Nessun allenatore nasce imparato o Pep Guardiola

Perché nessun allenatore nasce imparato o Pep Guardiola?

Quando qualche mese fa ce ne uscimmo con un post nel quale si criticava il Milan, per aver scelto Inzaghi come allenatore, fummo profetici. Di lì a breve le strade tra il club di via Turati e il tecnico piacentino si sarebbero divise, con buona pace dei sogni di gloria di entrambe le parti in gioco. Il post però, non era un rimprovero mirato nei confronti dell’uomo e del professionista Inzaghi – che tra l’altro deve ancora dimostrare con i risultati di potersi definire allenatore – quanto verso il modus operandi (o la moda) di molte società italiane di calcio. Inzaghi, in altre parole, era il mezzo e non il fine di una riflessione più generale, che si concentrava sulla scarsa pianificazione dei club calcistici italiani. Specialmente in ambito tecnico-sportivo.
 
GuardiolaNel calcio moderno globalizzato, la programmazione preventiva delle strategie (di merchandising, di campo, di impiantistica…) è l’unico strumento in mano alle società per sopravvivere ed assicurarsi un futuro nel medio-lungo periodo. Navigare a vista è quanto di più rischioso e deleterio si possa concepire. Migliaia di aziende soccombono per colpa della mancanza di pianificazione e le società di calcio, in quanto aziende, non sono esenti da ciò. In altre parole, parafrasando una massima newtoniana e trasponendola all’universo calcistico odierno:

Niente si crea, nulla inventa, tutto si programma”.

 
Compreso ciò, molti club italiani manifestano ancora lacune in ambito di pianificazione, preferendo affidarsi maggiormente al caro e vecchio istinto imprenditoriale e, in casi più gravi, all’improvvisazione. E’ il caso del Palermo, che è soggiogato dalla volontà bizzosa del padre padrone Zamparini. Iachini out, Ballardini in e viceversa, è il leitmotiv di queste ultime settimane. Ed ancora, il Carpi della programmazione pluriennale e della promozione in A, ha inspiegabilmente rotto il giocattolo che funzionava alla perfezione, smantellando lo zoccolo duro della squadra ed esonerando il tecnico Castori, salvo poi richiamarlo una volta compreso l’errore. 
Il Frosinone di Stellone in questo senso insegna. il Ds Giannitti e il Presidente Stirpe hanno preferito compiere pochi stravolgimenti, rosa e tecnico confermati e risultati per ora conformi alle previsioni. La squadra ciociara è infatti in piena lotta salvezza e combatterà con tutte le forze per mantenere la categoria. Ancora una volta, programmazione.
Ma dicevamo…bel guaio avere le idee confuse. Specialmente se esse si riflettono sulla guida tecnica e sportiva.
 
Uno dei casi più palesi giunge da Modena, dove il tecnico Hernan Crespo era pronto a fare la valigie, prima di trovare la vittoria contro il Bari. Sono bastate tre sconfitte consecutive e 18 punti conquistati in 17 partite, per mettere in discussione la scommessa (azzardata) del presidente Antonio Caliendo e del suo staff.
Scegliere una new entry come Hernan Crespo, con alle spalle la sola esperienza annuale nella Primavera del Parma, aveva degli effetti collaterali noti. Su tutti l’inesperienza, che per un campionato duro ed estenuante come la Serie B risulta quasi sempre fatale. Mister navigati, come ad esempio Torrente alla Salernitana, faticano a trovare la continuità dei risultati, figurarsi il Valdanito. Infatti, anche a costo di sembrare ripetitivi, un conto infatti è fare il calciatore, un altro è allenare. Seedorf e lo stesso Inzaghi lo dimostrano. 
 
Ma dicevamo…di fronte ai risultati, ogni scommessa è destinata a soccombere? Non sempre, a patto che essa sia sostenuta dalla giusta programmazione.
 
Che senso ha, invero, puntare su un allenatore alle prime armi come Crespo, se non in un’ottica di programmazione biennale o triennale? Il contratto di Crespo prevede un anno con l’opzione per il secondo, legata ai risultati. Già i risultati. Se nel breve periodo, Caliendo e staff pretendono obiettivi più elevati della tranquilla salvezza, mai avrebbero dovuto scommettere su Crespo. Più logico sarebbe stato affidarsi ad un allenatore che sia un gran conoscitore della categoria. O (ironicamente), guardare a Monaco, sponda Bayern.
Se invece la società modenese ha scelto un allenatore giovane e inesperto, gli  deve concedere necessariamente il tempo di sbagliare e di apprendere. Programmazione, programmazione ed ancora programmazione. Che Crespo abbia fatto errori in questa stagione è evidente e nessuno lo nega. Lo testimoniano i soli 2 punti guadagnati fuori casa contro i 16 raccolti in casa, segno di una squadra che soffre di un gap psicologico (specialmente in trasferta), che il mister argentino fatica a risolvere per…inesperienza. Che poi, a ben guardare la classifica, le posizioni più nobili distano solo 7/8 punti. Non un’infinità, contando che mancano ancora moltissime partite da giocare. 
 
Arrivare quindi a parlare di esonero, alla diciassettesima giornata di andata, appare quanto mai fuori luogo. Specie se il gruppo è ancora dalla parte dell’allenatore, come evidenziato dall’abbraccio dei giocatori nei confronti di Crespo a fine gara, dopo la vittoria con i pugliesi.
Perché vorrebbe dire contraddire la scelta di inizio stagione, navigare ancora una volta vista e tutte le belle parole che abbiamo scritto in questo articolo. 
 
O perché, più semplicemente…nessun allenatore nasce imparato o Pep Guardiola.
Nemmeno Hernan Crespo.
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