L’Union Berlin

Come ben saprete, siamo soliti operare degli approfondimenti riguardo le migliori realtà calcistiche europee. Quando però abbiamo deciso di parlare dell’Union Berlin, non potevamo fare altro che affidare l’argomento a una persona che quotidinamente tratta della squadra: Giovanni Sgobba di Eisern Union Italia, pagina ideata per gli appassionati dell’Union Berlin nel nostro territorio.
Buona lettura!

Ungeschlagen. Imbattuti. Così ha intitolato Sky Germania, domenica del 21 ottobre al termine della giornata calcistica, l’approfondimento sulle squadre che, nei cinque massimi campionati europei, non avevano ancora lasciato tutta la posta in palio agli avversari. Tra Manchester City, Psg, Juventus e Borussia Dortmund, l’emittente tedesca ha piazzato anche l’Union Berlin, squadra che gioca in Zweite Bundesliga.

E certamente la sconfitta per 3-2 in DFB-Pokal contro il Dortmund (arrivata al 120’, ultimo minuto dei supplementari e su rigore) non inficia quello che la squadra rossa di Berlino ha costruito fino a ora. Un endorsement ironico, certo, ma i Köpenicker sono attualmente terzi con 19 punti, alle spalle dei più quotati Colonia e Amburgo che, seppur singhiozzando, sono a 21 punti.

E’ una sorpresa? Diciamo pure di sì, non solo nei numeri e nel rendimento, ma anche nella valutazione a più ampio respiro della progettualità berlinese che, dopo il burrascoso ciclo Jens Keller, concluso in malo modo dopo un anno e mezzo, sembrava dover costringere la dirigenza a rivedere alcuni piani. Prendere l’allenatore che con lo Schalke 04 è arrivato a disputare la Champions League e portarlo nella seconda divisione, era apparso a tutti un messaggio a lettere cubitali: l’Union, che in 52 anni di storia non è mai salito nella massima serie tedesca, vuole approdare in Bundesliga. I presupposti, in realtà, dopo un sorprendente quarto posto nella stagione 2016-2017, si sono sgretolati l’anno dopo con i saluti non solo di Keller, ma anche di Mesenhöler, Puncec, Leistner, Pedersen, Furstner, Daube, e Hosiner. Di fatto, quasi un’intera formazione con momenti anche emozionanti come l’addio di Damir Kreilach, capitano e leader di tante battaglie dal 2013, e Steven Skrzybski, in società dall’età di sette anni e la perdita più pesante dal punto di vista tecnico.

Con questa foschia piena di dubbi e punti interrogativi che aleggiava attorno all’Alte Försterei, nessuno a Berlino Est si sarebbe immaginato di esser qui, a questo punto della stagione, con i numeri e i dati che corroborano il trend positivo. L’imbattibilità dell’Union porta con sé un altro dato che dalle parti di Köpenick fa venire gli occhi rossi e lucidi dall’emozione: l’impermeabilità della porta con solamente 7 reti subite in 11 incontri di 2.Bundesliga. Un’inversione di tendenza semi-miracolosa (ricordiamo i drammatici picchi nel 2016 e 2015 con 51 e 50 gol subiti), in una competizione, tra l’altro, tradizionalmente da “over”.
Partiamo dritti dall’artefice di questa metamorfosi: Urs Fischer, l’allenatore svizzero ex-Basilea che in poco meno di quattro mesi è riuscito a fare quello su cui, a ritroso, Jens Keller, André Hofschneider, Sasha Lewandowski, Norbert Düwel e Uwe Neuhaus hanno fallito in sei, sette stagioni: dare solidità e integrità alla difesa e alla fase difensiva.

Il tutto, reinventando quattro/quinti tra portiere e difensori e puntando sull’esperienza (anche anagrafica) in controtendenza alle precedenti gestioni. Tra i pali il polacco Gikiewicz, 31 anni, ha scalzato il danese Busk, poco costante e abbastanza altalenante tra ottimi interventi e macroscopiche indecisioni. Gikiewicz, al contrario, ha sin da subito mostrato sicurezza in porta, togliendo 5-6 gol e segnando anche un’incredibile rete al 94’ nell’1-1 contro l’Heidenheim.

I più “vecchi” del roster sono tutti nelle retrovie: coetanei del portiere, infatti, sono i due terzini. L’austriaco Trimmel è il capitano della nuova gestione ed è uno dei pochissimi ad avere più di tre anni di anzianità alle spalle nella famiglia berlinese. Omologo sulla corsia di sinistra, c’è Reichel, alla prima stagione dopo esser stato per anni ammirabile e apprezzabile rivale nelle file dell’Eintracht Braunschweig. Ma la vera rivoluzione è, senz’altro, nel rendimento dei due centrali: i tifosi dell’Union Berlin, per pegno esistenziale, sanno che nel corso di un’annata devono accettare lo strafalcione a turno di un qualsiasi centrale. Non ce ne vogliano Torrejon, intelligentemente messo in panchina da Fischer, o Schönheim, ma Friedrich e Hubner sono belli da vedere, trasmettono sicurezza e scacciano quella sensazione di eterna sospensione in attesa del pasticciaccio. La gara in DFB-Pokal contro il Borussia Dortmund ha ulteriormente irrobustito questa certezza: Hubner è senz’altro più rude e poco ortodosso e si concede anche qualche sana scivolata; la spalla destra Friedrich, 23 anni e una crescita nello Schalke 04, porta con sé nonostante la giovane età (il più giovane della difesa) una flemma che è un po’ l’abbraccio fraterno di un amico quando sei alla ricerca di conforto.

La perseveranza del lavoro di Fischer, un lusso certamente per la categoria, è fondamentalmente concentrata qui. Se il pareggio in casa del Colonia, a metà agosto, alla seconda giornata, poteva sembrare un caso, Ingolstadt, Paderborn o Arminia Bieleferd hanno impattato contro un muro “Rot und Weiß” per certi versi inedito e inaspettato. Sigillando la difesa, Fischer ha poi edificato un’impalcatura solida: in tutto l’ambiente dell’Union Berlin – che quando si ritrova nelle parti alte della classifica, inizia ad avere le palpitazioni e gli tremano le gambe come dopo uno sprint su un altopiano messicano – il tecnico svizzero sta, a piccole dosi, sapientemente dispensando pillole di mentalità vincente. Con naturalezza e senza scossoni: non ha stravolto il modulo, mantenendo il 4-3-3 già visto da due anni, non tocca mai la difesa, ma rimescola sostanzialmente tutti i restanti reparti. In 11 uscite ufficiali, ha schierato 11 formazioni differenti.

Un po’ per necessità (Sebastian Polter, il gigante buono eroe del Signal Iduna Park con due gol da subentrato e vero trascinatore in grado di spaccare in due il corso delle partite, si sta riprendendo dall’infortunio al tallone d’Achille di febbraio) un po’ per sua etica, ora tutto il gruppo gode indistintamente della medesima fiducia e responsabilizzazione.
E come pedine intercambiabili, ci si può aspettare la giocata risolutrice da Gogia, esterno destro, o da Andersson l’attaccante svedese che con quattro gol sta ben sostituendo Polter. Oppure da Felix Kroos, fratello più piccolo di Toni, o da Prömel e Hartel. Ecco, da questi ultimi due aspettiamoci grandi cose: 23 anni Grischa, 22 Marcel, entrambi nel giro dell’Under-21 tedesca con il primo medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio. Hartel è più irriverente, trottola e poco scolarizzato, ma ha lampi di giocate geniali; Prömel è già formato, schiena dritta, gioca tantissimi palloni, sa accentrare il gioco su sé stesso, non ha timori e si concede anche gol pesanti (tre al momento) con tiri decisi da fuori area. Entrambi, insomma, sanno trattare bene la palla.

L’alchimista Urs Fischer ha tra le mani un mix d’esperienza, estro e giovane irrequietezza da maneggiare con cura. Ci si aspettava di ritrovarsi all’interno dell’ennesimo “anno zero”, dell’ennesimo anno traghettatore per costruire qualcosa a partire dalla stagione seguente e, invece, il dopo è già presente.

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