Mario Begins: le origini del fenomeno di Mario Balotelli

Oggi, 21 agosto 2014, si sta concretizzando, sotto gli occhi del mondo intero, il passaggio di Mario Balotelli dall’AC Milan al Liverpool FC. Come al solito, quando si tratta di Mario, grandinano i link, i post, i tweet sull’argomento, sia mai che Calcio da Dietro non partecipi. Le cose dette in questi anni su Balotelli credo riempiano più di un dizionario. Dire qualcosa che non si sia già visto o sentito centinaia di volte non è impresa semplice, ma ci ho provato.

Una cosa che non ricordavo e su cui spesso mi sono ritrovato a interrogarmi, fissando la mia home di facebook travolta da link di siti di giornalismo e non su Mario, è come sia nato questo virale fenomeno mediatico.

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Quello che ho fatto è stato quindi cercare articoli negli archivi delle maggiori testate nazionali risalenti agli inizi della carriera di questo attaccante, per vedere come venisse trattato dai media quando Mario Balotelli non era ancora MARIO BALOTELLI.

Il 2 dicembre 2006 un quindicenne, grazie ad una deroga ad hoc della Federazione, esordisce nei professionisti, precisamente in un Padova – Lumezzane valevole per il vecchio campionato di C1. Qualche giorno dopo, la Gazzetta dello Sport riporta la notizia, parlando di “Favola Barwuah”. Sì, perché all’epoca Mario è ancora Barwuah, Balotelli è ancora il cognome della famiglia che lo tiene in affidamento da quando aveva 2 anni.

Lui gioca con personalità, si procura il calcio d’angolo da cui il Lumezzane conquista la vittoria. A fine partita il primo contatto con la stampa, perché non tutti i giorni capita che un quindicenne giochi coi pro e c’è “curiosità” attorno al ragazzo. Leggendo le dichiarazioni dell’adolescente Mario si notano i germi di quella personalità che tutti noi conosceremo, mitigata però dalla modestia:

“Il mio mito? Senza dubbio Ronaldinho. Quando vedo le sue acrobazie resto a bocca aperta. Sarà impossibile arrivare a quei livelli. Già l’ esordio in C1 mi è sembrato un’ enormità.”

Balo passa all’Inter, con cui sale finalmente alla ribalta vincendo il campionato Primavera 2006/2007 da protagonista. È proprio nella finale di quel campionato, vinta dai nerazzuri con un rigore procurato e trasformato da Mario, che prende il via tutto quello che vediamo oggi.

Prima della partita, Balotelli è citato quasi di sfuggita: si indica Biabiany come possibile uomo decisivo, si dà più importanza al suo partner d’attacco Sebastian Ribas, meteora uruguagia che il calcio che conta l’ha visto solo in TV.

Il giorno dopo, invece è cambiato tutto.

Balotelli punta la porta, Rossini interviene in area e il nerazzurro finisce a terra. L’arbitro indica deciso il dischetto del rigore, le immagini lasciano qualche dubbio. E Super Mario, che ha 17 anni ma non conosce la paura, va dal dischetto e tira con la freddezza di un calciatore navigato.

Super Mario nasce quel giorno, perché se a 17 anni decidi così pesantemente una finale Scudetto, sei condannato ad essere Super. Da lì in poi la storia la sappiamo tutti, ce la stanno ripronendo in tutte le salse da questa mattina, le liti in spogliatoio, le contestazioni, tutti quegli assurdi episodi fuori dal campo.

Da quando Mario è diventato “Super” si è originato un circolo vizioso, con i media sempre più pressanti su di lui, che di conseguenza è diventato sempre più ingestibile, individualista ed indolente. Qualità queste che possedeva già a 15 anni, quando, racconta il suo primo mister Salvioni, scappava dal campo di allenamento per andare a giocare all’oratorio con gli amici. Fatto di per sè non dannoso, perché credo che la personalità ribelle vada bene per un calciatore, sta a lui sostenere il suo atteggiamento coi fatti sul campo. Quando però le prestazioni non rispecchiano la spacconeria, nasce il problema, e quando nasce il problema ecco che si attiva Mino Raiola.

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