Napoli vs Athletic Bilbao: 1 a 1

L’avventura europea del Napoli inizia contro i temibili baschi dell’Athletic Bilbao, quarti l’anno scorso in classifica dietro alla trinità Atlético/Real/Barcellona. Squadra tignosa, difficile da affrontare per tutti, squadra che trasuda orgoglio, quello di un popolo che non si è mai rassegnato alla sovranità di Madrid e che non perde occasione per ribadire la sua identità.

Il Napoli si dispone con il classico 4-2-3-1 marchiato Benitez, decisiva sarà la prestazione della coppia centrale formata dallo spagnolo Albiol e dal gigante congolese Koulibaly, neoacquisto dai belgi del Genk; che avrà il compito di contenere la vecchia volpe Aduriz. Il rodato Maggio sulla destra e Britos sulla sinistra completano la difesa, con l’uruguaiano ex Bologna vera novità tattica di questo inizio di stagione, spostato sulla corsia dall’allenatore madrileno. Difficile il compito dei terzini: contenere la velocità degli attaccanti esterni baschi Susaeta e Muniain, veri protagonisti della scorsa Liga, con 6 gol e 12 assist il primo e 7 gol e 4 assist il secondo. A centrocampo il redivivo Gargano, tornato all’ovile dopo aver mai convinto nelle ultime due stagioni tra Inter e Parma, insieme a Jorginho. Nessuna novità davanti rispetto alla scorsa stagione, con Hamsik falso dies, lo scugnizzo Insigne preferito (con qualche dubbio) al belga Mertens, il confermatissimo Callejon sulla destra e il pipita Higuain a fare da ariete, anche se per ammissione dello stesso Benitez “non al meglio”.

Sin dai primi minuti il Napoli controlla la partita grazie a scambi di palla continui. L’input di Benitez è chiaro: velocità di gioco, uno-due tocchi in mezzo al campo e gioco spostato sulle fasce. Jorginho sembra aver recepito bene il messaggio: gioca con pochi tocchi e tenta frequentemente il cambio di gioco con discreta qualità. Gargano per contro dimostra i suoi limiti in impostazione: gran parte dei palloni passati attraverso i suoi piedi finiscono in quelli dei difensori avversari. Il momento è positivo e Hamsik ha un paio di buone occasioni. Anche Insigne ha un’evidente occasione pochi minuti dopo, quando una splendida apertura in verticale di Jorginho lo libera davanti al portiere Iraizoz, ma come spesso accade, il napoletano si dimostra poco freddo davanti la porta e manca l’impatto con la sfera.

Valverde, allenatore dei baschi, si era detto sicuro della condizione fisica ottimale della sua squadra: ha ragione. Passato lo stordimento per l’ingresso nella bolgia del San Paolo, la partita cambia, con il Napoli schiacciato dietro e l’Athletic a condurre il gioco. Benitez si dimostra il solito allenatore molto fumo e poco arrosto. L’allenatore spagnolo sapeva benissimo di avere in mano una squadra indietro di condizione e incompleta, ma ha scelto di non cambiare il proprio stile di gioco cercando di controllare la partita. La squadra però, si dimostra sfilacciata, con gli esterni che faticano a rientrare, e soprattutto una difesa straordinariamente lenta. Koulibaly mantiene le premesse e si dimostra immediatamente il classico centralone incredibilmente impacciato quando deve correre indietro. Britos poi, una volta che la pressione si sposta sulla difesa partenopea, si dimostra una pericolosa falla in un muro difensivo già traballante, non avendo né l’accelerazione per tenere i veloci attaccanti spagnoli né lo spunto e la tecnica per accompagnare l’azione offensiva.

A cinque minuti dalla fine del primo tempo il terzino destro de Marcos semina il panico sulla destra, crossa in mezzo dove trova un indisturbato Munian che piazza col destro: 0-1.

Il secondo tempo inizia con gli stessi 22 del primo tempo, ma con il Napoli che però continua a soffrire le iniziative dell’Athletic, che in questo secondo frangente ha molto spazio in contropiede. Importanti problemi anche in fase offensiva per il Napoli: Higuain stretto tra la morsa dei centraloni baschi non riesce a trovare i movimenti giusti per liberarsi dall’ottimo lavoro dell’esperto Gurpegi e del giovane talento Aymeric Laporte. Callejon mai visto, si limita a qualche affannosa copertura difensiva a tamponare le azioni di Susaeta, mentre dal punto di vista offensivo si dimostra molto sterile. Hamsik non riesce ad incidere, confermando quanto visto l’anno scorso: spesso si trova più a dover giocare di sponda e/o rifinire, che ad inserirsi in area per arrivare alla conclusione, la specialità della casa.

L’Athletic riesce a rimanere alto, pressare con efficacia un Napoli con poche idee, spesso inoltre gli attaccanti del Napoli finiscono in fuorigioco. Esce Insigne per Mertens al 60esimo: si è dimostrato come spesso succede molle, con grandi limiti nella capacità di scelta e in generale distratto. Copiosamente fischiato dallo stadio, reagisce stizzito e arrabbiato. Il match prosegue con Muniain vero mattatore della gara che fa impazzire Maggio con un continuo pressing e che dimostra una forza sulle gambe impressionante, con Higuain che dopo sessantacinque minuti continua a finire in fuorigioco e col Napoli che ha bisogno della zampata del campione.

Il campione del Napoli, non può che essere Gonzalo Higuain, pagato trentasette milioni di euro anche per risollevare partite come questa. Su lancio di un Marek Hamsik, fin’ora spettatore aggiunto ai cinquatamila napoletani, El Pipita pareggia da solo la gara, saltando due uomini e incrociando alla perfezione sul secondo palo, indovinando un angolo che aveva visto solo lui: è 1 a 1.

Lo stesso Higuain poi, offre una palla sontuosa a Callejon che tutto solo a tu per tu con il portiere basco spara a lato della porta. E se Callejon non riesce a segnare neanche così, lui che delle doti realizzative ha sempre fatto un vanto, c’è qualcosa che non va.
La partita è però completamente cambiata, l’Athletic è in balia del Napoli che entra in area senza difficoltà apparenti. Mertens fa il salto di qualità regalando giocate sontuose e soprattutto utili, dando sempre continuità all’azione, dimostrando visione di gioco e capacità di scelta, qualità che Insigne ha dimostrato più volte di non possedere. Se Mertens è in palla, Benitez per contro ne combina un’altra delle sue. Spaventato, Valverde toglie Extebarria Beñat, centrocampista offensivo, per inserire Mikel San José difensore centrale tatticamente duttile che infatti si pone davanti alla difesa. Per il Napoli è il momento di spingere sull’acceleratore, magari togliendo il mediocre e macchinoso Britos sulla fascia sinistra a vantaggio del fresco e arrembante Ghoulam. Don Rafa invece, toglie Hamsik per mettere Michu, nel dubbio inseriamo uno spagnolo. Attaccante fermo da quasi una stagione, Michu ha bisogno di entrare in forma e prendere fiducia, ma qui siamo in Champions, qui ne va di una stagione, qui ne va del ranking UEFA. Michu sembra un micio spaventato, si ritrova sui piedi la palla del 2 a 1 e invece di sfondare la porta allunga il piedino per un passaggetto a Callejon che viene anticipato.
Mertens dipinge calcio per tutti gli ultimi 10 minuti, ma Iraizoz si supera su Higuain e in generale il Napoli sbaglia molto, anche per la poca lucidità.

Finisce la partita e guardando al ritorno c’è da aver paura: per espugnare l’inferno basco del San Mames occorrerà arrivare più preparati fisicamente, trovare delle soluzioni alla debolezza della difesa, prima delle quali la sostituzione di Britos con il dinamico Ghoulam.

Davanti il Napoli ha poi fallito troppe occasioni, che sono arrivate in buon numero nonostante una prestazione mediocre da parte di tutti gli avanti azzurri: difficile aspettarsi altrettanta generosità a Bilbao.

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