“Nove punti non sono stati sufficienti, la prossima volta provate a darcene venti”

Nove espedienti per raccontare in nove minuti (di lettura) una stagione calcistica da nove punti di penalizzazione.

1. Una Premessa: l’anno preferito del tifoso di calcio

Nella vita di ogni tifoso di calcio, c’è un evento particolare o un’annata della propria squadra che rimane più di tutte impressa nel cassetto dei ricordi. Per taluni tifosi discernere una stagione d’oro può essere facile. Chi tifa Real, Bayern o Barcellona, si trova di fronte ad una scelta impagabile e allo stesso tempo invidiabile: quale delle numerose annate ha scatenato nei loro cuori le emozioni più grandi? Per altri invece, che professano la fede per squadre meno blasonate, le carte da pescare nel mazzo sono poche, non sempre legate a vittorie e trionfi, ma non per questo meno dolci e uniche. E allora, come direbbe Cris Pierson, cos’è che rende un’annata migliore delle altre? Un connubio perfetto di circostanze, di fattori e di componenti, oggettive e soggettive che collimano tra loro o, semplicemente, il legame emozionale e viscerale verso essa? La risposta non si saprà mai, ma quel che è certo è che la fede calcistica, da qualunque prospettiva la si guardi, implica un confronto con un mix di sentimenti e sensazioni che coinvolgono la razionalità e l’irrazionalità dell’Io più profondo di ogni tifoso.

2. Due ipotesi: C1 o Serie B?

Ci sono storie, ad esempio, che si innescano da una serie irrazionale di eventi, in cui squadra, tifosi e società toccano con mano l’ineluttabilità dell’inferno, ed insieme vivono l’esperienza della resurrezione, della gioia rotta da un pianto liberatorio. Magari in una torrida estate del 1986, a quattro anni da quell’Italia Mundial chr ha emozionato milioni di tifosi italiani, ma che ora è solo un ricordo lontano e sbiadito. Il calcio italiano, dopo l’amaro Mondiale di Messico 1986, è infatti sconvolto nuovamente dal calcio scommesse. A sei anni dal “Totonero”, che rimane, ad oggi, una delle pagine più vergognose del calcio italiano. L’inchiesta denominata “Totonero Bis”, colpisce molte società di Seria A, tra le quali ancora una volta la Lazio. Si proprio la Società Sportiva Lazio, che stavolta è costretta a pagare per l’illecito di un suo ex giocatore, Claudio Vinazzani. Vinazzani è amico di un certo Armando Carbone. Carbone è un uomo distinto, ben inserito nel giro di scommesse clandestine pallonare, arrivate in breve tempo a taroccare anche le partite della Serie A. La metodologia utilizzata per combinare gli incontri è casereccia, ma comunque efficace. Tizio chiama Caio che parla con Sempronio, il quale sua volta chiama Calpurnio che si mette d’accordo con i suoi amici, richiamando Tizio per confermare l’accordo. Se il gioco del telefono funziona, tutto procede per il verso giusto. Ma i “se”, per loro natura aleatori, molto spesso non si tramutano nella realtà voluta dei fatti. Cosi succede che da un momento all’altro i telefoni iniziano a scottare e che, di punto in bianco, arrivano gli 007 federali della FIGC a tagliare i fili dei ricevitori. Il procuratore federale della FIGC De Biase (alter ego dell’odierno Palazzi), chiede una punizione esemplare per la società biancoceleste, rea di aver perseverato nell’illecito commesso qualche anno prima: “retrocessione in serie C1 per violazione dell’articolo 1 del codice di giustizia sportiva”. Richiesta confermata poi dalla sentenza del 5 maggio al tribunale di Gubbio: “Società Sportiva Lazio retrocessa in Serie C1”. Un colpo secco, come la scure di un boia. La notizia lascia attoniti e increduli la dirigenza e i tifosi laziali, quasi fosse solo un bruttissimo incubo. Nelle loro menti, svanisce di colpo il sogno della promozione in Serie A.

3. Una tesi: Serie B

Tra ricorsi, contro ricorsi e carte bollate che si susseguono nei mesi successivi, si arriva al 28 agosto, data decisiva per le sorti della società capitolina. Miriadi di tifosi biancocelesti si assiepano presso l’Hotel Hilton di Roma, dove i giudici stanno redigendo la sentenza finale. I social network ancora non ci sono per alimentare le voci sui verdetti scritti e riscritti in quella lunga notte. Penalizzazione GazzettaPerò, l’ipotesi che più si fa largo, è che la Lazio resti in Serie B con una pesante penalizzazione.Mentre l’attesa snervante alimenta la tensione, l’indomani pomeriggio i giudici sono pronti ad esprimere il loro parere. L’ipotesi che tutti si sono augurati viene confermata dalla tesi: la Lazio resta in serie B, ma con nove punti di penalizzazione.Nei minuti seguenti, i tifosi sfogano, in un urlo di gioia mista a rabbia, mesi e mesi di angoscia e frustrazione. Perché ancora non è finita: alla felicità per la salvezza della propria squadra, inizia ad insinuarsi il dubbio di aver rimandato l’epilogo inevitabile di una sola stagione.

4. Un ostacolo: nove punti di penalizzazione

Per i non appassionati di almanacchi storici e di regolamenti della Serie A, il campionato italiano come la conosciamo noi, cioè quello dei tre punti a vittoria, esiste solo dalla stagione 1994/95. Prima della riforma, la vittoria valeva due punto, il pareggio uno. Per questo motivo, e per il fatto che la squadra è nella sostanza abbandonata a sé stessa dalla dirigenza in fuga, è facile comprendere che le speranze di salvezza della Lazio non richiedano soltanto un’impresa, ma un vero e proprio miracolo sportivo (e non). 

5. Un allenatore e ventidue calciatori in cerca di gloria

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In foto: Terraneo, Filisetti, Acerbis, Podavini, Gregucci, Camolese, Mandelli, Caso, Magnocavallo, Pin, Fiorini.

Eugenio Fascetti da Viareggio, è un allenatore che sa il fatto suo. E’ un toscano d’altri tempi. Schietto, diretto e senza peli sulla lingua. Non per puro caso siede sulla panchina della Lazio all’inizio di quella incredibile stagione di Serie B. Lo hanno deciso gli Dei del pallone che il suo destino si tinga di biancoceleste. Fascetti è colui che pochi anni prima, sulla panchina del Lecce ormai retrocesso, ha impedito ai cugini romanisti di festeggiare il loro terzo scudetto.Quel che è certo è che l’Olimpico il mister viareggino lo calca molte altre volte ancora. Da protagonista, in un’arena perfetta per un comandante e ventidue giocatori pronti a scendere in campo e a lottare contro la sfida più importante della loro carriera. Nel frattempo però a Gubbio c’è un ritiro da mandare avanti. Fascetti è chiaro: i calciatori che non se la sentono, possono tranquillamente lasciare la squadra. Servono unità di intenti e voglia di combattere, e non si può assolutamente permettere  che il minimo dubbio si instilli nelle convinzioni del gruppo. Nessuno lascia. Tutti hanno deciso coraggiosamente di remare nella stessa direzione. La “banda del meno nove” quel giorno prende definitivamente forma. Seconda premonizione? Può darsi…

6. Un percorso lungo una stagione

Parafrasando il racconto autobiografico di Nick Hornby, “Febbre a 90°”, la bellezza di una stagione calcistica risiede nel fatto che occupa una fetta cospicua dell’anno di un tifoso. Essa vive in simbiosi con lui e lui vive per lei. Precisamente da Settembre a Giugno, ciclicamente come ogni stagione. Un film che i tifosi laziali quell’anno seguono con il cuore in gola, dalla prima all’ultima giornata. Iniziato in maniera sciagurata a Settembre, con la sconfitta in casa contro il neopromosso Messina, diretto rivale per la salvezza. Una battuta d’arresto brusca, quasi un invito a proseguire le vacanze estive piuttosto che a cimentarsi nell’impresa. Ma i successi in sequenza contro Bologna, Campobasso e Bari, rianimano squadra e piazza. Poli, Fiorini, Caso e Gregucci, Podavini guidano la “Lazio del meno nove” alla fatidica quota zero. Primo obiettivo raggiunto, il vero campionato può finalmente cominciare. I risultati positivi si susseguono e, alla 19° giornata, la squadra biancoceleste si ritrova incredibilmente nella parte sinistra della classifica. Con i quindici punti ottenuti e senza la penalizzazione, la promozione disterebbe un solo punto. Pura fantascienza per un gruppo che, ad inizio stagione, aveva in preventivo l’ottenimento della salvezza. I tifosi laziali iniziano così a sperare in qualcosa di più allettante della semplice permanenza nella serie cadetta, ma il tempo di illudersi non c’è. Succede che la macchina perfetta si inceppa sul più bello, a causa dello sforzo per recuperare l’handicap iniziale. Arrivano i pareggi e le sconfitte in serie, e piano piano la Lazio si ritrova nuovamente nei bassifondi della classifica. Ad una sola giornata dalla fine, la Lazio è penultima a trentuno punti, e il baratro della C1 è rappresentato solo dal Vicenza. Il Lanerossi è un punto sopra in classifica alla squadra biancoceleste, ed ai vicentini basterebbe un pareggio per andare agli spareggi e condannare alla retrocessione i capitolini. La Lazio invece no, ha bisogno solo della vittoria, unica via percorribile per agguantare gli spareggi.

7. Un eroe, il Vicenza e 62000 protagonisti paganti

Ultima giornata di un campionato di serie B da vivere all’Olimpico di Roma. In campo, undici giocatori laziali, tra cui un attaccante calciatore modenese, conosciuto all’anagrafe come Giuliano Fiorini. Di contro, il Vicenza. Il Vicenza? Si, può andare bene il Vicenza. Il vecchio e glorioso “Lane” si addice a partite di questo tipo. Poi, a fare da cornice al tutto, un popolo di sessantaduemila persone o poco più chiamate a raccolta per professare la propria fede nel momento più difficile della storia della Lazio. L’atmosfera è elettrica e carica di tensione. Il mantra della formazione biancoceleste è la vittoria. O tutto o niente: i giocatori di Fascetti lo sanno. Sin dal fischio d’inizio, attaccano e attaccano il Vicenza con la forza di nervi. Prima Poli, poi Fiorini e Gregucci impegnano ripetutamente l’estremo difensore avversario, con la palla che però non ne vuol proprio sapere di entrare in rete. Nella ripresa, ad ogni minuto che passa, la tensione cresce. Allo scoccare dell’ottantesimo minuto, la rassegnazione e lo sconforto iniziano ad impadronirsi dei giocatori laziali e del pubblico. Le lacrime iniziano a solcare i volti dei tifosi assiepati sugli spalti. Ma poi, quando tutto sembra perduto, gli Dei del Pallone decidono di intervenire e di scrivere un nuovo bellissimo capitolo della storia laziale. A nove minuti dalla fine, da un tiro completamente fuori bersaglio di Podavini, è Giuliano Fiorini il più lesto di tutti ad intercettarlo ed a deviarlo con la punta del piede in rete. Giuliano FioriniUno a zero. Il boato liberatorio dell’Olimpico si mischia all’esultanza incontenibile del pubblico. La partita termina così, con la Lazio che va agli spareggi. Il gol che vale un’intera stagione è finalmente arrivato. Carico di rabbia, di esaltazioni effimere e di paure mai del tutto sottaciute. Tutto svanisce in quel fischio finale. Fiorini si commuove e scoppia in un pianto a dirotto. La salvezza vera e propria dista ancora 180 minuti, ma per una giornata il San Paolo di Napoli può aspettare.

8. Uno spareggio: una poltrona per tre squadre

Scampato il pericolo, nel capoluogo partenopeo si riversano più di 35000 sostenitori laziali. La squadra, amata e odiata durante il corso della stagione, non può essere lasciata sola nel momento della verità. E’ necessario fare l’ultimo sforzo per battere il Campobasso e il Taranto, i due avversari dei play-out. La prima partita si gioca contro la formazione pugliese, già battuta in campionato e in Coppa Italia. La Lazio domina l’incontro, dimostrando di essere in partita. E’ bella, ma non balla. Così accade che la beffa si presenti puntuale all’appuntamento con la storia. E’ infatti il Taranto a segnare, con Terraneo che, dopo due interventi miracolosi, nulla può sulla conclusione ravvicinata di De Vitis. La formazione biancoceleste perde l’incontro, e lo spettro della C1, rimandato solo qualche settimana prima, assume contorni sempre più reali. La partita con il Campobasso diventa a questo punto decisiva. Arriva così il 5 luglio, giorno in cui la Lazio deve disputare l’ultima partita dei play-out. La vittoria è ancora una volta l’unica via da seguire per non sprofondare all’inferno. Il popolo laziale capisce il momento delicato, e si stringe intorno alla squadra, in un gesto d’amore incondizionato. Alle falde del Vesuvio, si assiste ad un nuovo esodo di massa che da Roma porta al San Paolo. Troppa è la voglia di Lazio per rimanere a casa. Il match è di quelli tirati, giocato colpo su colpo, senza sconti da ambo le parti, ma senza molte occasioni degne di nota. In una di esse, il Campobasso ha il colpo in canna per decidere le sorti dell’incontro. Boito però, a tu per tu con Terraneo, spara a salve. Una delle leggi non scritte più famose del calcio recita che ad un gol sbagliato debba seguire sempre un gol subito.Secondo un destino ineluttabile ed incontrovertibile. Al quale appartengono il traversone di Piscedda e il gol di Poli che decide la partita.Gol Polini Uno a zero, fino al novantesimo minuto più recupero. La Lazio al triplice fischio è salva. L’epilogo della storia è finalmente giunto, e l’incubo si è trasformato in un sogno. Il percorso travagliato, lungo un’intera stagione, ha trovato la sua conclusione più dolce, come solo le grandi annate sanno fare.

9. Un lieto fine

Ci sono annate come questa, nella storia del calcio, che valgono la pena di essere raccontate. Ma non perché la posta in palio è un trofeo, qualche punto o del denaro, ma per il fatto che suscitano nell’animo del tifoso l’emozione e l’orgoglio di essere stato partecipe in maniera determinante di un qualcosa di unico e irripetibile. Quel sentimento confuso e romantico che determina più di ogni altra cosa la scelta della nostra annata preferita. La cui gioia di una lacrima può valere, in molti casi, anche più di uno scudetto…

9 1/2. Un lieto fine del lieto fine

Quella squadra poi la promozione in Serie A l’ha raggiunta. Ad un anno da quella storica salvezza. Terza ed ultima premonizione? Può darsi…

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One thought on ““Nove punti non sono stati sufficienti, la prossima volta provate a darcene venti”

  1. Molto bello……solo un consiglio vorrei dare all’autore. Il traversone che fece scaturire il goal di Poli non è di Caso ma di Piscedda.

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