Renato Portaluppi, il playboy che arrivò a Trigoria in elicottero

Estratto del libro “Meteore Romaniste” (Matteo Luciani – Prima Edizione): 

Nel caso di Renato Portaluppi, si tratta di una di quelle meteore che viene riconosciuta come tale non solo a livello romano ma anche nazionale, tanto grande fu il suo insuccesso nel Belpaese. Arriva alla fine degli anni 80 dal Brasile, promettendo di sfondare le porte avversarie e di rubare i cuori di tutte le tifose giallorosse. Un tipo modesto, insomma. Renato giunge a Roma nell’estate del 1988 dal Flamengo, insieme all’altro disastroso brasiliano Andrade, dopo aver vinto anche una Coppa Intercontinentale con il Gremio praticamente da solo, facendo letteralmente ammattire i difensori dell’Amburgo. Si presenta sui campi di allenamento di Trigoria in elicottero, affermando che a doversi preoccupare del suo talento dovranno essere tanto i difensori avversari quanto le loro mogli. Dice anche: “Ho posseduto almeno mille donne, e una volta ho fatto addirittura l’amore in panchina dopo un allenamento”. Si capisce subito che si tratta di un vero portento di classe anche fuori dal rettangolo di gioco.

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In foto: Portaluppi non disdegna la compagnia di due Miss giallorosse

Il presidente romanista Dino Viola punta molto su questa eccentrica ala brasiliana, affermando che insieme all’altro grande acquisto Rizzitelli formerà una coppia devastante in grado di riportare i giallorossi ai fasti dei primi Anni Ottanta. Il patron pronuncia parole importanti sul conto di Renato, che a distanza di anni risuonano purtroppo tristemente comiche: “Renato sarà la stella della Roma, così come Gullit lo è per il Milan; con il vantaggio che il nostro brasiliano tecnicamente è sui livelli di Maradona”. Un mix di strapotere fisico e classe cristallina, che manda in delirio i sostenitori romanisti. Renato, dal canto suo, sbarca nella Capitale con grandi promesse per i tifosi, parlando addirittura apertamente di Scudetto dopo il terzo posto ottenuto l’anno precedente dalla Roma, e con grande consapevolezza dei propri mezzi. Tra le sue grandi citazioni, passate alla storia da queste parti, possiamo ricordarne alcune davvero di grandissimo livello: “Tanti fuoriclasse mi stimolano, non mi fanno paura. Giocherò in una squadra in grado di conquistare lo scudetto, per tifosi incredibilmente più fanatici dei brasiliani. Mi troverò di fronte a difensori durissimi, lo so. Per questo mi divertirò maggiormente a dribblarli”. 

“Voi credete che in Brasile non ci si alleni. Allora come ho fatto ad avere il fisico che possiedo? Giocherò in una squadra da scudetto perché so di avere compagni di squadra molto forti. Il Napoli ha Careca ed Alemao, ma io non temo i nomi, come non temo le chiacchiere sul mio conto”.

“Credo di aver dimostrato di non essere soltanto bravo tecnicamente ma di saper soffrire per vincere”.

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“RE NATO”, la copertina del Guerin Sportivo celebra il campione brasiliano

Dopo tante grandi promesse, arriva il momento di lasciar parlare il campo. Liedholm inizialmente era entusiasta del nuovo arrivato definendolo addirittura un “Gullit bianco”. Il Barone svedese lo lancia, quindi, da subito come titolare inamovibile del reparto avanzato giallorosso e Renato lo ripaga con tre reti nelle prime cinque partite di Coppa Italia stagionali. A quel punto tutti sono convinti che la Roma abbia effettivamente trovato un nuovo crack in grado di trascinarla sul tetto d’Italia e, perché no, d’Europa. In quel momento, in pochi considerarono, però, che gli impegni in cui era stato impiegato il brasiliano lo avevano messo di fronte alle difese di: Prato, Empoli, Monza, Como, Piacenza. Non propriamente Barcellona e Real Madrid. Inizia, infatti, il campionato e l’entusiasmo iniziale intorno al playboy verdeoro va via via scemando.Renato buca clamorosamente le prime uscite stagionali in campionato,non brillando neppure nella sconfitta casalinga contro il Norimberga in Coppa UEFA.

Iniziano così i mugugni dei tifosi che, prontamente, Liedholm pensa di mettere a tacere continuando a puntare sul ragazzo. Il 12 ottobre del 1988 in Germania va in scena il ritorno dei trentaduesimi di Coppa UEFA contro il Norimberga e Renato illumina la scena. Purtroppo, per la prima ed unica volta in maglia giallorossa. L’ala brasiliana disputa una gara eccezionale e mette a segno il gol della qualificazione romanista al 93’, nei tempi supplementari. Sembra l’inizio dell’ascesa di Renato e invece si tratta di un vero e proprio lampo nel buio. Già dalla successiva partita di campionato contro il Bologna, Renato torna infatti l’esterno offensivo abulico e senza spunti delle primissime giornate. Allo scarso rendimento sul campo si accompagnano anche le prime tensioni all’interno dello spogliatoio. Si vociferò pure di una scazzottata con Massaro e Giannini, con il capitano e numero dieci giallorosso che letteralmente infuriato per il comportamento tenuto in campo dal brasiliano.Qualche tempo dopo è stato lo stesso Renato ad ammettere i difficili rapporti nello spogliatoio romano, adducendo questa come scusa per il suo scarso rendimento in Serie A: “Perché non si è visto il vero Renato in Italia? Chiedetelo a Massaro e a Giannini che non mi passavano mai la palla. Come potevo mettermi in evidenza se ero escluso dal gioco? A questi due elementi aggiungerei il presidente Viola che non mi ha mai difeso”.

Sembra una vera e propria sparata nel mucchio da parte di Renato, che avrebbe forse fatto meglio ad interrogarsi sulle sue ventitré presenze in campionato con la Roma senza mai segnare e senza mai neppure dare l’idea di poter essere un calciatore determinante. La Gialappa’s Band, agli esordi con il suo “Mai dire Gol”, lo inserisce di diritto nella rubrica dei “Fenomeni Parastatali” della stagione, montando una clip con tutto il “meglio” del repertorio mostrato da Renato sui campidella Serie A: tiri sbucciati, azioni in cui si impappina da solo con il pallone tra i piedi e qualche reazione scomposta. Prima di salutare tutti e tornare in patri,a dopo una sola annata, al brasiliano, ormai deriso anche dai propri tifosi, viene dedicato uno striscione memorabile da parte della Curva Sud che recita: “A RENATO, RIDACCE COCHI”, prendendo spunto dal nome del famoso duo comico formato da Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto. Semplicemente geniale. Tornato al Flamengo, Renato cambierà poi ben otto squadre in dieci anni pur rimanendo sempre in patria.

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In foto: Il gol decisivo di Renato nella vittoria del Campionato carioca 1995 del Fluminense. Uno degli ultimi lampi di luce di una carriera che giungerà a termine di lì a poco.

Ormai lontano da Trigoria, il brasiliano continuerà a cercare scuse per giustificare il grande fallimento romano, scagliandosi ancora contro Giannini, definito “un ragazzino senza personalità che fino a quando sarà in campo non farà mai vincere nulla alla Roma”, e Massaro che “insieme al capitano giallorosso era a capo di un piccolo clan che mi ha boicottato per invidia”. I tifosi non poterono far altro che sorridere leggendo queste dichiarazioni e ricordando quello che l’ala brasiliana fu in grado di combinare in campo con la casacca romanista. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Renato è diventato allenatore, ottenendo anche discreti risultati. Su tutti una Coppa del Brasile e un Campionato vinto con il Fluminense e una finale della Copa Libertadores, la Champions League sudamericana, raggiunta sempre con la squadra rossoverde ma poi persa contro gli ecuadoriani del Quito.


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