Turki Al Alshaikh: parte 2

La figura di Turki Al Alshaikh è già stata approfondita da noi in passato: discendente della più importante famiglia non reale del Regno saudita, Turki ha avuto una rapida escalation nel panorama calcistico arabo, con notevoli influenze anche a livello mondiale (potete leggere il nostro approfondimento a riguardo qui https://bit.ly/2NskQVj).

Negli ultimi mesi, gli investimenti di Al Alshaikh si sono concentrati in Egitto. A inizio luglio, infatti, è stata ufficializzata l’acquisizione da parte dello stesso Al Alshaikh dell’Alassiouty Sport, modesto club egiziano della città di Asyut, a circa 400 km a sud di El Cairo, rinominandolo come Pyramids FC e trasferendo l’intera struttura nella capitale dello stato. L’approdo dei fondi sauditi in Egitto ha letteralmente sconvolto il movimento calcistico locale. Come prima cosa, Al Alshaikh ha incaricato Hossam El-Badry, ex allenatore dell’Al Ahly, come presidente del club, proprio mentre il tecnico egiziano stava per firmare per i Kaizer Chiefs, massimo club sudafricano. Come capo-allenatore è stato ingaggiato il brasiliano Alberto Valentim, ex tecnico del Botafogo. Infine, come responsabile dell’area tecnica è arrivato addirittura Ricardo La Volpe, noto ex selezionatore del Messico.

La rosa del club ha subito un vero e proprio stravolgimento. Il tecnico brasiliano ha richiesto (e ottenuto) l’ingaggio di numerosi connazionali: l’esterno d’attacco Keno del Palmeiras, i centrocampisti Carlos Eduardo (Goias), Rodriguinho (Corinthians) e Arthur (Chapecoense) e l’attaccante Ribamar (Atletico Paranaense). In aggiunta, Al Alshaikh è riuscito ad acquistare vari calciatori della nazionale maggiore egiziana, come il mediano Tarek Hamed (Zamalek), il centrale difensivo Ali Gabr (ultima stagione in Premier League con la maglia del WBA), e soprattutto l’estremo difensore Ahmed El Shenawy, che tanto ben ha figurato nell’ultimo Mondiale. Ma non è finita qui: sono arrivati anche Okechukwu Azubuike, promettente centrale difensivo nigeriano, Dani Schahin, centravanti tedesco con un discreto passato in Eredivisie e soprattutto Omar Khrbin, fra i più forti attaccanti asiatici attualmente in circolazione, arrivato in prestito semestrale dell’Al Hilal. In generale, sono venticinque i nuovi arrivi stagionali, per una spesa totale di quasi quaranta milioni di euro in soli cartellini.
Gli investimenti di Al Alshaikh hanno riguardato anche la creazione di un nuovo canale televisivo, la Pyramids Television, con una programmazione e un budget assolutamente di primo livello, tanto da assumere alcuni dei più noti opinionisti del Paese, ex giocatori come Mido, Khaled El-Ghandour e Ibrahim Hassan, e star internazionali come Ronaldinho e Roberto Carlos.

L’approdo a gamba tesa di Al Alshaikh nel calcio egiziano ha destato fin da subito grandi malumori in appassionati e addetti ai lavori locali. In seguito a un inizio di stagione zoppicante, il proprietario si è subito lamentato di un presunto pregiudizio arbitrale contro la propria squadra e ha lanciato un appello televisivo al presidente egiziano Abdel-Fattah el-Sisi per l’introduzione di arbitri stranieri. In particolar modo, lo sceicco ha accusato gli arbitri egiziani di disparità in seguito al pareggio contro l’El Gouna del 12 settembre (1-1), minacciando di ritirare la propria squadra dal campionato nel caso in cui la propria richiesta non fosse stata esaudita. I suoi commenti sono stati inizialmente condannati dalla Federcalcio egiziana (EFA), che ha subito respinto le accuse nei confronti dei propri ufficiali di gara, come del resto aveva fatto in precedenti occasioni, quando altri presidenti di club avevano fatto osservazioni simili.
Tuttavia, si trattava di una mera dichiarazione di circostanza. Nel match successivo, vinto dal Pyramids FC contro l’El Mokawloon FC, viene designato per la direzione arbitrale un arbitro tunisino. Tale decisione scatena un vero e proprio circo mediatico. Farag Amer, presidente del Semouha FC, che aveva precedentemente chiesto (invano) alla federazione egiziana di affidare ad arbitri stranieri la finale della Coppa d’Egitto della stagione passata, parla subito di evidente disparità di trattamento. La dichiarazione post-partita dell’allenatore del Mokawloon, Alaa Nabeel, scatena poi un vero e proprio caso nazionale. Nabeel, che occupa anche la carica vice-allenatore della nazionale di calcio, esprime la propria perplessità riguardo la rapidità con cui arbitri stranieri siano stati ingaggiati in seguito alle osservazioni di Al Alshaikh, sottolineando inoltre come solo quattro direttori di gara fossero presenti in campo, quando il regolamento egiziano prevede una squadra d’arbitri in numero pari a sei, e paragonando la situazione a “Morgan Ahmed Morgan”, popolare film comico egiziano in cui un ricco uomo d’affari, che pensa di poter comprare qualsiasi cosa, finisce col corrompere un arbitro di calcio. La dichiarazione del tecnico egiziano viene rapidamente condivisa sui social media, tanto da finire in cima alla classifica dei tweet più popolari del Paese. Al Alshaikh, attraverso il proprio account ufficiale Facebook, non ha esitato a replicare, facendo presente come: “Se il manager di Mokawloon mi ha insultato, ci sono autorità egiziane che non accettano insulti. Possono insegnargli le buone maniere”. Il giorno successivo, l’EFA ha annunciato sanzioni solamente nei confronti dell’El Mokawloon FC, inclusa la sospensione di Nabeel per due partite a causa dei propri commenti. La Federazione ha inoltre aggiunto che avrebbe iniziato a considerare l’approdo della tecnologia VAR già a partire dalla stagione in corso: un’altra esplicita richiesta dello stesso Al Alshaikh.

La realtà è che l’ingresso dell’Arabia Saudita nello sport egiziano ha subito diviso l’opinione pubblica tra coloro che accolgono i privati come un modello economico di successo e coloro che sospettano invece come i sauditi abbiano voluto fare esclusivamente i propri interessi e destabilizzare il ruolo predominante dell’Al Ahly di El Cairo nel mondo calcistico arabo-egiziano. Occorre infatti specificare come in Egitto gran parte delle società calcistiche sia sponsorizzata dallo stato, con evidenti discriminazioni tra grandi e piccoli club. La privatizzazione delle società calcistiche potrebbe sicuramente rappresentare un provvedimento in aiuto alle società più piccole, che subiscono discriminazioni nei finanziamenti, ma se tale concessione viene conferita solamente a un club (per l’appunto, il Pyramids FC), inevitabilmente si vengono creare ulteriori malumori da ambo le parti. Oltretutto, ad Al Alshaikh è stato contestato fin dall’inizio il proprio modello d’investimento, completamente incurante delle necessità del calcio locale, andando ad accrescere ulteriormente la popolarità di quella parte d’opinione pubblica ostile all’ingresso dello sceicco.
Oltre a ciò, a tale situazione va aggiunto un ulteriore contorno politico. L’ingresso di Al Alshaikh nell’economia dello stato egiziano si è verificato in un particolare momento socio-economico del Paese, attanagliato da una crescente inflazione e da una moneta in costante difficoltà nei confronti del dollaro americano. Ciò significa che l’Egitto non rappresentava (e nemmeno tutt’ora) un territorio particolarmente interessante per gli investitori stranieri. L’Arabia Saudita, inoltre, si è posta fin da subito come sostenitore chiave dell’attuale governo Sisi: la prova di tale legame è arrivata con la controversa cessione ai sauditi da parte del governo egiziano della sovranità sulle isole Tiran e Sanafir, situate in pieno Mar Rosso. Questi fattori hanno contribuito ad alimentare il sospetto nei confronti del prepotente approdo dello sceicco nel calcio egiziano.

La notizia di questi giorni è che Turki Al Alshaikh ha annunciato il ritiro immediato dei propri investimenti dal Pyramids FC e dallo stato egiziano in generale. La motivazione ufficiale fornita dallo sceicco riguarda la necessità di salvaguardare la propria figura dalle continue discriminazioni che avrebbe subito dal momento del proprio ingresso nel calcio egiziano. Al Alshaikh ha inoltre aggiunto che tutti i giocatori del club sono pronti per essere ceduti, al contrario dei dipendenti della televisione ufficiale, a cui ha garantito la validità del proprio contratto e l’operatività della struttura (sebbene fondamentalmente il club rischi di sparire). Non a caso, è già arrivata la prima ufficialità: l’esterno brasiliano Keno, per distacco miglior giocatore del campionato egiziano con cinque reti in otto partite, sarà un nuovo calciatore dell’Al Itthiad a partire dal prossimo gennaio. La sensazione è che non sarà l’unico dell’attuale rosa del Pyramids FC ad approdare nella Saudi Professional League, andando ad aumentare ulteriormente il flusso di competenze, attenzione e denaro verso il massimo campionato saudita.

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