Il Napoli di Benitez quest’anno non vincerà niente

Ogni tanto vorrei essere Rafa Benitez. Sì, perché Rafa Benitez ha l’incredibile dono di piacere alla gente. Qualsiasi cosa combini sul campo, a lui basta andare in conferenza stampa e con voce bonaria parlare del nulla per fare innamorare di sè tutti i giornalisti. Infatti succede che ci sia ancora qualcuno disposto a difenderlo dopo la brutta eliminazione dai Preliminari di Champions League con l’Athletic Bilbao. Dopo che non ha fatto altro che portare “suoi” uomini in squadra, dopo che è arrivato come il deus ex machina che doveva far fare il salto di qualità al Napoli, e invece è arrivato a 24 punti dal primo posto in campionato, dopo che è uscito ai gironi dalla Champions, facendo sì una bella figura in un girone difficile, ma intanto agli ottavi ci sono andati gli altri; dopo tutto questo ancora si valutava come positiva la stagione passata.

Ancora quest’estate, nonostante tutto questo, c’è stata più di una voce che parlava di Scudetto per gli Azzurri. Secondo il mio parere devono guardarsi da Inter e Fiorentina per mantenere il terzo posto, poi vedremo. Al di là dei clamorosi errori individuali che hanno determinato la sconfitta al San Mamès, al di là della cessione di Behrami che avrebbe dovuto mettere i bastoni tra le ruote a Benitez, anche se si trattava di un giocatore scontento che l’allenatore non aveva mai visto, ci sono degli enormi problemi tattici che lo spagnolo non ha mai nemmeno pensato di risolvere.

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Mandare in campo un 4-2-3-1 offensivo, avendo dietro due difensori centrali come Koulibaly e Albiol, giocatori lenti e di poca personalità, è sintomatico di un integralismo tattico che alla lunga non paga mai. Per come il Napoli approccia le partite, i centrali si ritrovano a dover difendere con 50 metri di campo alle spalle, pertanto basta un lancio lungo degli avversari per far sì che i difensori debbano girarsi e correre verso la propria porta. In queste situazioni si separano i grandi centrali dai mediocri, perché i grandi non vanno in difficolà, i mediocri sì. Avendo due centrali mediocri, ci si potrebbe aspettare che con un po’ di umiltà l’allenatore cambi l’approccio tattico. Ovviamente non è questo il caso, ma magari Benitez ha approntato delle contromisure negli altri reparti, quindi passiamo al centrocampo.

 

La mediana a due Jorginho-Gargano è qualcosa di clamoroso. L’italo brasiliano è una buona mezzala, con qualità nel verticalizzare e nell’inserirsi, ma inserito in un centrocampo a due si trova spesso troppo chiuso, costretto a giocare di fretta, senza potersi sganciare, risultando poco efficace in fase offensiva, mentre per caratteristiche il lavoro di interdizione non gli si addice assolutamente. Gargano invece, si dovrebbe occupare esclusivamente del recupero palloni, per sue caratteristiche. Recuperata palla però, per come è strutturata la manovra del Napoli, se il terzino non sale, non ha l’appoggio laterale perché le ali sono già altissime e non ha nemmeno lo scarico sul compagno di reparto, perché è quasi sempre marcato. Per assurdo quindi è più spesso l’incontrista a dover verticalizzare del regista.

In generale però il problema della mediana non sta solo negli uomini: la squadra partenopea è sempre spaccata in due perché la difesa non è quasi mai in grado di accompagnare, mentre i quattro davanti assumono posizioni del tutto controproducenti alla costruzione della manovra. Nell’ansia di creare “il possesso”, i tre trequartisti vanno quasi sempre a schiacciarsi sulla difesa avversaria, che molto diligentemente si abbassa e si stringe, costruendo le classiche due linee al limite dell’area di rigore. Risultato: ci sono pochissime possibilità di trovare il passaggio in profondità e in area non si entra.

Tutto questo si risolve in Higuain piantato in mezzo ai due centrali che dovrebbe fare da ariete ma in realtà fa solo da tappo per gli inserimenti, i due esterni che non hanno possibilità di correre col pallone tra i piedi e il povero Hamsik che da mezzala goleador letale in area è stato trasformato in surrogato di regista avanzato costretto a ricevere il pallone sempre spalle alla porta. Callejon non è in grado di fare la differenza nell’uno contro uno partendo da fermo, Insigne forse, ma è troppo arruffone e non riesce a incidere, di Higuain ed Hamsik abbiamo appena detto, Pandev il campo non lo vedrà mai più, e anche se lo vedesse non cambierebbe molto, Michu finora è stato risibile. Morale della favola: tutte le azioni manovrate del Napoli possono diventare pericolose solo grazie a Mertens, l’unico in grado di saltare sempre l’uomo e di giocare il pallone con lucidità e visione di gioco. Un po’ poco, per chi dovrebbe secondo molti fare sfracelli in Italia e in Europa. Queste le colpe tattiche dell’allenatore, evitiamo di parlare della scandalosa condizione fisica del Napoli, perché non sappiamo cosa sia effettivamente stato fatto in ritiro.

Ovviamente se Benitez scendesse dal piedistallo e valutasse qual è realmente la sua rosa, non esiterebbe a modificare il suo approccio, facendosi attaccare, tenendo la difesa bassa e usando i suoi esterni veloci per ripartire, con Hamsik finalmente libero di partire da lontano e buttarsi in area. Sappiamo di parlare di una possibilità remota, ma…no, ma niente: sappiamo di parlare di una possibilità remota.