Quale Inter

Anche in questa stagione l’Inter si presenta a settembre come un cantiere aperto, pertanto la squadra di De Boer si presta a varie speculazioni sulla costruzione della rosa e sul modello di gioco che verrà adottato.

Quale Banega

Tralasciando per il momento il reparto più criticato dei nerazzurri, ovvero la difesa, partirei dal principio, ovvero da quell’acquisto che ha aperto il mercato dell’Inter, Ever Banega. L’argentino è un calciatore straordinario, dotato di grande intuizione e di mezzi tecnici in grado di starle dietro, un calciatore dinamico e in grado di fare la differenza in qualsiasi situazione. L’unico suo difetto, se così vogliamo chiamarlo, è la totale libertà di cui ha bisogno per essere decisivo. Banega è, seguendo una felice definizione piuttosto sfruttata recentemente, un “tuttocampista”, un giocatore svincolato dalle posizioni fisse che ha bisogno di entrare nel gioco in tutte le sue fasi, dalla prima costruzione alla rifinitura. Per questo motivo un utilizzo da mediano in un 4-3-3 non sembra essere una bestemmia tattica, a patto gli si lasci la possibilità di attaccare la trequarti come e quando vuole. A tal proposito prende senso l’ipotesi di un centrocampo di muscoli e aggressività con Kondogbia e Medel ai suoi lati. Questa ipotesi sembra centrare quantomeno l’obbiettivo di avere una squadra equilibrata, pur presentando alcune incognite in fase di possesso. Lasciare tutto sulle spalle di Banega rischia infatti di minare le possibilità dell’Inter di consolidarsi nella metà campo avversaria, portando più a un gioco simile a quello che esprimeva il Siviglia di Emery, dove Banega ha brillato con continuità come raramente ha fatto nel resto della sua carriera. A differenza di quella squadra, però, l’Inter non ha due esterni bassi pronti a spingere e sovrapporre sulle corsi e non ha nemmeno un attaccante di movimento alla Gameiro, capace di allungare le squadre avversarie e liberare gli spazi con tagli interno-esterno per favorire le azioni delle ali, perdendo quindi in pericolosità.

Quale Joao Mario

Altro punto a sfavore di questa soluzione è l’esclusione, almeno sulla carta, di pedine importanti della rosa nerazzura, come Brozovic, che però potrebbe essere in uscita, e soprattutto il neo acquisto Joao Mario. Proprio quest’ultimo arrivo è stato criticato dagli addetti ai lavori per la difficoltà di inserimento che si vede nel modello di gioco dell’Inter. Il portoghese è un giocatore abbastanza unico nel panorama europeo: si tratta di una mezzala di possesso che gioca sulla trequarti e ha ottime qualità nel pressing. Nonostante tutte queste qualità, condite peraltro da grande tecnica ed eleganza, non si tratta di un giocatore da ultimo passaggio, ma più di un aiuto al mantenimento del possesso. I dati Opta ci riportano un giocatore con percentuali bulgare di precisione nei passaggi (superiori al 90%), ma scarsa propensione al creare occasioni (tocca il picco con 2 key passes a partita nella Champions di due anni fa). Più che di un limite, si tratta del suo modo di essere, che gli allenatori devono saper sfruttare. Con la sua capacità di farsi trovare tra le linee potrebbe rappresentare, se schierato sulla trequarti, un ottimo aiuto proprio a Banega, che troverebbe in lui un valido punto d’appoggio per andarsi a prendere l’ultimo quarto di campo, immaginando il portoghese schierato sulla trequarti.

Considerando il range di movimenti senza palla, Brozovic assomiglia molto a Joao Mario, ciò che li differenzia sono le loro scelte una volta ricevuta la sfera. Se Joao Mario ha una grande indole associativa e razionale, il croato ha letture molto più intuitive e ricerca più insistentemente l’area di rigore avversaria e la porta, sia con il tiro che con il passaggio filtrante. Per caratteristiche tecniche Brozovic andrebbe a pestarsi i piedi, più che con Joao Mario, con Banega, che pur essendo un calciatore più completo condivide con lui la necessità di tirar fuori dal cilindro la genialata sulla trequarti. L’argentino ha tuttavia la maturità e l’intelligenza per sapersi mescolare con qualsiasi tipo di calciatore, quindi non credo troverebbe problemi nel combinare con Brozovic o con qualsiasi altro giocatore di qualità.

Quale modello di gioco

Personalmente, qualora il croato non dovesse lasciare l’Inter, mi piace immaginare i nerazzuri costruiti sulla falsariga della nazionale croata, con una mediana formata da Banega alla Modric e Kondogbia alla Badelj, mentre Brozovic si troverebbe schierato da ala destra come con la sua selezione e Joao Mario potrebbe galleggiare sulla trequarti campo alla Rakitic. A coprire il ruolo di ala sinistra, per dare il giusto cambio di ritmo all’attacco nerazzurro, ci sarebbe ovviamente Perisic, il rullo compressore che può spaccare le partite partendo palla al piede, inserito però in un contesto consolidato, con attorno una squadra di palleggiatori capace di piantare le tende nella metà campo avversaria.

Questa Inter potrebbe avere crepe in mediana, dove Kondogbia non ha lo stesso senso tattico e rapidità di piedi di Badelj, e dove Banega non ha l’intuito nell’intercetto di Luka Modric, quindi sarebbe in questo che dovrebbe concentrarsi il lavoro formativo di De Boer, che ha certo l’indole del demiurgo, ma forse non possiede la flessibilità per insegnare qualcosa che non appartiene al suo bagaglio originale di allenatore olandese. Una possibile risposta a questi problemi sarebbe un’impostazione molto aggressiva della squadra, perché sia Banega che Kondogbia sanno farsi valere in pressing, attaccando in avanti il portatore di palla. Questo tipo di difesa sarebbe coerente con la volontà di dominare il gioco schiacciando gli avversari in area di rigore. La domanda a questo punto diventa: l’Inter è in grado di essere questo tipo di squadra, è in grado di applicare il gegenpressing in maniera efficace e sistematica? Probabilmente no, allo stato attuale delle cose, ma i germi di questo approccio esistono nella rosa, pertanto un percorso di crescita in questo senso è possibile.

Quali esterni

In tutto questo non abbiamo considerato l’abbondanza in attacco dell’Inter, che, oltre a Icardi come prima punta, può schierare sugli esterni Perisic, Candreva, Eder, Biabiany e possiede Palacio che può giocare in tutti i ruoli dell’attacco. Dando per scontata la cessione di Jovetic, non ancora fatta, si è nel frattempo aggiunto anche Gabigol. Schierando due centrocampisti come Joao Mario e Brozovic sulla trequarti, rimane solo il posto di Perisic sulla sinistra per tutti questi giocatori, decisamente poco. Analizzando le varie Inter possibili quest’ultima sembra la più interessante, ma la gestione della rosa diventerebbe un incubo, soprattutto sugli esterni. Lo stesso Gabriel Barbosa è un giocatore dalle qualità straordinarie, che però ha bisogno di essere molto coinvolto per essere decisivo. Avendo uno stile di gioco quasi arrogante, sempre alla ricerca della giocata o del dribbling decisivi, è portato a commettere molti errori e perdere molti palloni. Ovviamente quando gli riescono le cose non ce n’è per nessuno, altrimenti il classe ’96 non sarebbe ritenuto un futuro craque. Se l’Inter vuole dominare il campo ha tuttavia bisogno di maggiori garanzie e solidità in fase di recupero, volesse inserire Gabigol. Quindi di Medel, quindi di un centrocampo diverso, magari con Banega più avanzato, tornando al punto di partenza di questo articolo, approccio peraltro più congeniale allo stesso De Boer, abituato in Olanda a un gioco che lascia la creatività sugli esterni, senza occuparsi troppo del consolidamento posizionale. Fuori Joao Mario, fuori Brozovic.

Rimane quindi a De Boer una rosa forte, con fior fior di giocatori, teoricamente seconda nell’hype solo all’impossibile Siviglia di Sampaoli, ma con una quadratura del cerchio difficile da trovare. Considerate poi che, riuscisse il tecnico olandese a trovarla, questa con ogni probabilità escluderebbe una parte non indifferente del roster, magari appesantita da grossi ammortamenti ancora a bilancio. Una sfida sicuramente interessante, in cui però per una vittoria senza perdite sembrano esserci davvero poche carte nel mazzo.

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