Mancini e i modelli di gioco, qualche domanda

Alla fine del campionato scorso, a chi mi chiedeva opinioni sulla prima mezza stagione del secondo regno di Mancini all’Inter, rispondevo in maniera positiva nonostante tutto. Nel caos di risultati altalenanti, rimonte incredibili e punti gettati al vento che è stata finora la seconda esperienza manciniana con i colori nerazzurri, era possibile trovare un discernimento. Nonostante i macroscopici svarioni difensivi, l’idea di gioco era ben chiara. L’Inter di Mancini è stata una squadra propositiva, che ha sempre ricercato il dominio del campo e della palla, con un modello di gioco offensivo sempre riconoscibile, fatto di possesso prolungato e verticalizzazioni improvvise.
Un po’ di numeri: l’Inter nella scorsa stagione è stata la terza squadra per numero di tiri verso la porta avversaria a partita, con 16,2 a fronte del 16,4 del Napoli, primo. Con una percentuale media del 59,9% è stata la migliore squadra per possesso palla, a dimostrazione della capacità di controllo e della bontà del gioco offensivo messo in piedi da Mancini. I risultati non hanno dato ragione al tecnico jesino, a causa non tanto della cattiva organizzazione della squadra in fase di non possesso, quanto per le scarse prestazioni individuali degli interpreti. Nella scorsa stagione l’Inter ha subito relativamente poco, solo 12 tiri a partita, quinto miglior risultato del campionato.
La scarsa performance del pacchetto arretrato era tuttavia prevedibile, visto il modello di gioco applicato alla squadra. Un gioco offensivo come quello voluto dal tecnico prevede per forza di cose una difesa alta, ma difendere a 50 metri dalla porta mette in grossa difficoltà difensori lenti come Ranocchia e Vidic, e l’ingenuo e tatticamente lacunoso Juan Jesus non ha saputo da solo colmare le lacune.
Pensare che Mancini non sapesse ciò cui andava incontro è poco realistico, più probabile che abbia consapevolmente scelto di pagare dazio in difesa per dare un’impronta ben precisa alla sua squadra. Logicamente fare punti è l’obbiettivo principale di una squadra professionistica, e il mancato raggiungimento del piazzamento europeo è una grande macchia sulla gestione Mancini, tuttavia il lavorare per il futuro poteva essere una consolazione. In sostanza se da una parte dell’equazione mettiamo il dare un’impronta alla squadra e dall’altra i deficit di risultati, i conti potrebbero tornare.

Fare e disfare

Cosa sta facendo però Mancini in questa stagione? Sta stravolgendo il gruppo che ha faticosamente e dolorosamente fatto crescere nella scorsa stagione, infoltendolo tra l’altro di giocatori che poco hanno a che fare con il modello di gioco proposto l’anno passato.
L’Inter che si sta costruendo è più simile alla prima di Mancini, con molti giocatori fisicamente ben strutturati in ruoli chiave. Arrivato il marcantonio Kondogbia, è partito il piccolo palleggiatore Kovacic e ora si cerca Felipe Melo, ceduto il compatto esterno offensivo Shaqiri, l’obbiettivo è l‘ala tornante e fisicamente strutturata Perisic, che dovrebbe equilibrare tatticamente il tridente con Jovetic e Icardi, poco propensi al ripiegamento. Anche la nuova coppia centrale Miranda-Murillo è espressione di questa volontà, con la pecca di non risolvere il problema dell’anno scorso, perché entrambi (soprattutto il colombiano), sono giocatori piuttosto lenti, non abituati a difendere grandi spazi.
La domanda è: perché perdere scientemente punti ed obbiettivi al fine di costruire un determinato modello di gioco, per poi gettare tutto al vento in sede di mercato e ripartire da zero con un nuovo gruppo e (presumibilmente) nuovi principi di gioco? Oppure, considerando un’ipotesi ancora meno probabile, perché mantenere un modello di gioco fatto di palleggio e controllo e poi prendere giocatori poco funzionali ad esso sperando di “raddrizzar loro i piedi?”. Perché se si spera che Kondogbia, Brozovic o Felipe Melo diano i tempi alla squadra, o che Miranda e Murillo sistemino i problemi difensivi, pronosticare un altro mezzo fallimento non è troppo difficile…

Precedente Supercoppa su Marte Successivo Le (non) sorprese delle Qualificazioni a Euro2016: Albania