è un progetto voluto dalla Uefa che mira ad introdurre un sistema di controllo e monitoraggio sui bilanci delle società di calcio che partecipano ai campionati affiliati all’organo amministrativo e organizzativo europeo. Obiettivo: costruire un futuro più pulito e regolamentato. In altre parole, il board director Uefa ha voluto obbligare dei i club europei a cimentarsi sul tema della “sostenibilità finanziaria”, in un ottica di medio/lungo periodo. Per coloro che sono digiuni di economia, immaginate di avere una famiglia e di dover far quadrare i conti a fine mese: siete consapevoli che la logica che vi guiderà sarà quella di spendere meno di quanto guadagnate, o la massimo di pareggiare le uscite con le entrate. Il Fair Play Finanziario è esattamente ciò.  Le società di calcio sono prima di tutto aziende, e il mecenatismo del passato non è più concepibile. Le società di calcio devono essere quindi capaci di generare fatturati positivi ed esponenzialmente crescenti nel tempo. Non ci dilunghiamo oltre, perché prima o poi il FPF sarà oggetto di un articolo più approfondito.

La critica (incompleta) di José al FPF

Mourinho, criticando l’impostazione attuale del Fair Play Finanziario, ha semplicemente ricamato sull’ovvio. Così com’è strutturato il FPF non ha senso. Parametri disattesi o aggirati dai club, punizioni mutevoli e irrisorie, sono alcuni degli esempi delle storture di questo sistema. José però dimentica, casualmente, la sua prima esperienza sulla panchina Chelsea di Abramovic, durante la quale il club era l’unico in Premier con il portafoglio a fisarmonica per spendere e spandere a piacimento e senza sanzioni. L’idea era che andava tutto bene perché tanto pagava e ripianava lo zio Roman. Poi però sono sbarcati gli sceicchi e altri oligarchi russi, e i Blues sono diventati una delle tante squadre con una potenza monetaria invidiabile. Zio Roman inoltre ha capito finalmente che il calcio non è solo un hobby, ma anche una fonte di guadagno. Acquisti subordinati a cessioni il nuovo motto dell’oligarca russo. Il tecnico portoghese ora che si trova dalla parte di chi deve fare i conti della serva, semplicemente non accetta che altre squadre aggirino bellamente le regole imposte dalla Uefa. Rimpianto per i bei tempi andati José? Forse si, forse no.

I reali problemi del FPF (soluzioni in merito?)

Ad oggi quindi, il calcio europeo è teoricamente entrato nell’era della sostenibilità finanziaria, ma sostanzialmente ha mantenuto tutti i vecchi vizi del passato. I reali problemi del FPF sono insiti nella facilità con cui i parametri imposti dalla Uefa possono essere facilmente mascherati e drogati, attraverso emolumenti derivanti da sponsorizzazioni alquanto ambigue. Eithiad Airways che sponsorizza a cifre milionarie il Manchester City, per ripianare i debiti del club di cui è proprietaria, fa (diciamo) sorridere. Risolvere tale stortura, bandire la normativa relativa ai regimi fiscali agevolati (in vigore in Spagna) e combattere il doping finanziario di vario genere (prestiti finti, plusvalenze creative, falsi in bilancio), sarebbero la vera sferzata verso un sistema più equo e ragionevole.

No Josè, no è problema tuo


Se i brand di Barcellona o di Real Madrid generano talmente tante entrate da permettere acquisti a cifre folli, non esiste alcun fondamento di discussione: saranno sempre “solvibili” nei confronti dell’eventuale spesa effettuata (cioè capaci di generare flussi di cassa tali da far fronte al debito contratto). E d’altronde è anche giusto che un club noto in ogni angolo del mondo generi e disponga di più fondi rispetto a un club di appeal regionale o cittadi
no. No Josè, no è problema tuo: è la semplice “legge del mercato libero”.

Twitter: @El_Gualle