La Cina è vicina – Il movimento calcistico cinese tra calciomercato e colonizzazione dell’Europa

Pezzo a cura di Nicholas Gineprini (riadattato da Calcio da Dietro):

Quando abbiamo sentito parlare per la prima volta del calcio cinese? Probabilmente nel 2002, alla prima apparizione della nazionale asiatica in un Mondiale, quello di Giappone e Corea. La rappresentativa cinese, guidata dal serbo Bora Milutinović uscì anonimamente al primo turno, con tre sconfitte e nessun gol segnato.

Successivamente la Cina scomparve dai radar calcistici, mentre nel continente asiatico balzarono agli onori della cronaca il Giappone, la Corea del Sud  la new entry Australia. La Cina, pur rendendosi protagonista di una grande olimpiade nel 2008 – dove fece gli onori di casa – continuò a dispensare delusioni a livello calcistico, con l’eliminazione alla fase a gironi e appena un pareggio, conquistato nella partita di apertura contro la Nuova Zelanda. Dopo la manifestazione olimpica i risultati non migliorarono, anzi addirittura peggiorarono per fattori legati a vicende extra-calcistiche. Infatti, nel 2010 il calcio cinese venne travolto dallo scandalo del calcio scommesse, scoperto dall’operazione Black Whistle List. Quest’ultima, guidata dal governo e dalla CFA (la Lega cinese), andò a ripulire l’intero sistema, con l’arresto del vicepresidente federale e la squalifica a vita di 33 persone fra dirigenti e giocatori.

Members of the Chinese team pose before their men's first round Group C soccer match against Belgium at the Beijing 2008 Olympic Games in Shenyang August 10, 2008. REUTERS/Alvin Chan (CHINA)

Selezione calcistica cinese alle Olimpiadi di Pechino 2008

Lo scandalo delle combine rappresentò un vero e proprio punto morto, che causò l’uscita di scena del main sponsor Pirelli dalla partnership con la CFA ed il rifiuto dell’emittente di stato CCTV5  di trasmettere le partite del campionato. Lo scenario che si prospettava per la Chinese Super League, agli inizi della seconda decade degli anni 2000, raccontava di una lega che aveva toccato il fondo sia livello tecnico che etico, dal quale una possibile risalita appariva solo un lontanissimo miraggio.

Come afferma un vecchio adagio, solo quando si tocca il fondo si riesce a trovare la forza per risalire. Accadde esattamente ciò. Nell’estate del 2011, il calcio cinese conquistò intere pagine di giornali, per il passaggio dell’argentino Darìo Conca dalla Fluminense al Guangzhou Evergrande, con il giocatore che diventò uno dei giocatori più pagati al mondo.

Il Guangzhou Evergrande, di fatto, acquistò il suo cartellino per 8.5 milioni di euro e il giocatore firmò un contratto monstre da 26 milioni di euro per due stagioni e mezzo. Fu il primo segnale di avvertimento. Gli scenari, da quell’operazione di calciomercato cambiarono radicalmente per il mercato asiatico, che fino ad allora era visto solo come una pensione d’oro per vecchie glorie sul viale del tramonto. Nel giro di pochi anni, i club della Chinese Super League iniziarono a competere con quelli europei, in termini di ingaggi di giovani e talentuosi giocatori sudamericani, fra i quali si ricordano Elkeson (Shanghai SIPG) e Ricardo Goulart (Guangzhou Evergrande), due prospetti che al tempo furono corteggiati anche da club europei.

Alla luce di questo breve excursus, è lecito chiedersi cosa possa aver indotto un promettente calciatore carioca ad abbandonare i sogni di gloria in Europa, per intraprendere la propria carriera calcistica in Cina. La risposta è semplice, ed è rintracciabile nel potere dello yuan. Per intenderci, Ricardo Goulart, a soli 23 anni, ha firmato un contratto da 6.5 milioni di euro annui, cifre che in Italia lo collocherebbero tra i giocatori più pagati insieme a De Rossi. In questa trasmigrazione di giocatori da un continente all’altro, svolge un ruolo assolutamente cruciale una fitta rete di fondi di investimento ed intermediari guidati dalla Kirin Soccer di Joseph Lee, un impresario cinese che si è trasferito in Brasile all’inizio degli anni ’80. Egli è il principale artefice delle transazioni di calciatori sudamericani verso l’Asia, dai paesi arabi al Giappone.

La crescita del calciomercato asiatico “pare” a prima vista un fenomeno anomalo: la finestra principale di mercato è quella invernale, dove lo scorso anno i club della CSL hanno speso 115 milioni di euro, posizionandosi dietro solo alla Premier League. Cifre che quest’anno più che raddoppiate e giunte a 275 milioni di euro. Addirittura 320, se si considerano quelle relative ai club della Chinese League One, la seconda divisione calcistica cinese, in cui spicca il Tianjin Quanjian che ne ha spesi oltre 40, ponendosi dunque di diritto come nuova potenza economica del calcio mondiale. Questa sessione di mercato, inoltre, non è stata caratterizzata solamente dall’ingaggio di sudamericani, bensì anche dall’acquisto di giocatori all’apice della loro carriera in Europa. Basti pensare agli approdi in Cina di professionisti del calibro di Gervinho, Lavezzi (entrambi accasatisi alla neo promossa Hebei Fortune), Jackson Martinez (al Guangzhou Evergrande), Guarin (allo Shanghai Shenhua), Alex Teixeira e Ramires (al Jiangsu Suning).

In foto: Jackson Martinez posa con la maglia del Guangzhou, dopo il suo trasferimento dall’Atletico de Madrid per 42 milioni di euro

Come interpretare questa folle impennata di spese? Ciò che è certo è che non ci troviamo di fronte a un fenomeno passeggero. Il baricentro economico mondiale si sta spostando sempre più verso est, dove il calcio quale sport globale è inteso come uno dei più potenti strumenti politici e speculativi. Abbandonando la visione romantica e nostalgica che per molti aspetti tratteggia questo sport, il calcio è anche politica. Nella Cina è uno degli elementi del soft power, ovvero un mezzo attraverso cui il governo sta cercando di far conoscere ai paesi occidentali la propria cultura e storia.

Infatti, quale migliore attrazione migliore del calcio, per suscitare interesse in un pubblico ancora così acerbo e diffidente nei confronti della società cinese? Come ha recentemente dichiarato il presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping, “The Football Dream” is one part of Chinese Dream.

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Il presidente Xi Jinping in una delle sue visite in Europa (Febbraio 2012)

Per iniziare a comprendere le potenzialità del calcio cinese, lo si deve guardare con gli occhi di uno studente al primo giorno di scuola, ossia senza alcun pregiudizio culturale o formativo di sorta. Esso d’altronde è una realtà completamente nuova, che potrebbe rappresentare realmente il futuro del calcio europeo. Più nel dettaglio, andando ad analizzare le squadre più importanti che compongono la Chinese Super League, troviamo:

  • Il Guangzhou Evergrande, controllato dall’omonima società immobiliare e da cui deriva il nome alla squadra;
  • Lo Shanghai SIPG, acronimo che sta per Shanghai International Port Group, ovvero il più grande attracco per navi mercantili del sudest asiatico, di proprietà per metà al governo;
  • Lo Shanghai Shenhua Greenland e i Blue Devils, che appartengono al Greenland Group, ovvero un gruppo immobiliare anch’esso per il 50% di proprietà del governo cinese. Curiosa è la derivazione del nome della compagine di Shanghai, che è anche nuova squadra di Guarin.Essa si porta appresso il nome Shenhua, che letteralmente si traduce come “Fiori di Shanghai”, ma che al contempo è anche il nome della società che fu la prima proprietario del club, cioè una azienda statale attiva del settore del carbone.
  • L’Hebei Fortne appartiene ad una società statale, la China Fortune Ltd, che costruisce parchi industriali.

E’ facilmente intuibile da questo breve elenco, come dietro le squadre citate vi sia l’appoggio del governo o di ricchi uomini d’affari, che ricoprono anche importanti cariche all’interno del PCC. Secondo quanto rivelato dal presidente del Pavia, Xiao Dong Zhu, proprietario del Shanghai Ping Investment, il governo e la federazione cinese raccolgono i soldi delle sponsorizzazioni e delle partnership commerciali per poi distribuirle ai club, assieme ad alcuni sovvenzionamenti statali. Un po’ di cifre: il main sponsor, la Ping As Insurance (un istituto bancario) versa 50 milioni di euro l’anno, la Nike arriva a 30, mentre il nuovo accordo televisivo firmato con la Ti’ao Power prevede il versamento quinquennale di una somma di denaro che si aggira sui 1.2 miliardi di euro.

Ma la rincorsa del calcio cinese verso l’élite mondiale non si ferma qui. È fondamentale considerare anche la colonizzazione verso il calcio europeo. Sono ben sei i club europei nei quali il paese asiatico ha fortemente investito, con partecipazioni più o meno maggioritarie:

  • Ado Den Haag (Olanda, United Vannsen Sport International);
  • Il 13% del Manchester City Football Group (China Media Capital);
  • Pavia (Shanghai Ping Investment);
  • Il 60% dello Slavia Praga (CEFC China Energy Company);
  • Il 54% dell’Espanyol (Rastar);
  • Il 20% dell’Atletico Madrid (Dalian Wanda)

Per riassumere il significato di questo flusso di denaro piovuto sul movimento calcistico europeo, è utile analizzare il caso dei “colchoneros” di Madrid. Il presidente della Dalian Wanda è Wag Jianlin, il secondo uomo più ricco di Cina. Egli è un personaggio con forti legami all’interno del PCC, nonché uno dei più grandi finanziatori della Chinese Super League, relativamente alla costruzione di accademy, sponsorizzazioni e riforma della classe arbitrale. Nel Gennaio del 2015, è stato il fautore dell’acquisizione del 20% delle quote dell’Atletico Madrid, che ha fatto il paio con quella ancor più strategica della società svizzera Infront (azienda advisor di alcuni dei principali campionati in Europa, quali la Serie A) per 1 miliardo di euro circa.

Qual è stato il reale obiettivo dell’operazione nei confronti dell’Atletico Madrid? Certamente non quello di portare i colchoneros ai vertici del calcio mondiale, quanto piuttosto la volontà di dare sostegno allo sviluppo del movimento calcistico giovanile cinese. Già dal 2012, infatti, la Dalian Wanda ha portato avanti in Spagna un progetto, chiamato Future Football Stars, il quale ha permesso a molti giovani prospetti cinesi di allenarsi per alcuni mesi nelle accademy di Atletico, Villareal e Valencia. Con l’acquisto delle quote societarie dei colchoneros, Wang Jianlin ha proseguito in questo percorso, finanziando il potenziamento delle strutture giovanili del club per 15 milioni di euro, che saranno adibite anche alla formazione di giovani cinesi.

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Wag Jianlin, durante la firma dell’accordo di acquisizione delle quote minoritarie dell’Atletico Madrid

Sempre per favorire lo sviluppo delle nuove leve calcistiche, la Ledman, società statale cinese che si occupa della produzione di tecnologie LED, ha acquistato i diritti della Serie B portoghese. A beneficio di questo finanziamento, i club portoghesi saranno costretti a tesserare almeno un giocatore cinese.

Ma la colonizzazione non si ferma al solo ambito tecnico e sportivo. L’attività economica della Dalian Wanda si concentra principalmente nel settore immobiliare. L’economia della Cina sta rallentando, la crescita del PIL, pari al 6.5% è la più bassa da vent’anni a questa parte. Fino ad ora l’impennata del dragone si era sorretta principalmente sul mercato immobiliare, ormai ampiamente saturo. Per tale ragione il governo cinese ha deciso di espandere l’economia del Dragone ed i propositi sono stati definiti nel nuovo piano quinquennale. Che fare quindi se il mercato immobiliare domestico non permette più margini di guadagno così elevati? Si utilizza quello dei paesi esteri. La Dalian Wanda ha firmato con il comune di Madrid un progetto urbanistico da 3 miliardi di euro.

Calcio, cultura, politica ed economia. a Cina è ovunque, e starà ai governi e alle società calcistiche europee sfruttare al meglio le potenzialità economiche (e non) dei partner cinesi. Il “fenomeno Cina” quindi non deve arrecare timori, causati dai soliti stereotipi che avvolgono ancore il paese asiatico, essere visto come un grande mondo ricco di opportunità.


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Per chi fosse interessato ad approfondire le tematiche affrontate in questo articolo, vi consigliamo di acquistare il libro scritto dallo stesso Nicholas Gineprini (http://www.urbone.eu/obchod/il-sogno-cinese-%E4%B8%AD%E5%9B%BD%E6%A2%A6-storia-ed-economia-del-calcio-in-cina).