Victor Osimhen

Victor Osimhen ha trovato l’ambiente ideale per esprimere le proprie qualità.

Esattamente tre anni fa, il centravanti nigeriano sorprendeva gli addetti ai lavori a suon di gol, nel corso della fase finale della Coppa del Mondo Under 17.
Osimhen si è configurato come la vera e propria arma letale della nazionale nigeriana in quell’edizione mondiale, vinta proprio dalle Super Eagles. L’attaccante, classe 1998, è stato capace di realizzare dieci reti in tutta la competizione, andando a segno in ogni partita disputata e portando a casa il titolo di capocannoniere del torneo: memorabili, in particolar modo, le prestazioni contro Australia (tripletta) e Brasile (gol e assist), oltre alla prima marcatura nella finalissima contro il Mail (conclusasi per 2-0).

Osimhen è il classico centravanti da ultimi venti metri. Dotato di un fisico importante e slanciato, rende al meglio quando può guardare verso la porta: pur essendo particolarmente abile di testa, non è assolutamente da disprezzare nello stretto, grazie a capacità coordinative non indifferenti. Come un po’ tutti i giovani centravanti che approcciano per la prima volta al professionismo, deve sicuramente migliorare nel supporto alla squadra. Un attaccante dalle caratteristiche fisiche e atletiche come quello nigeriano non può prescindere dal lavoro oscuro, soprattutto in fase di alleggerimento.

Ciò è emerso soprattutto nella sua prima esperienza europea. Al tempo della Coppa del Mondo Under 17, infatti, il cartellino di Osimhen era ancora di proprietà della Ultimate Strikers, accademia con sede a Lagos. Si scatena così una vera e propria asta nei confronti del giovanissimo talento africano: alla fine, a spuntarla è il Wolfsburg, che versa circa quattro milioni di euro nelle casse della società nigeriana.
Osimhen si trasferisce in Germania una volta compiuta la maggiore età. Dopo una prima stagione d’ambientamento (2016/17), in cui colleziona solamente alcuni scampoli di partita nel travagliato finale di stagione del club sassone, Osimhen inizia la scorsa stagione con le migliori aspettative: il giovane centravanti viene finalmente inserito nelle rotazioni della prima squadra, pronto per mettere in mostra le proprie qualità di cannoniere ad altissimo livello.
In realtà, la stagione si rivela particolarmente complicata: il Wolfsburg cambia tre allenatori nel giro di sei mesi e Osimhen fatica a trovare continuità. Nei 280 minuti disputati in stagione, il giovane nigeriano colleziona solamente due partite da titolare, senza incidere particolarmente. A complicare ulteriormente le cose, tra Marzo e Maggio dello scorso anno Osimhen subisce due infortuni (polpaccio e spalla), che lo mettono fuori da gioco fino al termine della stagione, conclusa dalla sua squadra con una faticosa salvezza, arrivata solamente dopo lo spareggio contro il Kiel.

Osimhen, in accordo con club e procuratore, decide che è il caso di provare un’esperienza diversa. Quale palcoscenico migliore della Jupiler League belga per adattarsi al meglio ai ritmi del calcio europeo? Un campionato giovane, dinamico, senza particolari tatticismi e cosmopolita. Il ventenne centravanti si trasferisce così in prestito (con opzione di riscatto) nel RSC Charleroi. Finalmente, Osimhen trova un contesto in cui viene messo al centro dei progetti tattici, spaziando dal ruolo di puro centravanti a quello di esterno d’attacco, partendo soprattutto dalla sinistra. Il suo livello di prestazione è in continua ascesa. Dopo aver ritrovato la via della rete a fine settembre (contro il Waasland Beveren), Osimhen è attualmente in rush da due match consecutivi: prima la rete della consolazione nella sconfitta contro il Cercle Brugge (2-1) e poi, soprattutto, la doppietta decisiva nella vittoria contro il Zulte Waregem (3-2), arrivata proprio nella giornata di ieri. Significativa soprattutto la rete del definitivo vantaggio, arrivata pressoché a tempo scaduto, grazie a un preciso colpo di testa sul primo palo, permettendo così al proprio club di posizionarsi in una tranquilla posizione di metà classifica.

Osimhen rappresenta sicuramente il più grande talento prodotto da quella meravigliosa selezione nigeriana che trionfò in Coppa del Mondo giovanile. Ma che fine hanno fatto gli altri componenti della squadra?
Kelechi Nwakali, trequartista classe 1998 che vinse il premio di “miglior giocatore del torneo”, venne poi acquistato dall’Arsenal. Dopo due stagioni trascorse in prestito in Olanda, tra VVV Venlo e MVV Maastricht, attualmente gioca per la formazione riserve del Porto, pur essendo ancora di proprietà del club londinese.
Grandi aspettative sono rivolte nei confronti di Samuel Chukweze, velocissimo laterale offensivo di 19 anni: a crederci è stato soprattutto il Villareal che, nell’estate del 2017, lo prelevò dalla Diamond Academy per inserirlo nella propria formazione giovanile (prima) e riserve (poi). Nel corso di questa stagione sono arrivate anche le prime convocazioni in prima squadra: in particolar modo, Chukweze ha disputato entrambi i match di Europa League del club amarillo, terminati ambedue in pareggio.
Per il resto, pochi elementi di quella squadra hanno trovato grande soddisfazione, pur essendo ancora molto giovani: Ejike Ikwu, centrale difensivo, è stato prelevato in estate dal Recreativo Huelva, pur non avendo ancora collezionato alcuna presenza. Funsho Bambgboye, esterno mancino nonché autore del raddoppio nella finalissima vinta contro il Mali, ha recentemente completato il proprio percorso di studi presso la nota ASPIRE Academy qatariota: tuttavia, i vertici dell’Academy hanno deciso di non puntare su di lui per quanto riguarda un percorso nei vari club di proprietà (KAS Eupen, Cultural Leonesa), cedendolo subito al club ungherese dell’Haladas, con cui gioca regolarmente.
Infine, due ragazzi che non erano nei primissimi piani dell’allora CT Amunike hanno poi trovato continuità nel nostro movimento calcistico: stiamo parlando di Michael Kingsley (attualmente in prestito al Perugia) e Orji Okwonkwo, entrambi prelevati dal Bologna dall’Abuja FC. In particolar modo, Okwonkwo ha saputo subito calarsi al meglio nei ritmi del nostro campionato, realizzando tre fondamentali reti nel corso della passata stagione di Serie A.

In realtà, per citare il principale esempio in termini di talento e carriera presente nella finale di quell’edizione mondiale, occorre guardare nella formazione degli sconfitti: tra i vari talenti presenti nella selezione maliana, Amadou Haidara è sicuramente quello che ha saputo fin da subito fare grandissime cose a livello europeo, vincendo vari titoli con la maglia del RB Salisburgo e disputando anche una semifinale di Europa League, pur non avendo ancora compiuto vent’anni d’età.

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