Speciale Islanda – Grinta di fuoco nella terra del ghiaccio




Articolo a cura di Calcio islandese e faroese (riedito da Calcio da Dietro):

L’Islanda, con i suoi 320.000 abitanti, è la nazione più piccola ad essersi mai qualificata nella storia dei Campionati Europei di calcio (qui la cavalcata degli islandesi http://calciodadietro.altervista.org/le-non-soprese-delle-qualificazioni-a-euro2016-islanda/). Ciò ha destato sorpresa  tra gli appassionati, ma per molti altri sport di squadra la presenza costante dello stato nordico nell’élite non è una novità. La pallamano maschile, ad esempio, nel 2008 ha conquistato uno storico argento alle Olimpiadi di Pechino; la nazionale di basket, ai recenti Europei, ha dato non poco filo da torcere agli azzurri targati NBA; in ultimo, la nazionale femminile di calcio è ormai da tempo una realtà consolidata a livello continentale.

Questo perché le condizioni naturali dell’isola hanno portato gli abitanti a sviluppare uno spirito di squadra fuori dal comune: ghiaccio, fuoco ed una terra che trema in continuazione, sono forze imponenti cui far fronte comune è soprattutto una necessità.

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Stadio Hasteinsvollur, 3000 posti a sedere. La sua particolarità risiede nell’esser posizionato sotto un vulcano!

In questo senso, però, l‘ascesa del calcio in Islanda è legata anche a motivi meno ancestrali. Questo successo nasce esattamente dieci anni fa, quando il governo islandese ha deciso di investire pesantemente in attrezzature sportive, per combattere il dilagare di alcool e fumo fra i giovanissimi. La costruzione di campi coperti da calcio a undici ha dato la possibilità alle squadre islandesi di giocare e allenarsi per tutto l’anno. Una vera e propria rivoluzione, visto che prima di tali provvedimenti era possibile praticare questo sport solo per pochi mesi. Esattamente fra il periodo estivo e quello autunnale. Contemporaneamente è stata introdotta l’obbligatorietà del patentino UEFA B per allenare sia le prime squadre sia le categorie giovanili. La combinazione di questi due fattori, quindi, ha contribuito ad incrementare   vertiginosamente il livello qualitativo del calcio islandese.

Fatte le dovute premesse, che dire del campionato locale?

Innanzitutto è il campionato più breve d’Europa, nonostante sia giunto alle 105° edizione. Infatti, la prima serie – denominata Urvalsdeild – si disputa fra Maggio ed Ottobre. E’ composta da dodici squadre che si affrontano in partite di andata e ritorno, per un totale di ventidue giornate. Il livello del campionato è ancora semiprofessionistico. Attualmente in prima serie non ci sono squadre interamente composte da professionisti e non è raro che qualcuno arrivi agli allenamenti ancora vestito in abiti da lavoro. Scendendo fino alla quinta serie (ultimo livello della piramide calcistica del paese), le probabilità aumentano ancor di più. Ma anche questo, però, non fa che mantenere quell’aura di genuinità e di imprevedibilità sul campionato.

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In foto: il logo della Urvalsdeild, la massima divisione islandese

Per capire ancor meglio la composizione dell’Urvalsdeild, è necessario fare un piccolo passo indietro ed analizzare la conformazione geografica della popolazione nordica: su 320.000 islandesi, 205.000 abitano nell’area metropolitana di Reykjavik, che, oltre la capitale, include i distretti di Kópavogur, Hafnarfjörður, Garðabær e altri sobborghi minori. Per questo motivo, ben nove squadre su dodici provengono da questa zona. Recuperando il passo indietro appena fatto, passiamo ora in rassegna le squadre che si giocheranno il titolo del 2016.

  • Breiðablik: squadra di Kópavogur, viene da un ottimo 2015 dove ha vinto la Coppa di Lega e dal secondo posto in campionato.  Ha una rosa molto competitiva e le star sono il “Ballotta d’Islanda” Gunnleifur Gunnleifsson, 41 anni e in nazionale dal 2000, Oliver Sigurjonsson giovane talento ventenne del calcio islandese e già convocato in nazionale, Jonathan Glenn attaccante trinidegno e fra i migliori marcatori del campionato da tre anni. Il mercato ha privato la squadra del difensore Kristinn Jónsson, altro nazionale, emigrato in Norvegia. Nonostante il Breiðablik stia faticando in precampionato, rimane comunque fra le squadre per la conquista del titolo.
  • FH: squadra di Hafnarfjörður, nel 2015 ha vinto il suo settimo titolo (il primo nel 2004). Ha mantenuto la stessa ossatura dello scorso anno: un ottimo mix fra esperti islandesi (il difensore Guðmann Þórisson, i fratelli Viðarsson, il bomber Atli Viðar Björnsson, classe 1980, 98 goal in 205 presenze coi bianconeri) e stranieri di belle speranze (il difensore maliano Kassim Doumbia, il centrocampsita inglese Sam Heswon, l’attaccante scozzese Steve Lennon e soprattutto il fortissimo terzino belga Jonathan Hendrickx) a cui si è aggiunto il portiere della nazionale faroese Gunnar Nielsen. Sono e restano la squadra da battere.

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In foto: i detentori del titolo, l’FH

  • Fjölnir: squadra della capitale, relativamente giovane (è stata fondata nel 1988) è al terzo campionato consecutivo nella serie maggiore. E’ una squadra molto giovane anche per età media. Ha perso i suoi talenti migliori nell’ultima sessione di mercato e nel precampionato sta soffrendo parecchio. Di recente sono arrivati il croato Jugovic e il danese Lund, entrambi centrocampisti. La scorsa stagione si è salvata senza correre nessun rischio, quest’anno ci sarà da stringere i denti, per sopperire alle difficoltà.
  • Fylkir: altra squadra della capitale, nonostante abbia in bacheca solo due coppe nazionali, è la seconda squadra (dopo il KR) a vantare la permanenza più lunga in prima serie: quest’anno sarà la sedicesima stagione consecutiva. Ha una squadra esperta con una forte ossatura islandese. Dal mercato è arrivato lo spagnolo Sito, protagonista della salvezza dell’IBV nell’ultima stagione. Il Fylkir manca dall’Europa dal 2010 e in campionato il miglior piazzamento rimane il secondo posto del 2002. E’ una squadra ostica e sarà la mina vagante del prossimo campionato, ma è molto difficile che riesca a ritagliarsi un ruolo di primissimo piano.
  • ÍA: i gialloneri vengono da Akranes e sono l’ultima squadra non di Reykjavik che, nel 2001, è riuscita a conquistare il titolo. Questa piccola cittadina di neanche 7.000 anime è la “football city” dell’Islanda, avendo conquistato ben diciotto titoli. Negli ultimi anni la sua stella si è offuscata e ha anche vissuto l’onta di più retrocessioni. Tuttavia possiede un ottimo settore giovanile, che sta permettendo alla squadra di lanciare molti giovani, per riconfermare la tranquilla salvezza dello scorso anno.
  • IBV: squadra delle Vestmannaeyjar, piccolo arcipelago abitato da 4.000. Queste isolette hanno dato i natali a vere e proprie leggende del calcio islandese, come Hermann Hreiðarsson (89 presenze in nazionale e una carriera spesa in Inghilterra) e Margrét Lára Viðarsdóttir che a soli 29 anni è la miglior marcatrice della nazionale femminile islandese  (75 goal in 102 presenze). L’IBV è il simbolo di quello che è riuscito ad ottenere il calcio islandese: lavorare al meglio con ciò che passa il convento. Nella sua storia, infatti, l’IBV è riuscito a vincere tre scudetti, l’ultimo dei quali nel 1998. La politica dell’IBV è di mischiare i propri giovani con un autentico plotone di stranieri (danesi, inglesi, salvadoregni, ugandesi, albanesi). Ogni anno riesce a pescare il jolly in campionati sconosciuti, garantendosi la permanenza nel massimo campionato. Viene da due terzultimi posti consecutivi, ha perso il suo calciatore migliore (lo spagnolo Sito), sostituito con il danese Maigaard. Che sia lui il jolly di quest’anno? Il precampionato procede fra alti e bassi e quel che è certo è che ci sarà da soffrire anche quest’anno.

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L’arcipelago delle Vestmannaeyjar

  • KR: squadra della capitale, è la Juventus d’Islanda. Oltre a essere la squadra più antica, con i suoi ventisei scudetti è anche la più titolata dell’isola. Manca lo scudetto dal 2013 e nelle ultime due stagioni ha un po’ deluso, ma per scuola e traduzione è di diritto fra le favorite per il prossimo campionato. Ha perso la sua stella Gary Martin, inglese capocannoniere nel 2013 e nel 2014, sostituito col danese Kennie Chopart del Fjolnir. Nel suo organico ha nazionali islandesi e molti prospetti che stanno facendo bene nelle selezioni giovanili. Da segnalare il rientro dalla Norvegia del centrale Indirdi Sigurdsson e l’arrivo dal Celtic Glasgow della promessa Holmbert Fridjonsson, attaccante ventiduenne di cui si parla un gran bene, ma che non è ancora riuscito ad esprimersi ad alti livelli.
  • Stjarnan: i blu di Garðabær sono l’ultima squadra islandese ad aver affrontato un’italiana in partita officiale. Si tratta dell’Inter, pescata nei preliminari di Champions League dopo aver vinto a sorpresa lo scudetto e i primi turni preliminari. Diventata celebre per le esultanze dei suoi giocatori, è uscita alla ribalta da pochi anni: la prima stagione in Urvalsdeild l’ha disputata solo nel 2009. Altra squadra “home made”, ha un solo straniero in rosa (la punta danese Jeppe Hansen) e un ottimo mix fra giovani e vecchi vichinghi. Dopo aver vinto lo scudetto nel 2014, lo scorso anno ha deluso le aspettative, rimanendo lontano dalla vetta e guadagnandosi l’Europa con una bella rimonta nelle ultime partite. La squadra è stata rinforzata nell’attuale mercato con alcuni giovani interessanti, uno su tutti l’ala ventenne Heiðar Ægisson, prodotto del vivaio e confermato nonostante le mire straniere. Quest’anno lotterà certamente per la consacrazione fra le grandi.
  • Valur: altra squadra della capitale e seconda per titoli al solo KR. In bacheca vanta venti scudetti e dieci coppe nazionali, l’ultima vinta lo scorso anno. In campionato, in realtà, manca nei piani alti da alcuni anni e l’ultimo scudetto risale al lontano 2007. Con una squadra esperta e con pochissimi stranieri, però, può aspirare a tornare alla ribalta che la sua storia impone. Ha cambiato poco rispetto allo scorso anno e può togliersi qualche soddisfazione anche in Europa, dove si è qualificata grazie alla vittoria in Coppa d’Islanda, in un accesissimo derby con gli arcirivali delKR.
  • Vikingur Reykjavik: squadra rossonera della capitale fra le più antiche dell’isola, poiché fondata nel 1908. Vanta cinque scudetti, ma l’ultimo risale al 1991. L’anno scorso, con una squadra molto giovane, è partita male salvo poi risollevarsi nella seconda parte del campionato ed assestarsi in posizioni relativamente tranquille di classifica. Ad una formazione per buona parte riconfermata, si sono aggiunti tre pezzi da novanta: la punta Gary Martin, soffiata al KR, il giovane capocannoniere della seconda serie Viktor Jonsson e il portiere neocampione d’Islanda Róbert Örn Óskarsson in arrivo dall’FH. Con questi pochi acquisti mirati, a cui si è aggiunto il trequartista serbo Tufegzic, la società può puntare a riguadagnare la parte sinistra della classifica e perché no, anche un posto in Europa.
  • Víkingur Ólafsvík: formazione dello Snæfellsness, la penisola del vulcano dove inizia “Viaggio al centro della Terra”. Rappresenta la squadra dell’omonimo paese in cui abitano solo 1.000 abitanti. E’ una piccola multinazionale: ci giocano uno spagnolo, tre bosniaci, un brasiliano, un croato, un senegalese, allenati dal guru bosniaco Ejub Purisevic. L’anno scorso ha vinto la serie cadetta e quest’anno torna in prima serie per la seconda volta nella storia. Restarci sarebbe quindi più di un traguardo storico.
  • Þróttur Reykjavík: ultima squadra di Reykjavik nel lotto delle contendenti, proviene dai quartieri popolari della capitale. E’ la seconda squadra neopromossa assieme al Víkingur Ólafsvík. Sta cambiando molto per lottare per la salvezza, ma l’unico colpo interessante registrato finora è il brasiliano Thiago, punta recuperata dal fallito FC Vestsjaelland (seconda serie danese). Nonostante il club sia stata fondato nel lontano 1949, la bacheca non vanta alcun successo e quest’anno il trofeo più ambito sarà la permanenza nella categoria. Il difficile precampionato disputato lascia presagire un difficile cammino da oggi ad ottobre.

Concludiamo il nostro report con un breve sguardo sulle coppe nazionali.

La Coppa di Lega è il primo trofeo stagionale e si disputa fra marzo e fine aprile. Partecipano le squadra delle prime due serie, divise in quattro gironi da sei, con le prime due qualificate ai quarti. In palio non ci sono posti in Europa. Per questo e per altri motivi non sta così a cuore alle squadre islandesi, la metà delle quali lo scorso anno, pur essendo qualificata ai quarti, ha rinunciato alla competizione pur di proseguire il ritiro precampionato fuori Islanda. Viene spesso utilizzata per dare spazio alle seconde linee e lanciare i giovani più interessanti ed, inoltre, si disputa a mercato ancora in corso. Quest’anno, rispetto agli altri anni, il livello della manifestazione promette comunque piacevoli sorprese.

La Coppa d’Islanda invece si svolge durante la stagione regolare e vi partecipano tutte le squadre islandesi. Spesso ci sono incroci fra squadre di prima e ultima serie (quinto livello) che terminano con punteggi a due cifre contro zero. E’ un trofeo molto ambito, anche perché dà diritto alla partecipazione ai preliminari di Europa League.

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In foto: i giocatori del Valur festanti assieme ai propri tifosi, dopo la vittoria dell’ultima edizione della Coppa d’Islanda


 

 

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