Islanda : Le (non) sorprese di Euro2016

Se c’è una cosa che le Qualificazioni a Francia 2016 stanno dicendo è che le periferie del calcio europeo stanno colmando il gap con le tradizionali grandi. Investimenti nelle strutture, squadre giovani e vivai sempre produttivi, esportazione continua di talenti in campionati più probanti sono i fattori che stanno permettendo a molte nazioni di emergere.

Dopo l’Austria ci occupiamo di quella che secondo tutti è la vera sorpresa di queste Qualificazioni. Secondo tutti, tranne noi, che per il calcio scandinavo abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo fin dai primi articoli. Niente di strano, quindi, nell’exploit dell’Islanda, prima nel Girone A con 15 punti conquistati in 6 partite, frutto di 14 realizzazioni prodotte e solamente 3 subite, tra l’altro unicamente contro la Repubblica Ceca, rimasta l’ultima avversaria credibile per la prima posizione, visti i tracolli di Turchia e soprattutto Olanda.

islDifficile credere che l’Islanda terminò all’ultimo posto il girone di qualificazione per i mondiali sudafricani, visti i risultati odierni. Tuttavia il popolo di quell’isola è fatto così, non capita spesso che si perda d’animo. Nel 2008 la crisi economica globale investe anche il piccolo stato nordico, che è costretto a dichiarare bancarotta. Come sempre quando si presenta un problema complesso, gli islandesi non si limitano a rattoppare alla bell’e meglio la situazione per tirare avanti un altro po’. Reinvestono sulle attività tradizionali, dalla pesca ai commerci, sul turismo e sulle infrastrutture. Tutti insieme, non senza sacrifici dolorosi, trasformano l’isola da paradiso fiscale a paradiso e basta. Anzi, Valhalla vista la latitudine.

Pragmatismo

Il senso del lavoro civile ed onesto del piccolo popolo vichingo si riflette anche nel suo movimento calcistico. In Islanda amano tutti il calcio, tuttavia il campionato si gioca solo da maggio a settembre, mentre per tutto il resto dell’anno i campi sono coperti di neve. Se aggiungete tormente random un giorno sì e l’altro anche, diventa difficile pensare di uscire a giocare, nonostante l’amore per lo sport. Per aiutare quindi lo sviluppo del movimento, il Governo ha oculatamente investito in nuove strutture coperte, di proprietà comunale, ma date in gestione alle società in cambio della manutenzione. I giovani islandesi hanno la possibilità di allenarsi quattro volte a settimana durante tutto l’anno, seguiti da tecnici preparati direttamente dalla Federazione stessa, in modo da avere unità di programmi e metodologie, per ottimizzare al meglio le possibilità di riuscita dei loro giovani calciatori.

Il calcio islandese si trasforma da puro impatto fisico, pochi tocchi e tanti calcioni a uno sport dove a farla da padroni sono tecnica e velocità, oltre a tanta abnegazione. La generazione nata alla fine degli anni ’80 ha decisamente un altro passo, e infatti costituisce l’ossatura della Nazionale: ben 10 giocatori sono nati a cavallo tra l’88 e il ’90.

Le due stelle

Islanda Sigurdsson
Gylfi Sigurdsson, 25 anni.

Tecnica, visione e incredibile controllo del proprio corpo: tutto questo è sintetizzato in Gylfi Sigurdsson (25), trequartista che avrà forse steccato nella stagione al Tottenham, ma che a cavallo di quella ha fatto vedere mirabilie con la maglia dello Swansea. In Nazionale, poi, è in un’incrollabile certezza per i suoi compagni e i suoi tifosi, essendo in grado sia di mantenere un certo ordine razionale nel suo gioco sia di far sgranare gli occhi coi suoi colpi. Decisamente è un ottimo rifinitore, dotato di grandi capacità balistiche con entrambi i piedi, ma alla base di tutto sta la sua straordinaria capacità di coordinazione. Il suo non è esattamente il fisico del trequartista tradizionale, pertanto lo si potrebbe pensare macchinoso, incapace di galleggiare negli spazi ridottissimi che le fasi difensive moderne lasciano al giocatore tra le linee. Niente di più sbagliato: Sigurdsson esprime in ogni suo possesso un’incredibile proprietà di movimento: è preciso, elegante, creativo. È in grado di coordinarsi e battere al volo nello spazio di secondi, così come di girarsi con un’abile giravolta sul tacco e trovare la strada che porta all’angolino in mezzo a una selva di avversari.

Se Sigurdsson è il “Messi d’Islanda”, tra i suoi compagni di Nazionale c’è anche uno che due o tre cosette a Messi gliele ha insegnate: di nome fa Ejdur, e di cognome Gudjohnsen. A 36 anni l’ex attaccante di Barcellona e Chelsea fra le altre, ha indossato un’ultima volta la maglia biancoblu dell’Islanda, timbrando il cartellino per la venticiquesima volta in carriera, in una bella serata di marzo ad Astana, Kazakhstan. Dal 1996, quando esordì rilevando suo padre Arnor, era sempre stato l’unico appiglio di una squadra di maltrattatori del pallone. Oggi, al contrario, Gudjohnsen è la ciliegina sulla torta di un gruppo di calciatori impegnati nei campionati di tutta Europa, che tecnicamente non hanno nulla da invidiare alle dirette concorrenti, e che mentalmente sono combattivi come i loro antenati vichinghi.

Il gruppo

La stella c’era anche prima, quello che oggi è cambiato è il livello medio della rosa della Nazionale. I giocatori islandesi sono usciti dal loro tradizionale recinto scandinavo e hanno conquistato i maggiori campionati d’Europa, diventando spesso e volentieri uomini chiave delle loro formazioni, grazie anche all’innato carisma. Pensiamo a capitan Aron Gunnarsson (25), tuttocampista colonna del Cardiff City in Inghilterra, un giocatore in grado di determinare con incredibile costanza in entrambe le fasi. Che sia con una palla sporca recuperata o con un puntuale inserimento senza palla, con una caparbia percussione contrasto dopo contrasto o con un lampo dalla media distanza, Gunnarsson entra in ogni azione dell’Islanda, e la sua importante barba ha già festeggiato due realizzazioni in queste qualificazioni.

In questo che sembra un video piuttosto privo di interesse c’è tutta la grandezza di Gunnarsson. Fucilata in area da rimessa laterale, corsa all’indietro per recuperare palla e fermare il contropiede avversario, verticalizzazione immediata che porta ad una nuova opportunità per la sua squadra.

In Olanda si è fatto valere il centravanti Kolbeinn Sightorsson (25), che pur avendo perso il posto da titolare nell’Ajax dopo l’esplosione del giovanissimo polacco Milik, in Nazionale non sbaglia un colpo. Giocatore fisico, forte di testa e astuto in area di rigore, con grande spirito di sacrificio e discreto fiuto del gol, Sightorsson forse dovrebbe comunque cedere il posto anche in Nazionale al più talentuoso Alfred Finnbogason (26). In Olanda con la maglia dell’Heerenveen ha fatto sfracelli, prima di fallire su tutta la linea in questa stagione alla Real Sociedad, colpa anche di un infortunio piuttosto serio proprio ad inizio stagione che ne ha compromesso l’ambientamento. Inghilterra, Olanda, Spagna: manca l’Italia, dove militano due giocatori fondamentali nello scacchiere tattico islandese: Emil Hallfredsson (30, Hellas Verona) e Birkir Bjarnason (27, Pescara). Fondamentale l’equilibrio e la qualità che questi due riescono a dare, grazie alla grande polivalenza in ogni situazione di gioco. Il sinistro del veronese, poi, più di una volta ha risolto degli impicci con qualche bella pennellata da palla inattiva.

Se lo lasci calciare poi sono cavoli tuoi.

La guida

Lars Lagerback, 63 anni.

Equilibrio e palle inattive sono infatti due delle chiavi del successo di questa Nazionale, guidata in panchina dal CT Lars Lagerback, per 13 anni alla Svezia e seduto sulla panchina islandese dal 2013. Il 4-2-3-1 usualmente mandato in campo dall’allenatore svedese prevede una sapiente alternanza tra pressing aggressivo e difesa posizionale in fase di non possesso. L’Islanda è in grado di accendersi a fiammate, alzandosi con tutti i suoi effettivi per recuperare palla in zona avanzata e rendersi pericolosa. La difesa, reparto probabilmente più debole – portiere compreso – si mantiene sempre compatta e accorcia puntualmente per non allungare la squadra. Il centrocampo è in grado di gestire piuttosto bene fasi di possesso prolungato, tuttavia privilegia la verticalizzazione e il gioco veloce, con Sightorsson che è molto bravo a svariare lasciando spazio agli inserimenti dei compagni, che assiste con le sue sponde.

La vera arma in più sono state comunque le palle inattive, che hanno regalato almeno un gol a partita agli islandesi in queste qualificazioni. Le grandi doti fisiche di tutta la rosa a disposizione di Lagerback ben si sposano con le ottime qualità balistiche di Hallfredsson e Sigurdsson, o con le chilometriche rimesse di capitan Gunnarsson.

La vittoria più prestigiosa finora ottenuta dagli islandesi in queste qualificazioni.

Il clamoroso successo dell’Islanda non può che far riflettere, perché non nasce solo come somma di circostanze favorevoli (tracolli delle avversarie più credibili, gol trovati in mischia o in contropiede, un’ottima generazione cresciuta per sbaglio nel mucchio). I risultati sono frutto dei progressi di un movimento tutto che ha portato con la programmazione e l’unità d’intenti un gruppo di giocatori progettati da lontano a disputare i maggiori campionati europei. Se la nazione meno popolosa d’Europa, escludendo i mini-stati, riesce ad avere un gruppo di questa caratura tecnica, pescando da una popolazione totale poco maggiore di quella della sola città di Catania, perché un paese come il nostro, con 60 milioni di persone da cui attingere, ottiene più o meno gli stessi risultati? Probabilmente perché quelle 60 milioni di teste vanno tutte in direzioni diverse, verrebbe da dire.

Vi è piaciuto l’articolo? Continuate a seguirci e incoraggiarci, calciodadietro!

Precedente Croy Jürgen - Il portiere al di la del muro Successivo Un sogno chiamato Europa - Speciale Finlandia