Vedi “uomo del Califfato”, una cosa te la voglio dire…

Il nostro interesse per il calcio asiatico è ben noto, e chi ci segue da tempo (o ha iniziato a seguirci da poco) ha potuto apprezzarlo attraverso la nostra rubrica giornaliera #CalciodaDietroAsianCup, dedicata appunto alle vicende della massima manifestazione sportiva del continente asiatico. Ma, come già avete intuito dal titolo, non è questo di cui voglio parlare. Oggi non sono dell’umore adatto per raccontare le gesta della sorpresa Iraq nel derby mediorientale con l’Iran o l’uscita di scena del Giappone. Oggi, anche se la notizia è di qualche giorno fa e riporta dei fatti risalenti al 12 gennaio, voglio solo riflettere insieme a voi  su ciò che il pallone NON dovrebbe mai essere.

Poco più di una settimana fa, secondo fonti non troppo certe riportate sui quotidiani online nostrani (che ci costringono ad usare il condizionale e a sperare che sia solo un brutto incubo), 13 ragazzini sarebbero stati giustiziati in pubblico a Mosul (in Iraq) perché “colpevoli” di aver guardato una una partita di calcio in tv tra l’Iraq e la Giordania, valevole per la Coppa d’Asia in corso di svolgimento in Australia. I ragazzini sarebbero stati puniti perché, guardando la partita, avrebbero violato la sharia (codice di comportamento ferreo adottato dagli integralisti islamici). Questi i fatti; nudi e crudi, come i corpi inermi degli adolescenti fucilati.

Il senso di rabbia e di sconforto è tanto. Ciò che sta succedendo nel neonato Califfato islamico, a livello politico, religioso e sociale esula sì dagli argomenti di cui ogni giorno ci dilettiamo a scrivere e a postare sulle nostre pagine social, ma per una volta ha toccato ciò di cui noi di “Calcio da Dietro” non possiamo fare a meno: il calcio. Nella forma e nei modi che non gli appartengono. Perché il pallone è e deve rimanere una delle forme più pure di aggregazione: sotto casa, per strada o in uno spiazzo sufficiente ad immaginare il campo da calcio calcato dai propri idoli. O, come in questo caso, davanti ad una partita in tv, sognando per i colori del proprio popolo.

E’ superfluo dire che ogni forma di violenza legata al calcio è condannabile nel momento in cui oltrepassa il limite della passione e del tifo. Ma qui si è andati oltre. Per gli uomini del Califfato, quei ragazzi andavano giustiziati per aver provato ad abbracciare un’usanza che arriva dall’Occidente“.

Si può morire di calcio nel 2015? Evidentemente ancora si. E non posso far nulla per fa sì che ciò non si ripeta, solo ragionare sui fatti e tenermi addosso questa sensazione d’impotenza che mi pervade. Però in fondo, a pensarci bene, qualcos’altro posso fare; e per questo mi rivolgo a te uomo del Califfato:

Devi capire, uomo del Califfato, che quando massacri dei ragazzini innocenti senza motivo, è naturale che la gente tenda a considerarti l’orco cattivo privo del buonsenso. E a niente vale se lo fai perché credi nei più elevati ideali di quella che consideri (a torto) la verità della tua religione. 

E per quanto tu sia abituato a vederti dipingere come terrorista ottuso e senza scrupoli da una cultura economica dominante che prima ti bombarda gli asili per rubarti il petrolio e poi ti fa prendere a calci dal Bruce Willis di turno nelle pellicole di Hollywood, credo che dovresti considerare seriamente l’ipotesi di modificare non solo i tuoi moventi, ma principalmente le tue azioni.

Perché vedi, uomo del Califfato, che tu ci creda o meno i tredici ragazzini che abbracciavano un’usanza dell’Occidente, sono figli di Dio e discepoli di Maometto come te. E nessuno ti dà il diritto di decidere della vita delle persone perché hai deciso di interpretare a modo tuo un testo sacro, neanche il Dio che tu sei convinto di difendere. Perché abbiamo la fortuna di conoscere coetanei musulmani come noi, e sappiamo cosa l’Islam è e cosa non è.

E in ultimo ricorda, uomo del Califfato, che quegli adolescenti di fronte alla tv, molto probabilmente tra qualche anno sarebbero stati i primi a scendere in strada per proteggere le case di paglia e fieno in cui vivi da terrorista con due capre, qualche fucile o ordigno e tredici figli magari loro coetanei…se solo avessi avuto la premura di chiedergli il motivo per cui stavano vedendo la partita…

Twitter: @El_Gualle [email protected]

Fonti citate: il post originale da cui trae spunto e fa riferimento l’ultima parte dell’articolo, lo potete trovare sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/avantlaguerre?fref=ts (Qualcosa del Genere). Teniamo a sottolineare che le riflessioni del pezzo nulla hanno a che fare con il significato di tale post.