Il governo è in grado di prendersi cura del calcio italiano?

Quando il calcio non è capace di occuparsi di se stesso, sono altri ad farlo, con tutte le conseguenze (positive e negative) che ne derivano. È il caso del disegno di legge proposto alla Camera dal deputato Belotti, relativamente alla partecipazione dei tifosi all’interno dei club calcistici con un ruolo informativo e di controllo dei conti. L’idea di voler costituire un apposito organi consultivo di tifosi, composto da 3/5 abbonati, pur con l’intento nobile di voler garantire trasparenza delle azione messe in atto dalla governance dei club, si scontra con alcune incongruenze di non poco conto:

✓In Italia è già presente nello statuto federale l’obbligo per i club di A, B e, dal 2017/18, anche di C, di certificare i bilanci attraverso revisori legali esterni e indipendenti;
✓Le società di capitali (SpA e Sapa), quotate e non, hanno per obbligo legislativo nel loro organigramma un organo, chiamato collegio sindacale, composto dai 3 ai 5 membri, tutti con requisiti di indipendenza, onorabilità e competenza in materia di contabilità, atto a vigilare l’operato del board di amministrazione. In più, per le società quotate, che in Italia sono ben 3, c’è l’obbligo di redigere un documento semestrale al mercato borsistico;

✓Anche i club costituiti come Srl (società a responsabilità limitata) che non possono redigere il bilancio abbreviato (perché superano i 50 dipendenti, i 4,4 milioni di attivo e gli 8,8 di ricavi) sono obbligate ad avere in seno all’organigramma il collegio sindacale;
✓Il meccanismo di elezione, a detta del deputato che ha proposto il DDL, dovrà essere deciso dal consiglio di amministrazione del club. Non si nota ad occhio un possibile conflitto di interessi?
✓Se nel collegio sindacale esistono determinati requisiti di competenze, per farne parte, il nuovo organo consultivo dei tifosi avrebbe come unica condizione di accesso l’essere abbonato. È facile immaginare il tifoso medio, che magari di lavoro fa tutt’altro, discutere di numeri e bilanci con il CDA;
✓Il voto elettronico, possibilmente su una piattaforma web, ha già dimostrato le sue falle di sicurezza e di giustizia nel voto. Basterebbe essere popolari per avere la maggioranza dei voti. Con quale credibilità e competenze potrebbe sedersi il presidente dell’organo dei tifosi, con un ruolo esclusivamente consultivo? Che informazioni sbagliate potrebbe diffondere all’esterno?

I fallimenti dei club di B e C, ai quali si è osservato in questi anni, non sono dettati dallo scarso controllo degli organi di revisione indipendenti e federali (Covisoc in testa), ma dall’assenza di una riforma vera che riduca il numero dei club al via delle competizioni calcistiche professionistiche italiane. Manca, inoltre, un cambio della contribuzione mutualistica verso i club di B e C, che più di tutti hanno bisogno del contributo della Serie A per tenere in regola i propri bilanci.

Il concetto di voler introdurre l’azionariato diffuso nei club italiani è, parere personale, anacronistico verso quello che il mercato ha mostrato in questi anni. A parte Real e Barcellona, veri unicum dell’azionariato popolare, ogni tentativo di costruire dal basso una partecipazione dei tifosi è fallita. Fallita, perché arrivati ad un livello di sviluppo tale da obbligare i club a dotarsi di una diversa forma societaria e statutaria, la partecipazione attiva del tifoso diventa un intralcio. Il caso più palese è quello dello United of Manchester, club creato da un gruppo di tifosi dello United in contestazione con i Glazer. Questa forma nobile di controllo dal basso ha mostrato le prime crepe decisionali e di competenze, appena il club si è affacciato al calcio professionistico e ai soldi che esso offre.

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