Stuart Pearce: Psycho moi, my dear?

Stuart Pearce

Recentemente mi è capitato di vedere su ESPN qualche spezzone di Euro 96 – ebbene sì, quando non ho nulla da fare anche canali di Sky dal 220 in poi iniziano a diventare come per magia interessanti. Ad eccezione del golf e del cricket ovviamente. Anche la trasmissione di quel simpaticone di Varriale sarebbe più interessante. – e tra i vari match interessanti, oltre a quello in cui venimmo amaramente buttati fuori dalla Germania futura campione a causa di un maledetto rigore sbagliato da Zola, ce ne è uno che mi ha colpito: Spagna – Inghilterra. Quarto di finale deciso anch’esso dagli undici metri. Come tutti i “match” che ti lasciano qualcosa, che non scivolano via dai ricordi come un qualsiasi Bologna – Chievo di Lunedì sera alle 20.45.

La partita è sinceramente un po’ bruttina, anzi veramente noiosa. Se non fosse per la cornice di pubblico del Vecchio Wembley, gremito in ogni ordine di posto dei suoi 75 mila spettatori e per il fatto che era una sintesi, forse sarei stato tentato dal golf. O da Varriale.

Detto ciò, la Spagna non è l’Invicibile Armada che negli ultimi anni ha vinto tutto il vincibile, ma l’Inghilterra non riesce a trovare il modo di sfondare il muro iberico nei 120 minuti regolamentari e il match scorre lento e inesorabile verso i famigerati calci di rigore. Alan Shearer e David Platt segnano per i Lions, Fernando Hierro sbaglia il suo. Dopo il piazzato dello spagnolo Amoa, dagli undici metri si presenta un certo Stuart Pearce. Stuart posiziona la palla con cura, prende la rincorsa e segna. Segna con rabbia quel calcio di rigore. Ma non esulta. Rimane immobile per qualche secondo. Si volta verso la folla. Attimi di silenzio…e scarica la tensione con un urlo e un proverbiale F**k!

Stuart Pearce dopo il rigore
(La mimica non lascia alcun dubbio: si tratta proprio di un esclamazione simile ad un F*****k)

La folla inizia a ruggire. Gli inglesi si galvanizzano, e riescono a dare la svolta tanto sperata alla partita. Gascoigne segna il quarto e ultimo rigore, e l’Inghilterra si guadagna i panzer tedeschi in semifinale. Lo show di Stuart Pierce continua anche a partita conclusa. Da eroe della patria bacia lo stemma bianco-rosso crociato fino all’imbocco del tunnel degli spogliatoi, con tutto Wembley ad intonare il coro Psycho, Psycho, Psycho!!!

La mia attenzione si focalizza su quel nomignolo. Perché proprio Psycho, perché proprio lui. È chiaro che la mia mossa successiva sia stata andare a ricercare su Google qualsiasi informazione esistente sul suo conto. E Wikipedia, come al solito, è venuta in mio soccorso, a mo’ di figura salvatrice.

Di Stuart Pierce è importante che si sappia che la maggior parte della sua carriera da calciatore la trascorre al Nottingham, agli ordini di quel vecchio volpone inglese di Brian Clough. Nei dodici anni con la maglia del Forest sono poche le soddisfazioni (due League Cup), ma molte pedate sugli stinchi e le tibie. Date e ricevute. Perché Pearce è rimasto nell’immaginario collettivo pallonaro il prototipo del difensore di stampo ‘Premier League’. Il classico giocatore che Madre Natura non ha dotato del tocco di palla di George Best o di Johan Cruyff, ma di una grinta fuori dal comune. Ad ogni partita lo stesso atteggiamento: occhi fuori dalle orbite, volto paonazzo e mimica facciale da chi si sta preparando per la battaglia più importante della propria vita. Ed è la naturale conseguenza delle cose che un personaggio del genere sia diventato l’idolo indiscusso dei tifosi del Forest. Psycho però Stuart, lo diventa in Nazionale, con la quale debutta in un match amichevole contro il Brasile – guarda tu il caso – proprio a Wembley.

Dicono che certi discorsi fanno giri immensi per poi perdersi in un bicchiere d’acqua. Molte volte dissetante. Altre volte no. Ed è lì che il bicchiere inizia a riempirsi e ad assomigliare sempre più ad una doccia fredda. Come quella di una calda serata italiana di luglio del 1990. Dove tutto il mondo è concentrato su uno degli atti conclusivi dei Mondiali di Calcio italiani. I Mondiali di Totò Schillaci, delle Notti Magiche della strana coppia Bennato/Giannini, dei balletti di Roger Milla, dell’Hijo de Puta di Maradona in finale, e di Stuart Pearce appunto.  il È il 4 luglio, e a Torino va in scena il remake della finale mondiale del ’66. Inghilterra – Germania, ma stavolta si tratta di semifinale.

Le due squadre sono arrivate a quel punto della competizione senza entusiasmare. La Germania ha battuto nei quarti la cara Cecoslovacchia con il minimo scarto. L’Inghilterra di Stuart è riuscita a battere il Cameroon di Roger Milla solo ai supplementari.

Il match tra le due squadre non appassiona come il 4 a 2 della finale del ’66. Lineker risponde a Brehme nei novanta minuti. Nei trenta minuti di supplementari si pensa solo ai calci di rigore, che arrivano tragici e spietati come sempre. I primi tre rigori vengono segnati da ambo le parti. Il quarto rigorista inglese è Stuart Peerce. Gli attimi precedenti al piazzato sembrano non passare mai. Attimi nei quali la tensione può giocare brutti scherzi, nei quali il destino del Dio Pallone può decidere di abbandonare un giocatore a se stesso e alla propria sorte.

Waddle dopo il rigore sbagliato

Stuart quel rigore lo sbaglia. Lo sbaglia anche il suo compagno di squadra Waddle, e la Germania ancora una volta vola in finale.

Gary Lineker, amatissimo campione inglese e compagno di squadra di Pearce in quel mondiale, dopo il match conierà una frase rimasta nella storia del calcio moderno. Che più o meno fa così:

“Il calcio è uno sport semplice, si gioca undici contro undici e, alla fine, vincono i tedeschi!”

…finché non incontrano gli italiani” aggiungerebbe Varriale.

Dicono che certi discorsi alla fine poi i giri immensi li fanno per riempire lo spazio di una storia. Storia che per la conclusione, aspetta ben sei anni. Euro 96. La Spagna. Wembley. Un rigore e 75000 persone sulle spalle di un solo uomo. Stavolta Stuart non lo sbaglia. Per una volta è la rivincita dell’uomo contro il destino effimero. Il F**k! urlato in mondovisione già lo sapete.

And the crowd goes crazy…

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