Materie Prime

Sai Emanuele, stamattina mi sono svegliato, ho afferrato il cellulare per guardare l’ora. Cento e passa messaggi ai quali rispondere. Le richieste più disparate, molte delle quali relative a pagamenti per il sostegno di progetti già avviati in Africa con Hopeball”. 

Gian Marco ha il volto stanco, ma soddisfatto. La connessione non è delle migliori, ma si percepisce che ciò che fa è avvolto dalla passione. Lo era più di un anno fa, quando lo intervistai, lo è oggi.

Piccolo rewind necessario. Per chi non hanno avuto il piacere di leggere questo articolo (http://calciodadietro.altervista.org/hopeball-calcio-veicolo-speranza/), Hopeball è un progetto socio-umanitario che, attraverso il pallone, si pone l’obiettivo di portare una luce di speranza e di integrazione in contesti geografici problematici. Materie prime da plasmare, con un veicolo d’integrazione eccezionale: il pallone, appunto. Tante le ramificazioni di Hopeball nate in questi due anni di Hopeball. Tante le materie prime sbocciate in Kenya, Zambia, Tanzania e, ora, Italia. Crediamoci United, Zesco Stars, Arcus Team Corelli Boys i ramoscelli cresciuti dal seme piantato grazie alla tenacia di Gian Marco.

Con un excursus riepilogativo, Gian Marco mi aggiorna sullo status delle squadre in attività con il progetto. Le materie prime di cui parliamo, sono riuscite ad iscriversi alla quarta categoria professionistica del paese di appartenenza. Un traguardo eccezionale, conoscendo le premesse. Attrezzatura e sussidi assenti, disciplina tattica ed integrazione sconosciuta. Non sarà un caso che l’Africa abbia quasi sempre brillato in sport individuali, più che di gruppo.

(Tanzania – L’Arcus Team si appresta a giocare la sua prima partita ufficiale in un torneo locale)

L’estate appena trascorsa ha segnato la fine dell’ultimo viaggio in Africa di Gian Marco, precisamente in Tanzania. Lì, ha anche avuto modo di assistere al super derby tanzaniano, tra Simba Sport Club e Young Africans*, raccontato nella sua rubrica per il blog “La giornata sportiva“.

I visti trimestrali non permettono permanenze più prolungate, ma nella sua testa ci sono prospettive che accenna e che scaramanticamente non vuole rivelarmi. Spiriti africani all’ascolto? Chissà. Sta di fatto che altre materie prime avranno la fortuna di conoscere e di farsi coinvolgere dalla grinta di questo ragazzo milanese.

Il volto di Gian Marco va improvvisamente al cellulare. L’urgenza sono i Corelli Boys e i pagamenti da inviare in Africa. Molti dei contributi derivano da donazioni raccolte ad eventi sociali, altri dalla piattaforma di crowdfunding Musicraiser, altri ancora direttamente dalle tasche di Gian Marco. I Corelli Boys, però, che Gian Marco gestisce in collaborazione con l’associazione No Walls, vera fondatrice della squadra, la quale supporta i ragazzi specialmente nell’insegnamento della lingua italiana.

I Corelli Boys hanno partecipato e vinto la No Borders League, torneo autofinanziato grazie al progetto Hopeball, che si è svolto nel Marzo scorso a Milano, tra sei squadre di rifugiati ed immigrati. Attualmente partecipano al torneo UISP della provincia milanese, guidati da un tecnico peruviano, in possesso di patentino non riconosciuto dalla FIGC italiana. Gian Marco si occupa di gestire la squadra lato umano ed organizzativo. La scelta di un campionato dilettanti è da attribuire alla difficoltà di reperire documenti e permessi di soggiorno duraturi per ragazzi, che sono pur sempre rifugiati. La FIGC li esige per l’iscrizione, la strada per ottenerli è tutt’altro che agevole.

“Dietro il messaggio che mi prefiggo di lanciare, ci sono sempre mille difficoltà quotidiane. Insegnare ai venticinque ragazzi della squadra a ragionare come un gruppo, ad accettare ed imparare le regole. Non è semplice. Educare per integrare”. 

Gian Marco mi racconta che delle prime partite del campionato UISP, dove i Corelli sono attualmente primi in solitaria, di un pestone ricevuto da un suo calciatore e dello scarpino volato fuori dal campo dal dolore, senza che l’arbitro avesse interrotto il gioco. Di allenamenti saltati per le bizze di giocatori poco propensi ad accettare le sostituzioni. Spontaneità di ragazzi a digiuno di qualsiasi regola calcistica.

Nel recentissimo derby tra i Corelli e i Black Panthers Fc, altra squadra di stranieri e rifugiati della periferia milanesevinto dai Corelli Boys per 3 a 0. Dopo il match si è voluto lanciare un messaggio molto forte verso la comunità milanese, raccolto fortunatamente dall’assessorato comunale. L’integrazione può vincere sulla paura del diverso. Non con le parole, ma con i fatti.

(Corelli Boys e Black Panthers, uniti nel gridare No all’accordo sui migranti tra Italia e Libia)

E i fatti dicono che i Corelli sono primi a 19 punti, in attesa del prossimo match prima delle vacanze natalizie.

Vincere il titolo? Gian Marco non si espone. La scaramanzie è d’obbligo in questi casi!

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*https://lagiornatasportiva.it/simba-sport-club-vs-young-africans-derby-della-tanzania-raccontato-dalla-curva/

 

 

 

 

 

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