Italia U21 promossa, per ora…

Quella di ieri sera doveva essere la partita della vita, per l’Italia U21 di Gigi di Biagio: uno di quegli scontri da dentro o fuori, fondamentali per poter ancora sperare nell’accesso agli Europei di categoria.

Il commissario tecnico romano alla vigilia aveva cercato di calmare gli animi, predicando serenità e esortando i suoi a giocare con la testa sgombra, per non crollare sotto la pressione, data dall’importanza che aveva questa vittoria nel loro cammino verso la fase finale del torneo continentale, che si disputerà l’anno prossimo in Repubblica Ceca.

In campo però, come spesso accade ai nostri “under”, quella pressione c’era eccome. Si gioca contro una Serbia rimaneggiata rispetto alla squadra che ci aveva sconfitto all’andata. Mancano Markovic, Nastasic, Mitrovic e tanti altri giocatori molto importanti. Tuttavia loro sembrano più forti mentalmente, gli azzurrini si mostrano da subito frenetici, poco lucidi e impauriti. Se in conferenza stampa aveva predicato calma, di Biagio in campo è invece incontenibile, dalla panchina urla e gesticola senza soluzione di continuità e nei primi minuti contribuisce ad acuire il carico d’ansia sui suoi giocatori. La tattica offensiva impostata dall’Italia è controproducente al massimo: 4-2-4 sbilanciatissimo, con continui lanci lunghi verso le punte, ma imprecisi e velleitari, pressing alto e spavaldo, che però si concretizza in un’azione disorganizzata, affannosa e risulta totalmente inefficace. La squadra è lunga e stordita. Arrivano due gol da polli: male Antei, male Bardi, bene Pesic, che dopo un quarto d’ora ha già infilato una doppietta. Siamo già sotto 0-2. L’Italia in campo non c’è, i nostri giovani sono crollati senza opporre resistenza, manca un leader di personalità che trascini la squadra, mancano, tremendamente, minutaggi sostanziosi ad alto livello per la quasi totalità della nostra rosa, che non è in grado di reagire e di giocare a calcio.

Ciò che cambia l’inerzia dell’incontro è l’uscita di Brasanac, infortunato, a favore di Milinkovic-Savic al 19′. Esce un centrocampista di equilibrio, bravo nel recupero palloni e sempre ben posizionato, entra un trequartista egoista e poco disciplinato. Sturaro e Crisetig riescono finalmente a farsi trovare a cominciare l’azione con più qualità. In particolare il giocatore del Cagliari si dimostra fondamentale: recupera palla e la gioca con qualità sia sul corto che sul lungo con una facilità disarmante. L’Italia si registra ed esce la superiore proprietà di palleggio dei nostri giovani. Emergono Battocchio e Belotti, protagonisti in ogni azione offensiva. L’attaccante del Palermo sigla una doppietta che mette a posto le cose prima dell’intervallo, dimostrando grande determinazione e impressionanti doti fisiche.

Il secondo tempo inizia benissimo, creiamo tanto e giochiamo un calcio fluido e bello da vedere. Sbagliamo molti, troppi gol. Berardi è solo davanti al modesto portiere avversario, ma calcia senza guardare la porta e la palla lemme lemme esce sul fondo, l’attaccante del Sassuolo fallisce anche un’altra ghiotta occasione sbucciando la palla in sforbiciata, Longo mette fuori di un nulla colpendo di testa dal limite dell’area piccola. La partita si innervosisce perché la posta in palio è alta, tanti falli e pochissima lucidità in zona gol. La risolve il portiere serbo Dmitrovic, lasciandosi sfuggire un tiro potente ma centrale di Berardi, fino a quel momento tra i peggiori in campo. Nel finale qualche brivido per un’uscita avventata di Bardi che lascia la porta sguarnita, ma per fortuna Zappacosta è nei paraggi e libera l’area di rigore.

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I tre punti e le grandi prove dei singoli sono i risvolti positivi, ma questa partita ha detto alcune cose che bisogna puntualizzare:

  • Il gruppo a disposizione di di Biagio è probabilmente più forte nel complesso di quello che con Mangia arrivò in finale all’Europeo israeliano, salvo poi capitolare con la Spagna di Morata, Deulofeu e Jesé. Dell’undici titolare ieri, solo Battocchio non gioca in Serie A, e quasi tutti gli Azzurri in campo sono titolari nel loro club di appartenenza.
  • Forse sarebbe il caso di concedere un’opportunità a Leali, visto che Bardi ha gravi deficit tecnici e di lettura delle azioni, come ha dimostrato sia l’anno scorso a Livorno, che in questo primo scorcio di stagione a Chievo. Allo stesso modo Antei brilla nella velocità e nei contrasti, ma in marcatura viene fisicamente sovrastato dagli avversari, e in generale è spesso in affanno e non dà sicurezza, si potrebbe piuttosto affiancare a Bianchetti il compagno dell’Empoli Rugani.
  • Mister di Biagio deve far giocare a calcio questi ragazzi: i primi quindici minuti di arrembaggio sconclusionato sono stati un supplizio per i giocatori e per noi spettatori. Per la prima volta da anni abbiamo una generazione che in tutti i suoi interpreti sa mettere palla a terra e ha la creatività per inventare giocate decisive: lasciamo che ci provino, basta lanci lunghi e squadra spezzettata.
  • Vedere queste partite così importanti in stadi enormi semideserti è davvero triste. Con un pubblico più caldo e numeroso gli Azzurrini avrebbero sicuramente pagato meno caro lo scotto della pressione. Prezzi più bassi, maggiore marketing e stadi meno dispersivi, per favore.
  • Da una decina di anni a questa parte, più o meno in tutti settori giovanili professionistici, le metodologie di insegnamento sono cambiate: più attenzione alla tecnica, all’uno contro uno e alla creatività. La generazione prodotta ha discretamente ripagato gli sforzi, ma occorre pensare meno al risultato e più alla crescita globale del calciatore, per poter avere vivai a livello delle potenze europee.
  • Andrija Zivkovic: classe ’96 entrato nella ripresa: segnatevi questo nome. Già 33 presenze col Partizan di Belgrado, con cui ha esordito già due stagioni fa. Ala destra di piede mancino dotata di corsa, dribbling ed inventiva: Milan ti dice niente questo profilo?