Il FC Zurigo

La seconda giornata di Europa League ha regalato tantissime emozioni. Purtroppo, per problemi logistici, non abbiamo potuto pubblicare il consueto riepilogo: torneremo a farlo a partire dal prossimo turno.

Tuttavia, vogliamo comunque spendere qualche parola per una delle sorprese di questo inizio di stagione: il Fussballclub Zürich. La formazione elvetica occupa attualmente il primo posto del proprio girone di Europa League, grazie alle due vittorie consecutive finora realizzate. Non solo: la formazione bianco-azzurra è attualmente al secondo posto della Super League svizzera e, allo stato attuale, potenzialmente qualificata per la prossima UEFA Champions League.

Lo Zurigo ha vissuto una sorta di anno zero nella stagione 2015/16. Nonostante la sorprendente vittoria della coppa nazionale, lo Stadtclub non riuscì a evitare la clamorosa retrocessione in Challenge League, a distanza di venticinque anni dall’ultima volta. In seguito, la squadra fu fondamentalmente smantellata per dare inizio a un nuovo ciclo che potesse mettere finalmente rendere protagonisti i giovani cresciuti nel proprio vivaio. Nel corso dei tre anni successivi, infatti, moltissimi ragazzi autoctoni hanno potuto esordire in prima squadra e gran parte di questi permane ancora al centro del progetto tecnico attuale. Nella vittoria europea ottenuta contro il Ludogorets, ben sei calciatori cresciuti nel vivaio del club sono stati inseriti in distinta ufficiale, due dei quali dal primo minuto: Kevin Ruegg, laterale difensivo di 20 anni e Toni Domgjoni, trequartista nato nel 1998.

La politica di compravendita del club elvetico è perfettamente in linea con quella del movimento calcistico nazionale: acquisire ragazzi giovani a poco prezzo per determinarne una valorizzazione, prima tecnica e poi economica. Negli ultimi dieci anni, lo Zurigo ha sempre chiuso in forte attivo il bilancio netto delle proprie campagne acquisti, grazie anche alla cessione di elementi importanti come Ricardo Rodriguez (8,5 milioni di euro), Admir Mehmedi (3,5 milioni di euro), Josip Drmic (2,2 milioni di euro), Nico Elvedi (4 milioni di euro) e Raphael Dwamena, ceduto nella scorsa estate per oltre sei milioni di euro agli spagnoli del Levante UD.

Qual è stato il principale fattore che ha contribuito al positivo inizio di stagione dello Zurigo? Senza dubbio, l’avvento di Ludovic Magnin sulla panchina del club. L’ex difensore della nazionale svizzera ha iniziato la propria carriera da allenatore nel 2013 proprio nello Zurigo, club con cui ha terminato il proprio percorso da calciatore. Dopo aver condotto con buoni risultati varie formazioni giovanili, all’inizio della stagione 2016/17, Magnin viene promosso come capo-allenatore della formazione Under 21 del club, impegnata in Promotion League, terzo livello nazionale. Di quel gruppo, che conclude il campionato al quarto posto, facevano parte diversi elementi che attualmente figurano nell’attuale prima squadra, quali Domgjoni, Aliu, Rexhepi, Rohner e l’estremo difensore Brecher, spesso schierato come fuoriquota.
Due principali dogmi costituiscono il pensiero tattico di Magnin: versatilità e organizzazione difensiva. La squadra del tecnico svizzero può disporsi in vari modi a seconda dell’avversario in questione, ma ciò che non deve mai mancare è l’attenzione alla fase di non possesso, curata nei minimi dettagli. Non a caso, da quando Magnin copre la carica di allenatore della prima squadra, lo Zurigo ha considerevolmente ridotto il numero dei gol subiti. Nella scorsa stagione, la prima dal momento della sua promozione, la formazione biancazzurra si è imposta come seconda miglior difesa a livello nazionale: una caratteristica che ha permesso di arrivare alla vittoria della coppa nazionale, grazie al successo nella finale dello Stade de Suisse contro i dominatori incontrastati dello Young Boys (2-1). In quella partita, la rete decisiva è arrivata grazie al contributo di Micheal Frey, 24enne centravanti svizzero che, grazie anche al lavoro di Magnin, è riuscito ad aumentare notevolmente il tenore della propria carriera, trasferendosi poi nel Fenerbahce per circa tre milioni di euro.

La costante attenzione al lavoro difensivo non ha abbandonato il tecnico svizzero nemmeno in questa stagione. Un dato è particolarmente significativo riguardo l’efficacia del pensiero tattico di Magnin riguarda Yanick Brecher. Il portiere dello Zurigo è il secondo miglior estremo difensore per clean sheets ottenuti in tutte le competizioni nei primi quindici campionati europei (8), dietro solamente a Denys Boyko (10), portiere della Dynamo Kiev, il cui compito risulta però decisamente avvantaggiato, data la totale supremazia della formazione ucraina nel contesto nazionale. Lo Zurigo si conferma attualmente come la miglior difesa della Super League svizzera (otto reti subite in nove partite) e ancora imbattuta in campo internazionale, avendo vinto entrambe le partite disputate senza subire alcuna rete (due vittorie di misura contro AEK Larnaca e, per l’appunto, Ludogorets). Il rovescio della medaglia, prevedibilmente, è la scarsa propensione offensiva, anche in virtù di un reparto d’attacco privo ancora di una forte individualità. Buone aspettative sono rivolte nei confronti di Stephen Odey, giovane centravanti nigeriano di vent’anni, prelevato dallo Zurigo direttamente dall’accademia nigeriana del Mountain of Fire and Miracles FC, club di proprietà dell’omonima organizzazione cristiana pentecostale. Odey ha reso soprattutto in coppa nazionale, contro società di categoria inferiore, mentre in campionato si è per il momento reso protagonista di due realizzazioni, contro Thun e Lucerna. Altro elemento su cui la società vorrebbe fare affidamento per il futuro è Assan Ceesay, statuario centravanti gambiano, acquistato per circa due milioni di euro dal Lugano, anch’egli autore fin ora di due reti in massima divisione. Per il resto, decisivo sotto porta è stato l’apporto di Benjamin Kololli, laterale destro nel giro della nazionale kosovara, dotato di un calcio assolutamente insidioso. Numero dieci del club, Kololli si occupa di tutti i calci piazzati, creando traiettorie molto invitanti per i compagni. Proprio da situazioni di questo tipo sono nate le due decisive marcature nel cammino europeo della squadra: prima il famoso calcio di rigore di Larnaca, trasformato e festeggiato nel fossato dello stadio cipriota dallo stesso centrocampista kosovaro, e poi il colpo di testa dell’islandese Victor Palsson nella vittoria sul Ludogorets, arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Come anticipato, l’età media della formazione dello Zurigo è piuttosto bassa. Fra gli elementi più significativi a disposizione di Magnin, oltre a quelli già menzionati, occorre aggiungere anche Andreas Maxso, centrale difensivo danese di 24 anni. Maxso è uno dei tanti prodotti del vivaio del Nordsjaelland e fino a qualche stagione fa prometteva di essere una delle potenziali stelle del nuovo corso danese, raccogliendo oltre venti presenze in Under 21 e facendo parte della spedizione olimpica del 2016. Tuttavia, la decisione di accettare la corte dell’Osmanlispor, presa all’inizio della passata stagione, non si è rivelata particolarmente indovinata: il possente difensore ha faticato nell’integrarsi in un ambiente così differente e le sue prestazioni ne hanno risentito. Risolto il contratto con la società turca, Maxso ha scelto Zurigo come tappa di rilancio personale, potendo così esaltare le proprie qualità anche grazie al pensiero tattico del proprio allenatore.
Nella rosa del club elvetico, infine, fanno parte due vecchie conoscenze del nostro calcio. La prima è quella di Alain Nef, esperto centrale difensivo che, in gioventù, ha vestito le maglie di Piacenza, Udinese e Triestina. Dopo una breve esperienza con la maglia dello Young Boys, Nef si è definitivamente trasferito nello Zurigo nel 2013. La seconda è quella di Roberto Rodriguez, fratello di Ricardo, laterale del Milan. Anch’egli mancino, seppur più offensivo, Roberto ha vestito per una stagione la maglia del Novara Calcio, realizzando anche una rete in Serie B.

La stagione dello Zurigo potrebbe prendere una piega molto interessante. Oltre al buon rendimento nelle competizioni nazionali, il club elvetico viaggia spedito anche in campo internazionale, con ben sei punti di vantaggio dalle contendenti per il passaggio ai sedicesimi di finale d’Europa League, oltre allo scontro diretto a favore. Dovesse mantenere a lungo termine questa solidità difensiva, la squadra di Magnin potrebbe rappresentare un avversario davvero scomodo potenzialmente per chiunque.

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