Mihajlovic ha fallito sulla panchina del Torino

Come fa quel detto: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza […]”?

Bene, Mihajlovic è al quarto esonero. Ben più di una prova.

Ammetto di essere stato l’unico admin della pagina, a credere nell’allenatore serbo alla firma del contratto con il Toro. La squadra mi piaceva, specialmente in attacco, e per un allenatore dalle idee teoricamente propositive mi aspettavo qualcosa di interessante. Invece, niente. De Andrè diceva che dai diamanti non nasce niente, ma che dal letame nascon i fior. Ecco, nonostante le assenze importanti di Belotti e Ljajic, non mostrare uno straccio di gioco denota carenze patologiche di Mihajlovic nell’andare oltre la figura carismatica che rappresenta. Finì così anche alla Samp, dove terminato l’effetto novità la squadra iniziò a sbandare clamorosamente. La partita contro la Juventus è stata la classica goccia nel vaso stracolmo, con Cairo e Petrachi sempre più pentiti di non avere cambiato ad inizio stagione. Mazzarri sogno in quel frangente irrealizzabile? Chissà.

Certo è che Mihajlovic paga il suo essere personaggio duro, troppo spesso fuori le righe, troppo spesso spavaldo senza avere un piano B per supportare la sua supponenza. Quanti risultati buttati all’aria per scelte tecnico-tattiche incomprensibili. Quante vittorie sfumate negli ultimi minuti. Cicala, piuttosto che formica. I campionati non si costruiscono in questo modo e fare la fine di Icaro è un battito di ciglia. Nessuno discute le sue capacità di creare empatia con i giocatori, di avere l’ardire di credere nei giovani, ma limitarsi a ciò non fa di lui un allenatore in rampa di lancio.

Essere classificato solo come l’allenatore che ha lanciato Donnarumma e Belotti non fa piacere a nessuno. Non per un allenatore ambizioso come Mihajlovic, che risultati ed esoneri alla mano dimostra di vivere questa dimensione. Volente o nolente.

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