One, Two, Three…Dejan Stankovic: Calciatore per 3 nazionali diverse

Una-bugia-di-troppo

Diciamocela tutta. Quanti di voi hanno stramaledetto la pausa dovuta alle nazionali? Quanti di voi, hanno reagito così, in crisi di astinenza da Premier/Bundes/Liga/Serie A, cercando disperatamente di trovare conforto in Irlanda – Gibilterra o Italia – Azerbaijan, senza riuscirci? Credo Quasi tutti, a parte la Rai, che finalmente ha potuto mandare al solarium Carlo Conti, trasmettendo in tv la nazionale. Detto ciò,alla fine il secondo turno delle qualificazioni a Euro 2016 qualche sorpresa l’ha riservata: Olanda e Germania clamorosamente battute rispettivamente da Islanda e Polonia. Conte è riuscito a rendere ancora più “agghiaggiande” il gioco dell’ItalCalcio, ma ha vinto. Però c’è un però. Che ha attirato la mia attenzione. Serbia-Albania. Il calcio slavo, specie quello delle nazionali è forse l’unico che ancora riesce regalarci partite ancora un po’ ignoranti. Quelle dal sapore di terza categoria. Per dovere di cronaca, la partita è stata sospesa al 41′ del pt. per rissa in campo. Tutta colpa di un drone e di una bandiera. Della Grande Albania (che rivendica il Kosovo ad oggi serbo). La cronaca del match si ferma qua. Perché la prima regola di Serbia – Qualunquesquadraslava è non parlare di Serbia – Qualunque squadra slava. Discutendone però il giorno dopo con un mio amico (Cesare) è saltata fuori una curiosità a me sconosciuta e degna di essere raccontata, perché riguardante uno dei calciatori più forti che la Serbia abbia mai avuto nella sua storia. Anzi no, la Serbia e Montenegro. Anzi  no, la Jugoslavia. Ladies and Gentlemen, Dejan “Deki” Stankovic.

Il calciatore venuto da Belgrado

Ero tentato dal mettere anche una breve biografia calcistica del Dejan giocatore, ma poi ho pensato: “Mai rubare il lavoro a quelli di Wikipedia”. Quindi mourinhianamente mi sono detto: “No è problema mio”. Vi basterà però sapere che da calciatore ha indossato le casacche della Stella Rossa Belgrado, della Lazio e dell’Inter, squadra con cui ha chiuso la carriera nella passata stagione. Dopo aver vinto tutto il vincibile, coppe e coppette incluse. Stankovic-Schalke-04-golDurante la sua carriera, è stato uno dei centrocampisti più forti nei campionati in cui ha militato, dal piede raffinato e con uno spiccato fiuto del gol. Specialmente grazie al suo proverbiale tiro dalla distanza, direttamente da casa sua (per informazioni chiedere a Genoa e Schalke). In nazionale, pardon nelle nazionali, ha collezionato ben 103 presenze condite da 30 gol. Con i dieci minuti disputati poi nella sua ultima partita in nazionale contro il Giappone nel 2013, è diventato il calciatore con più presenze nella nazionale serba. Un altro record per Stankovic, da aggiungere ad uno decisamente più curioso. Giocare per tre nazionali vi dice qualcosa?

Tre nazionali per un “Deki”

Pochi giocatori al mondo nella loro carriera possono vantare di aver raggiunto qualche record personale.  Ancor di meno sono i calciatori che li hanno raggiunti in più Mondiali di Calcio. Specialmente se questi record sono inconsapevolmente non voluti. Infatti, se Klose dopo i gol al mondiale brasiliano è il calciatore con più gol segnati nella competizione (ben 16), se Salenko quello con più gol segnati in un solo match (ben 5) e se Milla il giocatore più anziano a segnare in un mondiale (a 42 anni), Dejan Stankovic, con la partita giocata contro il Ghana nei Mondiali di Sud Africa 2010, è diventato il primo giocatore a giocare per tre nazionali diverse in tre diverse Coppe del Mondo.  Per la precisione:

  • Francia ’98 con la Jugoslavia;
  • Germania 2006 con la Serbia e Montenegro;
  • Sud Africa 2010 con la Serbia;

A dire il vero, prima di lui Robert Jarni and Robert Prosinecki avevano giocato con la Jugoslavia ad Italia ‘90 e poi con la Croazia incredibilmente terza a Francia ‘98. Ed ancor prima, László Kubala aveva indossato le maglie di Cecoslovacchia, Ungheria e Spagna, mai però in una Coppa del Mondo. Dejan tuttavia, con quella partita, ha reso il record difficilmente battibile. Anche se il Dio del Pallone non l’ha mai assistito in questa competizione. La stankovicJugoslavia sorpresa del mondiale di Francia ’98, fu eliminata agli ottavi dall’Olanda di Kluivert e fratelli De Boer. Otto anni dopo, il girone di ferro con Argentina, Olanda (ancora una volta) e Costa d’Avorio, ha impedito alla Serbia e Montenegro di superare il turno eliminatorio a Germania 2006. Così anche in Sud Africa nel 2010, con la Serbia eliminata nuovamente al girone. Peccato che la sorte non gli abbia regalato almeno un quarto di finale, per poter mostrare al mondo l’estro e la personalità un po’ “naif” e un po’ “ribelle” tipica degli slavi. Perché chi nasce nei balcani, impara in fretta a non sentirsi inferiore a nessuno, neanche di fronte a Dio…ortodosso in questo caso.

Jugorisiko!

Se dovessimo basarci sul gioco “Risiko!”, la Jugoslavia avrebbe ancora senso di esistere. Volete mettere a paragone la soddisfazione “dittatoriale” drisikoi conquistare in un solo colpo una buona fetta dell’Europa dell’Est, piuttosto che le imprecazioni ai dadi per una sconfitta annunciata contro il piccolissimo Montenegro? Purtroppo la realtà non è così. La situazione geopolitica negli anni ha raccontato tutt’altro. La Jugoslavia non esiste più  da un ventennio, cioè dalla morte del dittatore Tito. Paesi come Croazia, Slovenia, Albania e Montenegro hanno lottato anche con il sangue dei civili per vedersi riconosciuta l’indipendenza. Popoli slavi, con la sola colpa di avere tradizioni e culture troppo differenti per poter coesistere pacificamente insieme. Ultimo fra tutti il Kosovo, per metà ortodosso e per l’altra metà musulmano. E Stankovic-Serbiaargomento della contesa “serena” di qualche giorno fa tra Serbia e Albania. Tutto il contrario di ciò che è stato il comportamento di Stankovic in un’intera carriera. Infatti, nonostante le magre soddisfazioni con le tre maglie delle nazionali, Dejan le ha comunque onorate sempre da professionista vero qual è. Lottando per esse, nel rispetto delle diversità culturali. Pur sentendosi serbo in fondo al cuore. Senza mai una polemica, perché solo chi ama il calcio, sa che la politica e l’ideologia inquinano lo sport più bello al mondo. Perché il pallone deve unire i popoli, non dividerli. E “Deki” per ben tre volte ci è riuscito.

P.s: Per il titolo si ringraziano quei geniacci di “11 Illustri Sconosciuti” e il loro articolo “One, two, three,viva l’Algerie!”(http://11illustrisconosciuti.blogspot.it/)

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