L’esultanza è un gesto personale.

L’esultanza è un gesto personale.

L’esultanza è un gesto personale, spinto da un connubio di sensazioni emotive assolutamente soggettive. È la fase terminale di un azione offensiva andata a buon fine. Il trofeo puntuale da esporre dinanzi agli avversari e ai tifosi. Non c’è una morale comune per cui esultare o meno sia giusto o sbagliato, ma c’è di certo un’opinione.

Non sono un fan delle non esultanze, specialmente se contro le ex squadre. La riverenza verso il passato non ha modo di esistere, se non nella professionalità espressa quando si indossava la vecchia casacca. Questo conta, e non è la gioia di un gol strozzata in gol a rendere un calciatore più o meno rispettabile. Perciò Bonucci ha fatto bene ad esultare, se non fosse per le dichiarazioni nel post partita e le motivazioni del suo gesto dopo il gol.

L’esultanza in sè è un segno di condivisione verso il presente e i nuovi tifosi, non la reazione infantile a dei fischi per una “relazione tra due amanti finita a piatti e bicchieri rotti”.

Sia chiaro, si è umani e nessuno vuole mettere alla gogna alcun comportamento, ma motivare così un gesto bello, onorevole e in un certo senso contro quell’ipocrisia che contraddistingue questi momenti, ha il sapore dell’inutile ripicca, quasi a non voler chiudere definitivamente la propria parentesi con il passato.

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