Questa Coppa D’Africa s’ha da fare o non s’ha da fare?

Con la rinuncia e l’esclusione del Marocco, paese organizzatore della XXX° edizione della Coppa d’Africa, la massima competizione calcistica africana è ad oggi in forte dubbio. E a soli 2 mesi (scarsi) dal suo inizio, l’imbarazzo della CAF (Confederation of African Football) comincia a crescere di giorno in giorno…

Mai come quest’anno la Coppa d’Africa 2015 rischia di essere ricordata come l’edizione in cui il fischio finale non lo darà l’arbitro, ma un virus.Tutta colpa del virus dell’Ebola, che dal Febbraio 2014 sta flagellando l’Africa Occidentale (Sierra Leone, Liberia, Guinea) e i paesi ad essa limitrofi. Cebolaon più di 13000 morti e con le condizioni igienico-sanitarie di sicurezza dei paesi africani sempre più critiche. Pertanto tra i paesi africani inizia a serpeggiare il dubbio sulla reale necessità di tale competizione calcistica in questa situazione difficile. Giocare a calcio infatti, sta diventando un’impresa per i Paesi colpiti dal virus. Ad esempio la diffusione del virus ha già costretto la Guinea a giocare a Casablanca le gare di qualificazione e spinto la Sierra Leone a disputare in trasferta le gare casalinghe. Il Meeting svoltosi nei giorni scorsi in Algeria doveva ristabilire il sereno sulla manifestazione, ma invece ha portato ad un risultato esattamente contrario.

Il meeting in Algeria e la rinuncia/esclusione del Marocco dalla competizione:

Il 2 Novembre scorso si è quindi svolto in Algeria il Meeting delle Federazioni calcistiche africane. La CAF ha sperato fino all’ultimo in un ok definitivo del Marocco per quel giorno riguardo l’organizzazione della competizCoppa-dAfricaione, ma ha ricevuto invece un bel due di picche. La Federazione calcistica marocchina infatti ha deciso di tenere botta alle pressioni del massimo organo calcistico africano e, di sostenere con fermezza la presa di posizione, portata avanti già da molti mesi: No alla Coppa D’Africa in Marocco nel Gennaio prossimo. Il Ministro dello Sport marocchino, Mohamed Ouzzine, nei giorni precedenti all’incontro non ha esplicitamente fatto intendere questo scenario, ma lo ha fatto intuire come eventualità sempre più possibile. Egli ha chiarito di aver motivato la propria richiesta alla CAF di rinviare la competizione a data da destinarsi, in base al protocollo diffuso nei mesi scorsi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nell’ottica della lotta contro il virus dell’ebola ha più volte scoraggiato i grandi raduni di persone in Africa. A tal proposito lo stesso Ouzzine si è così espresso:

“La CAF ha preso atto della nostra richiesta, ma non ha accettato variazioni di calendario.In ogni caso ha già preso provvedimento per evitare la diffusione dell’ebola, escludendo dalle competizioni calcistiche tutti i giocatori dei paesi che sono stati maggiormente colpiti (Liberia, Guinea e Sierra Leone, ndr) ma bisogna fare molta attenzione perchè il calcio è solo un gioco e non intendiamo mettere a rischio la salute dei nostri concittadini per questo.”

Il governo di Rabat, tramite la Federcalcio nazionale, ha cercato di rimediare alla frittata, suggerendo alla CAF altre due possibili soluzioni, oltre l’ipotesi di rinvio al 2016:

• Accorparla con quella del 2017 in Sudafrica;

• Annullarla del tutto;

Però Issa Hayatou (presidente della CAF), alquanto irritato dalla rinuncia in extremis del Marocco, ha deciso di punire la nazionale di Benatia con l’esclusione dalla manifestazione.

La CAF non ha non ha voluto infatti sentire ragioni riguardo tali ipotesi: la Coppa D’Africa s’ha da fare ad ogni costo. Certo è che la vicenda ha messo in luce l’evidente incapacità di comunicazione tra le parti in gioco.Il Marocco da un lato ha portato per le lunghe una decisione che molto probabilmente aveva già preso da tempo (da quando il virus dell’Ebola ha iniziato a mietere un gran numero di vittime), dando false speranze alla Federazione Africana, per poi defilarsi a giochi fatti. Dall’altro la CAF stessa, cieca verso la situazione sanitaria critica di molti paesi africani, si è fatta trovare impreparata dal “niet” marocchino, non organizzando una exit-strategy di riserva nel caso questa situazione si fosse verificata (e che alla fine si è verificata)

Quindi, alla luce di ciò ci trova ad un nulla di fatto: il tempo stringe e il 17 gennaio 2015, data di apertura della competizione, si avvicina. La CAF, che nel mentre si è consultata anche con la FIFA per decidere sul da farsi, dovrà trovare  al più presto un paese disposto ad accollarsi la responsabilità dell’organizzazione del torneo. Cosa non assolutamente facile, visto che mancano meno di 100 giorni…

Quale paese si farà avanti?

coppa 01_941-705_resizeQuattro sono stati i paesi contattati dalla Federazione Africana, e tutti e quattro hanno gentilmente declinato l’invito. Il Sudafrica, in primis, perché le casse della federazione sono vuote, dopo le spese degli ultimi anni per i Mondiali 2010. Poi, già due volte ha ospitato edizioni della Coppa che si sarebbero dovute disputare altrove. Il proverbio del “non c’è due senza tre” evidentemente non vale per il governo di Pretoria. Infatti, nel 1996 il Sudafrica sostituì il Kenya e nel 2013 prese il posto della Libia, non certo il luogo migliore per giocare a pallone, per via della guerra civile seguita alla caduta di Gheddafi. Poi il Ghana, l’Egitto e il Sudan, visto che le rispettive federazioni non hanno né le risorse né la volontà di assumersi l’onere e l’onore di organizzare una manifestazione così importante in così poco tempo.

Altri due paesi, Angola e Nigeria, sono stati messi di conseguenza in allerta dalla CAF. Toccherà vedere se risponderanno positivamente alla chiamata di SOS della Federazione Africana. In caso di risposta positiva, a loro andrà un grandissimo in bocca al lupo per questa bella gatta da pelare. Ma in tutta questa confusione, tra i vari litiganti c’è un terzo, anzi più di un terzo estraneo che gode: i club europei, i quali metterebbero la firma anche con il sangue affinché la coppa non si giochi.

La gioia delle squadre europee:

Le squadre dei maggiori campionati europei sperano sotto sotto che la manifestazione non abbia luogo. Specialmente i club di Ligue 1 e di Premier League, che più di tutti dipendono dai calciatori del Continente Nero. Il motivo? La moria di calciatori africani nelle loro rose a cui dovrebbero assistere impotenti da metà gennaio a metà febbraio. Quindi, per la loro gioia, non dovrebbero fare a meno delle prestazioni dei loro tesserati e soprattutto non rischierebbero che la competizione ne possa compromettere la condizione atletica. I giorni passano e sembra che le loro preghiere stiano per essere esaudite.

Con buona pace in questo caso della CAF e del diktat: “The Show must go on”

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