La trasferta più lunga del mondo – La storia infinita di Aleksej e Vasilij

Questa storia non parla di grandi campioni, grandi giocate, grandi squadre o grandi partite. Questa storia parla di Aleksej e di Vasilij. Oggi non vi racconteremo di sfide epiche e di campioni, perché non sono sempre questi gli argomenti che ci interessano. 

Oggi, per esempio, ci interessa parlare di un impiegato delle poste russe di nome Aleksej, siamo fatti così. La Russia è per distacco il paese più esteso del mondo, e non solo territorialmente. Una varietà impressionante di culture e popoli distribuiti in un paesaggio che passa dai ghiacci del Mar Glaciale Artico alla foresta sub-tropicale a confine con la Cina, sempre che abbiate il coraggio di attraversare l’interminabile Siberia.

Nell’estremo angolo a sud-est, a letteralmente due passi dal Giappone, c’è la remota Vladivostok; e c’è il nostro Aleksej. L’unico cordone ombelicale che tiene agganciata alla civiltà questa città, dedita più che altro alla pesca, è la ferrovia Transiberiana. Quella ed il campionato di calcio.

Aleksej è un ultras del Luch. Non ha mai vinto niente il Luch-Energiya Vladivostok, anzi. La squadra ha passato più tempo a barcamenarsi nelle serie minori regionali che altro, anche se nel 2010 ha raggiunto una storica semifinale di Coppa di Russia contro il Rostov. Poche, pochissime gioie per Aleksej; eppure non manca mai allo stadio, a vedere i gialloblu del Luch, a soffrire come un cane e ad esultare come un pazzo, se e quando capita. Tutti noi abbiamo bisogno di qualcosa per cui vivere, qualcosa da aspettare, a cui aggrapparci durante il quotidiano rimescolamento nello zibaldone plutocratico della nostra società. Si tratterà solo di Serie B russa, di campi in cui la palla, più che essere carezzata da abili artigiani, è presa selvaggiamente a calci da manovali incattiviti dalla loro stessa mediocrità, però sono quelle due ore di follia allo stadio che conservano integra la sanità mentale di Aleksej, misera voce di un elenco, granello del deserto, stringa di codice in Matrix.

Ma Vladivostok non è l’unico brandello di Russia che tutti dimenticherebbero, non fosse per quella palla che non ha paura di rotolare nemmeno nei posti più sperduti del mondo. Infatti, un po’ più in là, tipo un quarto di mondo più in là, c’è un fazzoletto di Terra stretto tra Polonia e Lituania che l’ex URSS ha acquistato dalla vetusta Prussia, a seguito della Seconda Guerra Mondiale: l’Oblast di Kaliningrad, a quasi 400 km da un qualsiasi altro villaggio in cui parlino la lingua di Tolstoj. Anche a Kaliningrad c’è una squadra di calcio, oltre alla casa natale di quel simpaticone di Immanuel Kant. C’è il Baltika, altra squadra fondata negli anni ’50 come il Luch del nostro Aleksej, e rimasta per la maggior parte della sua storia impelegata nelle serie minori russe.

Eccolo lì, l’Oblast di Kaliningrad, colorato in rosso.

A Settembre, Luch e Baltika si sarebbero dovute sfidare. Non sappiamo se per una scommessa persa, per un disturbo ossessivo-compulsivo o per semplice e cieca passione, ma Aleksej quella partita la voleva, che dico, la doveva vedere. Allo stadio, a Kaliningrad, a ben 10.000 km da casa.

La Russian National Football League è stata più volte criticata perché nell’ansia di replicare il “modello inglese”, la Federazione ha concepito un campionato nazionale che va dall’Estremo Oriente alle coste del Mar Baltico, e che si gioca tra Agosto e Maggio. Una follia, in un paese XXX[…]XL come la Russia, una follia che però ha catturato anche Aleksej.

Per viaggiare da Vladivostok a Kaliningrad ci sono tre principali possibilità:

  • 13 ore di volo, con scalo a Mosca e il biglietto che costa circa 400 euro;
  • 6 giorni di macchina, senza soste per dormire, mangiare, andare in bagno;
  • 8 giorni di treno, con circa 150 euro di spesa per i biglietti.

Capirete che la trasferta è praticamente impossibile, soprattutto se sei un impiegato delle poste con una moglie che al solo sentir parlare di calcio tira già fuori il mattarello con l’idea di contundere. E soprattutto se la Russia asiatica si trova in piena crisi economica e hai anche tre figli da sfamare e mandare a scuola.

Di economico in questa follia c’è solo il biglietto dello stadio, che nella Serie B russa costa tra i 10 e 15 euro un po’ ovunque.

Aleksej non ha voluto sentire ragioni però. Doveva vedere quella partita, doveva compiere la trasferta più lunga del mondo. Non sappiamo quanti debiti abbia contratto, quanti traumi cranici da mattarello sulle tempie abbia riportato e non sappiamo nemmeno che fine abbiano fatto i suoi tre figli con un padre così sciagurato; quello che sappiamo è che però ci è andato. Era lì in qualche modo, era arrivato.

Il 13 settembre 2014, Aleksej era allo Stadion Baltika a vedere quella partita. Era l’unico, forse, a sostenere i gialloblù, arrivati dall’altra parte del mondo per una normale partita di Serie B.

Roman Slavnov e Aleksey Averjanov hanno regalato una sofferta vittoria al Luch e ad Aleksej, ed a nulla è valso il gol di Alexander Minchenkov per gli altri: 1 a 2.

Sicuramente al fischio finale dell’arbitro, il nostro Aleksej avrà pensato a tutti i soldi spesi per il viaggio, a tutto il tempo passato lontano dalla sua famiglia, a tutte le litigate con la moglie, che il calcio non ce la fa proprio a sopportarlo e a capirlo. Ci avrà pensato, e avrà deciso che ne era valsa la pena.

Viaggiare attraverso un quarto di mondo per seguire la sua squadra nel vederla vincere, per esultare senza pudore in faccia a un tizio di fianco a lui, sì, ne era valsa la pena. Un tizio di fianco a lui che di nome fa Vasilij, un impiegato delle poste di Kaliningrad, con una moglie che appena sente parlare di calcio fa volare le pentole e con tre figli da mandare a scuola e da sfamare adeguatamente. E Vasilij, che è un tifoso sfegatato del Baltika, non vede l’ora arrivi il 5 aprile per restituirgli il favore, per esultare in faccia a quello stronzo che era di fianco a lui, quando ci sarà il ritorno a Vladivostok.

(Volendo “””citare””” un altro russo, che di nome faceva Fyodor e di cognome Dostoevskij, ‘Aleksej e Vasilij, s’intende, sono personaggi inventati. Tuttavia personaggi del genere devono esistere nella nostra società, ove si considerino le condizioni in cui la nostra società, appunto, è stata generata…’)

PS: se volete una storia vera, c’è quella di Evgeny Stepanov, Aleksandr Zaraysky e Veronika Davidova, tifosi dello Zenit che, nel 2006, quando a Vladivostok si giocava in Premier League, si fecero 10.000km con la loro Honda Civic in una settimana per assistere alla partita della loro squadra nella città affacciata sul Mar del Giappone. Lo Zenit vinse ma la Honda fuse il motore al momento del ritorno. I tre tornarono in treno sulla Transiberiana, per trovare, una volta scesi dalla vettura a San Pietroburgo, una macchina nuova, regalo della società da loro tanto amata.