Serie A Low Cost

Il calciomercato sta, come suo solito, monopolizzando i canali di informazione calcistica tradizionali, i quali, terminati Europei e Copa America, altrimenti disporrebbero di anemiche amichevoli estive su cui speculare. Di calcio vero ce ne sarebbe a volontà per riempire trasmissioni intere, ma mancano i presupposti per farlo emergere.
Con questo articolo ci buttiamo anche noi nell’agone del mercato cercando però di imboccare altre strade rispetto a quelle cui siete abituati. Quello che presentiamo qui è un esperimento che, senza pretesa di perfezione, vuole provare qualcosa di mai tentato prima.

Qui di seguito immaginiamo una squadra, l’Atletico Low Cost, composta da giocatori che rispondano a quattro caratteristiche:

  • non aver ancora giocato in Serie A;
  • non aver ancora compiuto i 30 anni d’età;
  • valore di mercato (dati Transfermarkt) che non supera il mezzo milione di euro;
  • pronti per giocarsi una stagione da titolare nella nostra massima serie.

Andiamo contro alla tendenza del riciclarsi sempre gli stessi giocatori tra una squadra e l’altra, spendendo milioni dove non servono ed ingrassando i procuratori blaterando di “progetto”, quando sia la guida tecnica che una buona percentuale della rosa spesso non sopravvivono all’inverno.

I problemi di questo approccio sono chiari. Da dilettante non posso concedermi il volume di lavoro di un osservatore vero e proprio, che spesso segue un giocatore per diverse partite, se non per stagioni intere, prima di emettere un giudizio definitivo. Anche i mezzi a mia disposizione per la raccolta di informazioni e video sono ovviamente limitati ai siti di statistiche classici, a YouTube e almeno una partita vista per ciascuno dei giocatori. Fermo restando che si tratta di criticità pesanti, assicuro di aver lavorato a lungo e in maniera scrupolosa alla composizione della rosa, sfruttando anche Football Manager 2016 e i consigli di qualche esperto (MLSexpert, che ringrazio). Problema più burocratico è quello legato alla presenza di extracomunitari. In questo caso non si tratta di esterofilia, ma non di meno nell’undici sono presenti quasi solo giocatori stranieri e tra questi diversi extracomunitari. In questo caso, il parametro decisivo è quello del valore di mercato, mediamente più alto per i giocatori italiani rispetto alle controparti che si disimpegnano in campionati meno reclamizzati. Per comodità supponiamo che il nostro Atletico CDD arrivi dalla serie cadetta con la rosa di seguito presentata, e che non ci sia stato quindi bisogno di acquistare extracomunitari dall’estero, ovvero ciò che viene limitato dalle nostre norme.

Il modello di gioco

Il Torino di Ventura nella stagione 2013/2014 sarà un po’ il canovaccio su cui costruiremo la squadra. Capacità di fare possesso, equilibrio, ma anche ripartenze fulminanti, in una delle stagioni migliori per i granata.

Sembrerà strano, ma la scelta dei calciatori da “prendere” è derivata dalla primaria scelta di modulo e modello di gioco e non viceversa. Questo perché penso sia necessario mettere al primo posto la tattica, non avendo la possibilità di “tesserare” campioni viste le regole per la costruzione della squadra.

Guardando squisitamente ai numeri scegliamo un 3-5-2, modulo versatile che si presta quasi naturalmente sia all’alzare le barricate al limite dell’area di rigore che al controllo del campo e del pallone nella metà campo avversaria. L’obbiettivo della nostra squadra sarà ovviamente la salvezza, ma l’impostazione della squadra non sarà difensivista ad oltranza. Oltre a non essere nella nostra filosofia, è un approccio che negli ultimi anni si sta rivelando sempre più perdente sul lungo periodo. L’idea sarà comunque quella di privilegiare la copertura degli spazi e la chiusura delle linee corte di passaggio, piuttosto che attuare il pressing sulla prima costruzione avversaria, tranne in situazioni favorevoli come controlli sbagliati o passaggi lenti ed orizzontali (e in questo aiuteranno le caratteristiche dei nostri attaccanti). In fase di costruzione conteremo su esterni con qualità offensive, su almeno una mezzala capace di farsi vedere tra le linee e su un mediano in grado di spezzare gli equilibri in verticale. Grande importanza avranno le qualità atletiche dei nostri giocatori, nel portare su il pallone in fase di transizione anche e soprattutto con corse palla al piede, avendo il 3-5-2 difficoltà a proporre smarcamenti preventivi efficaci.

La difesa

Una difesa efficace passa da un buon portiere. il profilo che abbiamo ricercato era quello di un giocatore di carisma e dal fisico importante, in grado di garantire una forte presenza in area di rigore, fattore che in Italia è determinante nel discriminare chi sfonda e chi no. Non lo abbiamo trovato. Ci affidiamo quindi a un portiere meno appariscente, ma dalle qualità tra i pali incredibili, delegando l’onere della personalità al resto della difesa. Per la porta prendiamo Andre Blake, estremo difensore della nazionale giamaicana nato nel 1990, attualmente ai Philadelphia Union (MLS), dal valore di 500mila euro. Col fisico ci siamo (alto 1,93m), ciò che gli difetta ancora è la presenza in area di rigore, dove si fa sentire con autorevolezza con troppa poca continuità. Tra i pali però stiamo parlando di un vero e proprio gatto, nonostante l’altezza. Il fisico asciutto e scattante tipico dei Caraibi gli consente di reagire in frazioni di secondo a qualsiasi situazione, andando a terra con la rapidità di chi ha 10 centrimetri in meno da muovere, la grande cultura del lavoro gli ha permesso di arrivare in Major League partendo dai dilettanti. Gioca titolare con la sua franchigia da una sola stagione, con i Philly che incidentalmente stanno ribaltando la loro storia recente che li vedeva nei bassifondi della classifica, trovandosi in piena zona play-off. Qualcosa dal punto di vista prettamente tecnico gli manca, però guardate qui le sue 10 parate contro New England (record per Philadelphia) e abbiate il coraggio di non riconoscere cosa sa fare Blake tra i pali.

A 1:56 trovate un ottimo commento tecnico.

Dicevamo che la personalità l’abbiamo delegata al trio difensivo, composto, da sinistra a destra da: Bilel Ifa, Samir Memisevic e Carlos Ascues.

Di questi nomi il più conosciuto è forse quello di Ascues, il centrale e mediano peruviano del ’92 che il Wolfsburg ha acquistato nell’inverno scorso dal Melgar. Titolare nella proficua avventura nella Copa America cilena del 2015, non ha timbrato il cartellino quest’estate negli Stati Uniti a causa di una serie di infortuni che hanno sostanzialmente cancellato la sua presenza dai campi, tanto che da gennaio ad oggi con il club ha messo insieme 8 soli minuti contro il Bayer Leverkusen. Si tratta di un marcantonio (1,87 m) dalle lunghe leve che si mangia il campo senza mai dare l’impressione di faticare. Ha un ottimo controllo di palla che risulta nella tendenza quasi arrogante a voler sempre uscire palla al piede dalla difesa. Dal punto di vista squisitamente difensivo si tratta di un marcatore dotato, forte di testa e nell’1vs1, con qualche problema a livello di scelte, quindi lo mettiamo terzo a destra, dove si può rendere utile in costruzione e dove dovrà prendersi un uomo di riferimento in modo da aver un compito tattico facilitato. Valore di mercato: 500mila euro, 10 presenze e 4 gol in nazionale.

Per questo “sombrerito” ai danni di Rondon del Venezuela in Copa America 2015, in patria Ascues è stato paragonato addirittura a Neymar.

Dall’altra parte schieriamo Bilel Ifa, nazionale tunisino classe 1990, valutato 400mila euro. Capitano storico del Club Africain Tunis, ha esordito a 18 anni in prima squadra e non ne è più uscito. Leader vero, tecnico e carismatico, giocatore dalla generosità straordinaria, famoso per i suoi recuperi estremi in scivolata. Gioca sia da centrale che da terzino, possedendo comunque buone capacità atletiche e un’ottima tecnica col destro. Lo schieriamo a sinistra perché dei tre difensori destri che abbiamo selezionato è quello con più capacità di adattamento e soprattutto con più intelligenza tattica. Per qualche motivo esiste una serie di tre video su YouTube, per una durata totale di circa 50 minuti, con una raccolta di immagini della sua carriera che spazia lungo almeno un lustro e permette di apprezzare le qualità di lettura di questo difensore che dà sempre l’impressione di sapere dove sta arrivando la palla. Sarà lui a dover mettere la sua maggiore esperienza e comprensione del gioco a disposizione dei due giovani compagni.

Al centro del trio difensivo schieriamo l’unico dei tre su cui non metterei la mano sul fuoco. Si tratta del classe 1993 Samir Memisevic, bosniaco ex capitano del Radnik Bijeljina e già esordiente in nazionale, passato proprio in questa settimana agli olandesi del FC Groningen per 500mila euro, cifra che diventa quindi pari al suo valore di mercato (prima del trasferimento ne valeva 350mila). Difensore alto 1,85 m ma dal fisico molto possente, che possiede una grande capacità di lettura e di anticipo, capace di trovarsi sempre sulla linea di passaggio e intercettarlo. Negli altri fondamentali lascia però qualcosa: è piuttosto compassato nei movimenti, anche quando si tratta di impostare. Usa peraltro solo ed esclusivamente il destro, pur giocando da centrale di sinistra nella difesa del Radnik, cosa che lo porta spesso in situazioni rischiose sulla pressione avversaria. Il suo difetto più grande è tuttavia la capacità di marcatura: non fidandosi probabilmente delle sue qualità di corsa, tende a lasciare spazio al suo avversario, raramente contestandogli la facoltà di girarsi. Il suo è un profilo simile al Bonucci di cinque anni fa, con meno qualità generale però. In ogni caso per lui lasciamo il ruolo di centrale che dovrebbe metterlo al riparo dai maggior rischi del suo gioco.

Memisevic raggiante alla sua presentazione col Groningen. Viste le cinque pere rimediate col Feyenoord alla prima di campionato (Memisevic in tribuna), qualcuno là dietro serviva.

Il centrocampo

Per comporre il trio di centrocampo abbiamo dovuto scremare molti nomi, anche di un certo profilo, come il capitano della nazionale lettone Cauna, campione di Russia col CSKA Mosca. Partiamo dal ruolo di mediano dove facciamo una scelta aggressiva prendendo il classe 1995 brasiliano Alef Saldanha. Cresciuto nel Ponte Preta ed arrivato in Europa via Marsiglia, in questa stagione sarà promosso nella prima squadra del Braga dopo aver impressionato nelle riserve e aver messo all’attivo due presenze nel Mondiale U20. Giocatore dal fisico importante, dal passo lungo e rapido e dalla buona tecnica. Si distingue per la grande capacità di recuperare palloni (nel Brasileirao 3,6 tackle vinti a partita, secondo WhoScored.com) e per la forte tendenza verticale del suo gioco. Che sia con combinazioni palla a terra coi compagni o con aperture e lanci lunghi, Alef è un giocatore che muove la palla rapidamente e che dà dinamismo a tutta la squadra. Valutazione: 500mila euro.

Il Mondiale U20 di Alef.

Al suo fianco sinistro troviamo forse quello che è il giocatore che più mi sorprende di stare inserendo in squadra. Si tratta di Mossaab Sassi, esterno mancino classe 1990, con al suo attivo 2 presenze nella nazionale della Tunisia, che attualmente gioca per il Club Sportif Sfaxien, dopo aver difeso per diverse stagioni i colori dell’Etoile du Sahel. Come e più di Ifa, che conoscevo già prima di questo progetto, l’innamoramento è scattato dopo la visione ripetuta di una lunga compilation (45 minuti) di giocate, gol, errori, tiri da 40 metri, rigori e quant’altro che copre tutta la sua carriera da professionista. Conosciamolo meglio: si tratta di un giocatore ben strutturato fisicamente, alto 1,86 m, mancino, che gioca prevalentemente da esterno di destra in un tridente o in un centrocampo a 4, il suo valore di mercato è di 450mila euro e la prima definizione che mi è venuta in mente per lui, e che ho effettivamente appuntato, è stata quella di “Mahrez degli (ancora più) poveri”. Infatti le sue movenze e le sue cavalcate equine ricordano sorprendentemente bene quelle dell’algerino che, prima di trasferirsi al Leicester, non aveva un valore di mercato di molto superiore a quello di Sassi (750mila euro).

Mossaab Sassi ha un fratello minore, Ferjani, che gioca nel Metz in Ligue 1. L’estate scorsa si è seriamente parlato della possibilità che lo raggiungesse, arrivando a una vetrina che avrebbe potuto far decollare la sua carriera. Nulla di fatto poi, per dubbi sul suo carattere.

Perché allora schierarlo da mezzala sinistra? Innanzitutto perché non ha quella prorompenza che ha invece Mahrez nelle sue percussioni, e quindi non sarebbe così efficace sulla fascia, ma soprattutto perché il suo non è per forza il modo di giocare di un esterno. Durante il gioco, soprattutto nei primi anni della sua carriera, spazia tutto il campo in orizzontale dimostrando un’innata capacità di leggere gli spazi e farsi trovare tra le linee, facendo vedere un gioco dalle molte soluzioni, che ben si adatta al ruolo che gli vogliamo ritagliare nell’Atletico Low Cost. Mettendolo in condizione di partire da dietro e ricevere una palla aperta sulla trequarti avversaria, possiamo sfruttare una delle sue qualità migliori, ovvero la rapidità e qualità con la quale calcia in porta. Possiede una grande botta col sinistro, se la cava anche col destro, ma soprattutto la sua fase di preparazione al tiro è sempre efficace e veloce, raramente dà il tempo al difensore di contestare la sua esecuzione. Batte rigori, corner e calci di punizione e può rendersi utilissimo anche nel far ripartire la squadra avendo la tendenza a portare palla, tendenza che a volte diventa un difetto, quando pianta gli occhi solo sul pallone e si incaponisce in avventurosi dribbling in inferiorità numerica.

Per tenere a bada due cavalli di razza come Alef e Sassi, nel ruolo di mezzala destra scegliamo un altro giocatore di qualità, ma con un indole molto più razionale ed associativa, ovvero Matteo Scozzarella del Trapani, classe ’88 valutato anche lui 500mila euro. A rigore non è un esordiente in Serie A: per lui 3 presenze nel 2012/2013 con l’Atalanta, squadra dov’è cresciuto. Perdonatemi se ritengo quei 79 minuti complessivi trascurabili. Nell’ultima stagione Serse Cosmi ha plasmato definitivamente questo giocatore dal fisico mingherlino (1,70 m), completandone la trasformazione da esterno di destra a regista basso. Scozzarella è stato il miglior passatore della scorsa Serie B, avendo completato ben 1884 passaggi nella regular season, peraltro risultando il miglior assistman del Trapani (64), settimo in totale nella serie cadetta. Al di là dei numeri, quello che conta è la capacità di Scozzarella di dare equilibrio, trovando la giusta posizione  in copertura e sapendo dare costantemente appoggio ai compagni in costruzione. Per lui confezioniamo il ruolo di mezzala di possesso, con il compito di aiutare i compagni a mantenere il controllo del pallone, mantenendo la posizione in vista di un possibile contropiede e cercando più il tiro da fuori (fondamentale che peraltro non padroneggia affatto male) che l’inserimento in area.

Video un po’ stagionato che però racchiude le ottime capacità balistiche di Scozzarella.

Gli esterni

Come quinto a destra sono costretto a selezionare un giocatore che non mi convince al cento per cento. Il nostro esterno di destra sarà Marko Vesovic, montenegrino classe 1991 del Rijeka valutato 500mila euro, per il quale, analogamente a quanto fatto con Scozzarella, considereremo trascurabili le 3 presenze in Serie A con la maglia del Torino nel 2013/2014. La sua esperienza in granata si concluderà l’anno successivo con 74 minuti giocati da titolare nel ritorno del preliminare di Europa League contro il Brommapojkarna, già ampiamente superato dal Torino all’andata. Nel secondo tempo della partita emerge il motivo che probabilmente sta dietro alla sua mancata conferma. Le sue doti di corsa e di crossatore non vanno di pari passo con la personalità, la cui scarsità troppe volte gli impone di non cercare l’1vs1, magari arrabbattando qualche passaggio difficilmente utile. Si tratta comunque di un difetto emerso solo nella fugace esperienza italiana, mentre nei suoi trascorsi alla Stella Rossa (dove a un certo punto era quasi un idolo), al Rijeka e in nazionale (6 presenze) si è invece distinto giocando spesso da esterno offensivo e riuscendo a incidere saltando l’uomo. I dubbi sono quindi sulla tenuta mentale di questo giocatore, che ora però ha due anni in più ed esperienza nei gironi d’Europa League (Rijeka) e al quale non chiediamo la spinta costante, quanto piuttosto un’attività di consolidamento del possesso e magari qualche bel traversone anche dalla trequarti.

Dover tenere il Palacio di qualche anno fa all’esordio in Serie A farebbe fare brutte figure a molti.

A sinistra abbiamo invece una probabile stella. Si tratta del costaricense Ronald Matarrita, ventiduenne del New York City FC che clamorosamente vale solo 350mila euro. Nell’ultimo anno questo laterale dalle grandi qualità si è preso il posto da titolare in nazionale senza problemi, nonostante la concorrenza di gente come Bryan Oviedo e Junior Diaz, veterano dei los Ticos. Alto 1,75 per 70 kg, la sua struttura fisica non imponente non deve comunque ingannare: la grande capacità di controllo del corpo di Matarrita gli permette di difendere efficacemente palla e di essere molto difficile da superare nell’uno contro uno. La tecnica è quella dell’ala, suo ruolo originario in patria, manca un po’ di velocità sul lungo, non essendo molto potente. La criticità più grande per lui è tuttavia quella legata al comportamento tattico in fase difensiva, fisiologicamente acerbo vista la giovane età e il percorso di formazione. Come per Vesovic, più che le discese irrestibili sulla corsia, gli chiediamo di gestire il pallone senza strafare, cercando piuttosto combinazioni nello stretto con i compagni, che peraltro sembrano essergli congeniali.

A proposito di giocate nello stretto. Matarrita peraltro andrà anche in gol in questa partita. Col destro, di rapina, giusto per non farci mancare nulla.

L’attacco

Comporre una coppia d’attacco è stato il lavoro probabilmente più difficile, perché in generale le valutazioni dei giocatori offensivi tendono a essere più alte, e questo lascia davvero pochi buoni giocatori dentro i nostri parametri di selezione, tuttavia il risultato è più che soddisfacente.

Il nostro assetto offensivo presenterà due esterni molto larghi, posizionati negli half spaces tra difesa e centrocampo, zona in cui graviterà anche Mossaab Sassi, pronto ad inserirsi centralmente senza palla. In questa situazione abbiamo bisogno di un giocatore mobile in grado di aprire ed occupare spazi senza troppi punti di riferimento, sufficientemente dotato tecnicamente per combinare in maniera proficua con i compagni e penetrare l’area di rigore avversaria. In questo ruolo abbiamo quello che è uno dei giocatori più talentuosi in rosa: Andrés Ibarguen, fresco campione di Libertadores con l’Atletico Nacional. Valutato 500mila euro, classe 1992, piccolo e oltremodo talentuoso, che si è “salvato” da un’impennata nel valore di mercato dopo la vittoria continentale solo per il fatto di non aver giocato neanche una partita intera tra le quattro di semifinale e finale, giusto perché davanti a lui stava esplodendo Marlos Moreno. Non è l’attaccante più prolifico sul mercato, solo 8 gol in più di 60 partite da professionista, ma quello che vogliamo da Ibarguen è la sua qualità tecnica e la sua capacità di produrre giocate, per la costanza e per i gol siamo fiduciosi che l’allenamento tattico italiano lo faranno rendere al meglio. Punto in più è la sua capacità di contropiedista, sia nell’esporsi in prima persona con corse palla al piede, sia nell’organizzazione iniziale e nel dare il là all’azione servendo i compagni.

Dietro all’approdo nel calcio di Andrés Ibarguen c’è un vigile urbano, Leonardo Molina, che lo vide giovanissimo nel suo club, il Deportivo San Luis 2, e se lo portò a un torneo amatoriale tra vari dipartimenti di vigili urbani. Da qui la sua carriera prese il via, anche se in un momento buio Ibarguen corse da Molina chiedondogli un lavoro nei vigili urbani, perché voleva smettere col calcio. Fortunatamente poi credettero in lui al Bogotà FC, in Liga de Ascenso, dove cominciò davvero a spiccare il volo fin sul tetto del Sudamerica.

Partner di Ibarguen nell’attacco dell’Atletico Low Cost sarà il bosniaco Muris Mesanovic, classe 1990 dello Slavia Praga, valutato 500mila euro, che io ho soprannominato (sempre nei miei famosi appunti) il “Jamie Vardy di Bosnia”.

I miei momenti più “vardosi” sono il gol che apre il video, poi a 5:36, 8:58, 9:36, 10:37.

Attaccante dalle straordinarie doti atletiche, tecnicamente passabile, dotato di buone qualità balistiche e ottimo nei movimenti senza palla, Mesanovic è devastante negli spazi aperti. Non per nulla è esploso nello Jihlava, “piccola” del campionato ceco, che gioca cercando di coprirsi e ripartire grazie alle formidabili corse di questo cavallo di razza, molto bravo negli smarcamenti preventivi. Sta leggermente pagando il salto nello Slavia Praga, squadra che invece opera una manovra avvolgente e lo relega negli ultimi 16 metri. A Praga comunque mantiene una discreta media di un gol ogni 168 minuti, grazie soprattutto alla sua grande abilità nello smarcamento, che lo rende pericoloso anche negli spazi stretti dell’area di rigore. Non è tuttavia un giocatore che fa giocare bene la squadra, essendo prevalentemente votato all’attacco della profondità. Ho visto la sua partita nei preliminari di Europa League contro la Levadia Tallinn, dove con mezzo pallone toccato ha fornito l’assist per il gol del turkmeno Mingazow, tagliando sul primo palo e spizzando il cross di Levan Kenia in anticipo su portiere e difensore. Per l’Atletico Low Cost sarà il catalizzatore delle ripartenze, ma anche un fattore prezioso all’interno dell’area durante le fasi di attacco manovrato e l’unico uomo veramente deputato al pressing, cosa quest’ultima che peraltro dovrebbe riuscirgli bene, quasi quanto riesce alla sua controparte inglese. Sappiamo come in Italia sia molto difficile per tutti segnare, ma se c’è un Signor Nessuno in grado di farlo, quello è Muris Mesanovic.

Conclusioni

atletico cdd

Se questi undici giocatori possano realmente disputare una stagione da titolari in Serie A e portare l’Atletico CDD alla salvezza sarà molto difficile da stabilire. La controprova difficilmente arriverà anche solo per uno di questi giocatori, per la maggior parte lontani dai canali di approvvigionamento del nostro campionato. Da questo punto di vista tuttavia, promettiamo aggiornamenti costanti e una stagione col database editato non appena avremo in mano Football Manager 2017. Nell’attesa, fateci avere le vostre opinioni, l’Atletico Low Cost vi aspetta.

 

2 pensieri su “Serie A Low Cost

    • Ciao Francesco, purtroppo c’è stato finora un ostacolo alla realizzazione di questa carriera: molti giocatori in rosa, soprattutto i più giovani, hanno disputato i primi campionati ad alto livello proprio nella scorsa stagione, quindi FM 16 li considera ancora “scarsi”. Lampante è il caso Matarrita, che a malapena va bene per la Lega Pro, ma che ad oggi è uno dei terzini in rampa di lancio nel panorama mondiale. Stiamo quindi aspettando di mettere le mani su FM17, ma per ora 55 euro su Steam sono troppi 😀

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